DELLY.
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Fra le rovine.
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1961. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Alla morte del padre, il marchese di Szannek, Alice con i fratellini vanno ad abitare presso il nonno materno, conte di Regbrenz. Nella casa del nonno regna da padrona la loro zia Giorgina. Perch tutti sembrano temerla? E quale segreto nasconde la sua vita? Ecco il mistero che, tra lotte e pericoli, un cuore amante riesce a svelare.
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca.
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Fra le rovine.
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1.
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I bagliori cuprei del tramonto entravano di
sfascio nel salotto, scherzavano sui mobili, sui
ninnoli artistici, sulle grandi palme ombreggianti
statuette bianche e fini, e avvolgevano in una
fulva aureola la giovinetta sprofondata in un'ampia
poltrona nella quale la sua personcina era
quasi sommersa.
Giovinetta o bambina? Questa seconda ipotesi
sembrava ammissibile considerandone i lineamenti
delicati, le forme gracili e la treccia dei capelli
neri gi per le spalle; ma bastava incontrare
gli occhi magnifici, di un cupo azzurro, che
illuminavano quel volto pallido e fine, per sentire
l'esistenza di un'anima gi formata. C'era,
in quegli occhi, una profondit di pensiero che
sarebbe parsa eccessiva in una creatura cos giovine,
senza il fascino di candore, d'infantile semplicit
che emanava da quella fisonomia delicata
dandole una misteriosa forza d'attrazione.
La giovinetta aveva lasciato cadere sulle ginocchia
il lavoro e, incrociando le mani sulla
gonnella da lutto, lasciava errare intorno a s lo
sguardo improntato di pensosa mestizia. Accanto
a lei era rannicchiata una piccola massa nera:
nera da capo a piedi, poich la chioma ricciuta
aveva toni di ebano che rivaleggiavano con la
stoffa da lutto; non si vedevano che due manine
minuscole, stringenti con forza la veste della fanciulla.
A un tratto, dalle pieghe del vestito di lana
usc un viso di bimbo: un viso delicato e grazioso
i cui occhi azzurri, dolcissimi, vagarono
qualche momento attorno al salotto. Quegli occhi
guardarono a lungo il violino posato sopra
una poltrona, accanto all'astuccio spalancato, e
il leggio sul quale si aprivano i fogli di un pezzo
di musica...
Lo sguardo infantile esprimeva una viva perplessit,
e la piccola fronte bianca si aggrottava
sotto la tensione di un pensiero molesto.
Pianissimo, una vocina sussurr:
Alice!
La giovinetta trasal leggermente. Curvandosi
sulla testolina ricciuta che si sollevava verso lei,
domand:
Che vuoi, caro?
Alice, mi hai detto che il babbo  partito
per sempre  Allora, perch ha lasciato il suo
violino, di', e la sua musica che gli premevano
tanto?
I begli occhi di Alice si empirono di lacrime
scottanti. Dal momento in cui suo padre, atterrato
da un male fulmineo, era caduto in quel
salotto, col violino in mano, essa non era stata
capace di toccare quegli oggetti, tanto cari allo
scomparso. Erano ancora qualche cosa di lui, un
poco del pensiero che animava il gentiluomo artista
e vibrava nelle gementi corde nel momento
in cui egli s'era accasciato esanime.
Non ha pi bisogno di niente l dov', vicino
al buon Dio, caro Saverio, ella disse, cercando
di rendere pi ferma la sua voce tremante.
Ora, sente i cantici degli angeli.
Il bimbo, perplesso, guard per qualche istante
il volto attristato della fanciulla.
Allora perch piangi, Alice?... Il babbo
dev'essere tutto contento...
Ma s, piccino mio, hai ragione, ella rispose,
passando teneramente la mano sulla capigliatura
bruna. Lui  felice, e per sempre...
e noi, se siamo buoni e bravi, andremo un giorno
a raggiungerlo.
Oh, s, io ci voglio andare! dichiar il
fanciullo, lasciando ricadere il visino fra le pieghe
della stoffa cupa.
Un lieve sospiro sfugg dalle labbra della giovinetta,
che s'immerse di nuovo nella malinconica
meditazione sull'angosciosa incertezza di
una strada ignota, coi suoi misteri, le sue lotte,
i suoi dolori, forse.
Alice di Szannek capiva che una pagina della
sua vita si era chiusa con la morte del padre, una
pagina liscia e piana, dolcissima, fatta di felicit
semplici e di pie gioie. Un solo dolore era venuto
ad oscurarla momentaneamente: la morte di sua
madre, tre anni prima.
La signora di Szannek, in preda alle torture
di una malattia incurabile, aveva allontanato il
pi possibile i figliuoli dal suo letto di morte, affidandoli
a un'istitutrice seria e affezionata; e
quelle creature, avendola conosciuta poco, non
avevano sentito fortemente la mancanza della
sua tenerezza...
Tuttavia, per quanto poco l'avesse avvicinata,
Alice aveva subito il fascino di quella madre
mantenutasi bella nonostante le sofferenze, d'una
bellezza grave e dolorosa di martire... e aveva
sorpreso in quegli occhi grigi, solitamente velati
di freddezza, lampi di tenerezza ardente. Talvolta,
strappandosi alla sua taciturnit, a quella
indifferenza di cui si avvolgeva per evitare di
attrarre l'affetto dei suoi figliuoli, la signora di
Szannek aveva avuto verso di essi effusioni rapide
e ardenti, di cui Alice aveva serbato un ricordo
vivissimo, fatto d'amore e di piet verso
quella madre un po' enigmatica; e il dolore dell'adolescente,
alla sua dipartita, era stato vero
e profondo.
Ma quel dolore calmo, quel rimpianto misto di
sollievo al pensiero della fine di quel lungo martirio,
non avevano l'acutezza della prova che colpiva
oggi la fanciulla.
Negli ultimi anni, padre e figlia si erano conosciuti
meglio e meglio amati. Due punti erano
bastati a ravvicinare quelle creature dissimili:
l'arte e la bont, la stessa bont amabile, irriflessiva,
nel padre, forte e pronta all'abnegazione
nella figlia.
Interpretando insieme i capolavori dei maestri
della musica, scoprirono reciprocamente le loro
qualit intellettuali, e il marchese di Szannek
seppe apprezzare la precoce seriet, il fascino delicato,
di quella creatura d'elezione che era Alice,
per quel tanto almeno che lo poteva la sua
indole superficiale e spensierata.
Con tutto l'ardore del suo giovine cuore, Alice
si era avvinta a quel padre indulgente e lieto...
e la morte aveva ora spezzato quel legame d'affetto,
lasciando una giovinetta di sedici anni
sola al focolare deserto, con due fratelli: due bimbi.
Il colpo era stato duro per quella soave anima tutta tenerezza. Un momento, si era accasciata sotto la prova. Ma Alice di Szannek era gi donna per l'energia, e, soprattutto, profondamente cristiana. Con un coraggio semplice e tranquillo si era risollevata, pronta a sostenere la nuova condizione in cui veniva a trovarsi.
Questa si presentava alquanto complicata e incerta.
Il marchese di Szannek, ultimo rampollo di una vecchia famiglia di Quimper, non aveva neppure un lontano congiunto; dalla parte della marchesa, pure bretone, nessuno sapeva che esistessero parenti, e nemmeno Alice aveva mai sentito la madre parlare del suo passato.
Tuttavia poteva esservi qualche parente in quel ramo materno, e il notaro del marchese si occupava
delle ricerche necessarie per la tutela degli orfani, poich il signor di Szannek, con la sua
solita spensieratezza, non si era curato di mettere in ordine i suoi affari. Se questo problematico
parentado non esisteva, la tutela sarebbe passata a un estraneo... alternativa ardentemente
auspicata da Alice, poich colui che l'avrebbe accettata era il migliore amico di tutti e tre.
Ma, comunque, era la fine della felicit tranquilla, era lo sgretolio dell'esistenza familiare.
Alice se lo ripeteva, comprimendo i palpiti del suo cuore desolato...
Come conforto onnipotente, un pensiero si levava tuttavia sul tumulto delle sue angosce: Dio  con me, sempre. Lui, non mi mancher mai.
La fede di Alice, forte e tenera ad un tempo,
era sola capace di sostenere quella creatura sensibile
nella sua miseria morale, come pure solo
l'amore divino poteva soddisfare le aspirazioni
di quell'anima entusiasta sotto la sua apparenza
calma, avida di tenerezza e, pi ancora, desiderosa
di prodigarsi. L'affetto di suo padre non
aveva avuto questo potere sovrano, e meno ancora
quello della signorina Elson, l'istitutrice,
il cui animo fido, ma freddo e positivo, non aveva
mai penetrato quel cuore plasmato di sensibilit
e d'ideale.
Cristiana rettissima e chiaroveggente, essa aveva
guidato la sua allieva nel sentiero del dovere,
inculcandole le sue solide convinzioni religiose
e le sue vaste nozioni nel dominio intellettuale;
ma pure avendo subito come gli altri il fascino
di quella creatura incantevole, era rimasta estranea
alle trasformazioni, agli slanci mistici di
quel cuore adolescente. Nulla aveva indovinato
dell'appello divino fatto all'anima pura di Alice...
n aveva udito la risposta vibrante di santa
allegrezza: Eccomi, Signore.
Il chiarore dell'astro declinante impallidiva, si
faceva di un color roseo delicato, e, come una
pietosa carezza, sfiorava il viso pensieroso della
giovine Alice, le sue piccole mani, la sua veste da lutto.
Il salotto era immerso in quella luce tenue,
ora; il riflesso delle dorature si spengeva, i paesaggi
dei quadri rientravano nell'ombra e, sotto
il loro asilo di verde, le bianche statuette si tingevano
di una delicata sfumatura fior di pesco.
La commovente bellezza di Alice appariva quasi
immateriale in quel bagliore di pallida porpora,
e la persona che sollevava in quel momento la
portiera del salotto si sofferm alcuni istanti considerando
con uno sguardo di affettuosa ammirazione
la fanciulla assorta nei suoi pensieri.
Finalmente lasci ricadere il panneggiamento
e si avanz fino alla finestra.
Era una donna piccola, di media et, perfetta
di correttezza e distinzione. La sua fisonomia un
po' fredda era tuttavia simpaticissima, e in quel
momento esprimeva una commossa piet, mentre
la sua mano si posava dolcemente sulla capigliatura
di Alice, in un gesto di tenera protezione.
Ancora nel mondo dei sogni, bambina! Vi
credevo pi ragionevole, cara.
Oh, non lo sono affatto! disse Alice scrollando
il capo. Mi  tanto difficile rimettermi
al lavoro, signorina Ester! E anche questa incertezza
di sapere chi si occuper di noi!...
Ma via, figliuola, non vi lambiccate il cervello!...
Il notaro, d'accordo col dottor Srand,
ha fatto avvertire la famiglia di vostra madre.
Le dita di Alice si contrassero sulla veste nera.
Ma esiste veramente qualcuno da quella
parte, signorina Ester?
C' motivo di crederlo, cara. Il notaro sa
che vostra madre aveva ancora i genitori al momento
del matrimonio, e che abitavano a Sgastel,
un villaggio bretone sulle rive dell'Oceano.
Pare che essa abbia dovuto...
S'interruppe, mordendosi le labbra.
Che c', signorina Ester? domand la
fanciulla fissando gli occhi scrutatori in quello
sguardo confuso.
Bambina mia, senza dubbio vi furono in
quella famiglia dei dissensi terribili; ma il fatto
 che vostra madre si marit dopo aver ricorso
alle intimazioni legali.
La fisonomia di Alice si rannuvol leggermente;
essa chiuse gli occhi per qualche istante, come
per meglio concentrare in s l'intensit del pensiero.
Li riapr a un tratto e disse in tono risoluto:
Di certo la mia cara mamma, cos buona e
di coscienza delicata, compi quell'atto costrettavi
da motivi gravi; non  la vostra opinione,
signorina Ester?
Pienamente, figliuola. Vi sono talvolta, nelle
famiglie, delle circostanze tanto complesse e tanto
dolorose! Il notaro ha scritto a Sgastel per
avere le informazioni necessarie; ma parrebbe,
se questi parenti esistono, che non abbiano una
gran premura di accogliere i figli di colei che non
hanno rivista da tanti anni.
Oh, restino pure dove sono, e ci lascino
stare! esclam vivamente la ragazza. Che
m'importa di quei parenti sconosciuti? Preferisco
degli estranei, signorina Ester!
Via, non esagerate, pazzerella! Bisogna sapere,
prima di pronunziarsi cos!... Che volete,
Gaetano?
Si era voltata verso una porta nel vano della
quale si disegnava la forma svelta di un ragazzetto
d'una diecina d'anni. La testa fine di lui,
dai capelli biondi tagliati cortissimi, si ergeva
in un atteggiamento di singolare alterezza; i
grandi occhi grigi, orlati di ciglia dorate, scintillavano
di fierezza indomita e di un' intelligenza
ardente, inquietante in una fisonomia infantile.
Il dottor Srand ha mandato a dire che
verr fra mezz'ora per parlare con Alice, rispose
con voce chiara, estremamente vibrante.
C' dunque davvero qualche novit, cara;
probabilmente una risposta, mormor la signorina
Elson all'orecchio di Alice. Ma ditemi
un po', Gaetano: dove eravate poco fa? Vi ho
chiamato parecchie volte inutilmente.
Una ruga si form sulla fronte del ragazzo.
Egli si avvicin al gruppo formato dall' istitutrice,
da Alice e dal piccolo Saverio, che di nuovo
aveva messo fuori la testa dalla gonna di sua sorella.
S, vi avevo sentita, signorina Ester, disse
in tono breve ma non ho voluto rispondere.
Carino! E perch poi?
Un lampo selvaggio di ribellione o di sofferenza
intima scatur dalle pupille grigie. Il fanciullo
strinse i pugni in un movimento di dolore, e rispose
con la stessa voce breve:
Mi annoiavo. Non avevo voglia di veder
gente.
La mano di Alice afferr quella del fratello
e lo attir a s, vicino vicino; il suo sguardo
penetrante, pieno di un'infinita tenerezza, si fiss
profondamente in quegli occhi oscurati.
 collera, Gaetano... oppure  dolore?
Il fanciullo strinse violentemente le labbra, e
i suoi fini lineamenti si contrassero sotto l'impeto
di una forte commozione.
 per via del babbo, si, Alice, rispose in
un tono basso, in cui vibrava una repressa desolazione.
Ed  anche per via di una cosa che mi
ha detto Paolina un momento fa. Ma non  vero,
di', Alice, non pu esser vero! esclam con
veemenza.
Ma che cosa, caro?
Che partiremo di qui... per andar chi sa
dove!
Non sappiamo ancora nulla di preciso, bimbo
mio; ma  certo che non resteremo qui, e forse
nemmeno a Parigi.
Nemmeno a Parigi? Ma non voglio, io!... Io
ci rester!... Sono il padrone io, ora!
Un'esclamazione di stupore doloroso sfugg dalle
labbra di Alice.
Gaetano!
Ma che cosa andate dicendo, fece la signorina
Elson, posando la mano sulla spalla, del
fanciullo. Avete ancora tempo, molto tempo,
prima di essere padrone di qualcosa o di qualcuno;
e intanto il vostro solo dovere  di obbedire.
No, non voglio pi obbedire! egli disse a
denti stretti, lo sguardo duro. Sono il marchese
di Szannek, io! Sono il padrone.
E senza vedere lo sguardo di Alice, pieno d'immenso
rimprovero, usc bruscamente dal salotto.
Che carattere! mormor la signorina Elson,
scrollando il capo. Quest'orgoglio intrattabile,
questo spirito d'indipendenza e di dominazione,
soggiogano a momenti il cuore, che
pure  buono e generoso.
 un carattere incomprensibile, disse
Alice pensosa. Qualche volta ha dei sorprendenti
impeti di entusiasmo per il bello e per il
bene... oh, di rado, ne convengo! Solitamente,
tutto  concentrato, in lui, anche la collera. Che
c' sotto quella piccola fronte troppo seria, in
quel cuore precocemente sviluppato? Dio solo lo
sa! Ma io mi dico talvolta che quel ragazzo ardente
e orgoglioso non ha che due alternative:
divenire un demonio, o, con l'umilt, trasformarsi
in santo.
Forse esagerate, Alice  sebbene Gaetano
sia cos singolare, cos diverso dai ragazzi della
sua et, come mi ripetono sempre i padri Gesuiti!
S, ve lo assicuro, signorina Ester, non ci
pu esser via di mezzo per un carattere simile.
 una cosa terribile a pensare, ed io mi dico con
terrore che ora sono responsabile di quell'anima.
Io dovr sostituire presso di lui il padre e la madre,
senza averne l'autorit n il potere, e, ancora
bambina io stessa, dovr sorvegliare e reprimere
le tendenze cattive di quel cuoricino. Che
compito! mormor, fremente.
Un grande e nobile compito, cara, per il
quale per non vi mancher l'aiuto divino.
Oh, no! esclam Alice con fervore.
Senza Dio, io non sono nulla; con Lui, sar forte.
Ma sono tanto giovane...
Si giudicava troppo giovane per quell'arduo
compito? Oppure sentiva un'intima ribellione
del suo essere dinanzi al dovere austero che
stava per curvare le sue spalle di sedici anni,
votando la sua prima giovinezza alle angosce e
alle responsabilit della maternit?
Nei grandi occhi azzurri della fanciulla sembrava
si dibattessero tutte le perplessit dell'animo
suo mentre essi si fissavano sul cielo pallido
dove progressivamente il sole si estingueva
effondendo i suoi ultimi bagliori sui cupi tetti
e sugli alberi del viale.
Le mani di Alice si congiunsero febbrilmente,
ed ella mormor:
Sono tanto giovane... tanto piccola, mio
Dio!
Ella si dibatteva dinanzi a quell'avvenire, a
quel misterioso abisso d'incertezze e di dolore
che le pareva d'intravedere, e la sua testolina si
reclinava sotto il peso del penoso dovere presentito...
Ma una subitanea calma sembr invaderla
sotto l'influsso di un pensiero consolante. Le sue
mani contratte si allentarono, e gravemente, in
tono dolcissimo ma singolarmente fermo, ella
disse alla signorina Elson:
Avete ragione: quello  il mio dovere, e, con
la grazia di Dio, sapr adempierlo fedelmente, a
qualunque costo.
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...
2.
...
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...
La famiglia del marchese di Szannek occupava
il primo piano di un lussuoso immobile del
viale del Bosco di Boulogne. Al secondo piano
abitava un medico di grande fama, il dottor Srand,
che aveva curato la signora di Szannek
nell'ultimo periodo della sua malattia. Nonostante
il carattere poco simpatico della signora
Srand, si erano stabilite delle relazioni intime
tra le due famiglie, e Giannina, la figliuola minore
del medico, era divenuta amica di Alice,
bench i loro caratteri fossero molto dissimili.
Nei suoi ultimi momenti l'imprevidente marchese
era stato felice di affidare a forza di gesti
i suoi figli al medico curvo su lui, e un'energica
promessa gli aveva risposto, portando la pace su
quella fisonomia piena d'ansia.
Scomparso il signor di Szannek, il dottore
prese le redini degli interessi degli orfani e si
studi di addolcire loro le prime angosce
dell'isolamento, del vuoto atrocemente doloroso.
L'ottimo uomo avrebbe fatto anche di pi, cio
avrebbe insistito per ottenere la tutela, senza gli
ostacoli che frapponevano la moglie e la figliuola
maggiore alla sua opera pietosa. Ma almeno, i
figli del marchese sentivano su di essi quella protezione
e sapevano di poter confidare in quel vero
amico.
Comprendendo l'ansiet di Alice dinanzi all'incertezza
della loro sorte, il dottore si era dato
a sollecitare il signor Rosart, notaro del defunto
marchese, scrivendo lui stesso, facendo ricerche
fra le carte del signor di Szannek, nella speranza
di trovare qualche indizio su quella misteriosa
famiglia della marchesa. Non aveva scoperto
nulla, ma, come la signorina Elson ne aveva
ora informato la sua allieva, il dottor Rosart conosceva
il luogo d'origine della signora di Szannek
e aveva scritto al notaro di l per ottenere
qualche schiarimento. Ed era appunto questa risposta
che il dottor Srand portava, entrando
nel salottino dove stavano a conversare Alice e
la signorina Elson, mentre Saverio sonnecchiava
fra le pieghe della veste della sorella.
Nonostante la penombra del crepuscolo, il medico
osserv l'aspetto abbattuto della giovinetta
e aggrott leggermente le sopracciglia, dicendo
in tono di paterno rabbuffo:
Dov' andata a finire, dunque, tutta l'assennatezza
di cotesta testolina? Troppe fantasticherie,
Alice, ne sono sicuro.
Un fugace sorriso di una commovente malinconia
sfior le pallide labbra di Alice.
Voi indovinate, dottore. E potrebbe essere
altrimenti? La nostra sventura  cos recente, e
la nostra incertezza tanto grande!
Questa sar presto dissipata. Venivo appunto
a comunicarvi un'importante notizia.
Alice sbarr gli occhi, con ansia.
Avete una risposta... di laggi?
S, dal notaro di Sgastel; e nello stesso
tempo una lettera del vostro nonno.
Ah, ho un nonno! mormor essa con un
accento di profondo rammarico.
S; ed anche una nonna, e uno zio e una
zia. Ma pare che la cosa non vi faccia un gran
piacere, bambina!
Alice si chin e afferr la mano del dottore.
Questi parenti non sono che degli estranei
per me... e, probabilmente, degli estranei ostili,
disse con tristezza. Poich mia madre non
me ne parl mai, nemmeno in punto di morte,
devo credere che un abisso l'avesse separata dalla
sua famiglia; e potete ammettere che proprio
noi, deboli fanciulli, riusciremo a colmarlo?
Chi sa? Ma procediamo con ordine. Il notaro
di Sgastel informa il notaro Rosart che esiste
un conte Ervino di Regbrenz, coniugato con
Susanna di Rzan, e che ebbe da questa unione
tre figli: un maschio, Ivo, e due femmine: Giorgina,
ora vedova di Gerolamo Orzai, armatore
nantese, e Gaetana, sposata al marchese Filippo
di Szannek. I Regbrenz appartengono alla pi
antica nobilt bretone, e il loro patrimonio era
considerevolissimo; ma, per le prodigalit del
conte Ervino, si trovarono quasi completamente
rovinati, costretti a lasciare Nantes, dove conducevano
vita brillante, per ridursi a vivere nel
loro vecchio castello di Bred'Languest, presso
Sgastel. L sono ancora.
E questo notaro dice qualche cosa dei dissensi
di nostra madre coi suoi genitori? domand
ansiosamente Alice.
Dice poco, cara figliuola, e nulla che gi non
sapessimo; cio, il matrimonio di vostra madre
senza il consenso dei genitori, e come ella si fosse
poi sempre astenuta dal ritornare a Sgastel o
dare sue notizie. Vediamo ora un'altra cosa. Il
notaro Rosart scrisse al notaro di Sgastel di
far sapere ai membri ancora esistenti della casa
Regbrenz la morte del marchese di Szannek. Il
vostro nonno ha risposto subito al vostro notaro,
ed ecco la sua lettera.
Le porse un foglietto coperto di una scrittura
aguzza, eccessivamente fine.
La giovinetta, col cuore stretto dall'angoscia,
lo scorse rapidamente.
Signore,
Sento dal notaro Lebon, di Sgastel, la notizia
della morte del marchese Filippo di Szannek.
Ero suo suocero, e nonostante tutto ci che
mi ha separato da una figliuola ingrata, riconosco
che  mio dovere prendere sotto la mia protezione
gli orfani. Vogliate dunque addivenire col
notaro Lebon agli accordi necessari per questa
tutela che io assumo. Vecchio e ammalato, non
posso intraprendere il viaggio di Parigi, e vi prego
di regolare tutto per il meglio dei ragazzi.
Questi ultimi dovranno essere, il mese venturo,
affidati a una persona sicura che li condurr qui
al mio castello di Regbrenz, dove vivranno ormai
con noi.
Gradite, signore, ecc.
Ervino, conte di Regbrenz.
Non v'era altro: non una parola d'affetto per
i nipotini, non una frase di condoglianza per la
sventura che li colpiva.
Un uomo d'affari avrebbe potuto firmare quella
gelida missiva.
La giovinetta tese silenziosamente il foglio alla
signorina Elson.
Che ne dite, Alice? domand il dottore.
Questo vecchio conte mi pare poco espansivo
di natura e piuttosto spiccio in affari, poich
avrebbe potuto almeno chiedere vostre notizie,
scrivervi!... Il notaro Rosart ha semplicemente
notificato a quel notaro bretone la mancanza di
parentela paterna, la vostra et e il vostro stato
finanziario.
Ci gli basta, pare, ella disse con involontaria
amarezza.. Egli compie un dovere,
ecco tutto.
Ma conoscendovi, vi si affezioner, cara figliuola,
replic l'istitutrice che, di spirito pi
positivo, non si spaventava per quell'epistola glaciale.
Pensate che, se egli crede di aver qualche
cosa da rimproverare a sua figlia, fa gi
molto ad accogliervi!
Ma se, come credo io, il torto fu suo... se
egli fu duro e ingiusto verso la mia povera mamma?...
Si sa forse chi sono questi Regbrenz? Degli
sconosciuti, per noi! Essi ci odieranno, magari...
Se cos fosse, bambina mia, non si occuperebbero
di voi, fece osservare il dottore.
Forse il vecchio ha dei rimorsi, e non essendosi
potuto riconciliare con la figliuola, si propone di
riparare in altro modo...
Voglia Iddio che diciate il vero, dottore!
mormor essa con voce fremente. S, infatti,
pu darsi!... E cos, eccoci destinati a partire
per la Bretagna, a lasciar tutto qui.
Il suo sguardo, che esprimeva un amaro sconforto,
fece il giro del salotto, tanto intimo nella
sua sobria eleganza, stanza familiare dove tutto
rievocava i gusti delicati dell'amato genitore
scomparso.
E per andare verso l'ignoto!... Ma non v'
modo di rifiutare, dottore? domand, fissandolo
con angoscia.
No, cara figliuola, se la rispettabilit di queste
persone  comprovata. Il dottor Rosart assumer
informazioni su questo punto, e appena
avutele, si metter in trattative col signor di
Regbrenz. Via, non prendete cotesto aspetto desolato,
Alice! Tutto andr bene, ne sono sicuro,
perch questa famiglia non potr non amarvi.
Questo  certo, se non sono dei macigni!
dichiar una voce sonora.
Una giovinetta dell'et di Alice entrava come
un uragano, coi capelli ondeggianti attorno al
viso fresco e ridente, gli occhi bruni sfavillanti
d'allegria. Alla vista del volto alterato di Alice,
una certa tristezza vel subitamente il suo sguardo
lieto. Si slanci verso lei e la baci sulla
fronte.
Che c' ancora, mia cara? Le hai portato
cattive notizie, babbo?
Giannina mia, ho un nonno che vuole la nostra
tutela e... oh, Giannina, cara amica, dovremo
partire per la Bretagna!
Giannina Srand alz le braccia in un moto
di stupore.
Ci lasci? E per andartene laggi in un paesucolo
sperduto, forse!
Precisamente, giacch suppongo che Sgastel
non sar un centro molto importante.
Essa tentava di sorridere, povera Alice, ma la
sua sofferenza si palesava tuttavia.
Giannina scosse il capo guardandola in un modo
pensoso che non le era abituale, e mormor:
Come gli avvenimenti precipitano! Da Parigi
in un villaggio! Senti, veh, io non potrei
adattarmici!... E che dir Gaetano?
Gaetano si ribella gi a questo solo pensiero,
rispose la signorina Elson. Avremo
delle scenate violente, ma poi prevarr certo il
sentimento del dovere, che  pi radicato in lui
di quanto non si pensi!... Che guardate, Giannina?
La signorina Srand si era chinata e raccattava
la busta che aveva contenuto la lettera del
signor di Regbrenz.
Prima di rispondere, la giovinetta guard attentamente
la sopraccarta.
Ecco una calligrafia femminile rivelatrice
di un carattere terribile! dichiar finalmente.
Femminile?...  del nonno di Alice!
La ragazza scroll il capo in segno di diniego.
 una donna, vi dico, signorina Elson...
e una donna ambiziosa al pi alto grado, abile,
intelligente, senza scrupoli...
La tua grafologia ti fa scoprire tutte queste
qualit? disse il dottore, dileggiandola.
Tu sai quanta fede ci presto io!
Hai torto, babbo, hai torto.  una scienza
preziosa che mi far scoprire il marito ideale.
Ma dimenticavo lo scopo per cui mi trovo qui.
La mamma ti manda ad avvertire che il desinare
 pronto, babbo!
Bene, salgo. Alice, verrete tutti a desinare
con noi. Non ammetto rifiuti: mia moglie vi
aspetta.
E porto via con me Saverio per ostaggio!
esclam Giannina impadronendosi del fanciullo,
che si era svegliato del tutto e che si lasci trascinare
dalla esuberante ragazza.
Nello stato d'animo in cui si trovava Alice
avrebbe preferito cento volte starsene in famiglia,
nonostante la tristezza della vasta sala da
pranzo, dove il posto del padre rimaneva vuoto;
ma non volle essere scompiacente verso l'ottimo
dottore e lo segu al secondo piano.
Durante il pasto, che le parve interminabile,
essa ebbe delle continue distrazioni, poich i suoi
pensieri andavano sempre verso quel preoccupante
avvenire che le aveva schiuso allora allora la
lettera del signor di Regbrenz.
Chi era quella famiglia, e che cosa c'era stato
tra essa e la signora di Szannek?
Un ricordo si riaffacciava ora ad Alice. Un
giorno essa aveva veduto in mano a sua madre
la fotografia di una giovinetta un po' deforme, il
cui viso non bello aveva colpito il suo spirito infantile
per una squisita espressione di bont e
di dolcezza estrema. Guardandolo, gli occhi della
signora di Szannek si erano empiti di lacrime
e, pianissimo, essa aveva mormorato con dolore:
Alice, mia cugina Alice!
E a un tratto, con brusca risoluzione, aveva
chiuso la fotografia in un cassetto della sua scrivania.
Quell'attraente fisonomia di ragazza, appena
intravista era rimasta nettissima nella mente di
Alice. Oggi, ella si domandava chi fosse quella
cugina che sua madre sembrava aver tanto cara
e della quale tuttavia non le aveva mai parlato,
sebbene gliene avesse dato il nome.
E fu il desiderio di rivedere quella parente
sconosciuta che guid quella sera la giovinetta
fino alla camera di sua madre, non appena la
signorina Elson si fu ritirata per sorvegliare i
maschietti mentre andavano a coricarsi.
La sontuosa stanza nella quale si era spenta
la marchesa rimaneva quella che era stata lei
vivente.
Vicino alla finestra, la poltrona a sdraio, un
po' sciupata dall'uso, offriva i suoi cuscini di
felpa celeste pallido; sopra una tavola d'ebano
il bicchiere da acqua era circondato dalle tante
boccettine di cristallo montate in argento che
avevano sostituito presso l'inferma le fiale farmaceutiche
aborrite dal marchese, e, nella libreria
portabile, erano ancora allineati i volumi preferiti
della signora di Szannek.
Alice si sofferm un momento sulla soglia di
quella stanza dove era entrata poche volte dopo
la morte di sua madre. Ivi quella madre tanto
bella aveva sopportato un lungo martirio. Nell'eccesso
del dolore che torturava il suo corpo,
aveva allontanato da s i figliuoli, non avendo
pi nemmeno, pareva, la forza di amarli. Alice
avrebbe potuto dubitare di quell'amore materno,
se talvolta non avesse sentito su di s un rapido
sguardo di tenerezza appassionata che la penetrava
di una commozione intensa, dandole la tentazione
di slanciarsi verso l'inferma, gridando:
Mamma, tu mi vuoi bene, lo so. Oh, lascia
che te ne voglia anch'io!
Ma dinanzi alla maschera d'indifferenza sotto
la quale si rifugiava la signora di Szannek, lo
slancio d'Alice si trovava represso. Di giorno in
giorno, ella si era abituata a vivere in prossimit
di sua madre senza esserle intimamente unita,
senza comprendere le contraddizioni di quel carattere
cambiato dalla sofferenza fisica... forse
anche da qualche cagione morale.
La luce della lampada accesa dalla giovinetta
rischiarava l'angolo prediletto della marchesa e
la poltrona sulla quale essa aveva vissuto parecchi
anni.
Sembr ad Alice di rivedervela l sdraiata, avvolta
sempre in ampie vestaglie d'un grigio pallido,
suo colore preferito, coi capelli biondi gi
brizzolati raccolti in una grossa treccia per alleggerirne
la testa stanca, le mani affusolate intente
a qualche lavoro di carit. Negli occhi grigi,
cos belli, la bimba gi osservatrice leggeva costantemente
una profonda malinconia. Nelle ore
di crisi, aveva visto quel viso bianco, emaciato,
contrarsi sotto l'artiglio del dolore e nascondersi
nei ricchi cuscini spesso bagnati di lacrime.
Dominando la sua commozione, Alice s'avanz
fino alla scrivania d'ebano, ma indietreggi con
un'esclamazione di disappunto: non aveva pensato
che vi erano ancora i suggelli! Le strisce
bianche s'allungavano sui cassetti del mobile
rendendo impossibile ogni ricerca.
L, a destra., era il cassetto dove Alice aveva
visto sua madre chiudere la fotografia in un cofanetto
di lacca; e, guardandolo, una luce improvvisa
si fece nell'animo della giovinetta. Il
giorno stesso della morte di sua moglie, il signor
di Szannek aveva portato un cofanetto simile
nella camera di Alice, dicendole:
Ti affido questo, cara. Sono lettere, sono
cari ricordi, senza valore dinanzi alla legge, e
che non devono essere profanati da occhi indifferenti.
Subito ella aveva riposto quel cofanetto in una
cassetta del suo cassettone, e v'era poi rimasto,
dimenticato dalla fanciulla che apriva raramente
quella cassetta.
Usc dalla camera della signora di Szannek
e si rec nella sua, situata all'estremit opposta
dell'appartamento. Appena entrata, subito and
al cassettone, lo aperse, ne tolse il cofanetto e
lo port vicino alla luce. La chiave era nella
serratura, e Alice, sollevando il coperchio, vide
a bella prima la fotografia cercata, posta sopra
un pacchetto di lettere.
La prese e consider a lungo quel simpatico
viso nel quale scopriva dei punti di rassomiglianza
con sua madre. La signora di Szannek
possedeva una notevole bellezza, mentre quella
giovane era quasi brutta... e nondimeno la somiglianza
era incontestabile per un occhio osservatore.
Sul retro della fotografia erano tracciate queste
parole: Alla mia cara cugina Gaetana, Alice
di Regbrenz a diciassette anni.
Le lettere accuratamente disposte in parecchi
mucchietti erano quelle inviate dal signor di Szannek
a sua moglie nel corso dei suoi frequenti
viaggi; ma tre buste separate attrassero lo sguardo
di Alice per la loro sopraccarta, vergata evidentemente
dalla stessa mano che aveva scritto
sulla fotografia. L forse era la chiave dell'enigma.
Dopo una breve esitazione, la fanciulla trasse
fuori dal cofanetto le lettere, pensando che sua
madre non poteva disapprovarla di ricercare ogni
informazione su quella famiglia ignorata.
Trasse da una delle buste un foglio coperto di
quella medesima scrittura elegante, firmato con
lo stesso nome di Alice: portava la data dell'anno
in cui la signora di Szannek aveva sposato.
Sei mesi, cara Gaetana... sei mesi senza vederti,
amica mia diletta! E non una parola da
te!... Che sei a Nizza l'ho saputo dalla signora
d'Enguers, la quale t'incontr col. Perch questo
silenzio? Hai dunque dimenticato la tua cugina,
mia cara? No, non posso crederlo; ma piuttosto,
nella felicit dei primi giorni di matrimonio,
non hai trovato il tempo di mandare qualche
notizia alla tua povera Alice, cos sola, ora. Ho
indovinato, eh?... Ebbene, ti perdono volentieri,
purch riceva al pi presto due righe tue che mi
dicano che sei felice, che pensi a me, che mi vuoi
ancora bene, Gaetana!
Oh, s, possa tu finalmente esser felice!  il
voto quotidiano di tua cugina che sa quanto hai
sofferto, povera amica mia! Nonostante il tuo coraggio,
la tua calma smentitasi cos raramente,
ho sospettato molte amarezze nascoste nella tua
vita, fin dal giorno in cui uscimmo entrambe dal
caro collegio di Vannes. Allora eravamo gaie, fiduciose
nella letizia della vita! E all'arrivo, mentre
io trovavo mio padre colpito da una malattia
dolorosa e incurabile, tu, Gaetana, (l'ho capito
da tanti indizi) diventavi la vittima di tua sorella,
quella Giorgina dallo sguardo affascinante
e perfido che mi ha sempre ispirato un' istintiva
ripugnanza. Tutti le obbedivano, a Bred'Languest, cominciando da tuo padre,
pur cos autoritario un tempo!
Da allora il sorriso divenne raro sulle tue labbra;
pi volte t'ho vista cupa e triste come nei
giorni della tua infanzia, quando avevi quel carattere
terribile che faceva dire alla madre Ildegarda,
la nostra buona Superiora:
Questa bimba mi spaventa. Che diverr:
angelo o demone?
Grazie a Dio, amica mia, non sei diventata
demone!... Angelo, non ancora del tutto, per,
non  vero?
Mia cara, pur indovinando una parte delle
tue pene, ho rispettato il tuo segreto, pregando
ogni giorno per te. E immagina quale sia stata
la mia gioia quando vidi arrivare a Bred'Languest il marchese di Szannek, degno di te in
tutto e per tutto! Sapevo che suo padre era stato
amico del tuo, che nulla, n la condizione sociale
n quella finanziaria, poteva impedire quell'unione;
e, conoscendoti bene, non dubitavo che egli
non fosse fin dal primo momento attratto verso
te, mia bella Gaetana! Erano cos poche le donne
che potevano esserti paragonate per grazia, intelligenza
e bont!
E avvenne come avevo previsto. Il signor di
Szannek fu conquistato, e tu divenisti meno restia
al sorriso; un raggio di felicit attraversava
spesso il tuo sguardo, e talvolta ti animavi come
un tempo, mentre rispondevi a quel parlatore
brillante che era il marchese.
Ma che avvenne allora nella vecchia casa?...
Perch il signor di Szannek ne part pi presto
del convenuto? Trattenuta in quel periodo presso
mio padre ammalato, non l'ho saputo mai;
ma non dimenticher pi il tuo arrivo a Ker-Neven
quella sera d'autunno fosca e piovosa, il tuo
ingresso nella camera di mio padre, il rapido bacio
delle tue labbra scottanti, e le mani tremanti,
lo sguardo scintillante di dolore e di deliberazione
selvaggia, la voce breve e dura che rispondeva
alle mie domande ansiose:
Io parto. Non domandarmi nulla, per piet!
Soffro un tal martirio, Alice!  un addio
assoluto che do a questo paese, a tutto qui!
E stavi per slanciarti fuori. Ma io ti trattenni,
scongiurandoti di riflettere. Ti sapevo facile
alle risoluzioni brusche, e mi ricordavo le terribili
collere della tua infanzia, corrette a gran fatica
dalle cure delle nostre maestre.
Dalla tua risposta, per, compresi che solo
un motivo grave t'induceva a quell'estremo, e
che nulla ti rimoverebbe dalla tua decisione.
Ci abbracciammo, promettendoci di volerci
sempre bene, e tu ti allontanasti nella notte
umida.
Dopo, non ho pi ricevuto da te se non un
bigliettino che m'annunziava la celebrazione del
tuo matrimonio... ohim, senza il consenso dei
tuoi genitori!
Amica mia tanto cara, fino allora eravamo
state unite come sorelle, ed ora non so pi nulla
di te! Tornerai in questo paese dove hai tanto
sofferto, oppure la tua Alice sar ridotta a non
pi rivederti?
Percorrendo la nostra landa, i nostri querceti,
e la spiaggia dove tante volte, nelle sere di
estate, abbiamo contemplato il sole che si abbassava
sul mare illuminato e imporporato, io
mi ripeto che tu non sarai mai pi qui; e questo
pensiero mi costerna, Gaetana! Eppure tu amavi
Sgastel, e il mare, e il vecchio castello, e fino
i giunchi e le eriche del nostro paese! S, tu amavi
tutto questo con passione, me lo hai detto tu
stessa, amica!...
Oh, perch Giorgina  qui? Senza quella cattiva
consigliera, tuo padre non avrebbe mai preso
verso te, sua figliuola prediletta, quell'atteggiamento
ostile di cui mi sono bene accorta, non ti
avrebbe spinta agli estremi come di certo  accaduto,
e forse sarebbe possibile tentare una riconciliazione.
Io non vado pi a Bred'Languest. Non sarei
capace di vedere tuo padre e Giorgina senza che
la mia indignazione si manifestasse. D'altronde,
che sarebbe per me il castello senza te, vita e fascino
di quella vecchia dimora?
Qualche volta incontro tua madre: mi parla
di cose insignificanti, e mai un cenno di te. Pure
sono certa che ti rimpiange e che soffre. Dominata
da suo marito e da Giorgina, l per l ha
preso parte contro te, ma ora i suoi sentimenti
sono cambiati di certo.
Ivo  venuto a passare qualche giorno a
Bred'Languest. Si prepara per il Borda, la nave
scuola, ed ha ottenuto brillanti successi in collegio.
Oh, Gaetana mia, se avesse avuto qualche
anno di pi, avresti trovato in lui un difensore,
un appoggio, e Giorgina non avrebbe osato perseguitarti.
Ha un nobile cuore, lui, un'intelligenza
vivace! Il padre Le Gallec, che venne a
trovar mio padre l'altro giorno, lo chiama il suo
prode paladino; gli rimprovera solo una cura un
po' esagerata della sua persona, e, a volte, un
po' d'orgoglio... ma gli si addice tanto!.., E come
ti somiglia fisicamente, Gaetana mia! Ohim,
 molto giovane, ammira suo padre e gli crede
ciecamente, ed anche a lui senza dubbio hanno
raccontato su te una storia inventata da cima a
fondo, rappresentandoti come un'ingrata, una ribelle,
che so io? poich, mi dispiace dirtelo, amica
mia, egli non vuol pi sentir pronunziare il tuo
nome; ci ha dichiarato che non conosce pi che
una sorella. Ma non siamo riusciti a fargli dire
quale accusa facciano pesare su te. Dev'essere
una calunnia orribile: egli ti voleva tanto bene!
Il mio povero babbo soffre sempre un vero
martirio, e la vecchia Fanny ed io abbiamo parecchio
da fare per sollevarlo un po'!
Ker-Neven  triste, ora che non vede pi te.
Il pianoforte, che tu facevi risonare cos deliziosamente,
 sempre chiuso, ora, ed io, che non ho
pi voglia di niente, trascuro il mio giardino.
Via, Gaetana, una parola, una parolina sola
rivolgimi: mi far tanto bene. E se un giorno
tornerai a Sgastel, non dimenticare che darai
una felicit immensa alla tua Alice, che t'ama e
t'abbraccia con tutto l'ardore del suo cuore.
Chiudo in questa lettera un filo d'erica colto
nella landa d'Evonny, di quell'erica bella e profumata
di cui abbiamo fatto insieme tanti mazzi
per la cappellina di Nostra Signora dei Marinai.
Dov', ormai, quel tempo felice, Gaetana?
La seconda lettera incominciava con un affettuoso
rimprovero per non aver ricevuto risposta;
di nuovo si parlava di quella Giorgina dal cuore
falso e invidioso che dirigeva tutto al castello
di Bred'Languest, cominciando dal conte suo padre.
Questa volta, un ramoscello di ginestra veniva
a ricordare alla marchesa di Szannek il
paese natio e l'amica dal cuore affettuoso.
Nella terza missiva il tono cambiava. S'indovinava
Alice di Regbrenz profondamente e dolorosamente
offesa dal silenzio persistente della cugina.
Questa lettera  senza dubbio l'ultima, giacch
tu non giudichi opportuno di continuare le
nostre dolci relazioni di un tempo. Che  avvenuto
in te, Gaetana? Non posso credere alla tua
dimenticanza, amica mia; ma perch, dunque?
Hai saputo che l'intelligenza della tua povera
mamma va alterandosi completamente? Forse
per la tua assenza, per il rimorso di non aver
tentato nulla in tuo favore.
Io l'ho saputo da Massimo, perch i tuoi genitori,
che Giorgina tiene proprio segregati, non
li vedo pi. Tuo padre , a quanto pare, molto
invecchiato e molto cambiato moralmente. Quanto
a Ivo, frequenta da qualche tempo la villa
Maublars e diviene l'inseparabile di Buggero
Maublars. Quest'amicizia mi spaventa, poich si
dice che quell'uomo sia assolutamente ateo. Giorgina
va pazza per quella famiglia, ed  stata lei
a trascinarvi tuo fratello.
Com' triste tutto ci! Io prego ogni giorno
per loro, per te, amica mia!...
Addio, dunque, se non vuoi pi saperne della
nostra amicizia; ma sappi che Alice non ti dimenticher
mai, che sar sempre pronta a perdonarti
e ad amarti, cugina tanto diletta.
Alice ripieg la lettera e la pos sul cassettone.
Un lembo del velo si era sollevato, mostrandole
in quel castello di Bred'Languest sua madre in
preda a una misteriosa persecuzione ignota anche
alla sua amica intima, costretta a fuggire il
suo paese e la sua famiglia per trovare un po' di
felicit...
Ma aveva poi ottenuto quella particella di felicit?
E se i Regbrenz avevano caratteri cos duri,
che ne sarebbe di loro, fanciulli senza difesa? L,
dove l'energica Gaetana, a ventun anno, non aveva
potuto resistere, che farebbero essi?
Un brivido di timore scosse Alice. L'avvenire
si apriva pi fosco e desolato che mai dinanzi a
lei. Perch dunque il signor di Regbrenz si affrettava
a chiedere la tutela dei figli di quella figliuola
che non aveva mai rivista, alla quale senza
dubbio non aveva mai perdonato? A qual sentimento
buono o cattivo obbediva quel vecchio?
Mamma, che ti fecero, dunque? mormor
la fanciulla, alzando gli occhi verso il grande
ritratto della marchesa in abito da ballo.
Il pittore celebre, autore di quella tela, aveva
riprodotto mirabilmente il carattere altero e grave
di quella bellezza, il bel colore della capigliatura
bionda, l'atteggiamento nobile e supremamente
grazioso della signora di Szannek. Ma
sebbene quel ritratto fosse stato eseguito il primo
anno del suo matrimonio, c'era gi nei begli occhi
grigi la misteriosa malinconia che Alice vi
aveva scorta nei giorni della sua infermit. E la
ragazza, che fino allora aveva attribuito la persistente
tristezza di sua madre e il suo carattere
taciturno alle sofferenze fisiche, ebbe a un tratto
l'intuizione che un'altra causa, in relazione col
suo soggiorno sotto il tetto paterno, avesse trasformato
cos Gaetana di Regbrenz.
Ci non spiegava tuttavia l'ostinatezza del suo
silenzio con la cugina. Poich questa prendeva
le parti della signora di Szannek, mancavano,
pareva, le ragioni per far cessare i rapporti cos
intimi di cui testimoniavano le lettere d'Alice di
Regbrenz. Gaetana aveva dunque voluto rompere
interamente e per sempre con la sua famiglia e
col suo paese, col loro stesso ricordo, sacrificando
perfino l'amica affettuosa e devota? Ma se cos
era, che cosa le avevano mai fatto costoro?
Alice si lasci andare in ginocchio e appoggi
la testa ardente contro il cassettone, un'invincibile
angoscia la stringeva alla prospettiva, ora
terribile, di vivere in mezzo a quella strana famiglia.
Sarebbe sola, sola con due fanciulli, contro
coloro che avevano perseguitato sua madre.
Sola?... Oh, no, mio Dio; perdono! Voi sarete
sempre con me per aiutare la mia debolezza!
esclam in un impeto di fede ardente, alzando
lo sguardo verso il grande crocifisso le cui braccia
si stendevano al disopra del suo letto.
Si rialz subito, consolata e rinvigorita: come
rugiada benefica, l'incoraggiamento divino era
sceso in lei.
Riprendendo le lettere di Alice di Regbrenz,
ella si accinse a rimetterle nel cofanetto, ma si
accorse allora che in fondo c'era rimasta una busta;
la prese, e lesse questo indirizzo: Da consegnare
dopo la mia morte a mia cugina Alice
di Regbrenz, a Ker-Neven presso Sgastel.
Come mai quell'ultima volont della signora
di Szannek era stata trascurata? Volontariamente
o no, la lettera era stata dimenticata l.
Senza dubbio era una tardiva risposta alla cugina
giustamente impermalita, un atto di riparazione
verso l'amica negletta, forse una spiegazione
di quella condotta singolare. A quel pensiero,
un sollievo indicibile s'impadron di Alice.
Le era estremamente penosa l'idea che sua madre
fosse morta senza riparare i propri torti.
Subito il giorno dopo essa manderebbe quella
lettera a destinazione... oppure, andrebbe a recapitarla
ella stessa, se proprio doveva recarsi
a Bred'Languest: qualora Alice non dimorasse
pi a Sgastel, saprebbe dove farle giungere il
messaggio di sua madre.
E poi, pens sar un'occasione per conoscere
questa cugina che amava tanto la mamma.
Dev'essere molto buona, e vicino a lei troveremo
un certo appoggio in caso di bisogno... Sii tranquilla,
cara mamma: se la tua amica vive ancora,
avr finalmente la tua lettera e sapr che
non l'hai dimenticata!
...
.
...
3.
...
.
...
In piedi dinanzi a uno degli specchi della sua
camera, Alice finiva di appuntarsi il lungo velo
di crespo. Le dita le tremavano, e le lacrime scorrevano
sulle sue guance impallidite.
Il giorno della partenza, quel giorno cos temuto,
era finalmente giunto. Nonostante tutti i
tentativi del dottore, non era stato possibile rifiutare
la tutela del signor di Regbrenz, perch
le informazioni attinte a varie fonti concordavano
nell'attestare come la famiglia fosse onoratissima...
bench molto bizzarra e poco socievole,
aggiungevano sempre. La signora di Regbrenz
era in preda a una pazzia tranquilla e, del
pari che suo marito, rattrappito dai reumatismi,
non usciva mai da Bred'Languest n riceveva
visite. La loro figlia Giorgina, rimasta vedova
dopo due anni di matrimonio, e senza beni di
fortuna in seguito alla rovina di suo marito, si
chiudeva anch'essa in quella solitudine, non cos
strettamente tuttavia, poich si recava spesso a
Nantes o a Vannes, per contrarre dei prestiti,
insinuava qualcuno: ma non si era mai potuto
trovare la prova di questa asserzione. Nel paese,
essa aveva troncato i rapporti con gli antichi conoscenti
della sua famiglia, ma conservava fama
di donna seria e notevolmente intelligente, padroneggiata
purtroppo da un estremo orgoglio e
priva di principii religiosi.
Quanto al figlio del conte, Ivo di Regbrenz,
tornato nella casa paterna dopo molti anni di
vita folle a Parigi e a Vienna, restava press'a
poco invisibile, vivendo come un eremita e uscendo
soltanto per fare lunghe gite in mare.
In riassunto, veniva unanimemente dichiarato
che se la famiglia di Regbrenz, divenuta quasi
ignota a Sgastel, non vi era amata, nulla le si
rimproverava: la sua povert era dignitosissima,
le sue abitudini tranquille. Quanto a convinzioni
religiose, non esistevano affatto al castello, dove
tutti, dal padre fino al servitore, vivevano come
pagani.
Quest'ultima informazione proveniva dal curato
di Sgastel, per mezzo del sacerdote che
aveva assistito la signora di Szannek in punto
di morte. Questi, conoscendo l'energia celata
sotto la delicata apparenza di Alice, non le nascose
la verit, stimando necessario di premunirla
contro quel terribile pericolo morale.
Fu quella, invero, la pi penosa apprensione
della fanciulla, che raddoppiava le sue preci durante
i giorni che la separavano dal momento in
cui entrerebbe in quello spaventoso ignoto. Ma
Dio non la esaudiva: bisognava arrivare fino al
fondo dell'amaro calice.
Per sostenerla, tuttavia, la Provvidenza le dava
un appoggio nella persona della signorina Elson,
che acconsentiva a seguire i suoi cari allievi
in quel villaggetto sperduto della Bretagna. Alice,
ardentemente desiderosa di conservare quell'amica
tanto affezionata sotto il suo freddo
aspetto, aveva scritto a questo proposito alcune
gentili parole al nonno. Poche righe secche le risposero,
informandola che il signor di Regbrenz
accettava la proposta, almeno per il primo anno,
invece di mandare in collegio Gaetano e lei. In
quella breve missiva, non un'allusione al padre e
alla madre scomparsi, ai quali la fanciulla aveva
delicatamente accennato, scrivendo.
Quella lettera fece versare ad Alice alcune lacrime
amare. Pi ella s'inoltrava nella via che
inesorabilmente la conduceva a Bred'Languest,
pi la ripugnanza, il timore, lo spavento vago e
tormentoso che provava diventavano invincibili.
Per giunta, dovette sopportare le collere di Gaetano
all'annunzio della partenza da Parigi e dell'abbandono
del ricco appartamento del viale del
Bosco di Boulogne... e per andar dove?... in un
povero villaggio bretone, in una casa, secondo
ogni verosimiglianza, austera e imbronciata!...
Questo pensiero era insostenibile per l'orgoglioso
ragazzo, altero dei suoi brillanti successi di collegio
e innamorato gi del lusso e dell'eleganza.
Anche un sentimento pi nobile agitava quell'anima
di fanciullo complesso e precoce. Gaetano,
che aveva amato molto suo padre, sentiva
una pena inconscia ma vivissima all'idea di lasciar
quella dimora in cui viveva il ricordo del
signor di Szannek... e, di pi, quel fanciullo
dall'aspetto altero e freddo si era affezionato ai
Gesuiti, suoi maestri, e ad alcuni compagni. Infine,
anche per lui quella partenza era un vero
strazio.
A prezzo di quanta pazienza Alice riusc a ricondurre
un po' di pace in quella piccola anima
ribelle, Dio solo lo seppe! Alla signorina Elson,
che in quell'arduo compito aveva avuto un completo
insuccesso, s'inumidivano gli occhi quando
udiva le dolci esortazioni della fanciulla, quando
la vedeva stringersi tra le braccia il fratello con
tenerezza materna.
Gaetano, mezzo rassegnato, acconsent finalmente
ad arrendersi alle ragioni di sua sorella,
ma rest cupo e taciturno, e spesso si rifugiava
in un angolo del salotto, restandovi per ore intere,
immerso in fantasticherie che desolavano
Alice.
Il solo di casa ad esser contento fu il piccolo
Saverio. La sua et, congiunta al carattere spensierato,
facevano per lui una gioia di quel subbuglio
e della prospettiva di un cambiamento.
Egli trotterellava senza posa fra i piedi di sua
sorella e della signorina Elson, mentre esse disponevano
tutto per quella partenza che stringeva
d'angoscia il cuore di Alice.
E il giorno doloroso era giunto. Per l'ultima
volta Alice aveva riposato nella sua cameretta
linda e graziosa, col chiaro parato a grandi fiori
rosei, i mobili di legno bianco e gli specchi dalle
cornici dorate. Fra poco, i mobili che restavano
verrebbero imballati e spediti, per cura del dottor
Srand, a Bred'Languest, perch il signor
di Regbrenz aveva stabilito che tutta la mobilia
dei nipoti dovesse trovar posto nel castello.
 l'ora, mia cara, disse la signorina
Elson passando davanti alla porta della camera
della sua allieva.
Alice prese la borsa da viaggio posata sopra
una sedia e and ad appoggiare la fronte al vetro
di una finestra. Per l'ultima volta contempl
la veduta familiare che i suoi occhi scorgevano
ogni mattina, da dieci anni. Di l dal cortile, da
un'apertura tra due immobili alti e orgogliosi, si
distingueva un angusto giardino che in quella
stagione era un vero mazzo di crisantemi dalle
sfumature squisite. La vite selvatica si arrampicava
per i muri mettendo una nota di porpora
nella verdura autunnale che andava impallidendo,
e, pi lungi, gli alberi del viale stendevano le
fronde ancora verdi, rinfrescate dalla pioggia.
Poich pioveva, quella mattina; e la tristezza
di quella giornata grigia aumentava il dolore di
Alice...
Una volta ancora essa gett uno sguardo sul
giardinetto che era stato per lei come uno sprazzo
di poesia e una visione gioconda della natura nel
prosaicismo circostante. Quante volte si era seduta
a lavorare presso quella finestra, riposando
un momento lo sguardo affascinato sull'aiuola
fiorita inondata di sole, o piena di misteriose attrattive
nell'ora del crepuscolo! Oggi, bambina
ancora ella stessa, era chiamata a dirigere e proteggere
i suoi fratelli minori, e forse a lottare
contro forti volont.
Si strapp alle sue malinconiche riflessioni, e
senza gettare uno sguardo intorno a s si diresse
verso il vestibolo.
La signorina Elson aspettava, ritta in mezzo
ai bauli. Saverio frugava dappertutto nella speranza
di scoprire un oggetto dimenticato, e il
suo riso argentino risonava stranamente nelle
grandi stanze dove s'ammonticchiavano le casse
e i mobili pronti per la spedizione.
I domestici, rimasti tutti fino all'ultimo momento,
erano riuniti l nel vestibolo per salutare
la padroncina. Alice non pot frenare le lacrime.
Ne aveva gi versate tante in quegli ultimi giorni!
Nonostante la sua forza d'animo, le era
spesso impossibile dominare la sensibilit della
sua indole, e gli strazi non erano mancati al
suo cuore in quell'ultimo mese.
Bisognava ora fare il passo decisivo e lasciare
il caro appartamento dove i ricordi sorgevano da
ogni parte. Ma la signorina Elson fece a un
tratto osservare che Gaetano era scomparso, e
lo chiam, senza ricevere risposta. Allora Alice
and difilato alla camera di sua madre ed entr.
Gaetano era l, in mezzo a quella camera vuota
nella quale i grandi specchi dalle sontuose cornici
riflettevano la sua immagine. Egli fissava lo
sguardo sul punto in cui si trovava una volta la
poltrona a sdraio, ora gi imballata in un'altra
stanza... quella camera dove aveva sempre visto
sua madre, dove, qualche volta, essa lo aveva
stretto a s in uno slancio d'amore appassionato...
Gaetano era stato oggetto di una segreta
predilezione della madre, forse perch, solo di
tutti i figli, le rassomigliava molto.
Che fai, Gaetano? domand Alice dolcemente.
Egli sobbalz, come strappato a un sogno, e
volse a lei gli occhi grigi in cui brillava un dolore
un po' aspro.
Mamma! Voglio vedere la mamma! grid
stringendo i pugni.
Nell'udire quella voce spezzata, vibrante di disperazione,
Alice rabbrivid. Ignorava che quel
ricordo fosse rimasto cos vivo e profondo in suo
fratello, il quale era tanto piccino alla morte
della signora di Szannek. Mai, spontaneamente,
egli aveva parlato di colei che non c'era pi...
ed ecco che oggi quel nome sgorgava dalle sue
labbra come un grido d'angoscia. Ora, nell'ansia,
il figlio chiamava sua madre, e Gaetano, cos
orgoglioso dei suoi dieci anni, ridiventava un fanciullino.
Quel ragazzo concentrato e indipendente
aveva conservato intatto l'amore per la
madre appena conosciuta e il ricordo dei suoi
rari ma ardenti baci.
Alice si chin verso lui, e maternamente lo circond
con le braccia.
Caro, calmati, te ne prego! La nostra cara
mamma non pu risponderti n aiutarti; ma io
cerco di sostituirla un poco, e tu sai che ti voglio
bene, Gaetano mio!
Allora restiamo qui!... egli disse con
aria cupa, senza guardare il dolce volto chino
verso lui.
Ma  impossibile, Gaetano! Il nonno ci attende...
e vedrai come il paese  bello laggi!
Presto, ne sono certa, non rimpiangerai pi Parigi.
S, la rimpianger sempre! egli disse a
denti stretti. Odio il mio nonno, odio la Bretagna,
non voglio partire! grid, battendo i
piedi con furore. Sono certo che la mamma
non ci lascerebbe andare laggi!
Gaetano!
Ella si era drizzata, pallida e tremante. Il fanciullo
aveva riaperto la segreta ferita che la torturava,
quel dubbio penoso sulla sorte che li attendeva
a Bred'Languest. Ella pure, nel mese
trascorso, s'era spesso domandata con angoscia
se sua madre non avrebbe trasalito di terrore
nella sua tomba vedendoli partire per la dimora
che ella aveva fuggita.
Dinanzi al volto contratto di sua sorella, Gaetano
tacque di colpo. I suoi grandi occhi stupiti,
dai quali era svanita la collera, la fissarono qualche
momento; i suoi pugni stretti si allentarono,
e, afferrando la mano della giovinetta, egli
esclam:
Che hai, Alice, ti senti male?
Ma essa aveva gi reagito contro quell'abbattimento
fugace, e rispose abbozzando un debole
sorriso:
No, non mi sento male; ma tu mi affliggi
tanto con le tue ribellioni, bimbo mio! Pensa che
sei il maggiore, e che questo titolo, del quale vai
tanto altero, t'impone l'obbligo di dar l'esempio
a Saverio.
La fronte del ragazzo si corrug, le folte sopracciglia
bionde si aggrottarono violentemente;
poi, con un moto brusco, egli si slanci verso la
porta e corse nel vestibolo. A testa alta, usc per
il primo dall'appartamento, e nello stesso modo
entr in casa del dottore, dove i giovani viaggiatori
dovevano fare l'ultimo pasto prima di lasciare
Parigi.
Come fu triste quella colazione!
Alice e Gaetano toccarono appena cibo; Giannina,
con gli occhi pieni di lacrime, non pensava
a lanciare le sue solite uscite scherzose, e il dottore
non riusciva a dissimulare la sua commozione.
Nonostante il loro egoismo, la signora Srand
e la sua figliuola maggiore si sentivano prese
esse pure dalla piet per quei tre fanciulli in
cammino verso l'ignoto. Solo Saverio cinguettava
allegramente graziosi discorsetti, e rideva
mostrando i dentini.
Ecco un bimbo che non se la prende, almeno!
fece osservare la signora Srand a fine
di tavola. L'ho sempre visto allegro e spensierato
nonostante tutte le tristezze che lo attorniavano.
Poverino, avr sempre tempo di rattristarsi,
moglie mia, disse il dottore accarezzando la
chioma ricciuta del ragazzo che si rannicchiava
contro di lui, ridendo fragorosamente. Vorrei
che suo fratello avesse un po' della sua allegria,
soggiunse, indicando Gaetano sempre cupo e
silenzioso.
Questi volse verso il dottore lo sguardo scintillante.
Io parto per non far dispiacere ad Alice, ma
non mi si chieda di esser contento... no, no...
questo mai! disse con una fiera energia che
fece trasalire Alice.
Eh, chi sa! Forse vi affezionerete tanto a
quel paese bretone, da non voler tornare fra
noi! disse il dottore in tono scherzoso. Laggi
dimenticherete i vostri amici parigini, e bisogner
che vengano loro a trovarvi: non  vero,
Alice?
Oh, s, dottore! Venite nelle prossime vacanze,
se ci saremo ancora.
Come, se ci sarete ancora? Perch questo
correttivo, bambina?
Temo tante cose andando laggi, dottore!
mormor essa con voce alterata.
Il medico guard per qualche momento quel
pallido visino, e disse in tono di rimprovero:
Tutte queste idee bizzarre vi hanno fatto
venire cotesto visuccio, bimba poco ragionevole!
Via, Alice, reagite! Avete un grande dovere da
compiere, e la salute vi  necessaria. E che poveri
occhi stanchi! Eppure sapete di quante cure
hanno bisogno! Vi rinnuovo, anzi, le mie raccomandazioni
su questo punto. Curatevi la vista,
cara:  indispensabile!
Che avevano dunque quei grandi occhi azzurri
luminosi e profondi, che potesse impensierire
tanto il dottore? Non sembravano affatto ammalati!...
Eppure, secondo il parere degli oculisti
pi celebri, la vista di Alice era minacciata. Gi
da tre anni, la giovinetta aveva dovuto assoggettarsi
a immense precauzioni ed a cure minuziose,
grazie alle quali le era promessa la guarigione,
in un tempo, per, ancora alquanto lontano, purtroppo!
Il momento decisivo era arrivato.
I tre orfanelli si trovarono seduti in vettura
con la signorina Elson, il dottore e la figlia minore
di questi.
Nel punto in cui il veicolo si metteva in moto,
Alice e Gaetano, come di comune accordo, alzarono
gli occhi verso il primo piano. Attraverso
i grandi vetri senza tende, scorsero vagamente
le stanze spaziose nelle quali erano trascorsi per
essi giorni di tranquilla felicit... il salottino
dove Alice aveva studiato musica col padre, la
camera del signor di Szannek, quella in cui la
loro madre era morta.
Un'ultima volta Alice abbracci con lo sguardo
quelle finestre fredde come grandi occhi glauchi;
poi tutto fu finito: la vettura si allontanava.
Coraggio, Alice, piccina mia, disse affettuosamente
la signorina Elson vedendo quegli
occhi aridi e desolati volgersi verso lei.
Coraggio?... Ne ho... vedete bene che non
piango!... Ma non ne posso pi! mormor con
tono affranto.
Cadeva il crepuscolo sulla campagna silente,
sui querceti spogliati dall'autunno e sui campi
lavorati, bagnati dalla pioggia che era caduta
nella mattina.
Qualche luce si accendeva nella stazione di Sgastel,
una stazioncina mal tenuta, grigia e arcigna.
Sonarono le cinque all'orologio collocato nell'ufficio
del capostazione. Questi pos la penna,
chiuse il registro, e si diresse a passi lenti verso
la sala d'aspetto.
Il signor Prchant aveva fama, a Sgastel, di
ottimo uomo, ma anche di chiacchierone e di curioso
incorreggibile. Quest'ultimo difetto, bisognava
riconoscerlo, trovava poco modo di esplicarsi
in quel luogo remoto; ma il capostazione
si contentava di quella mediocrit e, con rara perizia,
sapeva tirar fuori quello che voleva ai rari
viaggiatori, in arrivo o in partenza, che passavano
per il suo dominio. A tale scopo, egli si recava
invariabilmente, all'arrivo di tutti i treni,
nella saletta d'aspetto umida e poco linda, nella
speranza di scoprire e acciuffare qualche problematica
vittima.
Fu dunque una soddisfazione senza pari per
lui scorgere quella sera un uomo seduto sulla
panca di quercia un tempo lucidata a cera; era
un vecchio contadino magro e curvo, vestito di
un camiciotto rattoppato e d'un paio di calzoni
rotti al ginocchio, sfilacciati in fondo, diventati
di un colore indefinibile.
Che viene a far qui il vecchio Fanche, di
Bred'Languest? borbott il signor Prchant,
il cui occhio si accendeva a quella vista. Se ha
la testa un po' a posto, oggi forse potr saperlo.
Ehi, compare Fanche, venite a incontrare qualcuno
al treno di Parigi?
Il vecchio gli volse la faccia pallida e scarna,
gli occhi che s'incavavano nell'orbita, sotto le
sopracciglia giallicce, velati e senza intelligenza,
occhi d'idiota, quasi.
S, signore, egli disse laconicamente, sollevando
il cappello consunto.
Ah, diamine,  cosa rara laggi! Sono forse
dei parenti?
Pu darsi, signore.
Prchant dovette frenarsi per non battere i piedi
dall' impazienza: quel Fanche era proprio un
imbecille.
Non si  mai sentito parlare di questi parenti;
da dove vengono dunque?
Il vecchio non parve comprendere.
Vi domando da dove vengono... da Parigi?
Probabilmente, signore.
Ah, da Parigi?... Sono giovani?
Pu anche darsi di s, signore.
Questa volta il signor Prchant non seppe pi
stare nella pelle. La stupidaggine del contadino
faceva ribollire in lui una furiosa impazienza;
per non arrivare a brutti risultati, egli usc bruscamente
dalla sala d'aspetto.
Il vecchio Fanche, inconscio del malcontento
che aveva destato, s'appoggi al muro lasciandosi
ricadere la testa sul petto. Era terribilmente
malferma, quella povera testa dal cranio denudato,
come pure tremolanti erano le mani nodose
tra le quali fremeva senza posa la frusta...
Ma al momento in cui rison un fischio stridente,
una scossa parve galvanizzare quel povero
corpo vacillante. Fanche si drizz in piedi, diede
una scossettina al camiciotto stinto, e, a piccoli
passi, appoggiandosi sul bastone, usc sulla banchina.
 il treno da Parigi? domand al capostazione
che passava.
Pu anche darsi... probabilmente... potrebbe
essere... rispose il signor Prchant in
tono ironico.
Ma la sua ironia fu vana col contadino. Fanche,
l'orecchio teso, ascoltava il sordo rumore del
treno che s'avvicinava.
Alla svolta della via apparvero i fanali rossi,
e la cupa massa del treno apparve distinta nella
notte ormai quasi completa. Come un'ombra gigantesca
dagli occhi sanguigni, la locomotiva si
avanzava, sbuffando, fremendo, e finalmente si
ferm nella piccola stazione.
Uno sportello solo sbatt, un gruppo confuso
s'agit nell' interno d'uno scompartimento di
prima classe...
Il vecchio Fanche fece qualche passo, e dal
canto suo il capostazione fece altrettanto, per
modo che si trovarono tutti e due nello stesso
momento davanti alle quattro persone in lutto
scese allora dal treno: due signore e due ragazzi,
verific rapidamente il signor Prchant, pur tendendo
l'orecchio.
Mi pare che prima di tutto convenga uscire
dalla stazione, Alice... vedremo fuori se c' qualcuno
della vostra famiglia ad aspettarci, disse
la pi piccola delle due signore, con uno spiccato
accento straniero.
S, non c' altro da fare, signorina Elson.
Voi venite coi ragazzi, io vado avanti per informarmi,
rispose una voce giovanile, ma stanca
e triste.
E la persona che cos parlava fece un passo
avanti. Ma il signor Prchant si accost, premuroso.
Scusate, signore: siete voi le persone attese
a Bred'Languest?
Per l'appunto! rispose la signorina Elson.
Potreste dirci se il signor di Regbrenz ci
ha mandato incontro qualcuno?
S: quello  il suo servitore,
disse Prchant additando Fanche che sembrava inchiodato
al suolo.
Mentre parlava, il signor Prchant cercava di
vedere il volto di colei che la sua compagna aveva
chiamata Alice; ma invano: l'illuminazione era
insufficiente, e la giovinetta teneva abbassato il
lungo velo di crespo. Egli dunque non pot vedere
lo sguardo stupefatto col quale essa avvolse
il vecchio cencioso... ma ud di nuovo la voce
pura e grave rivolgersi al contadino.
Siete mandato dal signor di Regbrenz?...
Bred'Languest  lontano di qui?
Ma Fanche sembrava affetto da mutismo, e i
suoi occhi spaventati non si staccavano dal viso
di Gaetano.
Fu il compiacente capostazione che riprese la
parola.
S, piuttosto lontano, signora... o signorina?...
Non ricevendo lo schiarimento in tal modo richiesto,
egli prosegu:
Vi ci vuole una vettura, assolutamente.. .
ma forse Fanche ne ha portata una. Rispondete,
compare: avete la vettura?
Gli scosse il braccio, e il vecchio sussult. Bisogn
che il signor Prchant gli ripetesse la domanda,
con un po' di collera questa volta.
S, s, ho quello che occorre, rispose alfine
Fanche, con voce esitante. Venite da questa
parte, signore e signori.
And avanti per il primo, senza pensare a prendere
la valigia dei viaggiatori. Ma c'era il signor
Prchant: premurosamente, s'impadron d'una
borsa e d'un rotolo d'ombrelli che port fino alla
vettura.
Al chiarore d'una lanterna tenuta da un facchino
della stazione, la signorina Elson vide
l'equipaggio che era loro riservato e, stupefatta,
involontariamente indietreggi.
Da quale rimessa preistorica usciva quell'antico
veicolo, sporco, deformato, orribile? Il mantice
mostrava numerosi strappi; la cassa sembrava
crivellata da colpi di baionetta; certe parti
erano tenute su con delle funi, e la solidit delle
ruote sembrava problematica.
E il cavallo tutto pelle e ossa, meschino, indescrivibile,
con la testa ostinatamente bassa!
La signorina Elson si domand con inquietudine
come quella bestia estenuata potrebbe trasportarli;
e la stessa domanda formul ad alta
voce il signor Prchant.
Oh, ce la caveremo! rispose pacificamente
Fanche, verificando la solidit di una di quelle
cordicelle che sostituivano in alcuni punti i finimenti
logorati.
Saverio, che l'arrivo aveva fatto svegliare, si
arrampic arditamente sul montatoio e si accomod
sui cuscini pieni di strappi. Lo segu Alice,
poi l'istitutrice; ma Gaetano rest fuori. Sembrava
che non potesse risolversi a salire in quel
misero equipaggio, e i suoi occhi pieni d'orrore
andavano dallo strano cocchiere e dal vecchio cavallo,
al mantice che sembrava sul punto di precipitare
sulla testa dei viaggiatori.
Andiamo, Gaetano! disse dolcemente Alice,
che indovin quel che passava nell'animo di
suo fratello.
No, no! mormor sordamente Gaetano
indietreggiando di un passo.
Ma incontr lo sguardo teneramente imperioso
di sua sorella, e, lentamente, si avvicin alla carrozza,
sal, si accomod sul sedile anteriore che
scricchiol un po' sotto di lui.
Fanche era salito a cassetta e teneva gi le redini
in mano.
E i nostri bagagli? esclam l'istitutrice.
Ah, ci sono bagagli! brontol Fanche
grattandosi il capo.
Ne abbiamo bisogno stasera! disse la signorina
Elson che si vedeva gi privata dei numerosi
oggetti necessari alle sue comodit.
Non abbiate timore, signora, li avrete,
si affrett a dire il signor Prchant. Conosco
un fattore che deve andare dalle parti del castello,
e di certo ve li porter.
La signorina Elson ringrazi calorosamente;
il capostazione fece un profondo saluto, e il veicolo
si mise in moto, con uno sgradevole frastuono
di ferri scossi.
Chi sono costoro? mormor il signor Prchant
tornandosene nel suo ufficio. Hanno
modi da principesse, parola d'onore, e in verit
fanno una strana figura in quel legno. Sarei curioso
di sapere quel che vanno a fare a Bred'Languest.
E rimase a lungo perplesso, col capo tra le
mani, studiando, senza risolverlo, quell'enigma
interessante.
...
.
...
4.
...
.
...
L'ombra invadeva la strada larga e ben tenuta
sulla quale si trascinava a stento il misero equipaggio.
In quell'oscurit, l'occhio distingueva ancora
vagamente campi, alberi ricurvi dalle forme strane.
L'aria viva e fresca, satura di profumi agresti,
sferzava il viso dei viaggiatori e raffrescava la
testa scottante di Alice che, affranta dalla commozione
della partenza e da quell'arrivo malinconico,
si appoggiava sui vecchi cuscini che esalavano tanfo di muffa.
La signorina Elson si assopiva a poco a poco:
Saverio dormiva col capo sulle ginocchia dell'istitutrice,
e Gaetano teneva gli occhi chiusi...
Nessuno turbava il pensieri angosciosi, le acute
preoccupazioni che martellavano l'immaginazione
di Alice, pi che mai ora che la meta temuta
era prossima.
Che tipo era dunque quell'avo che non aveva
saputo trovare, per mandare incontro ai nipoti,
altro che quel contadino rimbambito e vestito
come un mendicante?
Non aveva dunque idea degli scoraggiamenti
profondi che invadono un'anima di sedici anni
alle prese col dolore? Non indovinava la dolcezza
di un po' di simpatia per quella povera anima
ansiosa? No, nulla di tutto questo. Solo la fredda
indifferenza, ben prevista, purtroppo, dopo le
sue missive!
Allora, eterna domanda, perch egli chiedeva
di essere loro tutore?
La notte era ormai completa, e in cielo scintillavano
le prime stelle. L'aria, pi viva, recava
qualche effluvio marino. Attraverso un sipario
d'alberi alcune luci brillavano, appariva qualche
casa. Era Sgastel.
Il veicolo prese subito per un sentiero ineguale
fiancheggiato da siepi...
Alice, presentendo che la meta si avvicinava,
congiunse le mani, alzando gli occhi al cielo.
Mio Dio, datemi un po' di coraggio!... Voi
siete il mio solo sostegno! Aiutatemi, mio Dio!
E, come sempre dopo simili preghiere, la giovinetta,
fortificata e acquietata, sent rinascere
la fiducia. Si sporse per vedere quello che c'era
fuori, ma da ambo i lati non si distingueva che
una massa cupa che sembrava un bosco...
A un tratto il veicolo svolt, e parve ad Alice
che avesse varcato una porta e si trovasse in un
cortile, senza dubbio vastissimo, poich il ronzino
impieg un certo tempo per arrivare alla
casa che s'indovinava nell'ombra. Nessuna luce
alle finestre, nessun rumore che indicasse la presenza
di qualche persona.
Fanche aveva fermato il cavallo e attendeva,
immobile come un dio termine...
La signorina Elson sussult e si svegli, i fanciulli
aprirono gli occhi, e Alice stava finalmente
per interrogare quel bizzarro conduttore, quando
una striscia di luce scivol sotto la porta che si
apr stridendo, e sulla porta apparve una donna
di alta statura, dietro la quale una contadina in
larga cuffia bianca teneva sollevata una lanterna.
A quella luce viva Alice vide colei della quale
indovinava il nome.
Poteva distinguere tutti i lineamenti di quel
volto appassito, che conservava nondimeno una
certa bellezza sdegnosa, e quella capigliatura di
un magnifico biondo, tanto simile alla chioma
della signora di Szannek; ma soprattutto gli
occhi, fulgidi e imperiosi, in cui sembrava agitarsi
un mondo di pensieri misteriosi e contristanti.
Dal canto suo, colei che evidentemente
era Giorgina di Regbrenz, vedova Orzai, si era
fermata e squadrava la giovinetta sulla quale la
luce veniva proiettata.
Alice, che si sporgeva dal finestrino, aveva sollevato
il velo, e la sua giovine testa tanto bella
appariva in modo ben distinto.
Un'espressione singolare pass come un lampo
nello sguardo di Giorgina... ma riacquistando
subito la sua presenza di spirito, ella scese lentamente
la gradinata dagli scalini sconnessi.
Alice dovette fare un violento sforzo sopra se
stessa per non indietreggiare. Se le si fosse avvicinato
un serpente, non le avrebbe ispirato maggior
ripulsione di quella donna che aveva fatto
soffrire sua madre.
Scendete dunque, ragazzi, disse una voce
soave, dalle inflessioni incantevoli. Il nostro
vecchio Fanche non pensava a farvi gli onori di
casa, ma per fortuna io ho sentito la vettura.
Sono la vostra zia Giorgina.
Parlando, apriva lo sportello e tendeva la
mano ad Alice. Questa vi pos la sua tutta tremante
e ghiacciata, e salt gi.
Ecco Saverio, m'immagino? disse la signora
Orzai, ricevendo dalle mani della signorina
Elson il bambino quasi addormentato.
E questo  Gaetano?
La fantesca, scesa dietro la padrona, aveva diretto
il raggio della lanterna sul piccolo gruppo,
e Gaetano apparve in piena luce. Era sveglio
bene, lui, e squadrava con occhio altero quella
parente sconosciuta.
Giorgina divenne pallidissima e le sue mani
tremanti si affrettarono a posare a terra il piccolo
Saverio.
Entriamo; disse brevemente, volgendo il
capo Matteina ci far lume, poi torner a
prendere le vostre valigie.
Ma c' anche la signorina Elson, fece
osservare timidamente Alice.
Oh,  vero! Dimenticavo la vostra istitutrice,
disse Giorgina in tono asciutto, voltandosi
a met verso la vettura nella quale la signorina
Elson radunava involti e involtini.
Ma vedendo comparire l'istitutrice corretta e
distinta, essa cambi contegno e le rivolse una
frase accogliente abbastanza gentile. Ci fatto,
mettendosi alla testa del corteo, risal la gradinata
e s'avvi, dietro la serva, per un corridoio
lunghissimo. Matteina apr una porta e si fece
da parte per lasciar passare Giorgina e i nuovi
arrivati.
Alice vide una sala di proporzioni grandiose
e, accanto al camino vuoto, due poltrone occupate
da un uomo e da una donna. Sotto la scarsa
luce d'un piccolo lume quelle persone sonnecchiavano
e non fecero moto all'ingresso dei viaggiatori...
Ma Giorgina and verso loro e, scotendo
senza cerimonie le poltrone, disse:
Padre mio, ecco Alice di Szannek e i suoi
fratelli.
I due vecchi alzarono prontamente il capo. Alice,
avanzandosi, incontr uno sguardo incosciente,
un po' timoroso: vide un piccolo volto solcato
di rughe, alcune ciocche di capelli bianchi che
sbucavano dalla cuffietta di tulle nero sgualcito
e diventato quasi verdognolo. Spontaneamente si
chin per baciare quella fronte rugosa, mormorando:
Nonna.
La vecchia signora ebbe un leggero sussulto;
la sua fisonomia espresse subito una sorpresa mista
d'angoscia. Ma una mano brusca afferr il
vestito di Alice costringendola a voltarsi, e allora
ella vide il nonno.
Questi la scrutava con gli occhi profondamente
incavati nell'orbita, sormontati da folte sopracciglia
bianche; e Alice ebbe un piccolo brivido
incontrando quello sguardo pieno di curiosit
ostile. D'altronde, chi non avrebbe provato un
sentimento penoso davanti a quel volto sogghignante
come quello d'uno scheletro, chiazzato di
macchie rosse e ornato d'una barba ispida che
si allargava in disordine sopra un misero vestito?
Alice avrebbe voluto indietreggiare, ma la
mano scarna la teneva saldamente.
Vi dispiace, eh, lasciare Parigi? disse
una voce rauca improntata di malevola ironia.
Oh, s! mormor sinceramente la povera
Alice in uno slancio che non riusc a dominare.
Un risolino secco rison. Il nonno aveva lasciato
la veste di Alice e si fregava le mani con
soddisfazione.
Ah, ah!  peccato, infatti!... Parigi! Non
sognano che quello, le teste pazze! Senti, Gina,
le rincresce di venir qui!
Senza rispondere, Giorgina si volse e, afferrando
per le spalle i bimbi che si erano avvicinati,
li spinse verso il vecchio.
Ecco Gaetano e Saverio, babbo.
Ah, i ragazzi! Avvicinatevi di pi. Tu, il
pi piccino, somigli... uhm, uhm!
Toss fragorosamente, e tirando fuori un vecchio
fazzoletto a righe gialle l'agit, come per
scacciare una mosca importuna.
E tu, il maggiore, vediamo...
Le parole gli si strozzarono in gola.
Un po' chinato in avanti, con gli occhi fissi,
guardava Gaetano che stava dinanzi a lui con la
testa orgogliosamente eretta.
 un Regbrenz, vero, babbo? disse la voce
calma della signora Orzai.
Si era un po' piegata sulla poltrona del padre
e guardava anche lei il ragazzo. '
S, assolutamente, rispose alfine il conte
con voce alterata. Ha i capelli dello stesso
biondo dei tuoi, Gina, e gli occhi di... di...
S'interruppe balbettando e si pass la mano
sulla fronte.
Gli occhi di Ivo, concluse Giorgina calmissima.
Andiamo, ragazzi, venite a mangiare
qualche cosa, perch noi abbiamo gi finito.
Prima, per, signorina Elson, lasciate che
vi presenti ai miei genitori.
Non si poteva negare che avesse i modi e la
elegante disinvoltura d'una signora della buona
societ. La bella figura, un po' formosa, le dava
un aspetto sommamente maestoso, aumentato ancora
dal piccolo strascico del vestito di velluto
ammaccato e sgualcito. I suoi movimenti avevano
una grazia notevole e la sua voce (Alice lo sentiva
di nuovo) era una musica. Pi giovine, quella
donna doveva aver posseduto un fascino avvincente
di cui rimanevano inconfutabili tracce.
Venite, ragazzi! ella ripet, vedendo che
Alice e Gaetano non si movevano.
Ma essi guardavano la signora di Regbrenz.
Nel momento in cui Gaetano era apparso sotto
il chiarore del piccolo lume, un sussulto aveva di
nuovo agitato il magro corpo avvolto in una vecchia
vestaglia, e l'avola si era chinata per veder
meglio il viso del fanciullo. La sua mano si pos
a un tratto sul braccio di Gaetano, mentre essa
balbettava:
Gae...tana.
Giorgina si volse bruscamente. Un bagliore
strano pass nel suo sguardo, e la sua voce, molto
meno dolce questa volta, disse con impazienza:
S,  Gaetano di Szannek. Ma lasciatelo,
mamma; gl'impedite di venire a pranzo.
La piccola mano raggrinzita si stacc dal braccio
del fanciullo, e di nuovo la signora di Regbrenz
si sprofond nella poltrona; ma tremava
violentemente e i suoi occhi un po' smarriti seguirono
i tre ragazzi fino a quando furono usciti
dal salotto.
Un corridoio gocciolante d'umidit conduceva
alla cucina, locale immenso il cui impiantito
sconnesso offriva larghi crepacci propizi per le
storte. Un lumicino gettava la sua fioca luce sulla
tavola massiccia davanti alla quale Fanche si
ristorava, con gran rumore di mascelle. Seduta
all'angolo del grande focolare in cui stavano
spengendosi alcuni ceppi, la fantesca filava accuratamente.
Servi, Matteina, disse in tono breve la
signora Orzai, passando.
Essa apr una porta laterale e condusse l'istitutrice
e i suoi allievi in una grande sala lunga,
adorna d'intagli di legno scuro. Alcune sedie di
paglia erano disposte intorno alla tavola di legno
comune che occupava il centro, e una pesante
credenza, che dai vetri rotti lasciava vedere i
ripiani vuoti, completava il sommario arredamento.
L, Alice e i suoi fratelli fecero il primo pasto
sotto il tetto dei Regbrenz. Un magro lumicino
rischiarava quel pasto frugalissimo, servito dalla
serva bretone il cui sguardo brillante impressionava
Alice in modo strano. Su quella donna,
che sembrava nella pienezza dell'et, si erano riversate
tutte le disgrazie: il suo magro corpo
appariva stranamente deformato e contorto; una
mano aveva due dita soltanto, e il viso era tutto
butterato.
Ma gli occhi avevano un'acutezza strana. Scrutatori
e ardenti, andavano dall'uno all'altro dei
ragazzi, soffermandosi pi a lungo su Gaetano e
accendendosi allora d'una forte commozione.
Finalmente quel pasto termin, con sollievo di
tutti. Giorgina, che aveva scambiato poche e comuni
parole con la signorina Elson, si alz, e
di nuovo precedette i viaggiatori nel corridoio.
Giunta in fondo, volt a destra, apr un uscio
e li fece salire per una scala a chiocciola i cui
muri, una volta dipinti, ora mostravano enormi
crepacci.
Siete alloggiati nella torre di San Conan,
e il vostro quartierino  del tutto indipendente,
disse, nel salire, la signora Orzai. Nonostante
l'apparenza, le stanze qui sono poco numerose,
perch l'ala sinistra, che cade in rovina,
ormai  disabitata.
Un angusto pianerottolo metteva in un salottino
nudo sul quale si aprivano due stanze vastissime;
una terza porta conduceva, per mezzo
di un andito, a due altre stanze, anche quelle di
ampie dimensioni. Ma tutto quanto Alice aveva
immaginato era sorpassato dallo squallore di
quella dimora: i vecchi letti1 di ferro, uno di legno
tarlato per la signorina Elson, alcuni tavolini,
armadi e sedie, tutto in uno stato da far
piet... parati logori, accomodati alla meglio;
le assi del pavimento sconnesse, e i soffitti a travicelli
d'un colore indefinibile... tali erano quelle
camere davanti alle quali i domestici parigini
di Alice avrebbero protestato con orrore.
Vi aggiusterete a modo vostro, disse tranquillamente
Giorgina, mettendo il lume su di
una tavola. Credo che riceveremo fra poco i
vostri mobili di Parigi, e ne profitteremo. Queste
stanze sono state per molto tempo abbandonate,
e i mobili furono venduti. Che avete, piccino?
Queste parole erano rivolte a Gaetano che si
era avvicinato alla finestra e tendeva l'orecchio
a un suono grave, quasi un lento muggito misto
al soffio del vento che si sollevava.
Questo rumore... che cos'? domand il
fanciullo.
 il mare... di giorno lo vedrete perfettamente
di qui.
Bene; mi piace tanto! esclam Alice.
Ah, vi piace! Io l'odio, disse Giorgina
in tono breve. Buona notte, signorina, buona
notte, ragazzi. Matteina dorme sopra voialtri, e
in caso di bisogno potrete chiamarla.
Salut leggermente la signorina Elson, fece un
gesto collettivo rivolto ai ragazzi, e usc.
L'istitutrice si lasci cadere sopra un vecchio
divano che lasciava sfuggire l'imbottitura da parecchi
strappi. Sembrava accasciata, meno dalla
stanchezza del viaggio che dallo scoramento estremo
provato nel vedere quella bizzarra e povera
dimora.
Alice, sapendo quanto l'istitutrice ambisse alle
comodit, cap ci che avveniva in lei.
Mia cara signorina Elson, come mi rincresce
di avervi condotta qui! disse, avvicinandosi a
lei e stendendole la mano.
L'istitutrice s'alz con vivacit.
Via, cara piccina, che state dicendo! Anzi,
sono pi che mai soddisfatta d'avervi accompagnati,
perch... ehm!... Infine, non abbiate timore,
io non rimpiango nulla. Scegliamo le nostre
camere e andiamo presto a letto, ragazzi.
Si era alzata, simulando un buon umore che
era ben lungi da lei.
Alice la segu per le stanze, e poco dopo tutto
era pronto perch i ragazzi si coricassero...
Mentre la signorina Elson cominciava a spogliare
delicatamente Saverio che si era addormentato
su una poltrona, la giovinetta, and a
raggiungere Gaetano rimasto in un'altra stanza.
Il ragazzo aveva aperto la finestra e, col gomiti
appoggiati al davanzale offriva il viso al
vento freschissimo, che recava gli odori agresti
frammisti agli effluvi marini; ma i suoi occhi, invece
di levarsi verso il cielo cupo, si addentravano
nella notte profonda, e il suo respiro accelerato
tradiva una forte commozione.
Vieni a coricarti, Gaetano, disse Alice,
mettendogli una mano sulla spalla.
Egli non si mosse, ma sussurr, cos piano che
la sorella lo ud appena:
No, non rester qui i...  troppo meschino,
troppo brutto. Voglio andar via.
Un doloroso sospiro sal alle labbra di Alice.
Oh, si, come tutto pareva misero in quella casa!...
E non solo dal punto di vista materiale.
Quella nonna ebete, quell'avolo ironico e bizzarro,
l'enigmatica Giorgina... s, tutto era triste
e sconfortante! Ma essa non doveva lasciarlo capire
al fanciullo pronto a ribellarsi.
Presto tutto cambier, vedrai! disse, baciando
con tenerezza la fronte gelida che non si
piegava verso lei. Ma vieni, dunque! Tu prenderai
freddo... vieni a vedere come abbiamo gi
un po' sistemato la camera che condividerai con
Saverio.
Nonostante la resistenza ch'egli le opponeva,
lo prese per la mano e lo trascin.
Egli mormorava in tono cupo:
Me ne voglio andare!... Non rester qui...
no. Alice!
E tuttavia, mezz'ora pi tardi dormiva saporitamente
nel vecchio letto.
Alice, stanca morta, entr finalmente nella camera
che doveva essere la sua: uno stanzone tappezzato
d'una stoffa verdastra rosicchiata dai
topi.
La voce profonda del mare, il soffio del vento,
si univano in un grave duetto: ninna-nanna dal
ritmo maestoso che in breve riusc ad addormentare
la fanciulla, a dispetto del duro saccone di
paglia, delle rozze lenzuola di tela grossolana,
e, soprattutto, delle gravi preoccupazioni del suo
giovine cuore.
...
.
...
5.
...
.
...
La grigia Bretagna si mette in gala per ricevervi!
Guardate che cielo puro e che bel sole,
Alice!
La signorina Elson diceva queste parole entrando
nella camera della sua allieva.
Alice si slanci verso la finestra e, aprendola,
gett uno sguardo fuori.
Com' bello! mormor.
Laggi, in un orizzonte azzurrino, il sole, un
dolce sole d'autunno, si levava sopra un' immensa
distesa d'un celeste pallido a riflessi d'argento.
Radioso e sereno, il mare s'increspava leggermente
e si accendeva di bagliori d'oro chiaro...
In quell'azzurra fantasmagoria, gettavano la loro
nota cupa alcuni scogli dalle forme bizzarre, ricordo
e predizione delle spaventevoli collere alle
quali era assuefatto quell'oceano incantatore. Un
po' a sinistra, proprio sulla punta di un piccolo
promontorio roccioso pieno di minuscole cavit,
sorgeva una casetta bassa, nera e tozza. Pi vicino
era il parco del castello, magra boscaglia le
cui foglie rossastre cospargevano il suolo uniformemente
invaso da un' intensa vegetazione parassita
che aveva finito col sopprimere ogni traccia di sentiero.
Sporgendo un po' la testa, Alice scorse, pi in
prossimit del castello, alcune aiuole in cui regnavano
da sovrane le piante selvatiche. Il resto
era un uniforme tappeto d'erba grigiognola che
non aveva risparmiato nemmeno le pietre del cortile
d'onore.
Ivi si scorgeva una vasta gradinata, sgretolata
e verdeggiante di muffa, che portava al pianterreno
del corpo di fabbrica centrale; Le finestre
erano chiuse da persiane sconquassate, d'una tinta
indefinibile; ma quelle del primo piano, che
davano su una galleria di pietra parecchio rovinata,
mostravano i vetri opachi per uno strato
di polvere.
Su quel corpo di fabbrica sporgevano in aggetto
due brevi ali, terminate ciascuna da una
grossa torre rotonda. Una di queste torri, che
racchiudeva il quartierino assegnato ai ragazzi
Szannek, sembrava in un discreto stato di conservazione,
come l'ala di cui faceva parte; ma
non era cos del lato opposto. La rovina aveva
irreparabilmente raggiunto le nobili mura, sgretolando
le pietre, scavandovi larghe ferite mezzo
nascoste dall'edera.
E quell'edera protettrice si stendeva come
un'austera cortina dinanzi alle finestre spalancate
divenute domicilio degli uccelli, raggiungeva
i merli spezzati, quasi sepolti sotto quella valanga
di verde, ricadeva mollemente per lasciarsi cullare
dal soffio della brezza mattutina. Su tanta
decrepitezza, il sole dardeggiava i suoi magici
bagliori, dando alle vecchie muraglie maravigliosi
toni d'un bruno dorato e avvolgendo la
torre nera e crollante d'una luce soave come una carezza.
 triste... eppur tanto bello! disse Alice
mestamente. Senza dubbio la mia povera
mamma si  aggirata spesso qui, e forse anche
lei aveva la sua camera in questa torre. Ma come
tutto ha l'aspetto povero e trasandato! I miei
nonni devono essere in condizioni ben ristrette
per lasciare la loro casa in un simile stato!
Secondo le informazioni prese, sono del
tutto rovinati. Via, non state esposta a quest'aria
viva a cui non siete avvezza, cara, e finite di
vestirvi perch possiamo andare in cerca d'un
po' di colazione! Non si vede e non si sente nulla
in questa strana dimora, nonostante l'ora inoltrata.
Saverio bussava in quel momento alla porta di
sua sorella domandando quando andrebbero a vedere
il mare.
La signorina Elson si decise a scendere con
lui per trovar qualcuno a cui parlare, mentre
Alice terminava di vestirsi.
Un quarto d'ora pi tardi, la giovinetta e Gaetano,
dopo qualche esitazione attraverso i lunghi
corridoi, entravano nella sala dove avevano pranzato la sera prima.
La signorina Elson e Saverio erano seduti e
avevano davanti tazze di grossolana terraglia che
Matteina empiva di latte caldo. All'entrare di
Alice e di suo fratello, la bretone si volt e fiss
su quest'ultimo un lungo sguardo commosso.
Diede loro il buongiorno con voce un po' tremante
e li serv alla loro volta; poi si ritir.
Quella sala da pranzo era davvero poco attraente,
con le strette e alte finestre dai vetri
scuri, il meschino arredamento, le pareti ricoperte
di una brutta tinta scrostata. L'istitutrice
e i suoi allievi si affrettarono a buttar gi
la colazione per ritrovare aria e luce.
Andiamo a vedere il mare, disse la voce
chiara di Saverio quando si alzarono da tavola.
Fra un momento, caro, rispose l'istitutrice
scotendo le briciole attaccate al suo vestito.
Ora finir di mettere in ordine su, e poi vi
accompagner, se pure... Il parco  sicuro per
dei ragazzi? chiese a Matteina che entrava.
Oh, sicurissimo, signora!  tutto cintato,
e in fondo in fondo c' una terrazza che lo chiude
dalla parte del mare.
Se cos , Alice, potete condurvi i vostri
fratellini. Io vi raggiunger appena possibile.
Passate di qui, signorini, disse Matteina
precedendoli.
Attravers un corridoio, e in fondo a un piccolo
passaggio trasversale apr una porticina che
dava sul cortile. Alice e i suoi fratelli uscirono
e la serva fece alcuni passi dietro a loro.
Questo  il salotto dove entraste ieri,
disse, indicando il pianterreno della torre di San
Conan.
Da una piccola porta a vetri, infatti, si distingueva
l'ampia sala che a quell'ora sembrava deserta.
... Accanto c' la camera del padrone, quindi
una pi piccola che  quella della padrona.
La signora Orzai sta al primo piano.
E qui? domand Alice, additando il
corpo principale e l'ala sinistra.
Qui tutto cade in rovina, e non  ormai pi
abitabile. L c'erano... e col dito accennava
alla balaustrata del cortile d'onore delle sale
magnifiche, dove due secoli fa i conti di Regbrenz
davano feste di cui si parlava in tutta la Bretagna.
E poi, il castello fu saccheggiato sul finir
del secolo diciottesimo, e i suoi proprietari
non vi tornarono pi fino al giorno in cui il
conte Ervino, vostro nonno, si trov costretto a
riprendervi dimora. Soltanto l'ala destra era
stata quasi risparmiata, e l si sistemarono tutti,
loro che erano avvezzi al lusso e alle feste!
Scosse malinconicamente il capo gettando uno
sguardo attristato verso i fabbricati malfermi
dell'ala sinistra.
Fra poco quella parte se ne andr completamente,
e gi la torre della contessa Anna 
molto pericolosa.
Ella accennava alla grossa torre, d'aspetto arcigno
nonostante il crollo che la minacciava.
Se un giorno o l'altro capitasse una disgrazia,
non me ne maraviglierei punto, mormor
con voce alterata. Non sarebbe la prima. 
cattiva quella torre, signorina: non vi ci avvicinate
mai.
Uno strano turbamento trasformava il volto di
Matteina. Ella si volt per tornare in casa, ma
Alice le pos una mano sul braccio.
Ditemi, Matteina:  molto tempo che siete al servizio dei miei nonni?
Da quando io sono al mondo, si pu dire,
signorina. Mio padre era uno dei fattori del signor
di Regbrenz, ed io fui messa fin da piccina al loro servizio.
Dunque, avete conosciuto mia madre?
Un fremito scosse la fantesca, che mormor congiungendo le mani:
Se l'ho conosciuta! Era la mia sorella di latte...
Oh, che gioia! esclam Alice raggiante,
afferrando la mano callosa della contadina.
Potr dunque parlarvi di lei, conoscere la vita
che faceva qui...
Signorina, signorina! balbett la serva,
la cui fisonomia esprimeva un doloroso sconvolgimento.
Perch siete venuta qui? Perch...-
S'interruppe bruscamente. Si sentiva al piano
di sopra il lieve rumore di una finestra che s'apriva.
Matteina si mise un dito sulle labbra e torn
indietro precipitosamente.
Ebbene, che fate cost, Alice? disse una
voce dolce che fece correre un fremito sotto l'epidermide
della giovinetta.
Questa rimaneva tutta stupita della brusca
scomparsa di Matteina. Riprendendo un po' di
padronanza di s, fece qualche passo avanti e,
alzato il capo, vide a una finestra la signora
Orzai in vestaglia chiara ornata di trine.
Buon giorno, signora! essa balbett, non
riuscendo a farsi uscir dalle labbra la parola zia.
Buon giorno, cara piccina. Perch restate l
ferma? I fratelli s'impazientiscono. Andate dunque
a far conoscenza col parco.
La voce di Giorgina conservava il suo suono
vellutato e il suo fascino, ma era facile distinguere
nell'intonazione una certa aridit imperiosa.
Alice obbed all'invito andando a raggiungere
i suoi fratelli che erano entrati nel parco.
Viali e sentieri erano spariti, e il piede calpestava
un tappeto erboso sul quale i rovi s'intricavano
a loro agio. Intorno ai fanciulli le
foglie rossastre e d'un pallido giallo svolazzavano,
per venire ad aggiungersi allo strato secco
che i passi facevano scricchiolare. I giovani viandanti
urtavano ad ogni istante in ceppi d'alberi
dissimulati da quelle foglie: erano i soli avanzi
degli alberi maestosi che avevano senza dubbio
ornato quel parco e che erano stati soppressi,
rasi al suolo senza piet... probabilmente quando
i Regbrenz s'erano trovati privi di mezzi.
La brezza giungeva pi forte, esalando un acuto
odore marino: attraverso i gracili tronchi
s'intravedeva un orizzonte turchino tutto raggiante
di luce bionda.
Gaetano si precipit, e con voce vibrante grid
allegramente:
Alice, il mare!
In pochi passi rapidi la fanciulla fu sopra una
terrazza recinta da una balaustrata di pietra, coperta
di licheni. Nel suo tranquillo e radioso
splendore, il mare si stendeva dinanzi a lei...
Piena di ammirazione, ella si appoggi alla
balaustrata, per contemplarlo. Senza dubbio era
il sangue degli antichi Regbrenz, corsari del vecchio
passato, arditi marinari dei secoli successivi,
che s'agitava nelle vene della loro discendente
alla vista dell'elemento fiero e terribile,
loro idolo divoratore! Erano numerosi quelli della
sua famiglia che avevano trovato sepoltura nelle
glauche profondit misteriose... ma i loro figli
non ne avevano amato che pi ardentemente
quell'oceano omicida, onorando in lui l'immenso
e mobile sudario, tomba gloriosa degli avi.
Nella potente impressione risentita da Alice,
vi era come una rivelazione di quella passione ardente,
dell'invincibile fascino che incatenava i
suoi antenati al terribile ammaliatore.
Alice!
Ella si volse bruscamente. Vicino a lei stava
Gaetano, assorto nella stessa, contemplazione. Ma
Saverio?... Gi stretta dalla paura, ella fece qualche
passo e scorse il bambino su un piccolo pendio
che guidava a un uscio praticato alla base
della terrazza.
Che fai, Saverio? Risali subito!
No; voglio andare a vedere il mare da vicino.
C' un uscio, l... disse il piccino in
tono piagnucoloso.
Non abbiamo il permesso di aprirlo. E poi,
non deve esserci la chiave.
Scendendo a sua volta, ella si avvicin all'uscio
e vide nella serratura arrugginita un'enorme
chiave. Con sua grande sorpresa la fece girare
facilmente e socchiuse il battente. Di l da quella
porta c'era una piccola spiaggia di sabbia fina,
verso la quale la marea che montava mandava le
sue onde corte e spumose.
Vedremo pi tardi, se la signorina Elson ci
permette di uscire un poco, disse Alice respingendo
dolcemente suo fratello che cercava
d'insinuarsi attraverso l'apertura. E saliamo
presso Gaetano e aspettiamo.
Saverio fece il broncio e si mise a piangere,
ma, senza parere di accorgersene, Alice lo prese
per mano per ritornare sulla terrazza. Gaetano
non aveva cambiato posizione: sempre appoggiato
alla pietra ammuffita, fissava lo sguardo
sull'immensit scintillante. Alice si ferm a distanza
di qualche passo, colpita dalla somiglianza,
pi accentuata ancora in quel momento, di
quel fiero e bel visino con quello della signora di
Szannek. Quell'espressione di meditazione ardente
l'aveva vista spesso sulla fisonomia di sua
madre; quell'atteggiamento contemplativo era
familiare alla giovine donna quando le era ancora
possibile alzarsi dal letto.
Una lucertola che fuggiva verso il suo rifugio
attrasse l'attenzione di Saverio, che si mise pazientemente
a cercarla fra i licheni e i muschi.
Alice and a sedersi sopra una vecchia panchina
di pietra, all'angolo della terrazza: pur sorvegliando
suo fratello, poteva cos vedere il mare.
Ma un enigma la tormentava fin dal momento
in cui Matteina era scappata cos rapidamente.
Che aveva voluto dirle con quell'accento di rimprovero
per esser ella venuta a Bred'Languest?
Oppure era quella l'espressione d'un timore misterioso?
E il silenzio di tutti riguardo a sua madre?
La domestica stessa, che evidentemente ne
aveva serbato un ricordo vivissimo, non ne parlava
per la prima e manifestava un turbamento
inesplicabile sentendo evocare il passato. Era
proibito, dunque, a Bred'Languest, di pronunziare
il nome di Gaetana di Szannek? E si doveva
arguirne che quei genitori avessero negato
il perdono alla figliuola morta?
No, quella era una supposizione orribile, ingiuriosa
verso i nonni e incompatibile con la presenza
al castello dei figli della signora di Szannek.
Per metter fine a tale incertezza, Alice pens
che il mezzo pi semplice era quello di parlar di
sua madre lei per la prima; dal modo con cui
verrebbe accolto quel primo passo avrebbe potuto
conoscere i sentimenti degli abitatori di
Bred'Languest.
In mezzo a queste riflessioni essa alz il capo
e guard macchinalmente nella direzione del piccolo
promontorio. Un uomo usciva appunto dalla
casetta nera, dirigendosi di passo lento verso una
piccola insenatura dove dondolava una barca munita
di un albero. A quella distanza non si poteva
distinguere il viso dell'individuo, che portava
d'altronde un largo cappello calato sugli
occhi.
Era d'alta statura e sembrava mal vestito. Raggiunta
la barca vi salt dentro, e afferrati i remi
si allontan lentamente. Vogava senza meta sul
mare, disegnando curve graziose, ora avvicinandosi
a terra, poco dopo trasformandosi in un
grosso punto nero all'orizzonte... alla fine scomparve
dietro le enormi scogliere che orlavano il
litorale.
Gaetano, che non l'aveva perso d'occhio, si
volse a sua sorella.
Vorrei saper remare per andare a zonzo
cos, disse con un lampo di ardente desiderio
nei begli occhi grigi. Imparer, di', Alice?
S, s, certo, ella rispose, lieta di vederlo
attratto da qualche cosa. Avrai qui tutto
quanto ci vuole per divenire forte e vigoroso...
il che non dovr farti dimenticare lo studio,
Gaetano mio.
Subito la fisonomia del fanciullo si trasform;
la fronte profondamente aggrottata e lo sguardo
duro, egli rispose brevemente:
Non studier pi. Giacch mi avete costretto
a venir qui, non voglio pi occuparmi di studi.
Diventer un contadino.
E non era una semplice smargiassata da fanciullo
imbronciato!... La fiera risoluzione che
brillava negli occhi di Gaetano lo mostrava chiaramente.
In quello sguardo si leggeva la minaccia
di fiere lotte da sostenersi contro tanta caparbia
volont... ma per il momento Alice stim
prudente lasciar cadere la discussione; avrebbe
tempo di riprenderla fra qualche giorno, quando
si doveva ordinare quella nuova vita.
L'arrivo della signorina Elson venne fortunatamente
a mutare il corso delle idee di Gaetano.
Seguendo l'istitutrice, i ragazzi scesero sulla piccola
spiaggia e si accinsero a esplorare gli scogli
sotto la guida della sorella.
Per qualche momento Alice dimentic le sue
preoccupazioni e ritorn bambina, imitando Gaetano
che saltava di roccia in roccia senza pi
pensare ai fieri propositi di poco prima.
Il fanciullo raggiunse cos il piccolo promontorio
e la casetta tozza, abbronzata dai continui
spruzzi del mare, screpolata sotto l'assalto delle
furiose tempeste. Gett uno sguardo attraverso
il vetro sudicio, coperto internamente da spesse
ragnatele, e, non discernendo nulla, alz senza
cerimonie la sbarra, della porta.
La casetta si componeva di una sola stanza:
il suolo era di terra battuta, il soffitto sostenuto
da travi affumicate, e sulle pareti, nere di sporcizia,
ricadevano i drappeggi grigi e tenui tessuti
da laboriosi ragni. Nel focolare primitivo
di faccia alla porta, si levava un mucchio di cenere
e di detriti carbonizzati. Una tavola, di legno
grezzo, alcune misere sedie spagliate, un armadietto
di quercia dalle sculture ingenue e leggiadre,
una specie di letto di assi guarnito di
alghe e coperto di una stoffa grossolana, tale era
l'arredamento di quell'abituro. Alcuni ordigni
pescherecci pendevano dalle pareti, come pure
due carabine eleganti, fuori di posto in mezzo a
tanta miseria.
Gaetano! esclam Alice che giungeva con
Saverio. Che fai qui?
Guardo... ma non c' nulla da vedere,
disse il ragazzo sdegnosamente. Chi pu abitare
in una casa tanto brutta?
Mio povero Gaetano, tu non hai idea della
miseria! Quanta gente ha. delle case peggiori di
questa! Qui almeno c' aria quanta se ne vuole,
una vista impareggiabile, muri abbastanza spessi
per proteggere dal freddo e dal caldo. Senza
dubbio  la casa d'un pescatore... Saverio, vuoi
lasciare stare?
Il ragazzo, fedele al suo carattere inquisitore,
aveva aperto l'armadio. Esso racchiudeva un certo
numero di bottiglie contenenti diversi liquidi
dalle svariate sfumature, con cartellini portanti
queste parole: vermouth, assenzio, cognac... A
lato si vedeva un bicchiere, un pane scuro sbocconcellato,
un grosso pezzo di lardo e alcuni libri,
Andiamo, richiudi cost! disse severamente
Alice avanzandosi verso suo fratello.
Sei proprio troppo curioso, Saverio! E un difetto
bruttissimo del quale devi correggerti presto.
Intanto ella spingeva il battente dell'armadio;
ma un libro, certamente posato sull'orlo, cadde
in terra. La ragazza si chin per raccattarlo, e
macchinalmente guard il titolo...
Con un gesto d'orrore sprezzante essa rimise
precipitosamente il libro sull'asse. Si ricordava
d'aver udito suo padre stigmatizzare l'autore
empio e degradato di quell'opera il cui solo contatto
le produceva l'effetto di un ferro rovente.
Riconducendo i fratelli verso l'istitutrice, le
venne l'idea che Gaetano potrebbe facilmente, un
giorno o l'altro, tornare in quella dimora, spesso
deserta, senza dubbio, se il proprietario era pescatore.
Per poco che uno di quei volumi restasse
sulla tavola, il fanciullo lo aprirebbe per
curiosit, leggerebbe certamente, perch la lettura
per lui era una passione... leggerebbe quelle
opere infami, e il veleno s'infiltrerebbe nella sua
anima giovane, focosa, precocemente intelligente.
A qualunque costo bisognava prevenire una tale
sventura, ma come? Sarebbe impossibile sorvegliare
sempre Gaetano, e proibirgli di ritornare
sul promontorio era come incitarlo fatalmente a
tornarvi di nascosto.
Bisogner vegliare su lui il pi possibile,
disse la signorina Elson a cui ella confid il suo
nuovo tormento, nel tornare al castello. D'altronde,
mostrandogli quanto sono indiscrete certe
incursioni in casa altrui, fosse pure la casa, d'un
mendicante, c' da sperare che il ragazzo, avendo
gi molto vivo il sentimento delle convenienze
sociali, non ricadr nel suo errore.
Che tristezza vedere una creatura umana
avvelenare cos la sua povera anima! mormor
Alice, pensando allo sconosciuto inquilino
della casetta. Come dev'essere infelice e degradato
quell'uomo!
Giunti in vista del castello, l'istitutrice e i
suoi allievi scorsero la signora Orzai sulla soglia
del salotto situato al pianterreno della torre.
La colazione  pronta, annunzi essa
quando si furono un po' avvicinati.
E facendo loro cenno di seguirla, rientr nel
salotto.
Il signor di Regbrenz e sua moglie erano seduti
allo stesso posto della sera prima. La vecchia
signora lev sui fanciulli lo sguardo incosciente,
e sul suo volto pass un vago sorriso. Il
conte si volt leggermente verso di essi, borbott
fra i denti un breve buon giorno in risposta
al loro saluto rispettoso, e riprese la lettura di
un vecchio giornale sgualcito e sporco.
Ma venite a colazione, dunque, babbo!
disse Giorgina con impazienza.  gi un quarto
d'ora che Matteina ci ha chiamati!... Coteste
notizie vecchie di due mesi non possono essere di
un grande interesse.
Oh! Che siano di due mesi, di dieci mesi, di
due anni... che importa? brontol il vecchio
fra i denti, rabbiosamente. Cammini il mondo
come vuole, io ora non me ne curo pi. S, il
mondo  stupido, veramente!... Non ho ragione,
ragazzo?
Si rivolgeva a Gaetano, con un ironico sorriso
che rialzava il suo labbro sottile sui denti superstiti.
Non credo, nonno, disse il fanciullo gravemente.
Vi sono delle persone bonissime...
Scioccherello! Nessuno  buono, capisci?
esclam acremente il vecchio, alzando per la prima
volta la voce di un tono; si era sollevato sulla
sua poltrona, e una certa animazione gli si leggeva
negli occhi verdastri. Ne hai conosciute,
tu, delle persone veramente buone?
S, oh s, molte! Prima di tutte, mia sorella
Alice...
Avresti potuto nominare prima il nostro
caro babbo, la nostra mamma tanto nobile e buona...
Ad Alice batteva forte forte il cuore mentre si
lanciava cos, coraggiosamente, su quel terreno
ignoto. L'effetto fu istantaneo. Il signor di Regbrenz
si rovesci sulla sua poltrona, e sul suo
volto devastato dagli anni la nipote pot discernere
una commozione violenta, un misto di collera
e di terrore.
Cara bambina, vogliate astenervi qui dal
parlare di... vostra madre, disse all'orecchio
d'Alice una voce un po' sibilante. Mio padre
non dimenticher mai il passato.
Volgendo il capo, Alice incontr due occhi scintillanti,
e, sotto la fiamma di collera che ne usciva,
ella fremette. In quelle pupille affascinanti
le parve di leggere a un tratto una misteriosa
minaccia... ma coraggiosamente ella s'impett,
rispondendo con energia:
Come, signora? Vorreste impedire a dei figli
di parlare della loro madre? Bisognerebbe almeno
darne loro delle ragioni.
La signora Orzai si era completamente ripresa.
Il suo sguardo si vel di dolcezza e la sua mano,
con gesto di protezione, si pos sulla spalla di
Alice, che s'irrigid per non indietreggiare.
Un giorno le conoscerete, figliuola, disse
con una calma non scevra di compassione. Per
il momento contentatevi di fare ci che vi dico.
Credete a me, Alice; sar molto meglio cos, per
noi e per voi.
Appoggi fortemente su quest'ultima parola, e
il piccolo lampo di minaccia riattravers il suo
sguardo.
Ors, babbo, decidetevi. La colazione non
sar pi mangiabile.
Il vecchio si alz con fatica. Era stato un tempo
di alta statura, ma il corpo ormai gli si era
miseramente incurvato.
Appoggiandosi su un bastone and verso la
porta, non senza gettare, passando, un'occhiata
malevola ad Alice.
Mamma, sbrigatevi, disse seccamente
Giorgina.
La signora di Regbrenz aveva seguito con una
vaga inquietudine la scena precedente. Alla voce
imperiosa di sua figlia trasal, si alz con lentezza
e fece qualche passo; ma la sua andatura
era vacillante.
Con un moto spontaneo, Alice le fu accanto.
Volete appoggiarvi a me, nonna?
E unendo il gesto alla parola, tendeva il braccio
verso l'avola.
Quella guard con sorpresa il leggiadro volto
cos attraente nella sua grazia un po' triste, e
senza esitare pass la mano sotto quel braccio
soccorrevole. Percorsero cos il lungo corridoio
oscuro che conduceva alla sala da pranzo dove
il signor di Regbrenz li aveva preceduti.
Mettetevi qui, Alice, disse Giorgina che
veniva dietro di loro.
Una profonda ruga le sbarrava la fronte, e l'intonazione
era recisa e scontenta.
La giovinetta si sed al posto indicato, cio
alla sinistra del nonno. Ma una voce tenera, lamentosa,
si lev subito.
Non laggi... qui, diceva la signora di
Regbrenz additando una seggiola accanto a s.
E fece un cenno timido ad Alice, che subito
balz in piedi.
Niente affatto: il vostro posto  qui, disse
imperiosamente Giorgina fermando la nipote.
La mamma non sa quel che dice. Mettetevi accanto alla nonna, Gaetano.
Qui... accanto, ripet la vecchia con lo
stesso accento lamentoso.
La sua mano si pos macchinalmente sul capo
di Gaetano. Al contatto di quella chioma soffice
e morbida come seta, la signora di Regbrenz trasal,
e guardando il fanciullo mormor con accento malsicuro: Gae...tana.
Giorgina trasse indietro bruscamente la sua seggiola per sedersi, e il conte chiam con impazienza Matteina.
Il pasto cominci in silenzio, ma poco dopo s'inizi la conversazione tra la signora Orzai e la signorina Elson.
Giorgina aveva una cultura brillante e aveva
fatto, nei suoi due anni di matrimonio, frequenti
viaggi nelle principali capitali d'Europa. Sapeva
inoltre conversare con facilit e con grazia, e
la signorina Elson fu colpita dalla sua non comune
intelligenza e dall' incontestabile fascino
che le prime ingiurie dell'et non avevano fatto sfumare.
Una sapiente civetteria la guidava nel modo
di vestirsi, e la sua bella capigliatura le incorniciava
con eleganti ondulazioni la candida fronte;
ma non occorreva un occhio molto esercitato
per scoprire che l'abito di velo greggio era assai
scolorito e passato di moda, nonostante gl'ingegnosi
artifici, le trine e i nodi di raso color viola.
Il signor di Regbrenz non partecipava alla
conversazione, ma la interrompeva talvolta per
recriminare sulle pietanze presentate da Matteina:
le uova non erano fresche... la salsa di
quel pesce era fatta atrocemente... e quelle pere
cotte, dure come macigni.
Quella Matteina cucina in modo abominevole, te l'ho detto cento volte, Gina! dichiar egli alla fine del pasto, versandosi un quinto bicchierino di cognac.
Ebbene, babbo, prenderemo una cuoca migliore,
disse pacificamente la signora Orzai.
D'altronde Matteina non potrebbe bastare,
ora che siamo in pi. Passer al posto di cameriera,
per il quale  molto pi adatta; ed io cercher
una cuoca a Vannes o a Lorient.
Bene. Questa  un' idea eccellente! disse
il signor di Regbrenz che sembrava animatissimo
e cercava di rialzare la testa malferma. Ci farai
servire piatti pi numerosi e scelti meglio;
ne ho assai, io, degli stufati di legumi e del cavolo
senza burro! E poi, voglio vino buono, sai!
Si alz lentamente e afferr il bastone posato
accanto a lui. Ma a un tratto domand:
Dov' Ivo? Non lo vedo da tre giorni.
La signora Orzai croll lievemente le spalle.
 in mare, senza dubbio, o a Ker Mora, se
pure non sta semplicemente chiuso nella torre.
Ricomparir uno di questi giorni. Potete rientrare
nel vostro appartamento, ragazzi, o andare
nel parco.
Essi non si fecero ripetere l'invito: la luce velata
di quella sala, l'atmosfera ostile che indovinavano
tutti, perfino l'ingenuo Saverio, pesavano
gravemente su di essi; e fu un piacere per
essi ritrovarsi nel loro quartierino, triste e mancante
d'ogni cosa.,  vero, ma dove almeno erano
liberi e lontani dagli sguardi malevoli.
Profittando della temperatura raddolcita e del
fulgido sole, la signorina Elson condusse i suoi
allievi fino al villaggio. Alice desiderava di recarsi
in chiesa per attingere dinanzi al tabernacolo
la forza che prevedeva dovesse esserle tanto
necessaria...
Dopo una breve ma fervida preghiera nel vecchio
tempio, la giovinetta, rassegnata e quasi felice,
torn verso il castello, con la signorina Elson
e con i ragazzi, percorrendo un pittoresco
sentiero che serpeggiava tra vecchie querci contorte.
Quello stesso sentiero s'internava poi in un
folto bosco, in quel momento spoglio, che precedeva
Bred'Languest. Una via parallela, pi
grande e press'a poco carrozzabile, conduceva
pure al castello attraverso quel bosco.
I possenti rami dei vecchi faggi oltrepassavano
il muro che cingeva il cortile d'ingresso e le scuderie
vastissime, oggi in rovina. Sulla facciata
screpolata del castello, la vite selvatica aveva
gettato, caritatevole, il suo poetico manto sotto
il quale spariva a met l'alto portone dalle serrature
arrugginite che fu una volta l'ingresso
principale della nobile dimora. Era chiuso, ormai,
e da molto tempo, a giudicarne dall'apparenza,
e la porta di servizio che dava accesso
all'ala destra si apriva ora per tutti, senza distinzione.
Ci devono essere molte leggende su questo
vecchio castello! Dovete saperle, voi, e me le racconterete,
non  vero, Matteina? disse Alice
alla fantesca, che incontr appi della scala.
Lo sguardo pensoso di Matteina si rischiar
alla vista della giovinetta e dei due fanciulli,
tutti rosei e lieti della passeggiata.
Ai vostri comandi, signorina. Ne so alcune,
infatti, ma non tutte. La signora Orzai potr
darvi maggiori schiarimenti a questo proposito,
forse.
Ma Alice scosse il capo in segno di diniego; fin
dal primo istante, una barriera si frapponeva tra
zia e nipote, e questa barriera era una memoria:
quella della signora di Szannek.
Ella rifletteva al doloroso enigma, mentre si
spogliava per coricarsi, di ritorno dal pranzo fastidioso
e penoso quanto il pasto mattutino.
Davanti alla finestra, aperta un momento per
rinfrescarsi le guance scottanti, essa intrecciava
la sua bruna capigliatura guardando il cielo nel
quale si accumulavano le nubi. Ma il suo orecchio
percep a un tratto un rumore di passi leggeri,
e, vagamente, ella distinse una figura maschile
che dal parco si dirigeva verso la torre
della Contessa Anna.
Un piccolo brivido agit le spalle della giovinetta
al pensiero che quell'uomo fosse un malfattore.
Ella era poco accessibile agli spaventi
senza motivo, ma sapeva prendere un'energica risoluzione
dinanzi al pericolo immediato. Intrecciando
rapidamente i lunghi capelli, si rec nella
piccola anticamera per avvertire la signorina Elson
entrata allora nella sua stanza.
Ma al momento di bussare si ferm: per la
scala si sentiva un passo lento, un po' pesante,
che era quello di Matteina. Alice si fece avanti
e, aprendo la porta, si trov a faccia a faccia
con la domestica.
Che desiderate, signorina? domand Matteina
gettando uno sguardo stupito sulla giovinetta
in sottana.
C' qualcuno nel parco, Matteina... un
uomo che si dirige verso la vecchia torre.
Il lume vacill leggermente nella mano della
bretone.
Rassicuratevi, signorina, non c' nulla da
temere. Non  un ladro:  il signor Ivo, disse
brevemente.
Ah, tanto meglio! Avevo un po' di paura,
Matteina. Ma pure, il mio zio non abiter quella
torre in rovina, suppongo.
Un profondo sospiro sollev il seno di Matteina.
S, s, signorina, e appunto per questo temo
sempre qualche nuova disgrazia. Ohim, che posso
farci, per? Ah, signorina, che Dio vi guardi
dal conoscere tutte le brutture che sono accadute
qui. Oh, s, che il cielo ve ne guardi! ripet
con forza.
I suoi occhi neri, restati bellissimi nel volto
appassito, brillavano d'una strana fiamma. Alice
le afferr la mano.
Che c' stato, Matteina? Voi sapete perch
mia madre se ne and di qui?
La domestica indietreggi spaventata.
No, no, signorina!... Non so nemmeno io
quello che dico, stasera. Non ci badate. Buona
notte, signorina, e non pensate a queste cose.
Si allontan rapidamente, ma mentre ella saliva
l'angusta scaletta che portava al secondo
piano della torre, Alice ud ancora una volta un
lungo e doloroso sospiro.
...
.
...
6.
...
.
...
I giovani parigini si svegliarono la mattina
dopo al rumore d'un formidabile acquazzone. Saverio
si mise a piangere sentendo dichiarare che
la passeggiata sulla spiaggia era impossibile, e
Gaetano si accigli guardando il cielo d'un grigio
uniforme, carico di pioggia.
Non c'era da pensare a uscir dal castello, per
lo meno in mattinata.
La signorina Elson e Alice si chiesero con perplessit
che cosa potessero fare di quei due ragazzi
oziosi, poich libri e giuochi dovevano arrivare
coi mobili. Esse tirarono abilmente in
lungo la prima colazione, ma venne il momento
in cui si trovarono tutti davanti alle tazze vuote.
Mentre l'istitutrice rifletteva, cercando di risolvere
la difficolt, entr Matteina per sparecchiare.
Portando via tazze e bicchieri, questa non
cessava di guardare con compiacimento i due ragazzi.
La signorina Elson, accorgendosene, le domand
all'improvviso:
Non ci sono qui dei Vecchi giuochi che possano
distrarli un po' fin che piove?
La serva scosse negativamente il capo.
Niente, signora, non resta proprio niente.
Ma per... s, mi ricordo d'aver visto un volano
e delle racchette in una delle stanze disabitate...
anzi, se vogliono, i signorini potranno giocare l.
Nessuno andr a disturbarli.
Tutti, annuendo premurosamente, seguirono la
domestica fino a una sala vetusta, ma di belle
proporzioni. Sotto la mano vigorosa di Matteina
le imposte delle alte finestre si aprirono, e la grigia
luce di quel mattino autunnale rischiar malinconicamente
la nudit dei muri ai quali pendevano
lembi di seta scolorita, le assicelle spezzate
del pavimento, le sculture di legno un tempo
bianche, alcune delle quali portavano ancora
tracce di dorature. Quattro o cinque seggiole
fuori d'uso erano relegate in un angolo con una
diecina di oggetti eterocliti, fra i quali Matteina
ritrov il giuoco di volano, pi una palla in
buono stato e una tombola completa.
Ecco il modo di occuparvi, signorini. Vado
a prendere delle sedie per le signore.
Di chi sono questi giuochi? Non son mica
tanto vecchi! disse Gaetano che guardava le
racchette.
Le labbra di Matteina ebbero un lieve tremito,
mentre essa rispondeva con sforzo:
Appartenevano al signor Ivo... e alla vostra
signora madre.
Si volt bruscamente e si allontan.
Alice, che aveva proposto alla signorina Elson
di andare a prendere il lavoro, and nel corridoio,
dietro alla domestica.
La mamma giocava volentieri quando era
bimba, Matteina? domand, andando a collocarsi
alla sua destra.
La bretone trasal e sgualc nervosamente con
la mano il suo ruvido grembiule.
Oh, s, signorina! rispose con voce tremante,
un po' bassa. Era vivace, allegra, irrequieta,
e audace quanto il signor Ivo, che lo
era parecchio. Il parco ha visto delle belle partite,
ve l'assicuro, come pure quella sala dove vi
ho condotti un momento fa. Quando ci entro, mi
pare sempre di rivederla, con la gonnellina corta,
le trecce per le spalle, le piccole mani si
pronte a rimandare la palla o il volano. Com'era
bella!
La sua voce diveniva rauca, ed ella si asciug
una lacrima che le scorreva sulla guancia bruna.
Matteina, perch non vogliono sentir parlare
di mia madre? Perch voi avete paura di
parlarne? domand gravemente Alice posando
la mano sulla spalla della domestica.
Matteina si ferm di colpo e s'appoggi al muro.
Sotto la spessa stoffa della manica, Alice
sent tremare il suo braccio.
Perch domandate questo a una povera domestica?
Io non so nulla degli affari dei miei padroni.
S, voi sapete... ma non volete... o non potete
parlare.
Matteina si raddrizz, e il suo sguardo brillante
avvolse il bel viso chino su lei.
Lasciate stare, signorina, non vi occupate
di tutte queste cose, disse con dolcezza. Non
abbiate timore: un cuore devoto veglia su voi e
non lascer avvicinare gli spiriti maligni.
Quando ebbe detto queste parole enigmatiche,
Matteina percorse rapidamente il corridoio che
conduceva alla cucina.
Alice and nella torre per prendere il cestino
da lavoro della signorina Elson e ridiscese subito
per tornare nella sala dove aveva lasciato
i ragazzi con l'istitutrice.
Ma si accorse a un tratto di essersi imbrogliata
fra gli anditi che s'intrecciavano in quella vecchia
dimora. Quello in cui si trovava sboccava
in una sala immensa col soffitto a volta, che doveva
essere stata la sala da pranzo del castello
al tempo dei suoi splendori. Nonostante l'oscurit
(poich le persiane delle quattro finestre
erano tutte chiuse), Alice distinse il pavimento,
le sculture di legno staccate dalle pareti, il bel
camino di pietra in parte spezzato. I muri, ancora
coperti in qualche punto da lembi di tappezzeria,
mostravano minacciosi crepacci, e i residui
sparsi per terra erano le prove inconfutabili
di quella decrepitezza.
Alice, avanzandosi, si trov in una seconda
stanza ancor pi vasta, un po' rischiarata dalla
luce che filtrava, da un' imposta mal connessa.
Quella doveva essere stata la sala dei grandi ricevimenti.
Dei bianchi stucchi non restavano che
poche vestigie insudiciate dalla polvere e dall'umidit.
Il soffitto, tutto screpolato, conservava
tracce di pittura, e una testa di fanciullo ben
conservata sorrideva in un angolo. Il caminetto
di marmo bianco venato di rosa giaceva a terra,
frantumato.
Le stanze che seguivano presentavano il medesimo
aspetto di devastazione. Una fredda umidit
cadeva sulle spalle, e nell'atmosfera chiusa
fluttuava un odore acuto, misto di muffa e di
polvere; da quelle sale in rovina, abbandonate
per sempre, esalava una pungente malinconia.
Ma Alice avanzava sempre, attratta dal mistero
di quei saloni chiusi, velati d'ombra, dove
si riuniva, due secoli prima, il fiore della nobilt
bretone. Il tempo era passato e la vecchia dimora
signorile portava le tracce della trascuratezza.
Noncuranza dei proprietari, o penuria di denaro?
Non si sapeva; ma il vecchio castello era
stato irrimediabilmente condannato alla rovina
e all'oblio.
Sempre camminando, dopo aver traversato corridoi
e sale dove il suo piede inciampava ogni
momento in qualche rottame, Alice si trov sulla
soglia di una lunga e stretta galleria. L'ultima
delle sei finestre che occupavano tutta una parete
era aperta, e la luce grigiastra che rischiarava
la parete opposta permise ad Alice di vedere
alcuni ritratti che vi erano appesi. Sul pavimento
di marmo, rotto in parte, giacevano in
grande arruffio altre tele.
Alice si avvicin e ne volt alcune per guardarle.
C'erano costumi di tutti i tempi: dall'armatura
e dal cimiero piumato dei cavalieri, fino
allo scialletto a punta di mussolina e alla cuffia
guarnita di trine d'una giovane donna della fine
del Settecento. Tutti quei signori, e molte di
quelle nobili dame, presentavano il tipo perfetto
dei Regbrenz: capigliatura d'un maraviglioso
biondo, occhi grigi dall'espressione profonda e
affascinante, il portamento fiero, spesso altero,
mitigato nelle donne da una grazia infinita.
Due ritratti soprattutto attrassero l'attenzione
di Alice: un giovane signore vestito di velluto
nero, con un gran feltro rialzato, la cui lunga
piuma ricadeva sui capelli biondi, e un cavaliere
coperto d'una ricca armatura. Erano della stessa
razza, non si poteva sbagliare vedendo certi tratti
caratteristici; e tuttavia, come paragonare la
bella fisonomia del primo, rischiarata dal luminoso
e fiero sguardo dei suoi grandi occhi grigi,
e quella del cavaliere, giovanile ancora, ma solcata
di rughe precoci, indurita da qualche implacabile
pena?... Uno era l'incarnazione della
giovinezza radiosa, vibrante d'ardore e di fede;
l'altro lasciava vedere negli occhi cupi un'amara
disillusione.
Quello sguardo feroce e duro fece rabbrividire
Alice. Essa rivolt il quadro e gett un'occhiata
intorno a s prima di tornare indietro.
Laggi, in fondo alla galleria, si vedeva una
porta di quercia a due battenti. La giovinetta
fece istintivamente l'atto d'indietreggiare vedendo
che uno di essi si apriva lentamente.
Prima ch'ella avesse il tempo di allontanarsi,
una forma maschile si drizz sulla soglia. Non
era quello il cavaliere che essa guardava poco
prima? La lunga barba bionda incorniciava un
viso magro, scarno, abbronzatissimo; la fronte
alta e rugosa, lo sguardo insieme triste e duro...
s, tutto c'era; non mancava invero che l'armatura.
Quell'individuo era poveramente vestito di un
paio di calzoni di tela grigia e d'una giacca di
panno ordinario, molto consumata.
Egli si ferm alcuni istanti, stupefatto, e Alice
sent pesare su di s lo sguardo gelido che l'aveva
dianzi sgradevolmente impressionata nel ritratto
del cavaliere. Lo stesso piccolo brivido di prima
scosse la giovinetta.
Con moto brusco lo sconosciuto indietreggi
e la porta si richiuse violentemente. Alice, un
po' tremante, si affrett a uscire dalla malaugurata
galleria.
Era dunque Ivo di Regbrenz?... Ma come!...
Quell'uomo sembrava attempato, mentre Ivo doveva
avere trentadue o trentatr anni. Come supporre
che quell'individuo vestito poveramente,
d'aspetto misantropo e sgradevole, fosse quegli
che Alice di Regbrenz dipingeva in una delle sue
lettere, quell'Ivo dal gran cuore, dall' intelligenza
notevole, quel paladino al quale altro non
si rimproverava che un po' d'orgoglio e d'ambizione
nel vestire, quel fratello che somigliava
tanto a Gaetana?... Impossibile! Colui che ella
aveva visto era certo un parente di passaggio.
Cos fantasticando, Alice aveva riattraversato
Salotti e corridoi ed era finalmente riuscita a ritrovare
la sala nella quale giocavano i ragazzi,
vigilati dalla signorina Elson.
Ma che avete fatto, cara? esclam l'istitutrice.
Avete il vestito pieno di polvere!...
E come sembrate agitata!
La fanciulla le raccont allora la sua passeggiata
per le sale abbandonate e la sgradevole apparizione
del poco attraente incognito che aveva
per un momento supposto essere lo zio Ivo.
Bisogner che m'informi da Matteina,
concluse. Ma com' strano che lo zio non si
sia ancora fatto vedere! Oh, signorina Ester, non
vi pare che abbiamo una famiglia molto singolare?
Senza rispondere, la signorina Elson scosse
dolcemente il capo. La sua mente esatta e osservatrice
le aveva fatto subito presentire che
l'indole affettuosa di Alice avrebbe avuto molte
ferite nei suoi rapporti col parentado materno...
urti terribili, forse, per quella fanciulla deliziosa
e sensibile! Gl'imperscrutabili bagliori dello
sguardo di Giorgina davano molto da pensare
all'istitutrice, e pi che mai ella si rallegrava
d'aver seguito la giovinetta ancora inesperta.
della colazione, a cui forse avrebbe assistito il
misterioso individuo di'poco prima. Ella sperava
di veder Matteina venire a chiamare per il pasto,
e si preparava a interrogarla; ma fu il vecchio
viso di Fanche che comparve nello spiraglio della
porta.
A tavola! disse laconicamente.
Grazie, Fanche: veniamo subito. Ma ditemi...
e Alice si avvicinava al contadino ditemi,
Fanche, se qualcun altro oltre il signor Ivo
di Regbrenz abita in questo momento la vecchia
torre.
Egli la guard coi suoi occhi vaghi, ripetendo
lentamente:
La vecchia torre? Quale torre?
La torre della Contessa Anna.
Egli indietreggi di tre passi, e sulla sua faccia
scomposta Alice lesse un vero terrore.
La torre della...? No, no! Non c' nessuno...
nessuno! Oh, no, lei non c' pi!...
Matteina l'ha salvata ancora.
Si volt e s'allontan con la rapidit che gli
consentivano le gambe indebolite.
Mi pare che quel brav'uomo abbia il cervello
in disordine, fece osservare la signorina
Elson. Andiamo, ragazzi, avanti! Non facciamo
aspettare i nonni.
Entrando nella malinconica sala da pranzo,
quel giorno ancora pi cupa per via del cielo piovoso,
Alice non vide nessuno intorno alla tavola;
ma dirigendo lo sguardo verso uno dei profondi
vani delle finestre, scorse un uomo di alta statura,
lo sconosciuto che la incuriosiva tanto.
Appoggiato alla finestra, a braccia conserte,
con le sopracciglia aggrottate, colui guardava entrare
l'istitutrice e i ragazzi. A un tratto, come
se si strappasse a un' sogno, si pass la mano
sulla fronte e, senza abbandonare l'atteggiamento
altezzoso, s'inchin leggermente per salutare la
signorina Elson ed Alice.
Ah, sei qui, Ivo! disse la voce calma della
signora Orzai.
Essa appariva sulla porta, seguita dai genitori.
Senza rispondere, colui che era proprio Ivo di
Regbrenz s'avvicin alla tavola e si sedette a destra
di sua madre.
La vecchia signora lo guard tra timorosa e
lieta, e la sua gracile mano si pos per un istante
sul braccio di Ivo che parve non badarvi.
Eri in mare, dunque, tutti questi giorni?
chiese il signor di Regbrenz, spiegando il tovagliuolo.
S.
Il monosillabo cadde, secco e reciso, dalle labbra
di Ivo, a tagliar corto ad ogni genere di conversazione.
Il padre e Giorgina non parvero stupirsene,
e la colazione prosegu in un silenzio
rotto appena da qualche parola della signora Orzai,
a cui l'istitutrice e Alice rispondevano brevemente.
Il signor di Regbrenz sembrava molto imbronciato,
e Ivo si manteneva assolutamente muto.
Mangiava con appetito, si versava grandi bicchieri
di sidro che inghiottiva d'un fiato, e non
si occupava per nulla dei figli di sua sorella.
Di sfuggita, Alice l'osservava con attenzione.
Ora ella scopriva in quell'uomo, invecchiato prima
del tempo, una vaga rassomiglianza con sua
madre, quasi un'immagine alteratissima della
bella marchesa di Szannek.
Quell'individuo impassibile doveva essere in
preda a qualche sofferenza strana, annichilito
sotto una forza ignota: non si poteva altrimenti
spiegare la sua glaciale indifferenza verso coloro
che lo circondavano, il suo sguardo atono e selvaggio
al tempo stesso, le rughe profonde della
sua fronte spaziosa. Vedendolo cos, poveramente
vestito, con la barba e i capelli scompigliati,
Alice si chiedeva con stupore se era proprio lui
quell'Ivo di cui si era fatta una tutt'altra idea.
Giorgina, ho da dirti una parola, egli annunzi
nel momento in cui si alzavano da tavola.
Aveva una bella voce piena e grave, e, in piedi,
con la sua alta statura, slanciato ed agile, possedeva,
nonostante gli abiti grossolani, un'incontestabile
signorilit.
Mentre fratello e sorella si ritiravano nel vano
di una finestra, Alice usc dietro ai nonni. Nel
momento in cui metteva piede sul primo gradino
della scala della torre, si sent posare una mano
sulla spalla, e prima di voltarsi indovin la presenza
di Giorgina dall' istintivo fremito che la
scosse sotto quel contatto.
Una piccola comunicazione da farvi, Alice.
Stamattina siete andata negli appartamenti disabitati?
In primo luogo debbo avvertirvi che vi
 qualche pericolo: muri e soffitti minacciano rovina;
poi, voi ignorate probabilmente che mio
fratello si  riservato gli appartamenti della vecchia
torre, nonch la galleria, e non sopporta col
la presenza di altri, neppure la mia. Matteina
sola vi penetra per le strette necessit del servizio.
Capirete dunque, mia cara, come si sia sentito
irritato nel vedervi comparire stamattina, tanto
pi che...  meglio lo sappiate, Ivo non era d'opinione
che vi accogliessimo qui. D'ora innanzi,
dovrete astenervi dal dirigervi da quella parte,
sotto pena di esasperare mio fratello, che  irritabilissimo.
Pronunziato con calma questo breve discorso,
Giorgina si allontan.
Alice risal in camera sua, e, sedendosi su di
una vecchia poltrona strappata qua e l, appoggi
il viso pallido sulla mano.
La pioggia cadeva sempre, fina fina, e il giorno
imbruniva lentamente, bench l'ora non fosse
tarda. Malinconiche come quel tempo d'autunno
erano le riflessioni di Alice. Ancora un' illusione,
ancora una tenace speranza erano svanite. Poich,
segretamente, ella aveva sperato di trovare
in quello zio sconosciuto un po' di simpatia e di
appoggio; si era cullata nell' idea di quella somiglianza
con sua madre, creandosi cos un uomo
ideale, una specie di paladino pronto a difendere
gli orfanelli...
Come era diversa la realt! Ivo li considerava,
se possibile, con occhio ancora pi malevolo di
quello del padre, e, nettissimamente, col suo atteggiamento
di sistematica indifferenza, mostrava
fin dal primo momento la ferma intenzione
d'ignorare la presenza dei nipoti.
Le mani d'Alice si congiunsero in un gesto di
dolore. In quell'istante lo scoraggiamento s'impadroniva
del suo animo forte e credente, maLa malevolenza che la circondava, il mistero fluttuante
in quella vecchia dimora, le davano uno
strano disagio morale, ed ella si dibatteva con
tutte le sue forze dinanzi alla tenebrosa visione
di un avvenire di pene.
Ma il suo sguardo cadde sul crocifisso che proprio
il d prima essa aveva appeso sopra il suo
vecchio letto di ferro. Due braccia divine si protendevano
per consolarla e difenderla...
Oh, come sono ingrata, mio Dio, mio sostegno!
Quando pure mi mancasse ogni soccorso
umano, che potrei temere, dal momento che Voi
siete con me?
...
.
...
7.
...
.
...
Molteplici passi, scatti di voce, un incessante
viavai turbavano la tranquillit del vecchio maniero.
Nella corte d'ingresso, attorno a parecchie
carrette cariche di casse, s'agitavano degli
uomini sorvegliati dal vecchio Fanche che stava
seduto in un cantuccio del cortile: erano arrivati
i mobili dei ragazzi Szannek, e fin dal
mattino i facchini s'affaccendavano a collocarli
al castello, seguendo le indicazioni di Giorgina.
La signorina Elson ed Alice erano occupatissime
al primo piano della torre. Si trattava di
sistemare provvisoriamente i mobili destinati al
loro quartierino, nell'attesa che un tappezziere,
chiamato da Vannes, venisse a disporli a dovere.
Con un mesto intenerimento Alice rivide la sua
cameretta laccata di bianco a venature rosate.
Che singolare contrasto produceva quella fragile
e chiara eleganza nel camerone parato di stoffa
scura e logora! Gaetano riassunse l'impressione
generale dichiarando:
 orribile! Se io fossi in te, Alice, non acconsentirei
mai a restar qui!
E credi forse che io ci stia per mio piacere?...
Tacque, gi sentendo rimorso di quel grido di
protesta sfuggito al suo cuore esulcerato: ma era
tardi. Gaetano le afferr la mano esclamando con
ardore:
Senti... senti, Alice, andiamocene via, andiamocene
in un luogo qualunque, non importa...
pur di esser liberi!
Pazzerello!... ella disse con un sorriso
forzato. Farebbero presto a riacchiapparci,
povero bimbo mio!... Ma parlavamo della mia
camera. Con un parato pi chiaro star benissimo,
te lo assicuro, Gaetano. La tua ti piace?
Affatto! disse lui energicamente, scotendo
la testolina rasa. Perch mi hanno dato
quei mobili? A me spettano quelli del babbo.
Siete troppo giovane, ragazzo mio! disse
la signorina Elson che entrava e aveva udito
quella considerazione. Per il momento  ragionevole
darvi la mobilia pi semplice che arredava
la vostra camera di Parigi. Fra qualche
anno, diamine!... Alice, dove metteremo il vostro
pianoforte?
Discussero qualche momento sul posto pi
adatto per il magnifico strumento tanto caro alla
fanciulla, e finalmente decisero di collocarlo, per
comodo di tutti, nella stanza che serviva ad un
tempo da scuola e da salotto comune. L dovevano
esser messi anche i mobili che gi avevano
ornato il salottino del viale del Bosco di Boulogne.
Ma  un pezzo che non vedo pi arrivar
niente! fece osservare la signorina Elson.
Senza dubbio i facchini si riposano. Per, indugiano
troppo.
Vado a vedere a che punto sono; vieni, Gaetano?
propose Alice, desiderosa di scacciare
le nubi discese sul viso del fratello.
Senza far motto egli la segu. Nel momento in
cui giungevano al pianterreno, la figura di
Matteina si drizz loro davanti. Una violenta agitazione
alterava i lineamenti della fantesca, che
alz le braccia quando scorse fratello e sorella.
Ah, fate presto, signorina! disse, con accento
affannoso. Ne fa delle belle quella prepotente!
Osa prendere la camera di lei... di lei!...
Che c', Matteina? esclam ansiosamente
Alice.
Pi piano, pi piano! ella disse, volgendo
attorno lo sguardo timoroso. Signorina, la signora
Orzai si fa lecito di prendere per s la camera
della vostra mamma.
La camera della mamma?... Oh! mormor
Alice con doloroso stupore.
S, ha osato! Non ha paura che le apparisca
il suo fantasma e che quei mobili crollino su lei
per soffocarla!... Eppure... sentite, signorina,
tremo di rabbia solo a pensarci! Salite da questa
parte, e vedrete.
Indicava la scala conducente ai piani superiori
dell'ala destra.
Senza indugiarsi a riflettere, Alice vi si addentr.
Procedeva come in un sogno, non vedendo
altro che quella camera profanata da colei che
aveva odiato sua madre ed era stata, secondo
ogni probabilit, la causa dei suoi pi grandi dolori.
Signorina...
Si volse un poco, e vide dietro a s Matteina
che l'aveva raggiunta.
Signorina, non ci andate!... disse la bretone
con un subitaneo terrore. Ho fatto male
a dirvelo... non ci andate!...  tanto cattiva!
Oh, signorina!
Ma, sorda a quella voce supplichevole, Alice
continuava a salire.
Dinanzi a s, da un uscio aperto, essa vide una
vasta stanza dalla quale i facchini toglievano alcuni
mobili passati di moda e scoloriti, per sostituirli
con quelli del salottino del signor di Szannek...
Alice attravers quella sala e si trov sulla soglia
di una camera, dove gi si aggruppava la
mobilia di un lusso sobrio e delicato che era stata
di sua madre.
Giorgina era l, ritta in mezzo alla stanza, a
sorvegliare due uomini che collocavano l'armadio
a specchio nella luce pi favorevole. Un' impressione
di trionfo e d'odio insieme animava
quel volto imperioso.
Alice fremette, e dimenticando ogni timore si
fece avanti, risoluta.
Ebbene! Che accade, figliuola? disse Giorgina
di malumore. Capitate qui cos all'improvviso...
Vi chiedo scusa: cercavo la camera della
mamma e mi domandavo dove fosse stata messa.
 uno dei nostri pi cari ricordi; in essa la povera
mamma ha sofferto tanto!
Giorgina indietreggi un poco, e la sua mano
bianca, piccola e perfetta di forma, si pos sopra
un mobile leggero che scricchiol lamentevolmente.
Un subitaneo bagliore aveva attraversato i
suoi occhi grigi.
Ma... bambina... sareste forse sentimentale?
disse in tono calmo, leggermente sardonico.
Se si dovessero conservare in un luogo
speciale e circondare d'onori le camere di coloro
che non sono pi, che case ci vorrebbero mai?
Quanto a questa, ho trovato molto pi logico adoperarla,
giacch voi avete la vostra e che questa
sarebbe rimasta relegata nelle stanze umide dei
quartieri disabitati. Me ne servir io, dunque,
fino al giorno in cui ne avrete bisogno. Lo stesso
faremo per il salotto, inutile alla vostra et, e
vantaggiosamente sostituito da una stanza di
studio.
Non c'era nulla da obiettare: Giorgina si circondava
di ragioni plausibili e, soprattutto, si
trovava appoggiata dall'autorit di suo padre.
Alice volse all'intorno uno sguardo desolato.
Quanto avrebbe preferito vedere quei mobili passare
in mani estranee! Ma non fremeva sua madre,
nella tomba, davanti a quella presa di possesso,
effettuata dalla sua persecutrice, di ci
che era stato il suo bene intimo e costante, quella
camera in cui era vissuta ed era morta?
Ah, ecco anche Gaetano! disse la signora
Orzai gettando un'occhiata alla porta.
Il ragazzo aveva seguito da lungi la sorella e
appariva a sua volta nella stanza. I suoi occhi,
divenuti a un tratto singolarmente foschi, ne fecero
il giro e si fermarono sulla ben nota poltrona
a sdraio sulla quale aveva sempre visto sua
madre.
Che c', Gaetano? domand Giorgina,
stupita dalla profondit di quello sguardo desolato.
L essa  morta! disse il ragazzo in tono
grave, vibrante di dolore.
Giorgina distolse lo sguardo da lui e parve assorbirsi
nella contemplazione di un motivo cesellato
della piccola scrivania...
Alice, stimando inutile ogni discussione, prese
la mano del fratello per uscir dalla stanza. Mentre
stava per varcarne la soglia, si lev la voce
della signora Orzai, un po' alterata, le parve:
Se volete tener voi quella poltrona, ve la lascio
volentieri, tanto io non me ne servirei. Devo
farvela portare nelle vostre stanze?
Certo, signora; questo mesto ricordo ci 
caro, rispose Alice con fiera gravit.
Appi delle scale, la giovinetta e suo fratello
s'imbatterono in due uomini che portavano una
pesante cassa.
Gaetano mormor:
Alice,  il ritratto della mamma... riconosco
la cassa.
Con un gesto, Alice ferm i due facchini:
Vi hanno ordinato di portare su questo?
No, signorina, e non sappiamo dove metterlo.
Uno di noi va a domandarlo alla signora
Orzai.
Inutile. Questo  destinato all'appartamento
della torre dove gi avete portato alcuni mobili,
disse Alice in tono risoluto.
Essi tornarono indietro, e la fanciulla si dispose
a seguirli. Ma Gaetano ferm sua sorella,
e guardandola negli occhi domand:
Alice, terr lei la camera della mamma?
Al cenno affermativo che gli rispose, il fanciullo
strinse i pugni e il suo volto si contrasse
per la commozione violenta che lo sconvolgeva.
 una ladra! Di', Alice, non ha mica diritto?
fece con collera.
Era prudente attenuare il pi possibile l'impressione
prodotta su quell'anima appassionata.
Reprimendo l'amarezza profonda, Alice disse dolcemente:
Via, non esagerare, Gaetano! Essa non prende
proprio niente: soltanto si serve di quei mobili
in attesa che siano necessari a noi. Certo,
sarebbe stata pi delicata se ce ne avesse parlato
prima; ma dopo tutto, era sorella della mamma!...
Quanto le cost pronunziare tale parola! Essa
intuiva che sua madre, vivente, avrebbe preferito
la persona pi estranea, alla sua sorella maggiore.
Ma oggi, nella calma dell'eternit, doveva
esser tutto perdonato!... In ogni modo, era meglio
lasciare quel fanciullo nell' ignoranza dei
deplorevoli dissensi familiari e dei torti di sua
zia, sempre pi accertati, ormai.
Gaetano abbass il capo e rimase in silenzio
per qualche minuto. La sua manina accarezzava
macchinalmente le rampe di vecchia quercia consunte
dalle generazioni degli antenati materni.
No, Alice, essa non ne ha il diritto!
dichiar a un tratto, energicamente. La mamma
non le voleva punto bene, e lei non voleva bene
alla mamma...
Come lo sai, Gaetano?
Perch essa non ce ne parla mai e c'impedisce
di parlarne, l'ho ben capito... disse in
tono profondo.
...Verso la fine di quel pomeriggio, Alice ed
i suoi fratelli andarono alla piccola spiaggia situata
all'estremit del parco.
La giovinetta provava il bisogno di sottrarsi
per qualche momento alle impressioni rattristanti
di quella giornata, allontanandosi dal castello
dove regnava la signora Orzai...
Giorgina sola, infatti, s'occupava della nuova
sistemazione. Ritirati nel salotto a pianterreno
della torre, i due vecchi rimanevano estranei a
tutto quel movimento.
Nella stanza dove Gaetano e Saverio si erano
poco prima trastullati, e che era destinata a subire
un intero restauro, la signora Orzai faceva
collocare provvisoriamente la mobilia del salotto
e il pianoforte di Alice. La camera del signor
di Szannek era destinata al signor di Regbrenz,
e le opere d'arte, gli oggetti preziosi, sarebbero
distribuiti a piacimento di Giorgina: ben pochi
dunque-salirebbero al primo piano della torre di
San Conan.
Era veramente la presa di possesso intera e
senza replica.
Per Alice erano mille punture, mille sofferenze,
piccole in apparenza, ma penosissime per il
suo animo delicato e sensitivo.
La giovinetta prov un senso di ristoro trovandosi
al cospetto del mare, gi divenuto suo
amico in quei pochi giorni.
In un lontano grigiore il sole si spengeva progressivamente
spandendo la sua pallida luce sulle
onde incupite. Laggi in fondo, una barca lottava
con l'onda agitata, ma, governata da una
mano abile, si dirigeva in linea retta verso il promontorio.
Presto s'avvicin alla riva, e l'uomo
che vi si trovava balz a terra. Ancorata la barca,
and verso la casupola, entr, e ne usc quasi
subito con una carabina in ispalla. Di passo svogliato
si diresse verso il parco.
Alice aveva ravvisato Ivo di Regbrenz. Quella
vecchia casupola era dunque il suo punto d'appoggio
nelle escursioni marittime. E in verit
quel misantropo doveva trovarsi a suo agio in
quel luogo calmo e selvaggio, dinanzi alla grandiosa
prospettiva del mare grigio e degli scogli
magnifici, ma tanto oscuri.
Ivo andava innanzi rapidamente, a fronte china,
col largo cappello di paglia gettato all'indietro,
e presto non fu pi che a breve distanza
dai ragazzi: allora soltanto li vide. Subito aggrott
le sopracciglia, e la sua fisonomia, un momento
prima semplicemente assorta, espresse una
violenta indignazione. Nondimeno, fingendo di
non accorgersi della presenza dei nipoti, egli raggiunse
senza affrettarsi la porticina della terrazza
e scomparve.
Alice, quello non  uno zio! disse il piccolo
Saverio venendo ad appoggiare le braccia
sulle ginocchia di sua sorella. Non ci dice
nulla, e sembra cattivo. Ti sei sbagliata!
Ohim, avrebbe voluto essersi sbagliata davvero,
povera Alice! Ma era proprio lui, suo zio,
erano loro, il nonno e la zia, che gareggiavano
d'indifferenza e d'egoismo verso i ragazzi che
avevano chiamati sotto il loro tetto!... Purtroppo,
erano proprio loro, s!
Vedi come avevo ragione a dirti di non venire!...
Ci odiano tutti! Ma perch, Alice, perch?
Gaetano parlava cos, seduto accanto a sua sorella
sopra uno scoglio rivestito di alghe secche.
Lo sguardo ardente volto verso l'oceano, egli aveva
proferito quelle parole senza muoversi, con
una voce ponderata e grave che fece trasalire
Alice.
Perch? Sarebbe quella, ormai, la continua domanda
di quelle bocche giovanili. Che poteva
rispondere? La vera causa del crudele dissenso
tra Gaetana di Regbrenz e i suoi genitori le rimaneva
celata, e colei che forse sapeva qualche
cosa, la fedele Matteina, manteneva per ora un
inviolabile riserbo.
Anche quella singolare anomalia della loro presenza
a Bred'Languest, mentre la memoria stessa
della madre loro non vi era tollerata, era un
enigma. Perch Giorgina, la vera padrona l dentro,
non li aveva mandati tutti e tre in qualche
collegio, invece di aver di continuo sott'occhio
quei figli d'una sorella detestata?
E l'incessante perch si ergeva costantemente
dinanzi ad Alice come dinanzi a suo fratello, ma
nulla veniva a sollevare il velo che nascondeva
un misterioso passato.
...
.
...
8.
...
.
...
Sulla strada che da Sgastel conduceva al castello,
Alice e Gaetano procedevano in fretta riparati
dallo stesso ombrello. Dietro a loro, la signorina
Elson trascinava Saverio, la cui pigrizia
e le cui gambette mal sopportavano quella marcia.
precipitata...
Ritornavano tutti dal villaggio, dove Gaetano
andava a prender lezione di latino da un antico
professore del liceo di Nantes, ritirato a Sgastel.
La pioggia li aveva sorpresi, e non v'era da
sperare in un rifugio su quel cammino deserto
in mezzo a prati, a campi lavorati e a pomari recinti.
Sola risorsa, era quella di affrettarsi, e
Alice e suo fratello si misero a correre...
Giunsero in breve al cortile di Bred'Languest.
Sulla soglia del castello stava Matteina. Essa
ebbe un'esclamazione di sollievo nel vederli, e
disse, additando il cielo:
Avevo paura che tardaste ancora!... Guardate
quell'ammasso di nuvolette nere. Dov' la
signorina?... E il bimbo?
Vengono dietro a noi, ma Saverio non vuol
camminare.
Povero tesoro!... Aspettate, vado ad aiutarlo
io!
Si gett uno scialle in capo e si diresse verso
l'entrata della corte. Cinque minuti dopo ricomparve,
portando Saverio trionfante, seguita dall'istitutrice.
Oh, eccoci arrivati, signorino Saverio!
disse con soddisfazione, mettendo il fanciullo a
terra.
Ma qualche stilla di sudore le imperlava le
tempie nonostante la temperatura freschissima,
ed ella si mise a strofinarsi il braccio indolenzito
dal peso del fanciullo.
Non dovete far queste cose, Matteina!
disse seriamente Alice. Non siete tanto robusta
da portare in braccio Saverio, che  molto
pesante per la sua et.
 vero, signorina, non sono pi buona a nulla,
ora! disse con amarezza. Una volta ero
tanto vigorosa, tanto svelta!
Gett uno sguardo rattristato sulle sue braccia
magre, sulla sua mano mutilata... Gaetano,
che la osservava attentamente, domand a un
tratto, accennando a quella mano:
Chi vi ha fatto questo, Matteina?
La serva divenne pallidissima, e dalle sue labbra
tremanti usc un mormorio inintelligibile.
Ti ha morso una bestia, di'? interrog
Saverio, alzando verso lei il suo grazioso sguardo
curioso.
S, signorino Saverio, ella rispose laconicamente,
voltandosi per ritornare in cucina.
 stato un cane, di'?
Ella fece un cenno affermativo e si allontan.
Com' strana Matteina! disse Gaetano
attaccandosi al braccio di sua sorella che si dirigeva
verso la scala. L'altro giorno le domandai
se aveva avuto il vaiuolo, ma si mise a piangere
e non mi rispose. Si direbbe qualche volta
che sia un po' pazza, come Fanche.
Pazza? No, Matteina non era pazza davvero;
ma di certo c'era in lei qualche cosa di bizzarro,
di misterioso che incuriosiva Alice. Senza dubbio
la serva era a conoscenza dei segreti di
Bred'Languest... tristi segreti dovevano essere,
giacch rifiutava con ostinazione di lasciar trapelare
qualche indizio.
Frattanto le cose promettevano meglio. La cuoca
scelta a Lorient dalla signora Orzai era giunta
il giorno prima, e Matteina era stata inalzata
al grado di cameriera. Queste funzioni dovevano
avvicinarla pi di frequente ad Alice, la quale
si riprometteva di agire con prudenza su quell'animo
chiuso, al fine di ottenere i ragguagli necessari
per guardarsi da Giorgina.
Erano trascorsi tre mesi dall'arrivo della giovinetta
e dei suoi fratelli a Bred'Languest. Ormai
la loro vita era regolata, sistemato il loro
alloggio. Calmate le prime angosce, Alice si era
rimessa allo studio sotto la direzione della signorina
Elson, e a volte aiutava quest'ultima nel
suo compito presso i ragazzi. Pi particolarmente
si occupava di Gaetano, sul quale poteva molto.
Lei sola, a forza di pazienti ragionamenti, era
riuscita a indurre il ragazzo a rimettersi a studiare.
 vero che la noia della quale Gaetano soffiava
privandosi volontariamente degli studi che
gli erano cari, era venuta in aiuto della giovinetta;
ora il ragazzo si applicava con ardore e
attendeva impazientemente i giorni della sua lezione
di latino.
Tutto dunque pareva procedesse in modo soddisfacente,
e Alice si ripeteva che i suoi timori
erano vani. I nonni, Giorgina e Ivo non avevano,
 vero, cambiato contegno a suo riguardo, ma la
lasciavano libera e pareva avessero piena fiducia
nella signorina Elson. La signora Orzai, bench
tanto autoritaria, non si curava dei nipoti: forse
bisognava attribuire quella tolleranza alle sue
molteplici occupazioni. Faceva infatti restaurare
la sua camera e il salotto del pianterreno attiguo
agli appartamenti devastati, apportandovi notevoli
mutamenti. Inoltre, si assentava di frequente
e portava, tornando, numerose casse contenenti
eleganti abiti che poco dopo indossava.
Dal canto suo, Ivo rimaneva spesso invisibile.
Dopo brevi apparizioni alle ore dei pasti, restava
talvolta anche otto giorni senza comparire. Dov'era
all'ora? Nella casetta del promontorio, oppure
nella sua vecchia torre dove Matteina gli
portava i pasti. Che uomo strano! In certi momenti
Alice si domandava se la ragione non lo
avesse abbandonato. Ma un lampo che attraversava
quello sguardo fosco veniva a un tratto a
trasformarlo rivelando profondit insospettate:
un lampo, s, giacch subito dopo Ivo riprendeva
la sua espressione stanca e imbronciata.
Ma veramente, a parte quella glaciale indifferenza
del suo parentado, Alice riconosceva che
la vita per tutti loro era tranquilla e felice quanto
poteva essere dopo la loro sventura. Una sola
cosa le mancava: il suo pianoforte, che Giorgina
aveva definitivamente collocato nel salone rimesso
a nuovo. Rifuggendo dall' idea di scendere, e nel
timore di scontentare quei bizzarri parenti, la
giovinetta non lo aveva toccato mai; nondimeno,
quel pomeriggio, dopo essersi cambiata i vestiti
bagnati, si sent poco disposta a lavorare e la
prese un vivo desiderio d'interpretare i suoi autori
preferiti. Lasci dunque i due fanciulli a
trastullarsi sotto la vigilanza della signorina Elson
e scese nel salone.
La stanza era divenuta irriconoscibile. Parata
di stoffa chiara a disegni leggerissimi, ornata dell'elegante
mobilia di puro stile e degli oggetti
preziosi scelti in passato dal signor di Szannek,
offriva un aspetto di lusso artistico e sobrio...
Bene in evidenza, Giorgina aveva fatto collocare
un quadro raffigurante i suoi genitori al tempo
del loro matrimonio. Quella tela, firmata con un
nome celebre, era un avanzo della passata ricchezza.
Alice, che la vedeva per la prima volta, contempl
a lungo il maschio e bel viso del signor
di Regbrenz, la delicata fisonomia della giovine
contessa. Erano stati proprio quelli, i due vecchi
oggi segregati nell'oscuro salotto della torre?
Dov'era andata l'espressione gaia e tenera che
animava lo sguardo del conte Ervino inclinato
verso la sua giovine sposa? E la fresca bellezza,
la grazia della signora di Regbrenz, la letizia che
brillava nei suoi occhi azzurri, quei poveri occhi
ora cos vaghi, dov'erano andate? Alice fece un
sospiro malinconico e, per scacciare i penosi pensieri
che le venivano in folla, and a sollevare il
coperchio del pianoforte. Poco dopo, le prime
note di una sonata di Beethoven risonavano nella
vasta sala.
Assorta nella musica, Alice non si accorse di
una persona che giungeva piano piano e si fermava
alla porta. Quando l'ultima nota si fu spenta,
la giovinetta si volt e vide la signora di Regbrenz.
L'avola ascoltava, a mani congiunte, con
un'espressione d'estasi negli occhi smorti.
Alice si alz e le and incontro.
Vi fa piacere, nonna, sentire un po' di musica?
le chiese dolcemente, prendendole la
mano.
S, s, ancora! E Gaetana che suona... vero?
disse la voce esitante della vecchia signora.
Ma no, cara nonna, sono io, la vostra nipote...
Alice di Szannek.
La signora di Regbrenz la guard senza comprendere.
Alice ripet:
Sono la vostra nipote... la figlia della vostra
figliuola Gaetana. Le volevate tanto bene,
non  vero, nonna?
La vecchia signora scosse vagamente il capo,
poi, col suo passo vacillante, arriv fino al pianoforte,
e le sue mani affusolate si posarono sui
tasti che risonarono lamentosamente.
Piangono! mormor con tristezza. Anche
lei ha pianto... Ma perch?... Perch?...
Si pass la mano sulla fronte, sussurrando:
Perch piangeva?
Alice si chin su lei. Stava forse per sapere da
quella bocca incosciente il segreto tanto desiderato?
Forse le avevano fatto del male, nonna?
S, forse... non mi ricordo pi.
E stanca di cercare quel ricordo che le sfuggiva,
si sedette in una poltrona accanto al pianoforte.
In quel momento comparve Matteina, col viso
sconvolto da una viva commozione.
Oh, signorina, che impressione mi ha fatto
sentirvi! Non ci sono pi avvezza da tanto tempo...
Da quando and via la mamma, Matteina.
No, signorina, non precisamente. Il signor
Ivo sonava spesso allora.
Ed ora...?
La fisonomia di Matteina si oscur improvvisamente.
Ah, ora, mai! Il pianoforte  stato venduto...
Musica... ancora! interruppe la voce lamentosa
della signora di Regbrenz.
Ah, povera signora... le piaceva tanto la
musica! E al signor conte poi!... La signorina
Giorgina era la sola della famiglia a non poter
soffrire neppure uno strumento. Appena la signorina
Gaetana o il signor Ivo si mettevano al
pianoforte, ella saliva in camera sua.
Matteina, perch lo zio  cos strano? Non
era mica cos in passato, eh? domand Alice,
mentre si dirigeva verso il pianoforte.
La serva volse il capo da un'altra parte e finse
di guardare qualche cosa sulla tavola ma le
mani frementi attestavano la sua agitazione.
No, non era cos, disse a bassa voce ed
esitando. Ma si sa...  andato avanti con gli
anni... non  pi un giovanotto...
Ma s, Matteina! Egli era molto pi giovane
della mamma... e d'altronde quindici anni
possono cambiare un volto, senza trasformare totalmente
il carattere. Era gentile e buono, una
volta?
Oh, s, signorina! esclam Matteina con
ardore. Tanto bello e tanto buono! Il pi intelligente
del suo collegio. E ora... come lo ha
ridotto!...
Chi dunque, Matteina?
La bretone non rispose e fece un moto per svignarsela.
Ma Alice la trattenne per un braccio:
Intendete parlare di sua sorella Giorgina?
Che v'importa, signorina Alice? Lasciate
dormire tutte queste cose, date retta a me. Quando
sar ora di difendervi, vi avvertir.
Difenderci? Siamo in pericolo, dunque?
Ora no... non ancora, signorina. Non abbiate
timore, per il momento.
Si allontan bruscamente per evitare nuove domande,
e Alice, un po' oppressa, torn a sedersi
al pianoforte. Mentre le sue dita scorrevano sulla
tastiera, lo spirito inquieto cercava di penetrare
i preoccupanti sottintesi di Matteina. In verit,
si accorgeva di non aver progredito d'un passo
nella soluzione dell'enigma.
Per un'ora son, facendo succedere Rubinstein
a Chopin, Saint Sans a Schumann. Instancabile,
la signora di Regbrenz l'ascoltava trattenendo
il respiro...
Ma sonarono le sei all'orologio di Svres, e la
fanciulla balz in piedi.
E l'ora del pranzo!... Venite, cara nonna,
disse, aiutando la vecchia signora ad alzarsi.
Le offr il braccio, e tutte e due uscirono dal
salone.
In fondo al corridoio, Alice scorse il suo nonno
che andava verso il salotto da pranzo con tutta
la rapidit che gli consentivano le gambe reumatizzate.
Anche lui senza dubbio s'era avvicinato
per udire quei suoni da tempo dimenticati nella
vecchia dimora.
Era seduto al suo posto nel salotto da pranzo,
quando Alice e la nonna vi entrarono. Secondo
l'usato, egli non rivolse una parola alla giovinetta,
ma la fiss con uno sguardo strano che
parve incuriosire Giorgina.
Che cos'ha mai Alice oggi perch la guardiate
cos, babbo? domand con simulata indifferenza.
Eh, niente! fece egli con malumore, mescendosi
un gran bicchiere di vino.
Il sidro era ormai bandito dai pasti pi ricercati
che avevano sostituito la mensa frugale dei
primi giorni, e Alice si stupiva della facilit con
la quale il suo nonno e Ivo assorbivano l'alcool
in tutte le forme.
Vi siete sfogata a far musica, oggi, Alice!
disse Giorgina mentre tirava a s il vassoio
del pesce.
Ella possedeva una grande destrezza e una speciale
disinvoltura per appropriarsi i bocconi pi
delicati, pur non avendo l'aria di badarvi.
Vi ho disturbata, signora? domand cortesemente
Alice.
Affatto. Dalle mie stanze non sento il pianoforte.
Vi chieder soltanto di non scegliere pi
quella sonata con la quale avete incominciato:
non la posso soffrire.
Ivo, che sembrava a cento leghe dalla conversazione,
rialz bruscamente la testa che teneva
china.
Che idea!  maravigliosa! Un tempo si sentiva
spesso qui...
S'interruppe, e il suo viso si contrasse sotto
l'impero di qualche penoso ricordo. Ma quasi subito
la consueta apatia sostitu nei suoi occhi
grigi la fiamma d'intelligenza e di vita che il
suo scatto vi aveva accesa.
Una fugace espressione di collera aveva attraversato
lo sguardo della signora Orzai. Ella rivolse
una domanda alla signorina Elson, e la
conversazione mut d'argomento.
Alice l'ascolt distratta, senza prendervi parte.
Studiava un mezzo per informarsi, per conoscere
quel pericolo che di certo li minacciava... perch,
infine, Matteina lo aveva detto. E poich
la serva taceva ostinatamente, restava una risorsa:
interrogare Alice di Regbrenz, se pure viveva
ancora a Sgastel. Forse da lei avrebbe
qualche indizio della verit.
Fino dal suo arrivo, Alice aveva meditato di
domandare a Matteina qualche informazione su
quella cugina sconosciuta, ma il trambusto dei
primi tempi le aveva fatto ritardare le interrogazioni
su quel punto, tanto pi che vedeva poco
la serva, sopraccarica di lavoro in attesa della
nuova cuoca. Due o tre volte la giovinetta, credendo
di aver trovato un'occasione favorevole,
aveva aperto bocca per pronunziare il nome della
signorina di Regbrenz... ma all'improvviso era
sopraggiunta Giorgina, oppure il vecchio Fanche
era comparso nelle vicinanze... e Alice diffidava
istintivamente di lui, poich in quello sguardo
quasi idiota aveva creduto di leggere talvolta
una vera avversione.
Ma quella sera Matteina sal di buon'ora in
camera sua: presa da una violenta emicrania,
profittava della buona volont di Rosa., la cuoca,.
per andare a letto pi presto del solito. Alice ne
ud il passo per l'angusta scaletta e, schiudendo
la porta dell'anticamera, le rivolse queste parole:
Ho un'informazione da chiedervi, Matteina.
Potete entrare un momento?
Matteina abbass la testa affermativamente e
segu la giovinetta in anticamera. Quella stanza
piccola e oscura era stata trasformata dal gusto
finissimo di Alice. Con alcune seggiole normanne
disprezzate dalla signora Orzai nonostante il loro
valore, con un drappeggio di tela stampata a disegni
antichi attorno alla piccola finestra dai vetri
cerchiati di piombo, con un vecchio stipo di
quercia ingenuamente lavorato e alcuni vasi antichi
di rame, la stanza aveva un aspetto leggiadro
e poco comune.
Alice pos la lampada sopra una tavola e si
volse a Matteina:
Mia madre aveva una cugina che si chiamava
Alice di Regbrenz, non  vero?
S, signorina, rispose Matteina, la cui
fisonomia espresse una commozione triste.
Vive ancora?
Certo! Povera signorina, forse sarebbe meglio
che fosse altrimenti.
E perch?
Eh, signorina, dopo aver curato suo padre
che soffriva in modo orribile, dopo avergli chiuso
gli occhi, si ammal gravemente, tanto che i medici
disperavano di salvarla...
Ma non aveva suo zio, sua zia, la cugina
Giorgina?
Erano adirati, signorina, e non avrebbero
mosso un dito per lei, rispose Matteina con
voce rauca. Dunque, la povera signorina Alice
si vedeva sola sola a Ker-Neven. Alfine guar,
ma a poco a poco purtroppo le gambe le rifiutarono
di far servizio. Ora non cammina pi, e per
andare alla messa, Francesco Maria, il suo servitore,
la trascina in una carrozzella.
Come mai non l'ho veduta in chiesa, tutte
queste domeniche?
 molto sofferente fin dal principio dell'inverno,
mi ha detto Fina, la sua vecchia cameriera.
 buona, vero?
Oh, s, e come! E una santa!... Paziente,
amabile, caritatevole per tutti. Ma, signorina,
mormor con subitanea inquietudine avete
intenzione d'andare a trovarla? La signora Orzai
non ve lo permetter: essa la odia...
Perch era l'amica di mia madre?
S, signorina, la sua amica carissima. Ma
pensate, signorina Alice, che io per parlare qualche
volta con Fina sono costretta a nascondermi,
nel timore che una cattiva lingua ne informi la
signora Orzai. Figurarsi riguardo a voi!... Essa
non vorr mai...
E nemmeno le domander il permesso. Trover
bene il modo di andare a Ker-Neven senza
che essa lo sappia.
No, no, signorina, non fate questo! esclam
Matteina spaventata.  tanto astuta...
che lo sapr lo stesso...
Ebbene, quando ci accadesse, Matteina?
Non faccio niente di male, mi pare... e la signora
Orzai non m'impedir mai di fare il mio
dovere. Bisogna che io veda la mia cugina di
Regbrenz.
Ah, come rassomigliate alla signorina Gaetana!
mormor la bretone con un misto di
gioia e d'angoscia. Nemmeno lei voleva mai
indietreggiare, eppure... eppure...! Non sarete
voi la pi forte!... Signorina Alice, date retta a
me, non lottate mai con lei... disse in tono
supplichevole.
Io non la temo, mia buona Matteina. Ors
non voglio trattenervi pi oltre, con cotesta povera
testa che vi duole. Buona notte, Matteina.
Buona notte, signorina. Io non so quasi pi
pregare, ma pure dir un'Ave alla Madonna per
voi. Soltanto... non scherzate col fuoco, signorina Alice.
...
.
...
9.
...
.
...
Due giorni dopo questo colloquio, Alice s'incammin
per Sgastel in compagnia della signorina
Elson e di Gaetano. Ker-Neven era vicino al
villaggio, e la giovinetta voleva recarvisi mentre
suo fratello andava alla chiesa per il catechismo,
giacch Gaetano quell'anno faceva la prima comunione;
cos sarebbe riuscita, forse, ad evitare
i sospetti di Giorgina, almeno fino a che non le
venisse in mente di spiare gli atti dei suoi nipoti.
All'entrata del sentiero che conduceva a Ker-Neven
l'istitutrice e Gaetano lasciarono Alice.
Dopo qualche minuto di cammino, la fanciulla
si trov sull'orlo di un bosco di abeti e, seguendo
le indicazioni di Matteina, imbocc il primo sentiero
che trov.
La neve era caduta qualche ora prima, ma appena
tanta da incipriare leggermente la cupa
verdura e cospargere d'una fioritura candida gli
aghi secchi degli abeti che coprivano il terreno
indurito dalle brinate dei giorni precedenti. Alcuni
lievi fiocchi svolazzavano ancora e venivano
a sbattere in faccia alla giovinetta che procedeva
di passo rapido e agile...
In cinque minuti, Alice si trov sulla strada
di Lorient, e si vide dinanzi una casa di mattoni
con larghe finestre dai vetri scintillanti.
La mano un po' tremante della fanciulla spinse
uno steccato di legno scuro e and a tirare il
campanello posto vicino alla porta della casa.
Dopo un momento rison sull'ammattonato un
passo pesante, e la porta, aprendosi, lasci apparire
una vecchia bretone molto corpulenta.
Alla vista di Alice un'espressione di lieta sorpresa
le si diffuse sulla larga faccia.
Sono a Ker-Neven, non  vero?
Ma s, signorina. Desiderate di vedere la signorina
di Regbrenz? Per fortuna la signorina
sta quasi bene, oggi!... Entrate qui, vi prego,
mentre io vado ad avvertirla.
E indicava alla giovinetta un salottino minuscolo
mobiliato con tutta semplicit. Alice vi entr,
col cuore palpitante all'idea di veder finalmente
colei che aveva conosciuto e tanto amato
sua madre.
La signorina di Regbrenz attende la signorina,
disse quasi subito la voce della vecchia
domestica.
Alice la segu fino a una spaziosa stanza sobriamente
arredata di bei mobili di noce chiaro
ricoperti di stoffa celeste cupo. Una larga invetriata
senza tende dava luce a quella stanza lasciando
intravedere la prospettiva di un vasto
giardino leggermente bianco di neve.
Nel largo vano di quella invetriata, adagiata
sopra un'agrippina, era una giovine signora magra,
leggermente gobba. Il suo volto irregolare,
solcato e ingiallito dalle sofferenze, era illuminato
e come spiritualizzato dal soave sguardo
dei suoi occhi bruni che in quel momento si fissavano
ardentemente sulla porta.
Quando Alice comparve, una voce calda, un
po' tremante, l'accolse con queste parole:
Finalmente eccola qui, la mia cuginetta, la
figliuola della mia cara Gaetana! Come siete buona
a venir ad abbracciare la vostra povera parente!
Essa le tendeva le braccia, e con un moto spontaneo
Alice and a gettarvisi.
Allora la coraggiosa fanciulla che aveva saputo
cos bene comprimere fino allora i suoi strazzi
e le sue angosce, lasci le lacrime scorrere liberamente.
Singhiozzando, appoggiava la testa sulla spalla
di quella congiunta poco prima sconosciuta: un
solo sguardo le era bastato per indovinare che
aveva trovato un cuore capace di comprenderla
e d'amarla.
E la signorina di Regbrenz se la stringeva al
petto dicendo commossa:
Povera bimba, quanti dolori avete sopportato
! Ma come sono felice di vedervi, finalmente,
figliuola mia! Ho voluto tanto bene alla vostra
mamma!
Ma le volete bene ancora, cugina? domand
Alice sollevandosi un poco per fissare il
volto della congiunta.
Se le voglio bene! Ma pi che mai, povera
amica, poich  vicina al buon Dio. Perch me
lo domandate, cara?
Perch essa aveva rotto ogni rapporto con
voi, lasciando le vostre lettere senza risposta.
Una tristezza profonda invase il luminoso
sguardo di Alice di Regbrenz.
Questo  vero, ma non gliene ho serbato rancore.
Ho sempre pensato che una ragione imperiosa
l'avesse guidata in quella congiuntura. Oh,
ne ho sofferto tanto!... Ma sono sicura che non
mi aveva dimenticata.
No, cugina, ed eccone la prova! disse
Alice tirando fuori la busta che portava l'indirizzo
della signorina di Regbrenz tracciato da
sua madre. Questa doveva esservi consegnata
molto prima d'oggi; ma non vi pervenne, per
una dimenticanza del mio povero padre.
Le dita tremanti di Alice di Regbrenz ruppero
il suggello e trassero fuori numerosi foglietti
coperti da una scrittura fitta fitta. Cominci
a leggere, ma via via che andava avanti,
il suo volto diventava ancora pi pallido e una
commozione dolorosa, una specie di raccapriccio,
sconvolgeva la sua calma fisonomia.
Giunta in fondo al terzo foglio, si ferm e ripieg
gli altri con mano tremante, dicendo con
accento stranamente alterato:
Finir pi tardi. Cara la mia piccola Alice,
parlatemi dei vostri fratelli, dei vostri cari genitori,
di voi stessa. Raccontatemi la vostra vita.
Con la mano in quella della cugina, Alice svolse
allora il quadro della sua esistenza, semplice
e tranquilla fino a quegli ultimi mesi. Quando
giunse a confessare le sue dolorose perplessit
riguardo alla tutela del conte di Regbrenz, e soprattutto
a vivere presso Giorgina, sent fremere
la mano che stringeva la sua.
Avevo torto, cugina? domand, fissando
i limpidi occhi bruni che esprimevano una specie
d'angoscia.
Non del tutto, figliuola mia... ma infine,
con dei riguardi...
Vi sono dei casi, cugina, nei quali non si
pu, in tutta coscienza, usare riguardi. E allora?...
Che cosa farebbe costei? Di che cosa  capace?
Le dita di Alice sgualcirono la stoffa della sua
veste nera.
Ma che andate a pensare, cara? Non vi mettete
delle ubbie per la testa e non vi fate un ritratto
troppo fosco di Giorgina. Non posso dirvi
sinceramente che sia buona... no... ma si trova
ancora una scintilla nascosta in fondo alle peggiori
nature...
Alice scosse mestamente la bella testa bruna.
Non riuscirete a illudermi, cugina. Perch
mia madre fugg per sempre da Bred'Languest?
Perch il mio nonno e suo figlio son divenuti cos
strani? Perch voi stessa avreste rotto completamente
le relazioni col castello, se non esistesse
col una forza malvagia e pericolosa?
L'allontanamento non dipese da me, bimba
mia. Per qualche tempo dopo la partenza di Gaetana,
continuammo a vedere ogni tanto lo zio e
la zia. Giorgina ci evitava, ma io non me ne offendevo,
poich avevamo nutrito scambievolmente,
fino dall' infanzia, un'antipatia irriducibile.
Ma lo zio Ervino si faceva di giorno in giorno
pi bizzarro, e finalmente cess di venire a trovarci,
costringendo sua moglie a fare altrettanto.
Ormai la povera zia non usciva pi dal castello,
e l'anno dopo sapemmo che aveva perduto
la ragione. Senza dubbio il suo cervello debole
e inerte non aveva saputo resistere al dolore
della partenza della figliuola prediletta e alla
tirannide esercitata da Giorgina. Da allora in
poi, io non ho pi rimesso piede a Bred' Languest
n ho pi visto i miei parenti. Come avrete
potuto osservare, essi vivono tutti a guisa di pagani,
da mio zio fino a Fanche. Solo Matteina
ha serbato un po' di religione. Con l'infernale
abilit della quale dispone, e sotto l'influsso di
un odioso settario, la sciagurata Giorgina s'
adoperata per togliere la fede a tutti i loro cuori.
Vi  riuscita, anche per Ivo, che in passato era
tanto pio. Povero Ivo!
Si asciug una lacrima e strinse fortemente
tra le sue una mano di Alice.
Vegliate bene sui vostri fratelli, piccina.
Che essa non li perda come ha perduto Ivo. A sedici
anni era il fanciullo pi carino che si potesse
sognare: distinzione, eleganza di modi, bellezza
fine e gi virile, sguardo ardente, avvolgente
come una fiamma e talvolta soave come una
carezza; tali erano i doni del suo fisico, superati
ancora dall'ammirevole intelligenza e dalla bont
delicata, dai generosi slanci del cuore!... E
che sentimenti elevati, che affascinante giocondit!
Oh, cugina, non  pi lui!...
Ohim, no! Ma io l'ho conosciuto cos, e
tale era nel rigoglio del suo sedicesimo anno,
quando venne a trovarci nelle vacanze successive
alla partenza di vostra madre. Con nostra profonda
sorpresa, appena mio padre incominci a
parlare di colei che era sempre stata la sorella
diletta di Ivo, questi divenne pallidissimo e lo
interruppe con vivacit, pregandolo di non pronunziare
pi quel nome davanti a lui. Siccome
noi protestavamo con indignazione domandando
le ragioni di quel singolare contegno, mio cugino
esclam con un gesto di disprezzo:
Voi lo ignorate... ma io so quello che mio
padre le rimprovera: essa  indegna del nome
di Regbrenz...
Si allontan come un pazzo, e quando lo rivedemmo,
rifiut sempre di darci spiegazioni. Da
allora vi fu una freddezza sempre pi accentuata
nelle nostre relazioni. Progressivamente egli dirad
le sue visite. Sapemmo che Giorgina e lui
frequentavano molto la villa Maublars, un'elegante
e modernissima casa che un capriccio del
grande armatore nantese Francesco Maublars
aveva costruita sulle nostre coste selvagge. Quell'individuo,
di una vanit che a volte rasentava
il ridicolo, era nondimeno un ottimo uomo, onestissimo,
e per molto tempo noi avemmo a compagni
di giuoco, nella nostra infanzia, le sue due
figliuole e suo figlio Buggero. Morto il capo di
casa, la vedova e i figliuoli erano andati ad abitare
a Parigi, e li avevamo persi di vista da parecchi
anni, quando vennero di nuovo a passare
l'estate alla villa. Io, sempre occupata a curare
mio padre, non ebbi occasione di riannodare le
relazioni con loro; ma Gaetana si trov trascinata
da sua sorella in quella dimora mondana
dove madre e figlie rivaleggiavano in leggerezza.
Presto la mia Gaetana, tanto seria, ne ebbe abbastanza
di quella vanit, di quelle feste che la
stordivano, e non volle pi comparirvi. D'altronde
l'atmosfera irreligiosa di quella casa spiaceva
al suo cuore di cristiana... Buggero Maublars
era dotato di un' intelligenza non comune messa
al servizio della pi cattiva causa.
Mi ricordo di questo nome... interruppe
Alice. Mio padre me ne parl una volta.  un
nemico acerrimo della nostra santa religione,
contro la quale ha scritto pagine indegne.
Appunto. Il suo stile , dicono, di un'estrema
ricchezza, e la sua penna riesce mirabilmente
a distillare il veleno circondandolo di fiori. Ivo,
il nobile e pio fanciullo, si trov sbalzato in
mezzo a quei perversi mondani, a quei gaudenti.
Come fecero per oscurare la sua fede saldamente
radicata, per far deviare quel cuore e quell'intelligenza?...
Ritirata in questa solitudine, con
mio padre infermo, io non l'ho mai saputo esattamente;
ma il fatto sta che gi alla riapertura
delle scuole Ivo non era pi il brillante allievo
dell'anno precedente. Seppi pi tardi che era
stato bocciato all'esame della Scuola Navale, che
era ritornato a Bred'Languest e che frequentava
i Maublars pi di prima. Poi, invece di
rientrare al collegio di Vannes, part per Parigi.
Che fece col? In qual baratro and a ingolfarsi
quell'infelice? Lo ignoro; ma quando ritorn, a
venticinque anni, era invecchiato, trasformato,
decaduto; si chiuse nel castello e non ne usc
pi, se non per andare in barca.
Supponete dunque, cara cugina, che la signora
Orzai abbia in qualche modo contribuito
a questo deplorevole cambiamento?
Vi ha contribuito purtroppo! Fu lei che introdusse
Ivo in quella societ pervertita, ed ho
motivo di credere che abbia spiegato le pi sottili
astuzie per mantenere suo fratello in una
compagnia cos contraria a tutte le tendenze di
quel nobile cuore. Ohim, quello che pi bisognava
temere per lui non era la frivolezza e la
follia del piacere e del lusso!... No, no; a quelle
era poco accessibile. Ma l'esecrabile Buggero
Maublars ha saputo circuire quell'anima ardente,
tutta vibrante di poesia, presentandole i suoi
sofismi infernali sotto una pioggia di rose. Quello
gli ha tolto la fede, e il mondo ha compiuto
la sua opera. E c'era Giorgina che aiutava forse
la rovina morale di suo fratello, poich essa aveva
gi aderito alle empie teorie di quell'insultatore
di Dio. Oh, povero Ivo!
Sulle pallide guance della signorina di Regbrenz
correvano le lacrime, ed anche Alice sent
che gli occhi le si inumidivano. S, povero Ivo!
Ma che opera spaventevole aveva dunque commesso
Giorgina!... La giovinetta ebbe un brivido
pensando che i suoi fratelli, i cari piccoli innocenti,
erano quasi nelle mani di quella donna.
Come mai la signora Orzai ci lascia cos facilmente
la libera pratica della nostra religione?
domand, dopo un momento in cui entrambe
meditarono dolorosamente. Mi pare
che questa tolleranza quadri ben poco coi suoi
principii.
Vi ho detto: State attenta. Ebbene, diffidate
di lei, giacch non si giunge mai a conoscere
il suo pensiero preciso; posso dirvelo con
tutta sicurezza, io che la conosco fin dall' infanzia;
e credo utile di farvelo sapere, cara, affinch
prendiate le vostre precauzioni contro lei.
Maggiore di Gaetana e di me, essa ci tiranneggiava
di nascosto, per colmarci poi, davanti ai
nostri genitori, di perfide carezze. Mi ricordo che
un giorno, dopo aver ammazzato per invidia il
cagnolino di Gaetana, si precipit verso suo padre,
gridando:
Babbo, Lory  morto! Che disgrazia! Povera
Gaetana!
E nonostante tutte le accuse di questa, era
tanta l'apparente sincerit e la maravigliosa furberia
di Giorgina, che mio zio le credette, bench
avesse una predilezione per la figlia minore.
Voleva veramente bene alla mamma?
Certo; e si vedeva; essa pure, del resto, aveva
per suo padre una tenerezza ardente, un'ammirazione
infinita; giacch debbo dirvi che il conte
di Regbrenz possedeva una bellissima intelligenza,
un animo elevato, ma disgraziatamente
orgoglioso e troppo avido degli agi e dei piaceri
della vita.
Come ha potuto la signora Orzai riuscire
a fargli commettere quell'ingiustizia spaventosa?
Lo sguardo d'Alice di Regbrenz sfior involontariamente
i fogli posati sulla tavola...
Ella rispose con voce esitante e malferma:
Bambina mia, la gelosia  cosa terribile.
Giorgina, nonostante la sua innegabile bellezza
e i doni della sua intelligenza, vedeva sua sorella
pi ammirata di lei, per quel fascino fatto di
bont e di leale fierezza che emanava da Gaetana.
L'invidia fece s che quella sciagurata compiesse
miracoli d'astuzia e di perfidia. Mia povera
piccina, sono discorsi sconfortanti, questi; ma
al disopra di questo fango morale, di l da tutte
queste minacce, troviamo il nostro Dio. Lui non
vi abbandoner mai, e con Lui, Alice, non temete
di nulla.
Attir a s il capo della giovinetta e baci la
fronte che si offriva alle sue labbra.
Oh, cugina, se potessi restare con voi!
mormor Alice.
Quanto ne godrei, bambina! Ma non  questa
la volont di Dio, e voi avete laggi il vostro
compito... un compito arduo e sublime, mia piccola
Alice. Ah, se poteste fare scaturire un po' di
luce in quelle tenebre!... Se poteste...
S'interruppe e fiss lo sguardo nel leggiadro
volto chino verso lei. Sembrava che dietro quegli
occhi azzurri, gravi e soavi, ella cercasse di
scrutare l'anima, di conoscere le energie e gli
slanci di sacrificio di cui era capace quella fanciulla
dallo sguardo profondo.
S, forse avete una grande missione da compiere.
Quei vecchi cos prossimi alla tomba e privi
della fede... lo sventurato Ivo in cui la scintilla
vive sempre, cos voglio sperare... o piccola
Alice. Iddio d di queste missioni alle anime di
giovinette, a coloro che lo amano senza riserve.
Oh, cugina, che posso io? Sono una bambina!
esclam Alice con spavento.
Istantaneamente, rivedeva il viso sarcastico e
cattivo del conte Ervino, gli occhi duri di Ivo,
il povero sguardo senza intelligenza della signora
di Regbrenz.
Ed essa, fanciulla inesperta, dovrebbe tentar
di salvare quegli esseri avviliti in modi diversi?
Che idea balenava ad Alice di Regbrenz!
Questa indovinava tutti i pensieri che si formulavano
nella mente della giovinetta...
Le sue dita cercarono la corona del rosario
che teneva sempre al fianco, e afferrarono la croce
d'avorio. Dolcemente, con una tenerezza ineffabile,
prese la mano di sua cugina...
Sola, bambina mia, nulla vi sarebbe possibile.
Voi non siete, come ogni creatura umana,
che un fuscellino di paglia abbandonato alla furia
del vento. Ma Lui, bambina mia, Lui, il vostro
Signore ed il mio!...  Lui il vostro aiuto,
il vostro soccorso! Dalla sua croce, Egli vi mostra
quelle anime, vi grida di amarle, di sacrificarvi,
se occorre, per la loro salvezza! S, io pronunzio
questa parola di sacrifcio, perch non mi
sono ingannata indovinando in voi un cuore consacrato
senza riserva al vostro diletto Salvatore;
non  vero, Alice?
S, cugina, io non ho che un desiderio: appartenere
per sempre a Ges, rispose semplicemente
la fanciulla.
Un'espressione di soprannaturale letizia accendeva
le sue grandi pupille azzurre...
Alice di Regbrenz ebbe un radioso sorriso stringendo
con forza la piccola mano fremente.
Iddio sia benedetto, mia cara figliuola! Ma
questa scelta del nostro Signore comporta obblighi
austeri, poich di questi privilegiati del suo
cuore, Egli fa spesso delle vittime per la salute
delle anime, mia piccola Alice.
Lo so, cugina, e gli appartengo, disse
gravemente Alice, baciando la piccola croce che
la signorina di Regbrenz le abbandonava.
Esse tacquero. Fin dalla prima ora, quelle due
anime pie si comprendevano senza parole...
Ma Alice ebbe un lieve sussulto nell'udir sonare
le quattro, e si alz vivacemente.
Accanto a voi dimentico il tempo, mia cara.
La signorina Elson e Gaetano mi aspetteranno.
Mi condurrete i vostri fratelli, non  vero?
Ed anche la vostra fedele istitutrice. E tornerete
a trovarmi pi che potrete?
Con gioia, cugina mia! Grazie d'avermi accolta
con tanta bont.
Un sorriso venne a illuminare ed imbellire il
volto irregolare di Alice di Regbrenz.
Bambina, non potete credere quanto bene
m'abbia fatto la vostra presenza. Ritornate, dunque,
cara, e parleremo ancora della soave amica
mia e madre vostra, Alice.
S'abbracciarono teneramente, e Alice usc dal
salotto. Presso la porta del vestibolo stava la domestica
che l'aveva fatta entrare.
Voi, senza dubbio, siete Fina, della quale
ho gi sentito parlare? disse gentilmente Alice,
vedendo lo sguardo benevolo della vecchia fisso
su lei.
S, signorina... e voi siete la figlia della
signorina Gaetana. Vi ho vista in chiesa, e ho
saputo il vostro nome da Matteina, con la quale
parlo di quando in quando, non tanto spesso
per, perch non le piace pi di chiacchierare, e
a volte, anzi, bisogna strapparle le parole di bocca.
Come cambia il mondo! Un tempo essa era
una ragazza tanto allegra, avvenente e bella.
Bella?... Povera Matteina, chi lo direbbe,
oggi?
Fu il vaiolo che ella prese curando la signorina
Gaetana. Io credevo che morisse!... Non
ha avuto fortuna, quella ragazza!... L'anno prima,
volendo difendere la signorina Gaetana contro
l'assalto di un cane, un cagnaccio che la signorina
Giorgina si ostinava a tenere, aveva avuto
due dita rotte da quella bestia. Il medico di
allora (un asino, per dire la parola giusta) la
cur tanto male, che un giorno essa dovette partire
per Nantes, dove le amputarono le sue povere
dita. Poco dopo un gradino della torre della
Contessa Anna le si spezz sotto i piedi, ed essa
ruzzol tutta, quella vecchia scala di pietra. Da
allora  zoppa. Ma scusatemi, signorina, vi tengo
in piedi con le mie chiacchiere!...
Anzi, sono contentissima d'aver udito tutto
questo. Non ero mai riuscita a sapere da Matteina
la cagione delle sue infermit. Arrivederci,
mia buona Fina.
Rivolse un amichevole cenno di saluto alla fantesca
ed usc da Ker-Neven.
Una letizia grave le dilatava il cuore, un inno
di riconoscenza se ne inalzava verso Dio che, infinitamente
buono, le procurava quell'oasi di pace
e di tenerezza nel penoso deserto dei suoi doveri.
Per lei, come era stata per sua madre, Alice di
Regbrenz sarebbe l'amica devota e fedele.
Appena la fanciulla fu scomparsa, la signorina
di Regbrenz riprese i foglietti abbandonati sulla
tavola e ne continu la lettura. L'angoscia alterava
la sua faccia smagrita; le labbra le tremavano
sotto l'impero della commozione.
Il foglio finalmente sfugg alle sue mani tremanti,
che si congiunsero in un gesto di dolore.
Oh, mia Gaetana, quanto hai sofferto!
mormor con voce rotta. Ed io ho potuto vivere
cos .vicino a te ignorando le tue angosce e
quelle odiose macchinazioni!... No, tu non fosti
colpevole quando fuggisti quella dimora infausta!...
Ma che pensi ora nel vedere l tua figlia,
questa soave fanciulla?... Povera piccola Alice!
Oh, mio Dio, volete dunque prendere lei come vittima
per le colpe della sua famiglia?  tanto
giovane e tanto buona!... Piuttosto, colpite ancora
la vostra serva, Signore, e risparmiate quella
fanciulla. Che il suo candore e la sua piet
salvino quelle anime sciagurate, ma che sia io
scelta ad espiare per loro; io, la povera inferma
che avete legata alla vostra Croce, Signore!
...
.
...
10.
...
.
...
Mai, a memoria di bretone, era caduta tanta
neve come in quell'anno. Da Natale fino al primo
di gennaio, i fiocchi larghi e fitti vennero ad accrescere
lo strato gi esistente ed a coprire di
un'opulenta pelliccia d'ermellino le rocce selvagge.
I vecchi tetti di Bred'Languest, che lasciavano
penetrare l'acqua in pi di un punto, nascosero
la loro miseria sotto quell'acconciatura
bianca; le lastre sconnesse e spezzate del cortile
d'onore disparvero agli sguardi, e il parco spoglio,
grigiastro e brutto, si trov trasformato in
una raccolta d'arbusti incipriati come eleganti
signori del Settecento.
La mattina di quel primo giorno dell'anno,
Gaetano, appena vestito, scese piano piano e si
addentr nel parco. Il fanciullo provava un intenso
piacere a calpestare quella fitta neve nella
quale affondava i piedi, a trovarsi solo nel silenzio
di quella boscaglia candida dove il suo giovane
petto aspirava voluttuosamente l'aria ghiacciata.
Ma non per quel godimento era sfuggito
alla sorveglianza dell'istitutrice e di sua sorella.
Il giorno prima, la barchetta che egli faceva
vogare in una delle insenature prossime a Ker-
Mora si era profondamente incastrata tra due
scogli, ed essendo il momento dell'alta marea,
non avevano potuto liberarla. Alice aveva promesso
che sarebbero tornati l la mattina dopo
di buon'ora; ma Gaetano sapeva che la colazione
e i convenevoli di rito ai nonni avrebbero
preceduto tutto; nel frattempo la marea risalirebbe,
e la sua cara barchetta andrebbe a rischio
di essere fatta a pezzi dai cavalloni... e cos
aveva giudicato pi semplice fare da solo.
Raggiungendo Ker-Mora, il fanciullo vide con
soddisfazione che la barca era ormai accessibile...
ma tutti gli sforzi delle sue piccole mani.
pur nervose e robuste, non pervennero a farla
uscire dalla fessura rocciosa nella quale le ondate
l'avevano incastrata profondamente.
Ci vorrebbe un ordigno qualunque, mormor
Gaetano che non era mai a corto di espedienti.
Farei leva con l'appoggio dello scoglio,
e forse, con pazienza, riuscirei a disincagliare
la barca. Ma c' una piccozza in quella
casa l... mi rammento d'averla vista.  vero
che Alice mi ha proibito di entrarvi... ma ci
star cos poco!... Appunto, l'uscio  aperto, e
la piccozza  proprio all'ingresso. D'altronde,
quegli che abita l non  un estraneo,  mio zio.
E subito si slanci verso la casetta. Ne varc
la soglia, ma si ferm bruscamente. In fondo alla
stanza era seduto Ivo. Avvolto nel denso fumo
che si sprigionava dalla sua pipa, egli leggeva
uno dei volumi che pochi giorni prima Alice aveva
respinti con orrore. Il suo sguardo si alz
verso il fanciullo, con l'espressione di un' irritazione violenta.
Che venite a fare qui? disse rudemente.
Gaetano, interdetto per un attimo, poco facile
per natura a lasciarsi intimidire, riprese subito la sua disinvoltura.
Venivo a cercare una pala per tentar di riprendere
la mia barca che si  incastrata fra gli
scogli. Volete permettermi di prenderla un momento, zio?
Per la prima volta era dato a Ivo quel titolo.
Fino allora i figli di sua sorella non avevano avuto
occasione di rivolgergli la parola. Trasal leggermente,
forse di sorpresa, e una vaga commozione
sostitu nelle sue pupille grige i cupi bagliori
di poco prima. Si alz, fece qualche passo
avanti e guard il fanciullo, sempre in piedi nel
vano della porta. La testolina altera si rialzava,
e sotto le ciglia dorate gli occhi leali e profondi
sostenevano lo sguardo inquisitore di Ivo.
E nessuno di essi ud il passo leggero che si
avvicinava, assordato dalla neve. Alice si era
presto accorta dell'uscita di suo fratello, e indovinando
dove andava, aveva preso a sua volta la
via di Ker-Mora; ma non trovandolo nel punto
in cui la barca s'era incagliata, e vedendo l'uscio
della casetta aperto, una visione terribile le sorse
nella mente: Gaetano, solo in quella miserabile
dimora, curvo su uno di quegli empii libri una
sola riga dei quali ferirebbe forse gravemente il
suo animo innocente!
Prese la corsa e giunse alla soglia della capanna.
Gaetano era l, nel vano della porta, e davanti
a lui stava Ivo di Regbrenz.
Gaetano, che fai qui? domand con voce
affannata e tremante.
Il fanciullo sussult un poco e tacque. Ivo diresse
verso lei gli occhi stupefatti. Tutta sbiancata
dall'angoscia passata e dalla commozione
del momento presente, i capelli tirati su in fretta
per correre in cerca del ragazzo, con un vestito
da casa che ricadeva in ampie pieghe attorno
alla sua persona, Alice appariva infantile, tanto
commovente e graziosa, che anche lo zio parve
subisse per qualche momento lo squisito suo fascino.
Ma subito dopo, le folte sopracciglia bionde
si aggrottarono, la fisonomia di Ivo s'irrigid,
e la sua voce piena di collera si lev nel silenzio
della stanzetta.
Volete dunque invadere tutti la mia casa?...
Non sono pi libero in casa mia? Fuori di qui,
e presto!
Sul primo momento Alice era rimasta stupita
scorgendo il suo strano e inospitale congiunto;
ma quel tono insultante, quelle parole aggressive,
le restituirono la sua presenza di spirito.
Rialzando con fierezza il capo, ella fiss Ivo con
sguardo risoluto e un po' sprezzante.
Venivo appunto a cercare mio fratello e mi
preparavo a rimproverarlo per questa sua nuova
indiscrezione. State tranquillo, signore, io non
ho nessuna voglia d'importunarvi minimamente,
e vigiler sempre perch i ragazzi agiscano nello
stesso modo. Credo che fino ad ora, a parte il
malaugurato incontro nella galleria, la vostra libert
non sia stata disturbata da noi. Quanto a
intimarci in tal modo l'ordine di lasciare la vostra
dimora, non credo che fareste altrimenti se
fossimo dei malfattori.
In quel momento essa non era pi affatto Alice
di Szannek: era una donna grave e severa, i cui
begli occhi luminosi si spogliavano della loro soavit
per squadrare con alterezza sdegnosa il gentiluomo
decaduto, dimentico della cortesia pi
elementare.
Ivo indietreggi di due passi. Il suo colorito
abbronzato era diventato improvvisamente pi
scuro sotto l'afflusso del sangue che gli saliva alla
faccia, e nei suoi occhi grigi si era acceso un
lampo d'orgoglio ferito. Una reminiscenza dello
spirito cavalleresco di un tempo sorse senza dubbio
in lui, perch, inchinandosi davanti ad Alice,
egli disse con voce un po' rauca ed esitante:
Perdonatemi... non volevo... vi faccio le
mie scuse...
Ma gi ella si rimproverava il suo scatto d'indignazione,
temendo d'aver offeso in modo irreparabile
quell'uomo che in fin dei conti era suo
zio.
Per fortuna non fu cos: nello sguardo cupo
di Ivo non c'era altro che un rincrescimento sincero,
bench irritato...
Con segreta gioia, Alice scopriva in quel momento
l'esistenza di un riflesso dei nobili sentimenti
di un tempo... molto lieve, molto tenue,
certo... ma infine non tutto era morto in quell'animo.
La giovinetta prese la mano di Gaetano che
guardava suo zio spalancando gli occhi stupiti.
Io stessa devo chiedervi scusa per il disturbo
cagionatovi da mio fratello, disse dolcemente.
Vi prometto, in nome suo, che non si avviciner
pi a Ker-Mora.
Mentre parlava, essa guardava lo zio, e i suoi
occhi scesero sul libro che le dita di Ivo sgualcivano
macchinalmente. Ricordava quella copertina
di un giallo pallido, quelle alte lettere rosse
destinate ad attrarre meglio l'attenzione sul veleno
morale contenuto in quelle pagine. E lui,
il pio Ivo d'un tempo, si nutriva l'intelligenza
e il cuore di quella letteratura svergognata, s'insozzava
di quel fango!
Una subitanea ispirazione spinse Alice, che,
senza riflettere a lungo, disse volgendosi a suo
fratello:
Va' un po' avanti, Gaetano: ho da dire una
parola al signor di Regbrenz.
Il fanciullo aggrott le sopracciglia, pronto a
resistere; ma la voce dolce e pur ferma ripet:
Va', Gaetano: io vengo subito.
Il ragazzo usc, ed Alice si avanz un po' verso
Ivo che la guardava con stupore.
La giovinetta era pallida, con le labbra agitate
da un lieve tremito; ma una forza suprema
l'animava accendendo nei suoi occhi una fiamma
d'intrepidezza.
Forse vi parr molto indiscreta, disse,
cercando di render la voce pi ferma che poteva
ma si tratta dell'anima dei miei fratelli, e, in
tutta coscienza, debbo parlarvi dei miei timori.
Pu darsi che, nonostante la mia proibizione,
(poich, infine, sono ragazzi) Gaetano e Saverio
si trovino qualche volta soli qui; e allora questi
libri... additava i volumi sparpagliati sulla
tavola potrebbero capitare nelle loro mani.
Ebbene? fece rudemente Ivo, volgendo
verso lei lo sguardo irritato.
Non capite dunque il male che infamie simili
cagionerebbero a quelle piccole anime?
esclam vivamente la fanciulla, stupefatta dinanzi
a tanto abbassamento di senso morale.
Un riso sarcastico sfugg dalle labbra di Ivo.
Era la prima volta che Alice lo udiva, e rabbrivid
al suono di quel riso infernale...
Diventeranno come le altre, ecco tutto!
egli disse a denti stretti.
Una fiamma strana, miscuglio d'odio e di disperazione,
balenava tra le folte sopracciglia di
quell'uomo la cui bocca si contraeva amaramente...
e la povera Alice si disse con terrore che
essa doveva aver riaperto qualche misteriosa ferita.
Si trovava sola con un fanciullo in quella solitudine,
sola in presenza di quell'uomo bizzarro
la cui ragione, a volte, le pareva problematica.
Le sue dita si congiunsero istintivamente, il suo
cuore s'inalz in un'ardente preghiera verso Maria,
soccorso dei cristiani...
Ma, prima di tutto, come fate a sapere ci
che sono quei libri? riprese la voce sardonica.
Senza dubbio li avete letti?
La giovinetta sobbalz. I suoi grandi occhi azzurri,
sfavillanti di disprezzo, si levarono verso
Ivo, costringendolo ad abbassare i suoi.
Chi vi ha dato il diritto d'insultarmi cos?
Ignorate dunque che sono cristiana e che mai, a
costo della mia vita stessa, leggerei una di quelle
righe maledette?... Ma voi non mi credete, giacch
non dovete pi credere alla virt, all'onest,
all'onore.
Improntate di un disprezzo indicibile, quelle
parole erano sfuggite dalle labbra tremanti della
giovinetta.
L'effetto prodotto fu fulmineo. Ivo, divenuto
livido, afferr la spalliera d'una sedia e la strinse
con tale violenza, che il legno tarlato si spezz.
Una collera pazza sconvolgeva i suoi lineamenti
di solito rigidi...
A un tratto egli si avanz bruscamente verso
Alice.
Ascoltate. Io vi ho dato il diritto di pensare
cos, disse sordamente perci  giusto
che vi perdoni queste parole; ed anche questa
volta devo io chiedervi perdono. So, ed appoggi
fortemente sulla parola so che voi non
avete mai aperto questi libri n altri simili. 
stato un impeto di collera che mi ha fatto proferire
parole che deploro... anzi, non so nemmeno
come mi siano potute venire in mente, dinanzi...
Si pass la mano sulla fronte, mormorando a
se stesso:
Dinanzi a due occhi tanto puri, come avrei
potuto pensarlo veramente?
Io vi debbo tuttavia una spiegazione a questo
proposito... disse Alice, accingendosi a
raccontare l'indiscrezione di Gaetano.
Ma egli la interruppe con un gesto imperioso.
Non voglio saper nulla... ho piena fiducia
in voi. Questi libri ormai saranno tenuti sotto
chiave.
Oh, grazie, zio!
Questo grido di riconoscenza parve colpire di
stupore Ivo di Regbrenz.
Incerto e turbato, egli guard Alice, e un certo
amaro sorriso venne a contrarre le sue labbra.
Zio! ripet lentamente, con accento ironico.
Sono degno di questo nome, dite?... Ditelo,
voi che dubitavate poco fa della mia virt,
della mia probit, del mio onore?
In quello sguardo che la sfidava Alice lesse
con fervore una disperazione immensa.
No, no, io non ne dubito, non voglio dubitarne...
zio mio! esclam con vivacit.
Ma Ivo scroll il capo bruscamente, e lo stesso
riso che aveva cos penosamente impressionato
Alice rison ancora nella stanza.
Avete torto, ed io non so davvero perch mi
sono offeso poco fa della vostra opinione a mio
riguardo. Non ho pi niente di tutto questo, capite!
Onore, probit, virt... storielle... chimere!
Egli rise di nuovo come doveva ridere Lucifero,
pens la povera Alice, e, scostando un po' la
fanciulla, si slanci fuori.
Sventurato! mormor Alice, fremente.
Ella intravedeva degli abissi di rovina morale
davanti ai quali l'anima sua credente, tutta bagnata
di sangue redentore, indietreggiava spaventata.
Volta a volta, in quel rapido colloquio,
ella era passata per alternative di speranza e di
dolore. Alcuni sentimenti elevati, se n'era ben
accorta, sussistevano ancora in Ivo, ma debolissimi,
purtroppo! La scintilla permaneva sotto le
dense scorie, vicina a estinguersi... pareva. E se
egli avesse detto il vero? Se per lui l'onore e la
virt non fossero pi che parole vuote di senso?
Oh, mio Dio, che miseria! gemette, congiungendo
le mani. Come arrivare a quella
povera anima?
Alice!... Ma Alice, che fai? disse la voce
impaziente di Gaetano. Lo zio  andato via,
e tu rimani sempre cost, piantata come una statua!
Ella si volse ed usc dalla capanna. Senza dir
parola, prese il cammino del castello...
Suo fratello camminava in silenzio accanto a
lei; egli aveva dimenticato del tutto la sua cara
barca, e alzava frequentemente lo sguardo ansioso
verso il volto pallido e alterato di sua sorella.
Che cosa ti ha fatto lo zio? domand a
un tratto afferrando teneramente la mano di Alice.
Non ti ha mica picchiata, eh?... Perch
allora...
Strinse i pugni e si volse per gettare un'occhiata
di sfida nella direzione in cui era scomparso
Ivo.
Un debole sorriso sfior le labbra della giovinetta.
No, caro Gaetano... il signor di Regbrenz,
per quanto strano sembri, non picchier mai una
donna. Ma vedi, bimbo mio, gl'inconvenienti della
tua disobbedienza? Tu fai avere delle noie
alla tua povera sorella, che  costretta a chiedere
scusa per te.
Gaetano chin la testa, confuso. Ma un momento
dopo mormor, con un'amarezza strana
in quella bocca di fanciullo:
Ma insomma, perch noi non abbiamo dei
parenti come gli altri, Alice?
...
.
...
11.
...
.
...
Due ore pi tardi, Alice e i suoi fratelli si diressero
verso il salotto della torre, il vecchio salotto,
come lo chiamava Giorgina con un certo
disdegno.
Nonostante i ceppi crepitanti che riempivano
da mattina a sera il caminetto, quello stanzone
tetro produceva sempre un' impressione di freddo
intenso.
Tutto era nero, cupo e vecchio, dalle tappezzerie
scolorite e i mobili brutti e logori, fino al
lampadario mezzo rotto sempre appeso al soffitto
senza che nessuno pensasse a farlo togliere di l.
E gli ospiti convenivano perfettamente allo
scenario. Il signor di Regbrenz, avvolto nella sua
vecchia veste da camera giallognola, con la barba
lunga e ispida, lo sguardo cupo, si trascinava
dalla poltrona alla finestra, senza meta, senza
pensiero si sarebbe detto, indifferente a ogni cosa.
In un'ampia poltrona, quella piccola forma
esile che era la signora di Regbrenz rimaneva seminascosta
per giornate intere, silenziosa, coi
placidi occhi fissi sulle fiamme.
Cos li trovarono i loro nipoti in quella prima
mattina di gennaio...
Alice si diresse risolutamente verso il signor
di Regbrenz, sebbene tremasse un poco, giacch
quell'avolo cos aspro le ispirava una ripulsione
indicibile.
Veniamo a porgervi i nostri auguri per l'anno
nuovo, nonno; disse inchinandosi davanti
a lui siamo...
Ma indietreggi spaventata.
Il vecchio, curvo sul caminetto per riscaldarsi
le mani intirizzite, si raddrizzava bruscamente.
Auguri... a me? balbett con voce strozzata.
No, no, mai pi! Mai, capite? Non ci
sono pi feste per me, non c' pi anno nuovo!...
Tutto  uguale... la vita scorre... e viene il nulla!...
Auguri a me? Ah, ah!
Tent di ridere, ma un orribile sogghigno gli
contrasse le labbra mentre egli ricadeva pesantemente
sulla poltrona...
Al suono di quella voce furibonda, la signora
di Regbrenz aveva leggermente sussultato, e il
suo sguardo spaurito andava dal marito ai tre
nipoti pietrificati da quell'accoglienza.
Una porta si apr con violenza per lasciar passare
Giorgina. Avvolta in una ricca vestaglia di
stile impero, giacch il suo guardaroba si era da
qualche tempo singolarmente arricchito e rimodernato,
essa appariva come una sovrana in quel
vecchio salone reso ancor pi tetro dagli abiti
di lutto degli orfani.
Che accade, babbo? Che fanno qui questi
ragazzi?
Domandalo a loro. Sciocchi!... balbett
il vecchio, che lo sforzo aveva sfinito.
Venivamo a fare i nostri auguri al nonno,
signora, spieg Alice, che aveva riacquistato
la padronanza di s. Se avessimo saputo che
quest'atto cos usuale gli dispiaceva tanto...
Un'ombra si diffuse sul volto della signora Orzai.
Essa fece qualche passo avanti e gett una
strana occhiata verso il cuscino ricamato, ben logoro
e stinto, della poltrona di sua madre.
Infatti, mio padre non pu soffrire gli anniversari,
disse in tono freddo. Avrei dovuto
avvertirvene; ma ormai la cosa  fatta, e
non potete rimediarla che ritirandovi subito per
far s che ci sia dimenticato. Ma prima ditemi
un po' quello che andavate a fare cos di buon
mattino nel parco.
Dunque, l'aveva spiata? Ma nei begli occhi di
un grigio cangiante, la fanciulla non pot scoprire
altro che una curiosit leggera, quasi indifferente...
Essa di la spiegazione della sua
corsa a Ker-Mora, senza accennare all'incontro
con Ivo.
E l'avete ripresa, questa famosa barca?
chiese la signora Orzai, rivolgendosi a Gaetano.
Ma no, rispose il ragazzo in tono crucciato.
Non potevo liberarla di tra gli scogli
senza uno strumento qualsiasi... Se lo zio avesse
voluto prestarmi una pala, l'avrei ripresa per...
soggiunse con rancore.
Come c'entrava vostro zio in questa storia?
disse Giorgina con una certa vivacit, chinandosi
per guardare il fanciullo negli occhi.
L'avete dunque visto a Ker-Mora?
Certo, rispose Gaetano, senza accorgersi
dei cenni che gli faceva la sorella e ci ha anche
ricevuti assai male...
Com' andata? Raccontatemelo, bambino,
disse la signora Orzai posando la mano sulla
spalla del ragazzo.
Ma questi aveva appunto incontrato lo sguardo
d'Alice, esprimente una categorica proibizione.
Non c' niente da raccontare. Lo zio si 
arrabbiato molto vedendoci arrivare a casa sua
per aver la pala; lo ha detto ad Alice, che ha
fatto le mie scuse.  una cosa semplice, signora.
Egli fissava su lei lo sguardo limpido e diritto,
sfavillante d'intelligenza, un po' altezzoso anche...
lo sguardo di Gaetana di Szannek nei
giorni della sua giovinezza.
La bianca mano lasci la spalla del fanciullo
e si affond febbrilmente nell'onda spumosa delle
trine che ornavano la vestaglia stile Impero.
 semplicissima, infatti, disse Giorgina
con calma. Tuttavia vi asterrete d'ora in avanti
gli uni e gli altri dall'andare nella direzione
di Ker-Mora. Mio fratello ha essenzialmente cara
la sua tranquillit, e il vostro soggiorno qui non
pu esser tollerato da lui che all'esplicita condizione
di non esserne disturbato affatto. Potete
ritirarvi, figliuola.
...Tornata nelle sue stanze, Alice trov Matteina
che le portava una lettera di Parigi e alcune
riviste.
Ecco senza dubbio degli auguri per Capo
d'Anno, signorina! disse, accennando la busta
rosea sulla quale Giannina Srand aveva tracciato
le sue zampe di mosca. Non ne avrete
molti, qui in casa!
No certo, disse Alice, scotendo con mestizia
la testa. Non supponevo menomamente
l'effetto che i miei dovevano produrre sul nonno.
Ci siete stata, signorina? Avrei dovuto dirvelo!...
Il padrone non tollera pi queste cose.
Ma perch, Matteina?
La bretone abbass il capo e fece un sospirone.
Signorina, dev'essere il rimorso. Egli si ricorda
senza dubbio che un tempo, per Capo d'Anno,
la signorina Gaetana correva da lui di prima
mattina, tutta lieta, la cara fanciulla, di offrirgli
qualche suo lavoro... un quadretto, della musica
talvolta, poich tutto le riusciva!... E la povera
signora aveva anche lei, a quei tempi, il suo
regalo. E l'ultimo fu quel cuscino che ha voluto
conservare ad ogni costo!... S, la signora Orzai
ha fatto sparire tutto ci che rievocava sua sorella;
ma quando volle toccare il cuscino, la signora,
sempre tanto mite, si mise in un tale stato
d'agitazione, che il signor conte disse a sua figlia:
Lasciaglielo, e non se ne parli pi...
Per ricamarlo, affinch nessuno la vedesse, la signorina
Gaetana andava nella torre della Contessa
Anna.
Credevo quella torre molto pericolosa...
S, ma la signorina Gaetana non aveva
paura di nulla. E neppur io, che ero giovanissima
a quel tempo, ci pensavo. Eppure  un posto
tanto brutto...
Ci sono gli spiriti, forse?... disse Alice
con un lieve sorriso, vedendo la fantesca tremare
e farsi il segno della croce.
Per l'appunto, signorina. Non sapete la leggenda
della contessa Anna di Regbrenz? Si dice
che quella creatura sciagurata fosse una strega,
e facesse raccogliere da un servo che le era devoto
fino alla morte, tutti i bimbi della contrada
per metterli a bollire in un'enorme pentola e compiere
i suoi maleficii. A quello scopo si rinchiudeva
nella torre che ha conservato il suo nome,
e nessuno poteva entrarvi. Quando per suo figlio,
educato alla corte del duca di Bretagna, tocc il
ventesimo anno, una bella mattina arriv d'improvviso
al castello, da dove sua madre lo teneva
con gran cura lontano; la contessa Anna era da
due giorni rinchiusa nella torre, intenta a fare
le sue diavolerie: nessun servo avrebbe osato disturbarla...
ma il giovane conte aveva udito
strada facendo i lamenti delle madri orbate dei
loro figliuoli, le maledizioni che venivano scagliate
su Anna di Regbrenz; e aveva giudicato
il momento propizio per sapere la verit. Direttosi
di passo risoluto verso la torre, fece abbattere
la porta dal suo scudiero ed entr. In una
sala bassa, sua madre era in piedi e davanti a
lei fumava la gigantesca marmitta. Al grido d'orrore
sfuggito a suo figlio, ella si volt. Allora,
ebbra di rabbia, si slanci verso il giovane signore,
lo colp col pugnale che aveva servito a
uccidere gl'innocenti, e, presa da follia, si precipit
nell'acqua bollente. Da allora in poi essa
appare qualche volta sulla piattaforma della
torre gettando grida spaventose.
Di nuovo, Matteina rabbrivid.
L'avete udita, dunque, Matteina?
S, signorina, una volta...
S'interruppe, e con le mani tremanti si copr
il viso alterato.
Capisco che a voi in modo particolare, povera
Matteina, quel luogo non rievochi memorie
liete. Fu l che faceste una caduta terribile, mi
ha detto Fina.
Le mani di Matteina, si scostarono, e la vecchia
fantesca dardeggi su Alice il suo sguardo angosciato.
S, s, vi dico che  un luogo cattivo! Non
ci andate mai, signorina; la strega cerca sempre
di attirare la carne giovane...
Ella balbettava quelle parole con voce febbrile,
e un lungo fremito la scosse a un tratto.
Ma come mai lasciavano andare mia madre
in quella torre distrutta, Matteina?
Signorina, la scala sembrava ancora solida,
e sarebbe stata infatti abbastanza solida se... 1
S'interruppe bruscamente, con gli occhi sbarrati
come dinanzi a una visione terrificante...
Dopo un momento riprese, cercando di dominare
il tremito della sua voce:
Forse non mi credete, signorina, se vi dico
che c' sotto un sortilegio. Io fremo pensando
che il signor Ivo abita l. Ma chi avrebbe il potere
di fargli intendere ragione? soggiunse sospirando.
Quel pomeriggio, la signorina Elson ed i suoi
allievi s'incamminarono verso Ker-Neven: Alice
andava a presentare i suoi fratelli alla signorina
di Regbrenz.
Sul terreno nevoso, Saverio correva allegramente
facendo ondeggiare i riccioli bruni intorno
al suo fresco viso. Era il pi grazioso bambino
che si potesse vedere, pensava Alice con un certo
orgoglio, guardandolo saltare attorno a Gaetano.
Questi era in una delle sue giornate di calma
e di riflessione taciturna. Con ansiosa curiosit,
Alice si domandava quali pensieri si agitassero
dietro quella fronte altera. Ieri, la foga, l'entusiasmo,
quasi la passione trasportavano il fanciullo
verso le lande, in mezzo ai dolmen, e mentre impettito,
lo sguardo acceso, egli recitava, con una
potenza d'espressione strana in un fanciullo, alcuni
versi di un bardo bretone imparati quella
stessa mattina, la savia Alice si era cullata in
un sogno di gloria, gloria cristiana e pura, per
quel fratello dotato d'una mirabile intelligenza,
per quel piccolo Gaetano dagli occhi profondi.
Oggi, l'orizzonte s'era oscurato: una possente
malinconia stringeva il fanciullo silenzioso e
cupo.
Cos era sempre stato fin da quando Gaetano
aveva l'uso della ragione. Quelle variazioni subitanee,
dopo aver completamente sconcertato la
signorina Elson, erano divenute soggetto di stupore
e di perplessit per i Gesuiti, secondi educatori
di quella giovane anima. Durante i quattro
anni nei quali il fanciullo era stato loro affidato,
la loro profonda esperienza non era riuscita
a frugarne tutti i meandri. Gaetano era gelosamente
chiuso, anche verso i suoi amati maestri,
anche verso la cara sorella.
Ma le complessit di quello strano carattere si
erano andate accentuando sempre pi dopo l'arrivo
a Bred'Languest. Delle forze contrarie, ma
di pari potenza, s'agitavano in quel fanciullo, rivelandosi
con l'umore volta a volta austero o follemente
ardente, mai, per, semplicemente lieto.
In quegli ultimi mesi Alice si era occupata assiduamente
di lui, preparando quella piccola
anima a ricevere Dio, parlandogli dei suoi doveri
e mostrandogli i suoi errori; ma aveva progredito
poco nella conoscenza di quell'indole chiusa. Un
giorno, quasi atterrita dalla loro violenza, ella
scopriva in Gaetano sentimenti di fervore estremo,
slanci di fede ardente e d'indescrivibile entusiasmo;
il giorno dopo nulla poteva trionfare
dell'orgogliosa taciturnit nella quale il ragazzo
si avvolgeva come in un'armatura impenetrabile:
quel cuore sembrava divenuto di roccia.
 Ivo a dieci anni! esclam la signorina
di Regbrenz quando il fanciullo le fu presentato
da Alice.  impossibile trovare una somiglianza
pi evidente!... Lui solo, di voi tre, ha il
tipo dei Regbrenz. Voi, cara Alice, e questo piccolo
Saverio dai lunghi riccioli, siete i ritratti
parlanti di vostro padre. Ma quali preoccupazioni
si agitano dunque in cotesta testolina?
soggiunse figgendo su Gaetano uno sguardo dolcemente
indagatore.
Ella teneva la mano fine e nervosa del fanciullo
che stava in piedi presso di lei. Gli occhi di Gaetano
non si abbassarono, ma si addolcirono subitamente.
 sempre la nostalgia di Parigi, ragazzo?
riprese Alice di Regbrenz.
Egli scosse energicamente la testa.
No... questo paese mi piace... il mare mi
piace tanto! E sono liberissimo, qui.
Allora, che avete, caro?
Egli fece un gesto vago. Come tante anime pi
inoltrate nella vita, il fanciullo precoce non poteva
precisare quali fossero le sue aspirazioni
verso una felicit misteriosa, intangibile, un ideale
intravisto come in sogno, n sapeva definire
la lotta sorda e terribile che accadeva nel suo
cuore. Il bene e il male si contendevano ad ogni
ora quel cuore, che sarebbe un giorno dell'uno o
dell'altro; ma Gaetano subiva i loro stimoli e
cedeva ad essi senza comprenderne l'origine e lo
scopo.
Mentre i ragazzi, accompagnati dalla signorina
Elson, seguivano Fina per far merenda nel salotto
da pranzo, Alice s'intrattenne a lungo di
suo fratello con la signorina di Regbrenz, e le
confid le difficolt che incontrava di fronte a
quella natura generosa, ma gi fin troppo vibrante
a tutte le passioni.
Vostra madre era cos, Alice. Bambinetta,
aveva accessi di collera spaventosa e d'indicibile
malinconia. La religione sola pot addolcire e padroneggiare
quell'anima orgogliosa. Ivo, sebbene
in questo inferiore, aveva anche lui a quell'et
momenti terribili.
E ne ha ancora! disse tristemente Alice.
E narr alla signorina di Regbrenz la scena
di quella mattina.
Povero cugino, in che stato  caduto! Sapete,
Alice, che era citato come un esempio di
cortesia e di squisita gentilezza? Che trasformazione!
E come ha manovrato bene quella Giorgina!
Ma insomma, cugina, a quale scopo?
Alice di Regbrenz chiuse gli occhi e si concentr
per qualche momento... poi prese la mano
della sua giovine congiunta e la strinse dolcemente.
Ascoltatemi, cara; vi dir una cosa che un
giorno o l'altro pu esservi utile.  bene conoscere
il difetto degli avversari!... Forse sapete
che vostro nonno, il mio zio Ervino, era estremamente
spendereccio e amante del lusso, la qual
cosa lo trascin a una rovina quasi completa; egli
si trov ridotto a venir a vivere in questo vecchio
Bred'Languest, con rendite molto ristrette.
Ma mentre Gaetana era messa in collegio dalle
Orsoline di Vannes, Giorgina, sempre astuta, otteneva
di rimanere coi genitori, seguendo i corsi
per corrispondenza, mediante l'aiuto d'una maestra
di Nantes. Con la sua intelligenza vivissima,
quel sistema riusc perfettamente. Ma mentre
la sorella era lontana, ella s'industriava a
nuocerle nell'animo del padre, e si sforzava di
rendersi indispensabile. In modo lento ma sicuro,
ella prendeva un potere grandissimo su quell'uomo
autoritario, s, ma molto accessibile
all'adulazione ed alle piccole premure. Nella sua
figliuola maggiore egli ritrovava qualcuno dei
suoi istinti personali, la sua tendenza al benessere
e all'ostentazione, ma non si accorgeva, povero
zio, che quei sentimenti, in lei, erano aumentati,
esasperati da una spaventevole invidia
e da un desiderio insaziabile di godimenti e di
dominio: di Giorgina conosceva solo l'amabile
aspetto, e nulla della sua anima tenebrosa.
Ben facilmente ella giunse a spingere suo padre
a speculazioni arrischiate, per procurarsi pi
vaste risorse; ma Gaetana, tornata a casa, la disturbava
moltissimo, giacch ella temeva l'azione
della sua rettitudine e dei suoi savi consigli su
colui che tentava di annichilire...
S, Gaetana ed Ivo, leali e indipendenti, dotati
di una fede indomabile, dovevano porre ostacolo
ai disegni di quella sciagurata creatura,
mentre intanto la loro nobilt d'animo irritava
fino al parossismo il furore di settaria infuso
in lei da Buggero Maublars. Voi sapete come essa
riuscisse ad allontanare per sempre sua sorella
da Bred'Languest; e quanto ad Ivo... Oh, fanciulla
mia, che spaventosi abissi nel cuore umano!
Ohim, che cosa ha ella fatto di quell'Ivo
cavalleresco e affascinante? Uno sventurato senza
volont, senza elevatezza!...
E cos, in pochi anni essa fu tranquilla da
tutti i lati: il padre dominato completamente,
la madre priva della ragione, il fratello moralmente
infiacchito, la sorella esiliata per sempre
dalla casa paterna!... Ormai, essa agiva a piacer
suo a Bred'Languest, ed anche nei suoi due anni
di matrimonio continu a dirigere tutto.
Morto il signor Orzai, e morto completamente
rovinato (si dice che per seguire i consigli della
moglie egli sia andato incontro alla catastrofe)
ella ritorn definitivamente al castello. Le ultime
risorse si esaurirono subito, e presumo che ella
abbia dovuto ricorrere a non so quali espedienti
per fronteggiare le spese, dopo aver ridotto i genitori
all'assoluta povert.
E allora  venuta la nostra tutela a salvar
tutto?
La signorina di Regbrenz chin il capo senza
protestare. Alice aveva ormai compreso il motivo
della loro chiamata a Bred'Languest: sotto l'autorit
del nome di suo padre, Giorgina disponeva
a suo piacimento delle considerevoli entrate
dei nipoti, e cos si spiegavano i cambiamenti operati
al castello dopo il loro arrivo, come pure le
nuove eleganze della signora Orzai...
Per il denaro?... Cugina mia, solo per questo
ci hanno accolti, e non hanno perdonato a
mia madre! esclam in un impeto d'indignazione.
Hanno ben poca cosa da perdonarle!
mormor Alice di Regbrenz.
Ma che le hanno mai fatto? Voi dovete pur
saperlo!
La signorina di Regbrenz impallid e volse il
viso verso la finestra; ma la giovinetta vide tremare
le sue mani smagrite.
Perch preoccuparvi di ci, bambina? disse
con voce bassa e alterata. Lasciate nell'oblio
quel triste passato e non pensate che a proteggere
contro le correnti deleterie quelle piccole
anime delle quali avete la custodia. Confidate in
Matteina:  una creatura fedele e devota, che
conosce bene Giorgina. Ma soprattutto, mia piccola
Alice, rifugiatevi nel cuore di Ges, giacch
Lui solo pu salvare tutti.
Ma infine, questa Giorgina  dunque un demonio,
e Bred'Languest un luogo di perdizione!
esclam Alice con angoscia.
Vorrei rispondervi di no... ohim, non
posso!... Ma so che siete abbastanza energica e
fortemente cristiana per udire la verit, Alice
mia. La sciagurata Giorgina gode a trascinare le
anime verso l'abisso eterno; suo padre, suo fratello,
il vecchio Fanche, sono sue vittime; e voialtri
siete prede troppo tentatrici, cari fanciulli
cos giovani e cos puri, perch essa vi lasci a
lungo in riposo.
...
.
...
12.
...
.
...
La soneria argentina dell'orologio a pendolo
a fregi dorati scocca lentamente otto colpi.
Alice termina la sua preghiera con un lento
segno di croce, e, alzatasi, va ad aprire l'alta e
stretta finestra incorniciata di strane sculture in
legno. Le piace contemplare ogni mattina quello
spettacolo del quale non si stanca mai: il mare,
spesso selvaggio e cupo, schiumante di furore,
oppure, come in quella mattina di giugno, fulgido,
maestoso e sereno. E il promontorio di
Ker-Mora, la sua nera casetta, i terrificanti scogli,
le sono ora punti di vista familiari... e cari.
Poich, a dispetto delle sue ansie, ella si  affezionata
a quella culla della famiglia materna.
La sua anima d'artista ha capito la malinconica
poesia delle lande sterminate, degli scopeti, delle
macchie di quercie e dei neri scogli dove si sprofondano
le onde gorgoglianti. Essa ama l'austera
solitudine del castello e del parco selvaggio, la
pittoresca decrepitezza delle muraglie, e la vista
impareggiabile di cui si gode dalla torre. Ora che
il profondo strazio dei primi mesi s' attenuato,
essa potrebbe trovare qui un po' di pace, quasi
un po' di felicit.
E tuttavia le preoccupazioni s'accumulano sul
suo capo. La lotta con Giorgina  impegnata,
lotta sorda ancora, non dichiarata apertamente,
ma della quale non si pu contestare l'esistenza,
poich gi Alice ne ha sentito le ferite.
Quella donna dalla voce di sirena  di un'abilit
superiore, piena d'esperienza nel male. In
casa, la fanciulla non teme che lei, giacch sempre
pi si  convinta che il signor di Regbrenz
non  se non un docile strumento in mano di sua
figlia. D'altronde, un miglioramento, bench lieve,
si  manifestato nei modi del vecchio verso
la nipote. Non  pi tanto burbero, e appena
Alice va a mettersi al pianoforte egli arriva dopo
sua moglie, si accomoda accanto a questa su di
un divano, e ascolta senza mai stancarsi.
La passione della musica  il solo punto rimasto
sensibile in quell'animo atrofizzato, e Alice,
presa di speranza, moltiplica le sedute al pianoforte.
Dalle stanze nelle quali la signora Orzai si confina,
essa non ode nulla e non sospetta la frequente
presenza dei suoi genitori nel salone da
ricevimento.
Neppure Ivo ispira timore ad Alice. Dalla scena
di Ker-Mora in poi, egli non  pi comparso
a tavola, e Matteina gli serve i pasti nella torre.
Tre o quattro volte, Alice lo ha visto traversare
il parco, ma egli ha fatto vista di non vederla.
Giorgina ha avuto cura di dichiarare dinanzi ad
Alice che la presenza dei nipoti  intollerabile
al fratello. La giovinetta, profondamente offesa,
non ha lasciato trapelare il suo cruccio, e si 
consolata pregando pi fervidamente ancora per
quell'animo inasprito e infelice.
Dunque, Giorgina sola  cagione del suo tormento...
e nondimeno sembrerebbe impeccabile
a chi nulla sapesse della verit. Se essa non d
alcuna prova d'affetto ai nipoti, in compenso si
 sempre mostrata tollerante e corretta, lasciando
loro godere piena libert sotto la guida della
signorina Elson. S, veramente, un estraneo potrebbe
accusare Alice di prevenzione... bisognerebbe
per che non avesse sorpreso i bagliori conturbanti
che attraversano a momenti le belle pupille
grige della signora Orzai, che non avesse
avvertito in quella voce affascinante le intonazioni
minacciose... e, soprattutto, che non avesse
penetrato le artificiose manovre di Giorgina.
La quale, fino a quegli ultimi mesi, aveva dimostrato
a Gaetano ed a Saverio un'estrema indifferenza,
ed anzi (il fatto era innegabile) la
presenza del maggiore, tanto somigliante a Gaetana
di Szannek, le produceva un'impressione
fortemente sgradevole.
Ed ecco che, a poco a poco, essa cominciava a
occuparsi di lui, a interrogarlo sui suoi studi, insinuandogli
qualche parola di astuta adulazione.
Da principio Gaetano aveva conservato l'atteggiamento
altezzoso e concentrato che teneva di
solito con le persone che gli erano antipatiche...
ma l'inebriante incenso delicatamente bruciato
davanti a lui, faceva lentamente la sua opera:
l'orgoglioso fanciullo si lasciava prendere a quelle
parole laudative, e gi aveva detto ad Alice:
La zia  veramente pi simpatica di quanto
credessi.  una persona intelligentissima, sai,
Alice!
L'intelligenza era il gran soggetto d'ammirazione
in quel fanciullo undicenne. Bench la sua
indole ardente e poetica fosse sensibilissima alla
bellezza morale e fisica, non v'era da negare che
le doti della mente fossero dominanti su quel giovane
cervello, dotato esso stesso d'una rara intelligenza
e d'una precoce riflessione.
Quello era il punto pericoloso principale, ove
si concentrerebbe la lotta tra il bene e il male.
Il bene, rappresentato da Alice, mandataria
di Dio... il male, vale a dire Giorgina, discepola
dell'inferno. Gi questa aveva iniziato la
sua opera, molto cautamente per. C'era voluta
la delicatezza di coscienza e la prevenzione d'Alice
per afferrare, sotto frasi apparentemente innocue,
l'intenzione ostile alla religione, la parola
ipocrita che ferisce senza parere.
Tali erano le meste riflessioni di Alice, quella
mattina di primavera in cui Gaetano stava per
fare la prima comunione. Giorno lieto e triste
ad un tempo. I genitori non c'erano pi, purtroppo,
per benedire e accompagnare il loro figliuolo;
la freddezza, se non l'ostilit, regnava
al focolare domestico del giovane comunicando;
l'avvenire s'annunziava pieno di minacce... e
tuttavia la gioia santa sopraffaceva oggi l'angoscia.
Dopo aver seguito passo per passo il fratello
nella sua preparazione all'atto augusto fra tutti,
Alice sentiva il suo cuore dilatarsi in un'ardente
azione di grazie. Eppure, quante ansie le aveva
cagionato quel ragazzo! In certi giorni, desolata,
sbalestrata, si era sentita impotente davanti ai
bruschi sbalzi di quella natura incomprensibile
e, correndo al suo rifugio, aveva gridato al Dio
del tabernacolo:
Signore, io sono troppo debole! O Dio, Dio,
salva tu quella piccola anima!
Poi, fiduciosa, si era rimessa al suo duro compito,
presto riconfortata da un subitaneo slancio
di tenerezza dello strano fanciullo, da una
parola di squisita gentilezza, o da una vittoria
riportata su lui stesso al prezzo d'uno sforzo
immenso.
Egli entrava in quel momento, gi pronto per
la cerimonia. La sua innata distinzione era. messa
in rilievo dal corretto e severo vestito nero
sul quale spiccava la seta bianca del bracciale.
Questa volta nei grandi occhi fieri un'espressione
di commossa gravit aveva sostituito l'alterezza
scontrosa. Per la profondit dello sguardo, quel
fanciullo sembrava gi uomo: Alice ne fu colpita.
Ella si era voltata tendendogli le mani, e attiratolo
a s lo abbracci lungamente. Con tenerezza,
egli appoggi la testa bionda sulla spalla
di colei che per lui era una madre, e mormor
dolcemente:
Sorellina mia, sono felice.
Era la prima volta che tale parola usciva dalle
labbra di Gaetano, e Alice trasal d'una pia allegrezza
pensando che una felicit tutta spirituale
invadeva il cuore concentrato e spesso tormentato
di suo fratello: era la gioia divina della
prossima visita di Dio.
E non  affatto vero tutto ci che dice la
zia, continu Gaetano in tono pensoso. Io
so bene che il buon Dio esiste e che ci ama.
Come? Che cosa ti ha detto? E quando, dunque?
esclam Alice fremente.
Un momento fa. La signorina Elson mi
aveva mandato a chiedere qualche cosa a Matteina,
e tornando indietro ho incontrato la signora
Orzai. Mi ha guardato, si  messa a ridere
in modo curioso, e mi ha detto in tono di scherno:
Scioccherello, che ti lasci abbindolare da
tua sorella! Essa ti fa credere che c' un Dio il
quale si occupa di te, e, perfino, che sta per venire
ad abitare in te!... E tu nonostante la tua
intelligenza non comune, accetti tranquillamente
queste idee strampalate! Credi a me, ragazzo, io
posso dirtelo con tutta sicurezza: Dio non esiste,
e ciascun uomo  padrone di se stesso...
Dalle labbra tremanti di Alice sgorg una domanda
ansiosa:
E che le hai risposto, tu?
Gaetano alz verso la sorella i begli occhi grigi
nei quali poche volte essa poteva leggere tutto
il suo pensiero; ma in quel momento essi lasciarono
trasparire senza riserva la fede ardente, forte,
entusiasta, della quale era penetrato l'animo
del fanciullo.
Io le ho detto: Signora, io credo in Dio,
so che Alice non m'inganna, ed amo Ges.
Oh, mio diletto, bimbo mio, che queste parole
siano sempre la regola della tua vita, la tua
difesa contro quella donna! mormor Alice
stringendolo teneramente tra le braccia. Non
conosce Dio, la sciagurata, non vuol conoscerlo!
Non ascoltarla mai, Gaetano.
No, sorella mia, non ascolter mai altri che
te, egli disse gravemente, baciandola sulla pallida
guancia bagnata di lacrime.
...Meno festeggiati dei pi poveri del villaggio,
i ricchi orfani di Bred'Languest non trovarono
al castello, in quel giorno di solennit familiare,
che la consueta indifferenza, accentuata
vieppi da Giorgina, libera pensatrice settaria,
come protesta per l'atto religioso che non aveva
osato impedire.
Matteina sola accompagn in chiesa i figli della
sua cara signorina Gaetana. La fantesca adempiva
ancora a qualcuno dei suoi doveri religiosi,
ma in modo molto intermittente. D'altronde Alice
aveva notato da un pezzo nella fedele bretone
dei singolari cambiamenti d'umore. Mentre di
solito parlava volentieri ed era servizievole e laboriosa,
le accadeva talvolta di restare per tutta
la sera in ozio, accigliata, gli occhi stranamente
brillanti e la bocca chiusa; il giorno dopo riprendeva
la sua fisonomia abituale, con un lampo di
tenerezza, forse di vergogna, nello sguardo.
Tutto era enigma in quella casa, e per sottrarre
pi che poteva Gaetano a quell'atmosfera di
malevolenza e di stranezze doppiamente penosa
in una giornata simile, Alice, terminati gli uffizi,
and a finire il pomeriggio a Ker-Neven. Quivi
tutti e tre erano aspettati, amati... quivi Alice
trovava, in quella donna dal cuore delicato, dall'intelligenza
penetrante e colta, il conforto necessario
alla sua anima ferita. Le ore trascorse
a Ker-Neven erano una festa vivificante nel suo
penoso cammino.
Illuminata nelle vie spirituali, profondamente
maturata dal dolore e dalla solitudine, Alice di
Regbrenz era atta a guidare quella fanciulla dal
cuore puro, priva d'affetti umani, e unicamente
desiderosa dell'amore divino.
Mentre la signorina Elson lavorava in giardino
o in una stanza vicina sorvegliando i ragazzi che
giocavano, quelle due anime belle, innamorate
dello stesso ideale, progredivano verso le alte cime
della perfezione intrattenendosi sulle austere lezioni
della Croce. La Croce! Gi essa schiacciava
le giovani spalle di Alice, la quale, bench avesse
appena diciassette anni, conosceva le gravi, le
terribili responsabilit della cura d'anime. Per
fortificare la sua fralezza, Iddio le concedeva
quella guida amorevole e chiaroveggente, quella
congiunta ignorata poco prima, divenuta oggi la
sua confidente. E nondimeno, in quei colloqui intimi,
mai una parola era venuta a porre Alice
sulla via del mistero che ancora la preoccupava,
checch ella facesse per sfuggire a quel pensiero
assillante. Quale era stata la cagione della fuga
di sua madre, di quel dolore che l'aveva accompagnata
fino alla tomba? La signorina di Regbrenz
parlava volentieri dell'infanzia di sua cugina,
dei primi tempi della sua giovinezza, ma
non sollevava mai il velo gettato sulle scene delle
quali Bred'Languest era stato teatro al tempo
del matrimonio di Gaetana. Eppure Alice intuiva
che ella sapeva tutta la verit, e una parola
venne quel giorno stesso a confermarla in tale
persuasione.
La signorina di Regbrenz, avendo osservato fin
dal primo momento la fisonomia raccolta, dolcemente
pensosa del ragazzo, gli disse abbracciandolo:
Siete proprio felice, oggi, caro Gaetano?
S, cugina, non sono mai stato cos felice
come ora, rispose con ardore. La mamma
mi disse un giorno... mi ricordo che era una
mattina in cui soffriva molto:
Gaetano, io non ci sar pi quando tu farai
la prima comunione, ma ti auguro la stessa
felicit che gustai io in quel giorno. Da allora
in poi, ragazzo mio, non ho pi provato una
gioia simile, ma quel ricordo mi ha salvata da
grandi cadute.
Fu otto giorni prima che se ne andasse,
soggiunse il fanciullo con voce improvvisamente
un po' rauca.
Tenete sempre in mente quelle parole di vostra
madre, Gaetano. S, anch'essa aveva negli
occhi questa stessa gioia santa!  Chi sa se la
sua giovane anima non avrebbe naufragato nella
lotta terribile, senza quel caro ricordo dell'intima
felicit e del fervore goduti in quella giornata
benedetta?
Quale lotta, cugina? domand Gaetano
che fissava su lei lo sguardo penetrante. Contro
mia zia Giorgina forse?
Che andate a pensare, figliuolo? disse
Alice di Regbrenz con vivacit. Chi vi ha parlato
di ci?
La mamma, rispose egli in tono grave.
Una sera mi prese tra le braccia e mi strinse
al cuore dicendo:
Oh, se colei ti vedesse, tu che sei il mio
ritratto vivente, colei che mi ha torturata e separata
dai miei cari, come ti odierebbe!
Ora capisco di chi parlava.
Non capite proprio nulla, Gaetano, e vi sbagliate
certamente. Lasciate tutti questi problemi
che non devono preoccuparvi, e andate a raggiungere
la signorina Elson in giardino.
E quando il ragazzo fu scomparso, essa mormor,
involontariamente:
Ah, sarebbe bene ch'egli s'ingannasse davvero!
Povera Gaetana, non dimentic mai le sofferenze
che precedettero il suo matrimonio!
Ma aveva gi sofferto nella sua infanzia?
Era gi da parecchio tempo esposta alle persecuzioni
della sorella?
S, ma fino allora le trame di Giorgina erano
sorde: essa preparava le vie!... Quando la sua
gelosia fu giunta al parossismo, allora Gaetana
pot capire tutta la bassezza di quell'anima.
La signorina di Regbrenz s'interruppe e mut
argomento, ma un'ombra di tristezza le rimase
sulla fisonomia.
...Entrando quella sera nella sala da pranzo,
Alice incontr lo sguardo di Giorgina, singolarmente
inquisitore, e la voce affascinante della
signora Orzai le gett questa domanda:
Che avete fatto mai in questo pomeriggio,
Alice?... Cos interminabili sono stati gli uffizi?
No certo, rispose tranquillamente Alice,
senza turbarsi sotto il fuoco delle sue pupille
scintillanti. Ma abbiamo largamente profittato
di questa giornata splendida, poich avevamo
vacanza completa.
Davvero? Con questo caldo soffocante avete
affrontato il sole delle strade maestre, quando le
fresche ombre vi attendevano qui?
Non mancano neppure intorno al villaggio,
signora, e nonostante le innegabili attrattive di
Bred'Languest i ragazzi preferiscono sempre un
po' d'imprevisto per i giorni di festa.
 evidente, rispose la signora Orzai, i
cui occhi non si staccavano dall' impenetrabile
fisonomia della nipote. Penso anch'io come
voi, e desidererei procurare a questi ragazzi qualche
distrazione... Per esempio, sareste contento
d'avere un compagno, Gaetano?
Egli alz su lei lo sguardo profondo e rispose
tranquillamente:
Se egli mi piacesse, s; altrimenti, no.
Naturalmente! Ma vi piacer, ne sono sicura.
E il figlio di un uomo notevole. Alice, voi
che siete parigina, dovete aver sentito parlare di
Buggero Maublars.
Infatti, mio padre ebbe a far questo nome
in mia presenza, rispose la giovinetta, sforzandosi
di non tradire la sua commozione.
Un uomo di un' intelligenza superiore,
disse Giorgina con una convinzione ammirativa.
Senza dubbio avrete osservato la magnifica
villa costruita in riva alla scogliera, sulla strada
della landa di Evonny?
Nelle sue passeggiate Alice aveva potuto
infatti vedere quella dimora modernissima, vera
stonatura in mezzo a quella natura selvaggia. Il
mare, nei suoi giorni di furia, proiettava gli
spruzzi fin sul giardino, dai maravigliosi tappeti
verdi cosparsi di aiuole smaglianti. Dai balconi
di un lavoro finissimo l'occhio non doveva
scoprire che cupi boschi, lande infinite, e il severo
oceano dalle rive rocciose. Alice aveva sempre
visto chiuse le persiane, e deserti i viali
ghiaiati.
Erano parecchi anni che i Maublars non
tornavano qui, continu la signora Orzai.
Buggero ama molto questo paese, ma sua moglie
non poteva sopportare l'aria troppo viva delle
nostre coste; perci non venne pi a passarci le
vacanze. La signora Maublars mor l'anno scorso,
lasciandogli due figli, e stamani ho ricevuto da
lui una cartolina che mi annunzia il suo arrivo
verso la met di luglio.  un eccellente amico, e
suo figlio sar un buon compagno per Gaetano;
ha la stessa et, credo...,
E continu a esaltare le doti intellettuali di
Buggero Maublars.
La signorina Elson, sofferente di nevralgia,
l'ascoltava per cortesia, rispondendo a monosillabi;
ma Alice non udiva pi niente. Solo la notizia
data da Giorgina le risonava alle orecchie.
Maublars, lo spirito satanico che aveva tolto
al povero Ivo la fede e la felicit, il consigliere
di Giorgina nelle sue opere, il settario dalla penna
ammaliante e perfida, stava per apparire, e
il figlio di lui diventerebbe l'amico di Gaetano?..,
Oh, mai! Essa lotterebbe fino all'ultimo respiro
per impedire al fratello, al fanciullo dal cuore
ancora puro e credente, di risentire per poco che
fosse, quel potere nefasto.
Il pasto termin. Il signor di Regbrenz e sua
moglie tornarono nell'uggioso salotto dove passavano
invariabilmente quelle radiose giornate di
primavera, Giorgina risal nelle sue stanze, e la
signorina Elson condusse i suoi allievi fuori, su
una panchina addossata alla torre di San Conan.
Alice aveva seguito l'istitutrice, ma invece di
sedersi si diresse verso il parco.
Il sole, bassissimo all'orizzonte, proiettava una
luce rosea attraverso i rami; la calda brezza venuta
dal mare agitava leggermente il fogliame...
Alice si sedette su una zolletta erbosa, appi di
una base di statua invasa dal musco. Un bisogno
intenso di solitudine l'aveva presa. Bisognava
che si mettesse di fronte al nuovo pericolo intravisto,
poich veramente la minaccia era grave.
Se Giorgina riusciva a porre Gaetano sotto la
direzione morale di Buggero Maublars, era finita
per l'orgoglioso e appassionato fanciullo che solo
la religione poteva tenere e allevare nel bene.
Oh, che egli non divenga come quell'infelice
Ivo, mio Dio! gemette Alice congiungendo
le mani scottanti. Fate di lui ci che vi piacer,
Signore, e custodite l'anima sua, candida
ancora!
Che dolce e soave impressione di fiducia discese
subitamente nel suo spirito angustiato!... No,
non sarebbe rapito a Dio, il fanciullo tanto caro
e tanto ben dotato!... Per lui, essa moltiplicherebbe
le preghiere, i sacrifici, si darebbe tutta...
Sul terreno invaso dalle erbe, si faceva sentire
un passo un po' pesante.
Voltandosi, Alice vide, all'incrocio di due viali,
una figura un po' curva, ben riconoscibile: era
Ivo di Regbrenz che se ne tornava alla sua triste
dimora. Ma che strana andatura, vacillante, a
zig zag... quasi come quella... s, come quella
di un ubriaco. Questo pensiero balen soltanto
alla mente di Alice. Suo zio era malato, certo!...
Dimenticando l'ostilit di quello strano congiunto,
ella si alz e si fece avanti per offrirgli
aiuto. Ma egli volse a un tratto la testa verso
lei.
Subito, Alice s'appoggi al tronco di un vecchio
faggio. La verit le era apparsa, assoluta,
inconfutabile. Quegli occhi grigi tanto belli brillavano
d'una luce incosciente, inebetita; quella
fisonomia rivelava, senza dubbio possibile, lo
stato degradante di Ivo!
E tuttavia un pallido lampo di ragione sussisteva
in quel cervello appesantito, perch, scorgendo
la nipote, il signor di Regbrenz fece l'atto
d'indietreggiare come se desiderasse rifugiarsi
nella boscaglia vicina. Ma essa lo avvolgeva di
uno sguardo in cui l'orrore, il disprezzo, il dolore,
si leggevano con tutta chiarezza. Come attratto
da una forza invincibile egli le pass rasente,
chinando la fronte davanti a quella giovine
dritta e seria come un' incarnazione della
giustizia.
...Egli era passato, e Alice, appoggiata al tronco
muscoso, piangeva tacitamente. Era quello
dunque il vergognoso segreto cos ben celato da
Matteina, la causa della decadenza di Ivo! Ecco
a che si dava quel discendente dei valorosi
Regbrenz, quell'uomo giovane e forte che aveva posseduto,
a detta di tutti, i pi bei doni intellettuali
e morali!
A un tratto ella si lasci cadere in ginocchio
sull'erba, i suoi grandi occhi raggianti di mistico
ardore si levarono verso la volta di fogliame che
nascondeva il cielo impallidito dall'avvicinarsi
del crepuscolo; le sue labbra frementi mormorarono
una parola, a voce cos bassa, che solo Dio
la ud.
Nella serenit del giorno cadente, era stata
fatta al Signore un'offerta per le anime perdute
o in pericolo, le anime di Ivo, dei poveri vecchi
e dei fanciulli innocenti.
...
.
...
13.
...
.
...
A breve distanza da Bred'Languest si stendeva
la landa di Evonny, i cui scopeti, rinomati per
la loro bellezza, formavano in autunno un immenso
tappeto d'una calda sfumatura purpurea.
Alice aveva preso una viva predilezione per
quel luogo severo. Di l, l'occhio non scorgeva
che la cupa massa dei boschi di querce, la linea
ondulata della scogliera, il cielo frequentemente
grigio e attraversato talvolta da uccelli di mare
smarritisi per un momento. La signora di Szannek,
(Alice lo aveva saputo dalla signorina di
Regbrenz) aveva avuto per quella landa di Evonny
un affetto speciale, e la preferenza della madre
aveva un riflesso nell'animo della figlia.
Un pomeriggio di luglio Alice si era recata
col, e, seduta all'ombra di un masso, aveva lavorato
un po' e pensato molto, giacch il lavoro
le era quasi proibito: i grandi occhiali neri che
essa portava spiegavano il perch di quella proibizione:
la vista della giovinetta cagionava di
nuovo seri timori, ed ella doveva assoggettarsi
a un regime severo.
Quell'ozio forzato lasciava libero campo ai pensieri
attristanti, alle immaginazioni e agli scoraggiamenti.
Ma Alice, allieva spirituale d'una
donna di alta piet, dotata ella stessa di ardenti
aspirazioni verso l'ideale divino, trovava un alimento
morale sufficiente e inesauribile nella meditazione,
l'intimo raccoglimento di tutta se stessa
dinanzi all'infinita bellezza. Pochi mesi prima,
la sua giovine anima, ancora vagamente desiderosa
di gioie umane, avrebbe fremuto e si sarebbe
lasciata sfuggire qualche sussulto di ribellione a
quella terribile minaccia di cecit. Oggi, maturata
gi dalla prova e dalla responsabilit, fortificata
da quella croce che pareva avesse dovuto
invece indebolirla, ella considerava con sorridente
serenit il lungo periodo di riposo, cos duro
per la sua indole attiva, ed anche la prospettiva
delle tenebre che verrebbero forse un giorno a
chiudere i suoi occhi tanto belli.
E cos in quel pomeriggio d'estate essa aveva
lasciato che la sua mente e il suo cuore vagassero
lungi da questa terra di dolore, lungi da
questo luogo di perpetue lotte dove ella gi era
stata duramente ferita...
Accanto a lei, la signorina Elson ricamava o
leggeva i suoi cari autori classici, mentre Gaetano
si assorbiva nello studio della grammatica latina,
alzando ogni tanto la testa pensosa verso il cielo.
Un silenzio solenne pesava sulla landa deserta
nella quale i contadini s'avventuravano di rado,
poich quel luogo aveva mala fama tra loro dopo
un delitto perpetratovi nel secolo scorso.
Nuvolette diafane, d'una bianchezza ideale, coprivano
ogni tantino d'un tenue velo il sole ardente.
Il vento si levava, agitando i giunchi e
accarezzando il volto pensoso di Alice.
La signorina Elson chiuse il suo libro, si avvolse
le spalle nella sciarpa di trina e si alz con
un sospiro di rimpianto.
 delizioso star qui, ragazzi; ma bisogna
tornare a casa. E torni io di andare a togliere
Matteina dalla sua guardia.
E di tornare dal nostro piccolo Saverio,
disse Alice alzandosi dal suo sgabello portabile.
Forse si  annoiato senza noi; avrei fatto meglio
a restar con lui, io.
Ma egli  molto affezionato a Matteina, che
ha la capacit d'intrattenerlo e divertirlo. Il
moto e l'aria pura per voi sono assolutamente
necessari, figliuola. Ors, movetevi, Gaetano!...
Che state scrivendo?
Fece qualche passo e si chin verso il ragazzo.
Dei versi! E dove avete imparato a farli,
Gaetano?
Il signor Reyband mi ha un po' insegnato...
egli disse, trattenendo fra le dita il foglietto
che l'istitutrice voleva prendere.
Ebbene... non mi lasciate vedere?
Egli le tese in silenzio il foglietto e si alz per
raccogliere i suoi libri sparsi.
La signorina Elson si riavvicin ad Alice.
Vostro fratello  un futuro poeta, mia cara!...
Leggete un po'...
In verit, Alice era destinata a fare ogni giorno
qualche scoperta nell'animo di suo fratello.
Mai, nonostante la precocit di quell'intelligenza,
essa avrebbe supposto che un fanciullo fosse
capace di trovare quei pensieri forti e leggiadri,
quel ritmo maestoso nonostante l'inesperienza
nelle regole.
Quanta profondit in lui! mormor con
un misto di terrore e di ammirazione. Signorina
Ester, ho paura! Come fa a saper tante cose,
lui che ha vissuto cos poco fino ad ora? Non
sono pensieri di fanciullo, questi.
No, certo; ma Gaetano  tanto originale!
Evidentemente, io preferirei vederlo allegro e
spensierato come siamo di solito alla sua et; ma
insomma, bisogna pur dire, mia cara, che egli
possiede doti ammirabili, e diventer un grand'uomo,
senza perdere, spero, la fede ardente
della quale fa testimonianza questo saggio di
poesia.
Alice sospir lievemente, mentre si faceva scivolare
il foglio in tasca. Anche lei avrebbe desiderato
di veder suo fratello pi simile agli altri
ragazzi. Via via che essa penetrava quell'anima
chiusa, i suoi timori crescevano al pensiero dei
pericoli che guatavano un'indole di quel genere.
Il buon successo, la fama, la gloria intellettuale,
forse, se divenivano un giorno appannaggio di
Gaetano, non sarebbero per lui la terribile china
dell'orgoglio e dell'ambizione smisurata?
Cos riflettendo, ella seguiva macchinalmente
la signorina Elson e Gaetano sul suolo coperto
dalle scope ancora verdi.
Presto arrivarono al punto in cui la landa raggiungeva
il viottolo angusto ma ben tenuto che
conduceva alla villa Maublars. Due carrozze salivano
la costa assai ripida. Precedeva una comoda
carrozza con dentro tre persone: un uomo
sulla cinquantina, magro e distinto, vestito con
ricercatezza; una fanciullina bionda e un ragazzo
d'una diecina d'anni. Il secondo equipaggio
era un carro carico di numerosi bauli.
Chi sono, Alice? domand a voce bassa
Gaetano.
I Maublars, forse, rispose ella con voce
un po' tremante.
Giungevano in quel momento all'orlo della landa,
e la carrozza li rasent. Alice incontr lo
sguardo acuto, scrutatore, di due occhi d'un pallido
azzurro che brillavano in un volto angoloso
e sbiancato. Fremette e volse il capo dall'altra
parte. Afferrando il braccio di Gaetano, attir il
fanciullo vicino vicino a s e ve lo tenne fino a
che la carrozza non li ebbe oltrepassati. Oh, no,
non le prenderebbe l'anima di suo fratello, quel
Maublars dal cuore inaridito, quel ricco scrittore
il cui lusso era fatto delle rovine morali accumulate
con la sua penna!
Non mi  simpatica la faccia di quel signore,
disse senza ambagi Gaetano. Nemmeno il
figlio mi piace. Ha l'aria di uno sciocco ed  vestito
troppo bene. Se sono quelli i Maublars, dir
alla signora Orzai che non ambisco di farne la conoscenza,
concluse saltando un fossatello.
Passando, cinque minuti pi tardi, davanti all'elegante
villa, Alice pot accertarsi che era ormai
abitata. La carrozza, ora vuota, stava ferma
nel cortile; numerosi domestici si affaccendavano
a scaricare i bagagli e, sulla scalinata, il signor
Maublars dava gli ordini in tono reciso.
Alice affrett il passo per non correre il rischio
d'incontrare, fosse pur da lontano, quello sguardo
spiacevole. Giunsero cos in breve al castello,
dove avevano lasciato Saverio, un po' indisposto,
sotto la vigilanza di Matteina. A loro viva sorpresa
non trovarono pi n la fantesca n il bambino
nelle stanze della torre: v'erano soltanto
il lavoro a maglia di Matteina coi balocchi del
fanciullo abbandonati per terra.
Senza dubbio la serva era scesa, chiamata da
qualche faccenda urgente. Anche Saverio doveva
esser gi.
Alice si precipit in cucina, dove Fanche era
solo, seduto a tavola davanti a un bicchiere d'acquavite.
Alla domanda che gli rivolse la giovinetta, egli
ebbe un brusco sussulto e le volse uno sguardo
inebetito.
Matteina... gli corre dietro... gli corre...
Ah, s,  la piccola Gaetana...  perduta... la
pietra scricchiola... ah!
Si ricacci indietro sulla seggiola, con la bocca
contorta da un riso idiota.
Alice, comprendendo che non caverebbe nulla
da quell'uomo in cui l'ultimo residuo di ragione
naufragava nell'ubriachezza; usc dalla cucina.
Nel corridoio s'imbatt nella cuoca, Rosa, che
riceveva gli ordini di Giorgina per i pasti del
giorno dopo.
Sapete dove siano andati Matteina e il mio
fratellino, Rosa? domand la giovinetta.
Matteina non  in cucina, signorina?...
No?... Se  cos, non so dove si trovi, perch io
ero da mezz'ora occupata a mettere a posto le
cipolle in soffitta.
E non avete visto mio fratello?
No, signorina, a meno che... s, forse era
proprio lui quella piccola ombra che ho visto
un'ora fa attraversare il cortile. La signora deve
averlo visto, poich tornava indietro in fretta
appunto da quella parte, soggiunse voltandosi
verso Giorgina.
Questa aveva ascoltato con aria indifferente,
giocherellando coi suoi braccialetti. Quel movimento
fece corruscare a un tratto una fila di rubini
cerchiati d'oro, che Alice ben riconobbe:
quel braccialetto era nel numero dei gioielli della
signora di Szannek.
No, non ho visto proprio nulla, ella disse
con noncuranza aprendo la porta della sala da
pranzo. Dovete esservi ingannata, Rosa.
Pu darsi, signora, perch io ho la vista corta
e confondo le persone con le cose. Per, mi era
sembrato...
Ma insomma, dov' Matteina? esclam
Alice che cominciava a provare una vaga inquietudine.
Me lo domando, signorina!... Ah, eccola!
In fondo al corridoio veniva la fantesca; sotto
la cuffia bianca, il suo volto appariva d'un pallore
terreo; un cerchio turchino s'era disegnato
sotto i suoi occhi scintillanti.
Alla vista d'Alice ella si ferm, piegandosi sulle
gambe tremanti.
Che c'? esclam Alice con smarrimento,
precipitandosi verso lei.
Perdonatemi, signorina... balbett essa
con voce inintelligibile. Non avrei dovuto lasciarlo;
ma non ho riflettuto...
Dov'? Dite, Matteina...
Non lo so! grid essa, disperata. Ero
lass a lavorare accanto a lui quando  venuto
Fanche a chiamarmi per una faccenda da fare
nelle stanze della signora Orzai. M'era venuta
l'idea di condurre anche il signorino Saverio, ma
vedendolo trastullarsi cos tranquillo, ho pensato
che non vi fosse nessun inconveniente a lasciarlo
solo un momentino. Il lavoro  durato pi di
quello che non credessi, e quando sono tornata
indietro... il bimbo non c'era pi. Eppure sarei
dovuta stare in guardia!... Eppure sapevo... Signore!
Ho traversato tutte le stanze... ora vado
nel parco.
Anch'io! disse brevemente Alice, tutta
fremente.
Come siete esagerata, Alice! Il piccino 
nascosto in qualche luogo e non tarder a ricomparire,
disse la signora Orzai stringendosi nelle
spalle.
Essa teneva sempre la mano sulla maniglia
della porta, senza guardare n sua nipote n
Matteina.
S,  nascosto... e nascosto bene senza dubbio,
povero tesoruccio!... borbott la serva
con uno strano accento.
Senza rispondere a sua zia, Alice s'era slanciata
fuori. Rosa e Matteina la raggiunsero al limitare
del parco.
Signorina, mentre voi andate a cercare l,
io vado a vedere dalla parte della vecchia torre,
disse la bretone con voce strozzata dall'angoscia.
Credete dunque che vi sia potuto entrare?
 sempre chiusa...
Chi sa! Oh, quel luogo maledetto!...
esclam Matteina allontanandosi a passi concitati.
Alice si addentr frettolosamente nel parco. La
signorina Elson, che aveva veduto dalla finestra
le tre donne correre a precipizio, venne subito a
raggiungere la sua allieva, e cominciarono le ricerche.
Ma in capo a dieci minuti la giovinetta,
cedendo a un richiamo invincibile, usc dal parco
e corse verso la torre della Contessa Anna.
Mai ancora ella vi si era avvicinata. Una profusione
d'erbacce, d'ortiche e di cardi nascondeva
la base dei vecchi muri sgretolati; pi in
alto, l'edera rivestiva di severi drappeggi le pietre
annerite e celava le strette aperture. Solo la
porta, grosso battente bardato di ferro arrugginito,
era incolume da ogni invasione.
Alice gir dietro la torre... Da quel lato, il
fosso che una volta circondava tutto il castello
era stato conservato. Lunghissimo, stendeva il
suo tappeto d'acqua stagnante, a livello del quale
si aprivano due feritoie a inferriate.
E la povera Alice, agghiacciata dal terrore,
ebbe a un tratto la visione d'un povero corpicino
sepolto sotto quell'acqua verdastra: il suo piccolo
Saverio, il fanciullino spensierato e gaio che
rideva cos graziosamente quella mattina stessa
stringendo il collo della sorella con le sue braccia
carezzevoli!...
Senza riflettere, obbedendo alla sua pazza angoscia,
ella si slanci verso la porta della torre
e vi batt con tutte le sue forze, gridando:
Matteina, siete qui?... Bisogna scandagliare
il fosso... presto, presto...
In capo ad alcuni minuti che parvero intollerabili
alla povera fanciulla, il grave battente si
apr... ma non apparve Matteina. Dinanzi alla
nipote si ergeva Ivo, avvolgendola d'uno sguardo
nel quale lo stupore si mischiava a una sorda irritazione.
Che volete? cominci in tono rude.
Alice in quel momento avrebbe sfidato le maggiori
collere: il suo spirito si tendeva unicamente
verso il bimbo per il quale il suo cuore palpitava
d'ansia. Afferrando il braccio di Ivo, ella disse
con voce affannosa:
L'avete visto? Dite? Oh, il mio piccolo Saverio!
Se  caduto nel fosso...
Ivo fece un gesto di sorpresa.
Come! Chi vi fa pensare una cosa simile?
Non riusciamo a ritrovarlo... e vedendo
quel fosso, quell'acqua... ho avuto paura...
Dinanzi al viso della povera Alice alterato da
un'inquietudine indicibile, dinanzi ai suoi supplici
occhi che esprimevano tanta ambascia, lo
sguardo cupo di Ivo si raddolc istantaneamente.
Senza respingere la piccola mano sempre aggrappata
al suo braccio, egli disse in tono d'incoraggiamento:
Rassicuratevi; lo ritroveremo. Avete cercato
nella sala disabitata?
C' Matteina, credo...
Infatti, eccola... disse Ivo porgendo l'orecchio
a un passo ben noto.
Il volto che comparve davanti a Ivo e alla nipote
era livido d'angoscia. Con voce rauca, Matteina
rispose alla domanda precipitosa di Ivo:
No, non c' nessuno nelle sale. Ora non resta
pi che questa torre.  molto tempo che ci
siete entrato voi, signor Ivo?
Un quarto d'ora appena. Ero in mare fin
da stamattina. Perch me lo domandi?
Perch altrimenti vi sareste potuto accorgere...
udire il bimbo, voglio dire. Ma sapevano
bene che non c'era nulla da temere da questa parte!...
Signor Ivo, io scendo a cercarlo gi...
Ed io salgo, disse Ivo brevemente.
Mi pare improbabile che il bambino abbia avuto
l'idea di andare lass, ma bisogna preveder tutto...
Matteina s'allontan precipitosamente, ed Alice
la segu, nonostante i suoi scongiuri.
In fondo a un lungo corridoio gocciolante di
umidit e disseminato di pietre staccatesi dai
muri, la serva mostr ad Alice una porticina di
ferro spalancata.
Vedete: le porte, da noi, si aprono bene a
proposito! disse in tono fremente. Il piccino
sar venuto fin qui, certamente passando
per le sale in rovina;  una strada buona: le pietre
vengono gi e possono facilmente schiacciare
il fanciullo!... E arrivato qui, siccome  molto
curioso e punto pauroso, quel tesoruccio sar voluto
andare pi avanti, a vedere quello che c'era
oltre questa porta; e allora...
Parlando, essa aveva sceso gli scalini di pietra
logori e sconquassati, e urt contro una porticina
chiusa.
E allora... termin con voce alterata
ha continuato a scendere... la porta  stata richiusa...
no, si  richiusa da s, per una ventata,
forse, bench non tiri un soffio d'aria in questo
sotterraneo!... A meno che tutto non sia opera
del fantasma della contessa Anna... e in tal caso
non v' da sorprendersi.
Sotto l'impero dell'immensa angoscia che la
torturava, Alice non pens a maravigliarsi delle
strane parole della fantesca... Questa aveva
aperto senza difficolt la porticina, e ora ricominciavano
i gradini, sempre pi sgretolati. Un'umidit
glaciale calava sulle spalle delle due donne...
Esse giunsero finalmente a una grande sala a
volta ornata di enormi pilastri di pietra grezza.
In terra erano sparsi gli oggetti pi eterogenei:
fucili vecchi, vasi rotti, fusti vuoti quasi marciti,
lembi di stoffa ricoperti da uno spesso strato
di muffa.
Aprendosi un varco in mezzo a quell'arruffio,
Matteina and direttamente a un'apertura circolare
praticata nell'impiantito, in un angolo di
quella sala sotterranea...
Vicino a quel trabocchetto spalancato, sopra
un mucchio di paglia ammuffita, era stesa una
piccola forma vestita di grigio. Senza un grido,
Alice si slanci e, afferrando il fanciullo, lo port
lontano dall'abisso.
Essa stringeva a s il corpicino agghiacciato
dall'umidit intensa, e Saverio, riavendosi dal
suo intorpidimento, mormorava:
Alice, ho freddo.
Risaliamo subito, signorina; c' da prendere
un malanno mortale, qui... disse Matteina
che tremava convulsamente.
Giungendo al pianterreno della torre si urtarono
contro Ivo. Nell'oscurit dell'androne egli
non vide Saverio, ed esclam in tono d'inquietudine:
Non l'avete trovato?
S, signor Ivo; ma ci vorrebbe del fuoco. Il
piccino  gelato.
Il giovane apr una porta e fece entrare Alice
in una stanza ammattonata, dalle pareti di nuda
pietra. Un immenso armadio scolpito, un letto
tarlato, una tavola e alcune seggiole in uno stato
da far piet formavano tutta la mobilia di quella
stanza, che era la camera di Ivo.
Con un gesto, il padrone di casa indic a sua
nipote una poltrona di paglia a bracciuoli, e chinandosi
verso il caminetto mise un fiammifero
sotto i rami secchi affastellati nell'enorme focolare.
In un momento, la fiamma si alz, crepitando.
Alice present al mite calore il fanciullo tremante,
ed essa pure si sent rinascere, giacch
il breve momento passato in quel sotterraneo glaciale
le aveva cagionato un malessere indicibile.
Ma perch fa tanto freddo l sotto? domand
a Matteina che attizzava il fuoco.
Si vuole che sia per la natura del terreno,
signorina. Laggi manipolava i suoi sortilegi la
contessa Anna. E anche oggi, si direbbe che attiri
i piccoli innocenti. Ah, maledetta, tu vorresti
ucciderli tutti! gemette, torcendosi le mani
scarne.
Una casa come la nostra non  fatta per albergare
dei fanciulli... non vi possono trovare
che disgrazie, disse Ivo con aria cupa.
Com' andata la cosa?
In poche parole, Alice gli spieg l'avventura
di Saverio. Il fanciullo, sfuggito alla sorveglianza
di Matteina, si era senza dubbio insinuato
nelle sale disabitate, poi di l nella torre, e, per
l'invincibile attrazione che il mistero esercitava
su lui, era sceso fino a quel sotterraneo la cui
porta gli si era richiusa dietro. Senza dubbio
aveva gridato, chiamato; ma a poco a poco il
freddo lo aveva colto, e allora s'era coricato sull'orlo
del trabocchetto. Nel ricordare quel particolare
la povera Alice ebbe un lungo brivido,
e sul volto impassibile d'Ivo apparve una leggera
commozione.
Come mai quella porta si trovava aperta? interrog.
Non lo so, signore! Vedete, ci sono delle cose
strane... e terribili... in questa torre...
Matteina parlava con voce tutta mutata, voltandosi
leggermente affinch il padrone non vedesse
il suo viso alterato.
Questo non mi spiega niente, disse Ivo
con impazienza.
Io non so altro, signore. Domandate alla
signora Orzai.
Ella sembrava in preda ad un imbarazzo crudele.
Fortunatamente per lei, Saverio si mise a
piangere, e ci distolse da lei l'attenzione d'Ivo.
Ha freddo, disse Alice stringendo pi
forte a s il fanciullino.
Bisogna fargli bere qualche cosa di caldo,
e coricarlo in un letto caldo... Portiamolo alla
svelta nell'altra torre, perch qui non ho nulla
di quanto occorre.
Strapp una coperta dal suo letto e la tese ad
Alice che ne ravvolse il fratello. La giovinetta
fece qualche passo verso la porta, con quel fardello
sotto il quale la sua fragile persona si piegava.
Datelo a me, disse Ivo imperiosamente.
Essa obbed e depose il fanciullo tra le braccia
dello zio.
Questi si diresse verso la porta che Matteina
aveva appena aperta.
Signor Ivo, voi impedirete queste cose d'ora
in poi?
Impedire quali cose? disse bruscamente
Ivo, guardandola con stupore.
Questo delitto. Oh, signor Ivo, impedite che
essa faccia loro del male!
Chi... essa? Parla, dunque! esclam Ivo
impazientito. Che vuoi dire? Che insinui?
Nulla... nulla! Oh, signore, voi lo sapete
bene chi  la cagione di tutte le nostre sventure!
gemette ella sordamente. Vi dir tutto...
tutto quello che so... s,  necessario... ma non
oggi...
Usc per la prima, senza dubbio per evitare
nuove domande. Dietro di lei veniva Ivo, tenendo
con precauzione il piccolo Saverio che considerava
con vago spavento quella fisonomia tanto
spesso arcigna. Ma il fanciullo scorgeva vicinissimo
a s il bel volto di sua sorella, tutto stravolto
dall'angoscia e che pur si sforzava di sorridere
per rassicurarlo.
Sulla soglia del salone della torre stavano Giorgina,
i suoi genitori e la signorina Elson. Su
tutti quei visi si dipingeva un uguale stupore a
quello spettacolo inconsueto: Ivo, il misantropo
Ivo, col nipote in braccio.
Con mano singolarmente agitata, Giorgina si
rialz la gonnella di seta scura e s'avanz rapidamente
verso i sopraggiunti. Un osservatore
avrebbe facilmente indovinato una sorda collera
in quello sguardo apparentemente indifferente e
nelle inflessioni di quella voce.
Finalmente eccolo ritrovato, il piccolo fuggiasco!
Davvero, meritereste di essere punito per
aver cagionato un' inquietudine simile!... Ma voi,
Alice, come vi angustiate presto! Era evidente
che il bambino non poteva esser perduto!
Nemmeno se fosse caduto nel trabocchetto?
disse Alice con voce tremula, fissando lo
sguardo negli occhi grigi sui quali le palpebre si
abbassarono. E chi vi dice che essere stato in
quella cantina, sia pure per brevissimo tempo,
non gli torni fatale?
Giorgina volt leggermente il capo dall'altra
parte e, senza rispondere, si avvicin a suo fratello.
Dallo a me... So che i bambini non ti piacciono...
disse dolcemente.
Egli parve non vedere le mani che si stendevano
verso lui, e senza rispondere, senza guardarla,
continu la sua strada verso la torre di
San Conan.
Appoggiato sul suo grosso bastone di legno nodoso,
il conte Ervino guardava suo figlio avvicinarsi.
Accanto a lui, sua moglie si proteggeva
con la mano avvizzita gli occhi abbagliati dalla
viva luce esterna. Entrambi, d'uno stesso movimento,
si chinarono verso Ivo quando pass loro
accanto.
Ivo,  morto? disse una voce rauca, un
po' ansiosa.
Facendo quella domanda, il signor di Regbrenz
si chinava ancor pi per vedere il viso di Saverio.
No, babbo,  vivo e si salver, spero, rispose
Ivo senza fermarsi.
Un sospiro di sollievo usc dal petto del vecchio.
Volgendosi, egli vide Alice che la signora
di Regbrenz aveva afferrata per un braccio.
 morto anche quello l, dunque? balbettava
la vecchia signora con disperazione.
Tutti i miei figliuoli sono morti, anche Gaetana,
la mia bella piccina.
Taci, ma taci una buona volta! esclam
il conte, il cui corpo incurvato tremava violentemente.
S, davvero, la malattia della mamma assume
proporzioni considerevoli, disse Giorgina
con voce mordente.
Essa sopraggiungeva dietro Alice, e la sua mano,
solidissima sotto la sua elegante apparenza,
stacc a forza quella di sua madre sempre aggrappata
al braccio di Alice.
State tranquilla, nonna, il buon Dio non
permetter che il nostro Saverio ci lasci, disse
Alice volgendo uno sguardo di compassione affettuosa
alla povera avola.
Si allontan rapidamente e raggiunse Ivo.
Matteina, arrivata per prima, aveva gi preparato
il letto dove il fanciullo fu adagiato, e,
dietro indicazioni della signorina Elson, and in
fretta a preparare una bibita calda, mentre l'istitutrice
accendeva il fuoco.
Alice spogli rapidamente il fanciullo, e dopo
averlo messo a letto, si sedette accanto a lui posandosene
sul braccio la testina bruna. Il bimbo
tremava sempre, ma, tutto lieto di trovarsi accanto
alla sorella, sorrideva ripetendo:
Alice, sono contento. Avevo tanto freddo
laggi.
Perch sei andato via di qui mentre Matteina
era uscita, bimbo mio? Perch hai disobbedito?
Cara Alice, io ho visto a un tratto la porta
aperta. Allora ho pensato che potevo uscire per
andare a raggiungere Matteina. Ma mi sono ricordato
di quello che Fanche mi aveva detto l'altro
giorno...
Che cosa ti aveva detto, caro?
Mi aveva raccontato che v'erano delle bellissime
cose nella vecchia torre, laggi, e che mi
ci avrebbe condotto se stavo buono, ma che non
bisognava dirlo a nessuno, altrimenti la signora
Orzai l'avrebbe sgridato. Allora son voluto andare
a vedere oggi, da me solo. Dapprima sono
passato dalla corte, ma la torre era chiusa, e accanto
c'era dell'acquaccia verde. Sono rientrato
in casa e sono passato per le camere dove cadono
i sassi... Fanche ha detto una bugia: non c'
niente di bello; era tutto nero... e faceva tanto
freddo...
Si rannicchi tra le braccia di sua sorella e
rimase zitto.
Ivo, che stava appoggiato al camino, a braccia
conserte e pensieroso, s'allontan senza che Alice
se ne accorgesse.
Ecco del latte ben caldo, disse Matteina
che entrava con una tazza in mano.
Il viso della fantesca serbava ancora le tracce
della terribile ansia di poco prima, e la mano
che present la tazza ad Alice tremava violentemente.
Avete avuto paura, povera Matteina, disse
affettuosamente la giovinetta. Per fortuna
conoscete bene questa casa ed avete avuto subito
l'idea di scendere in quell'orribile cantina!
S, s, conosco tutto, io... ho frugato nei
pi piccoli ripostigli quando le signorine erano
bimbe e giocavo a rimpiattino con loro. La signorina
Giorgina cercava di sperdere sua sorella
pi che poteva, e cos tante volte, a gran fatica,
in qualche cantuccio o in fondo alla cantina, trovavo
la piccina tutta desolata nonostante il suo
coraggio. Ci faceva ridere la maggiore, che fin
da allora non poteva soffrire la signorina Gaetana.
S, conosco bene tutte le diavolerie che sono
accadute qui, mormor, cupa. Non bisogna
lasciar soli i ragazzi, signorina Alice, per nulla
al mondo, poich...
S'interruppe e si slanci prontamente verso
l'anticamera. Le sue orecchie finissime avevano
percepito il rumore di un passo, pur leggero, e
il fruscio di una veste di seta. Giorgina veniva
avanti, con l'evidente intenzione di recarsi nella
camera di Saverio.
E cos? Si riscalda questo piccolo disubbidiente?
ella chiese in tono leggero.
Non molto, signora.
Bah, si rimetter presto, tuttavia!  vigoroso,
quel ragazzo.
Perch parve ad Alice, la quale udiva tutto
dalla stanza attigua, che una specie di rincrescimento
irritato sonasse in quella voce?
Domani star benissimo..., Che cera avete,
Matteina! Sono sicura che nemmeno Saverio l'ha
cos' cattiva. Lasciatemi passare, che vada a giudicarne
da me.
Ma Matteina non fece alcun movimento per liberare
la porta davanti alla quale essa formava
quasi un bastione.
Il bambino riposa, signora, e la signorina
Alice  affranta dall'angoscia provata.  meglio
che non entriate, signora... molto meglio...
Davvero? Vi pare, sagace Matteina? replic
una voce nella quale lo scherno si frammischiava
alla collera. Se mi facesse piacere,
entrerei nondimeno e senza paura di nulla, sappiatelo...
Calc su queste parole in tono d'orgogliosa
bravata. Ma in fondo, credo che lo
stato di Saverio non presenti alcun pericolo, e
mi contenter delle notizie che mi porterete questa
sera. Non mancate, avete capito, Matteina?
State tranquilla, signora. Conosco l'interessamento
che avete per i figli della signorina
Gaetana... ribatt la fantesca in tono enigmatico.
La signora Orzai si volt un po' bruscamente
e usc dalla stanza dei nipoti, mentre Matteina
entrava nella camera dove Alice faceva bere al
fratellino il latte fumante.
Signorina, mi sono presa l'arbitrio di mandarla
indietro... ho pensato che vi avrebbe fatto
male vederla... cio, che vi sarebbe stato un
po' sgradevole.
S, oh, s, Matteina: mi fa paura!...
disse Alice con un fremito di tutto il suo essere.
Domani, quando sar un po' rimessa dall'inquietudine,
potr vederla senza collera... purch
il mio Saverio guarisca.
Tacque, spaventata delle parole che aveva pronunziate.
In quelle parole, e nelle reticenze di
Matteina, era contenuta un'accusa terribile.
Sono pazza! disse, passandosi la mano
sulla fronte madida di sudore. Saverio  un
fanciullo di carattere avventuroso; egli ama il
mistero, ed ha approfittato della vostra assenza
per sgattaiolare nella parte disabitata del castello.
Alcune porte si sono trovate aperte, per
caso...  una cosa possibilissima, non  vero,
Matteina?
E fissando sulla fantesca uno sguardo di supplica
ansiosa, ripet:
Cos dev'essere andata la cosa, e non altrimenti
dite, Matteina?
S,  andata cos. Statevene in pace, signorina,
disse con dolcezza Matteina, posando la
mano callosa su quella bianca di Alice. Vegliate
sui vostri fratelli... io veglio su voi.
...
.
...
14.
...
.
...
La signora Orzai era stata buon profeta. Saverio,
dopo una notte febbricitante, era tornato
quasi allo stato normale. Solo un pallore leggero
e un'espressione un po' languida sul suo leggiadro
visetto rammentavano il grave pericolo del
giorno prima.
Alice affranta ancor pi dal suo tormento morale
che dalla notte di veglia, si gett ai piedi
della sua Madonna di marmo, lasciandosi sfuggire
dal cuore un grido di grazie. Durante quelle
ore notturne, le suppliche della sorella devota
erano state incessanti, e la Vergine misericordiosa
le aveva esaudite prontamente. Non c'era
pi pericolo di malattia per Saverio, come dichiar
l'istitutrice, espertissima in materia.
Ma la ruga dolorosa formatasi sulla fronte di
Alice non si cancell del tutto. Di quei momenti
d'angoscia trascorsi prima alla ricerca di Saverio,
poi vicino al letto nel quale quel corpicino
tremava sotto la stretta del freddo, le rimaneva
nel cuore una traccia penosa. Come un'incessante
predizione le sonavano all'orecchio le parole
di Ivo: Una casa come la nostra non  fatta
per albergare dei fanciulli... non vi possono
trovare che disgrazie. Ed il ricordo tanto amaro
conservato della casa paterna dalla signora di
Szannek concordava fin troppo bene con quell'opinione
di Ivo di Regbrenz.
Questa volta, il pericolo fino allora presentito
era divenuto tangibile. Alice non poteva tacciare
le sue impressioni d'allucinazioni, poich aveva
tenuto tra le sue braccia il fratellino scelto come
prima vittima.
Si port le mani alla faccia e s'appoggi al
letto di Saverio che sonnecchiava sorridendo. Che
andava mai a pensare, Signore! Quali divagazioni
nel suo povero cervello! Saverio aveva disubbidito,
la cosa era ben riconosciuta, e nessuno ne aveva avuto colpa,
eccetto forse il vecchio
Panche con le sue invenzioni sulle vecchie
sale. Ma quello era incosciente... forse.
Gaetano, che risaliva dalla sala da pranzo con
l'istitutrice, (Alice era voluta restare presso Saverio)
si ferm a tutta prima vedendo l'atteggiamento
stanco di sua sorella; poi and risolutamente
verso lei.
Che hai? Qualcuno ti ha fatto dispiacere?
domand con una dolcezza insolita. Saverio
sta quasi bene... dunque non  per lui.
No, caro, non inquietarti, non  nulla. Dimmi:
il nonno ha chiesto notizie di Saverio?
Certamente; e anche la signora Orzai.
Ah, anche lei! mormor Alice, che sent
una stretta alla gola.
S; appena sono entrato mi ha detto: Come
sta il malatino? Ed  sembrata molto contenta
quando le ho detto che stava bene... cio...
no, c'era qualche cosa di strano nei suoi occhi,
come se fosse molto addolorata.
Che mi vai raccontando, Gaetano? Che idee
ti passano per la testa, povero bimbo mio! rispose
Alice tentando di sorridere. Dimmi piuttosto
se la nonna ha l'aria di ricordare quello che
accadde ieri.
Ma s! Essa ha domandato: E il piccino...
 proprio morto? Quando il nonno le ha risposto
che  vivo, ha congiunto le mani dicendo:
Grazie, mio Dio! La signora Orzai l'ha guardata
con certi occhi proprio furenti!...
L'ha presa per un braccio bruscamente e l'ha costretta a
mettersi a sedere. Lo zio Ivo, che entrava in quel
momento...
Ah!  venuto, oggi? interruppe Alice stupita.
Da mesi e mesi Ivo non compariva pi ai pasti
e, dopo la sera in cui l'aveva sorpreso nel suo
stato umiliante, Alice non l'aveva pi visto, nemmeno
da lontano, fino al giorno precedente.
S, lo zio  venuto a colazione. Quando ha
visto come la signora Orzai malmenasse la nonna,
 sembrato molto scontento, ed io ho creduto
che stesse per andare in collera. Ma neanche per
sogno! Si  seduto tranquillamente, ha cominciato
a mangiare, e non ha proferito parola durante
tutto il pasto. Quello che  sorprendente,
per,  che ha bevuto pochissimo, e neppure una
goccia d'acquavite.
Oh, i fanciulli, che osservatori terribili! Anche
vegliando ogni ora del giorno sul fratello,
Alice non aveva potuto impedirgli di scoprire la
deplorevole passione del padre e del figlio. Se
Gaetano doveva vivere a lungo in quella casa,
chi sa che l'esempio non esercitasse su lui la sua
funesta azione!
Era tempo, s, era tempo di togliere il fanciullo
da quella cerchia; ma in che modo ella vi
riuscirebbe? Certe parole avevano fatto presentire
l'intenzione di Giorgina di tenere il ragazzo
a Bred'Languest ancora per quell'inverno. Quale
scopo aveva di agire cos? Era vano pensare
un momento all'affetto, e quanto alla questione
d'interesse, era parimente fuori dubbio, poich
la signora Orzai godeva in ugual modo delle rendite
dei nipoti, fossero essi presenti od assenti.
Ma perch allora? E questo scottante problema
tormentava la povera Alice, la quale non vedeva
che un rimedio preventivo a quella minaccia misteriosa:
ottenere, a furia d'insistenza e d'astuzia,
che Gaetano fosse mandato in collegio quell'inverno.
Ma gli ostacoli sorgevano. Alice sapeva che
l'intenzione della signora Orzai era di mettere
Gaetano non in un istituto religioso, bens interno
al Liceo di Nantes, e, indubbiamente, con
raccomandazioni tendenti a sottrarre il fanciullo
ad ogni insegnamento cristiano. In quell'alternativa,
la giovinetta stimava preferibile per il
momento tenere il fratello presso di s, sorvegliandolo
pi strettamente ancora, affinch il cattivo
genio dei Regbrenz non trovasse presa su
lui. Con l'aiuto divino, Alice si sentiva la forza
di assumere quel compito, preparandosi alla lotta
che inevitabilmente avrebbe dovuto sostenere
prima o poi, quando per Gaetano un cambiamento
di vita s'imporrebbe.
... Dietro le istanze della signorina Elson, e
vedendo che Saverio aveva riacquistato la sua
vivacit, Alice si decise a scendere per il pranzo,
lasciando il fanciullo in custodia all'istitutrice.
Per rinfrescarsi la testa che le bruciava, essa
usc qualche minuto nel cortile, dove l'approssimarsi
del crepuscolo attenuava il calore soffocante
di quella giornata estiva.
Lentamente, con gli occhi un po' alzati verso
il cielo azzurro pallido, costeggi l'ala annessa
alla torre di San Conan. Nel momento in cui arrivava
presso la finestra del salone d'onore si
ferm, colpita da stupore. Il pianoforte aveva
risonato sotto il tocco d'una mano esitante...
dapprima accordi bizzarri, frasi incompiute, di
una fantasia strana... e infine la prima battuta
d'un notturno di Chopin che aveva spesso avuto
il potere di calmare la signora di Szannek nelle
sue crisi di sofferenza.
Era un'esecuzione incoerente, selvaggia, quale
di certo non l'aveva mai sognata l'autore di quel
pezzo maraviglioso; un'esecuzione assolutamente
capricciosa e agitata... e tuttavia possedeva un
fascino cos potente nella sua incoerenza, che
Alice ebbe un lungo fremito di commozione. Non
era un'anima che parlava, una povera anima torturata
e stritolata da un dolore immenso?
Piano piano, Alice discost i battenti della finestra
e sporse un po' la testa. Davanti allo strumento
era seduto Ivo. A testa alta, lo sguardo
smarrito in una contemplazione dolorosa, egli lasciava
le mani errare sui tasti d'avorio.
Oh, che felicit, mio Dio! pens Alice con
profonda letizia. Se egli riprende amore a quello
che un tempo gli piaceva,  salvo.
Indietreggi a un tratto. Laggi in fondo, nel
vano della porta, si ergeva una figura chiara:
Giorgina, vestita di batista color giallo oro, con
un nodo di velluto nero nei bei capelli, un ventaglio
tra le mani frementi.
Ma era una Giorgina ancora ignota ad Alice.
Mai questa avrebbe immaginato che quei begli
occhi grigi, nonostante i loro inquietanti e fuggitivi
bagliori, fossero capaci di esprimere un
tal furore.
Bravo! Ora sei ridiventato musicista, Ivo!
Cos tu potrai accompagnare tua nipote. Avremo
dei piacevolissimi concerti in famiglia.
Essa doveva fare un violento sforzo per parlare
con quella calma ironica, e nondimeno la
collera che la dominava traspariva nell'intonazione
della sua voce.
Il pianoforte tacque bruscamente. Alice ud il
rumore di uno sgabello respinto con violenza, e
la voce di Ivo si lev, dura e irritata.
Dispensami dalle tue riflessioni, ti prego;
non sono disposto a stare a sentirle. Che vieni a
fare qui? Non puoi lasciarmi in pace?
Che suscettibilit, Ivo! Venivo a cercarti
per il pranzo, semplicemente, e non so comprendere
la tua collera a proposito del mio scherzo.
Via, non sar permalosa, e non ti far aspettare
troppo la sorpresa che ti riservo. Dopo pranzo
far portare alla torre della Contessa Anna un
paniere d'un certo squisito cognac che ho fatto
venire appositamente per te.
Ti puoi risparmiare il disturbo: paniere e
contenuto andranno a vedere il fondo del fosso,
rispose una voce breve.
Il passo d'Ivo rison sul pavimento; poi vi fu
il silenzio.
Alice sporse il capo di nuovo. Giorgina era
sempre l, ritta accanto alla porta. Le sue mani
sgualcivano violentemente i nastri della sua veste,
e sul suo volto una rabbia indescrivibile si
mostrava senza ritegno. Dalle sue labbra sfuggivano
parole esasperate che l'orecchio fine di
Alice riusc ad afferrare.
Tutto da rifare! E per colpa di Alice! Aver
trionfato di tutti, per vedermi inceppata la strada
da una bambina! Oh, no... no! La spezzer
piuttosto; ma quel denaro... lo voglio!
Da lungi, Matteina chiamava Alice per il pranzo.
La ragazza si allontan piano piano ed entr
nella sala da pranzo nel momento in cui Giorgina
vi entrava da un'altra parte.
Ivo c'era gi, in piedi accanto alla poltrona
sulla quale si era allora allora seduta sua madre.
Con premura, egli metteva a portata di mano
della vecchia signora il tovagliuolo e il panino.
Dall'altro lato della tavola, Gaetano lo guardava
sbarrando gli occhi, come se si fosse trovato
dinanzi a uno spettacolo straordinario.
Ti senti male, Alice? Come sei pallida!
esclam il ragazzo vedendo comparire sua sorella.
Sotto lo sguardo investigatore che Ivo e Giorgina
rivolsero simultaneamente verso lei, la giovinetta
si copr d'un leggero rossore.
Ella sorrise con sforzo e rispose, simulando allegria:
Sto benissimo, invece, piccino mio! Lo sai
che sono sempre un po' pallida.
Il che non v'impedisce d'avere una salute
robusta, fece osservare la signora Orzai mettendosi
a tavola.
Non v'era pi traccia sulla sua fisonomia della
crisi d'esasperazione che poco prima aveva tanto
turbato Alice. Con perfetta tranquillit di spirito
essa tenne viva la conversazione che languiva
un po' per l'assenza della signorina Elson. In
particolare si mostr gentile con suo fratello,
come imponendosi il compito di vincere la taciturnit
nella quale questi si avvolgeva. Ma fu
inutile: Ivo le rispondeva a monosillabi, senza
abbandonare la sua fisonomia grave e fredda, ma
non pi improntata all'imbronciata rudezza dei
mesi precedenti. Di frequente il suo sguardo, improvvisamente
raddolcito, si posava su Alice o su
Gaetano, ovvero si abbassava verso la madre, per
la quale egli aveva premure insolite.
Era quella testimonianza di un rispetto filiale
troppo a lungo dimenticato, oppure il lento effetto
della presenza dei giovani pieni di vita,
d'innocenza e di bellezza che vivevano presso di
lui da qualche mese?... Il fatto  che la signora
di Regbrenz appariva meno accasciata, e che un
lampo di ragione attraversava di quando in
quando quegli occhi dallo sguardo vago. Soprattutto
la vista di Gaetano, ricordo della figlia prediletta,
aveva il potere di compiere quella fugace
ma incontestabile trasformazione.
Anche il vecchio conte era un po' cambiato vicino
a tanta giovent e freschezza morale. Il suo
sguardo smorto non esprimeva pi la malevolenza
quando si posava sui figli della sua figliuola;
qualche volta egli sapeva rivolgere loro la
parola con una lieve apparenza d'interessamento.
Quel cuore atrofizzato sotto l'azione delle dottrine
atee, quel cervello indebolito dalla terribile
passione che Giorgina incoraggiava, sembravano
svegliarsi lentamente dal loro terribile sonno.
Venite a fare una passeggiatina con me,
mamma? Andremo fino in fondo al cortile. La serata
 tanto bella! disse Ivo nel momento in
cui tutti si alzarono da tavola.
Il tovagliuolo che Giorgina stava introducendo
nel suo anello d'argento le sfugg dalle mani.
Alice si chin per raccattarlo, ma, pi pronto di
lei, Ivo l'aveva afferrato e lo porse a sua sorella,
che lo prese con mano agitata.
Una passeggiata... a quest'ora! esclam
Giorgina senza cercar di dissimulare il suo stupore
irritato. Che idea ti prende, Ivo? E proprio
alla mamma, che non esce mai di qua, vai
a fare questa proposta pazza?
Venite, mamma? disse Ivo con calma,
senza badare alla protesta di sua sorella.
Lo sguardo della vecchia signora esprimeva un
rapimento ineffabile. Essa prese il braccio che
suo figlio le tendeva, e tutti e due uscirono dalla
sala da pranzo. Il signor di Regbrenz li guardava,
incerto; ma la mano della figliuola gli si
pos a un tratto sulla spalla.
Venite in salotto, babbo: ci staremo molto
meglio, ve l'assicuro. L'aria della sera  cattiva
per voi, ed io non voglio, come quell'imprudente
d'Ivo, correre il rischio di esporvi a un malanno.
Che abilit incantatrice sapeva spiegare quella
donna! Senza resistere, il vecchio s'incammin
a lenti passi verso il salotto gi buio, privo di
aria e saturo di un odor di muffa. And a sedersi
accanto a una finestra chiusa e segu con lo
sguardo la signora di Regbrenz ed Ivo che s'allontanavano
a piccoli passi.
Tu, vieni a passeggiare un po' con me, Alice...
disse Gaetano prendendo a braccetto la
sorella.
Uscirono alla loro volta e si diressero verso il
parco. Laggi, in fondo in fondo alla corte, si
profilavano nel crepuscolo le figure di Ivo e di
sua madre...
Una gioia penetrante fece trasalire il cuore di
Alice. Nasceva, dunque, quell'amore cos ardentemente
e giornalmente invocato! S'annunziava,
alla fine, quel ritorno delle povere anime annichilite
e peccatrici, verso la luce divina! Per
esse, Alice aveva sofferto il grave fardello delle
sue inquietudini e delle sue responsabilit. Come
un conforto e come dolce promessa della sua
misericordia, Iddio le mandava quella speranza
ineffabile.
Tornando indietro lungo un sentiero del parco,
Alice e Gaetano si trovarono all'improvviso faccia
a faccia con Ivo che camminava lentamente
con sua madre a braccetto, in lungo e in largo
come se avesse aspettato il passaggio dei nipoti.
Profittate anche voi di questa bella serata?
diss'egli soffermandosi. L'aria  di un tepore
delizioso. Si respira cos bene!
S'interruppe, e la sua voce, fattasi sardonica
e breve, continu dopo un momento:
Non crediate che io dica questo per me...
io non risento pi niente... ma mia madre  tanto
felice...
Povera nonna! mormor Alice posando
la mano in quella dell'avola.
Un leggero sussulto scosse la vecchia signora.
Gaetana mia! ella mormor in tono estatico.
Ivo ebbe un moto brusco che per poco non fece
cadere la madre.
Non si chiama cos, mamma, lo sapete bene!
disse con irritazione. Colei che portava
quel nome non  pi...
Perch toglierle la sua illusione? mormor
Alice in tono di rimprovero. Povera nonna
cara, deve aver sofferto tanto!
E chi non ha sofferto qui? disse Ivo fra
i denti.
La fisonomia gli si era contratta sotto l'impero
d'una pena misteriosa. Si rimise a camminare
in silenzio, seguito dai nipoti.
Dopo qualche minuto, la giovinetta disse dolcemente:
Ieri andaste via senza che me ne accorgessi,
zio, e mi toglieste cos la possibilit di ringraziarvi.
Egli si strinse nelle spalle, brusco.
L'intervento di un uomo inutile come sono
io ha poco valore e non merita un ringraziamento.
Per una volta, sono stato utile a qualche cosa,
ecco tutto!... Ma la vostra indulgenza, che vi fa
vedere il buono dappertutto,  capace di trovarne
perfino in me.
Tentava di parlare ironicamente, ma un'intensa
amarezza traspariva sotto quello scherno.
S, ho questa pretesa, ella disse con commossa
gravit. Anche nel pi gran delinquente,
io credo che sussista un punto, una traccia,
magari impercettibile, della primiera bont.
Lo credete davvero? diss'egli pensosamente.
Se cos fosse... ma no, la vostra carit
vi trae in errore. Parlate di delinquenti: ve ne
sono di quelli scusabili. Ma credete voi che un
uomo colmato di favori divini, un uomo il quale
possiede tutti i doni desiderabili per un essere
intelligente... e che nonostante ci si rotola nel
fango e scivola nel pi profondo del baratro...
credete che un uomo tale possa mai sentire un
pentimento abbastanza forte, possa trovare una
espiazione sufficiente per esser salvato?
Egli parlava con violenza, ma con una voce
bassa, dalle intonazioni dolenti.
Tutto  possibile alla misericordia del nostro
Signore, zio! rispose Alice fervidamente.
Il Signore! Voi credete nel Signore!... Felice
voi!... Anch'io avevo questa fede, anch'io
lo amavo, quel Dio del quale avevo intravisto
l'infinita bellezza. Un giorno gli feci una promessa...
Oggi sono uno spergiuro, un miserabile,
e non credo pi... non posso pi credere!
Pronunziate queste parole con accento di selvaggia
disperazione, egli s'allontan a grandi
passi, preso da un accesso della sua feroce misantropia.
In mezzo al sentiero, la signora di Regbrenz
rimaneva stupefatta... Alice le dette il braccio
e la ricondusse verso il castello. A mezza strada,
si cozz quasi con Giorgina che passeggiava nel
cortile.
 terminata la vostra passeggiata? disse
tranquillamente la signora Orzai. Sapete che
ne sia stato di Ivo?... L'ho visto rientrare a precipizio
nella sua torre. Purch non gli siano ripresi
i suoi accessi di pazzia!...
Nonostante l'oscurit, ella si accorse senza
dubbio del moto di sorpresa sfuggito alla nipote,
giacch prosegu con lo stesso accento calmo, velato
di compassione:
Vi avevo lasciato ignorare questa triste macchia
della nostra famiglia, e mi rimprovero questa
parola sfuggita alla mia inquietudine. Povero
Ivo, la sua sorte  degna di piet; non vi
pare, Alice?
Certo, signora... ma la bont divina avr
compassione di lui e lo far guarire! rispose
la giovinetta in tono fermo.
Un risolino sardonico sgorg dalle labbra di
Giorgina.
Brava, pregate per lui, mia cara! Vedremo...
Non termin la frase e s'allontan rapidamente.
Alice riaccompagn la vecchia signora in salotto,
e, data la buonanotte al signor di Regbrenz,
sal nelle sue stanze con Gaetano...
In anticamera, Matteina tirava fuori da una
cesta la biancheria che aveva stirata durante il
giorno.
La faccia che ella volse verso Alice esprimeva
una gioia repressa.
Avete visto, signorina?... Oh, che felicit!
Era come l'Ivo d'una volta! esclam con un
accento d'allegrezza intraducibile.
Non per molto tempo, mia povera Matteina!
 bastata una parola per spengere quella luce!
Ma ditemi, Matteina: voi avete sempre vissuto
coi miei nonni e coi loro figliuoli, e conoscete
tutto ci che  relativo ad essi, alla loro salute,
alle loro abitudini...
Certo, signorina: non ho mai lasciato la famiglia.
Dunque ditemi, Matteina, se  vero che mio
zio vada soggetto ad attacchi di pazzia.
La cesta sfuggita dalle mani di Matteina si
rovesci sul pavimento con la biancheria che conteneva.
Lui, pazzo? Oh, cielo, mai, signorina... mai,
vi dico! Ha inventato anche questo, la maledetta?
Non bastava averlo messo in quello stato!...
Tacque, mordendosi le labbra. Ma Alice disse
dolcemente:
So, Matteina... ho visto mio zio, una sera...
Una ruga dolorosa le si form sulla fronte al
ricordo della rivelazione improvvisa della triste
verit.
Matteina aveva congiunto le mani con un gesto
di paura.
Voi sapete?... Voi avete visto?... Eppure faceva
sempre in modo da evitare gli sguardi, giacch
ha un fondo di dignit. Oh, signorina, quanto
 colpevole colei che l'ha spinto...!
Dunque  stata proprio sua sorella che...?
S, lei sola. Senza dubbio non lo trovava
ancora cambiato abbastanza, quando egli torn
da Parigi. Eppure, a che punto era cambiato, signorina!...
A quali infernali follie s'era lasciato
trascinare, per tornare a noi cos!... Ma forse
era ancora capace di resisterle, di veder chiaro
nei suoi raggiri di denaro e in altri. Allora essa
escogit quel mezzo... Le riusciva gi con suo
padre, e l'aveva adoperato con successo anche
con Fanche. Ha tentato su me... che per fortuna
ho resistito di pi; ma forse... qualche volta...
S'interruppe, abbassando gli occhi vergognosa.
Alice si ricord degli accessi di umore taciturno
e bizzarro che l'avevano stupita nella bretone.
Povera Matteina, sono sicura che non vi 
capitato molto spesso! disse con affettuosa
compassione.
Troppo, signorina, troppo!... esclam
Matteina in tono desolato. Vedete,  una cattiva
abitudine nel nostro paese... perci, diamine,
si resiste pi difficilmente degli altri alla tentazione.
Lo sapeva bene colei che veniva a lusingarmi,
a ingarbugliarmi con le sue belle parole
e a stordirmi col suo veleno...
Ad ogni modo, Matteina io non posso capire
come un carattere quale era un tempo quello
di mio zio, a quanto ne ho sentito dire, non abbia
avuto l'energia di resistere...
Ma, signorina, voi non immaginate come la
sua volont si fosse indebolita dopo quel malaugurato
soggiorno a Parigi. E non conoscete ancora
tutta l'astuzia, la destrezza straordinaria
di sua sorella! Essa non gli ha offerto cos, di
punto in bianco, una delle sue maledette bottiglie.
Oh, no! Ha fatto la cosa a poco a poco, e
lui dopo qualche tempo ha trovato che era dolce
ottenere in quel modo qualche momento d'oblio!
 andata cos.
Due lacrime scorrevano sulle sue guance.
Ma che maledizione c' dunque su questa
casa? gemette ella dolorosamente.
Perch ci restaste, Matteina, perch non seguiste
mia madre alla quale volevate tanto bene?
S, ci pensai, e lo proposi alla mia cara signorina;
ma essa rifiut, dicendomi:
Resta presso la mia povera mamma che
sar tanto infelice sotto la tirannia di Giorgina.
Promettimi che farai tutto quello che potrai per
non lasciarla.
Promisi, perch ero tanto affezionata a questa
casa, alla povera signora, al signor Ivo, e
avevo indovinato tante cose tristi, signorina Alice!
Avevo sempre la speranza di fermare la signorina
Giorgina nella sua opera malvagia; ma,
ohim, non potevo fare gran cosa!... Chi avrebbe
creduto alle parole di una povera contadina? Io
non avevo prove per convalidare le mie asserzioni:
 tanto abile, lei! Dunque bisognava che
tacessi, se volevo restar qui, giacch alla minima
parola detta fuori, a proposito di quanto succedeva
a Bred'Languest, la signora Orzai m'avrebbe
messa alla porta semplicemente... mentre aveva
interesse a tenermi qui se serbavo il silenzio.
L'ho fatto per loro, che sono stati dei buoni padroni
e che voglio servire sino alla fine.
Sospir profondamente e si chin per raccogliere
la biancheria sparpagliata in terra.
Alice le di la buonanotte, a cui la fantesca
rispose con voce commossa, poi raggiunse Gaetano
nella camera di Saverio.
Va' a coricarti, Gaetano. Io rester ancora
un poco qui, disse piano la giovinetta sedendosi
vicino alla finestra.
Ma Gaetano sembrava poco disposto all'ubbidienza.
Err qualche momento, di passo leggero,
per la camera, e, avvicinatosi a sua sorella, le
disse a un tratto:
Hai visto il braccialetto della signora Orzai?
 identico a quello della mamma.
Senza attendere una risposta che tardava a venire,
soggiunse con una certa esitazione, come
se emettesse l'idea di un incredibile sacrilegio:
Forse  quello.
Bisognava rispondere al fanciullo che la interrogava
con le grandi pupille indagatrici.
Pu darsi benissimo che ne abbia uno simile...
Gaetano. Quel gioiello non  unico.
La fisonomia del ragazzo si rasseren un poco.
 vero. Ma, Alice, come si  impadronita
dei mobili, non le sarebbe difficile prendersi i
gioielli e tutto il resto.
Alice non rispose, ma un leggero sospiro le
sollev il petto. Il fanciullo indovinava fin troppo!
Giorgina, evidentemente, non si fermava sulla
via degli accaparramenti. Gi Alice aveva potuto
riconoscere, sugli abiti nuovi della signora
Orzai, delle trine che avevano adornato sua madre...
ora veniva la volta dei gioielli... poi, sarebbe
il patrimonio intero...
Ma c'erano i ragazzi, i quali un giorno esigerebbero
dei conti rigorosi. Tre ragazzi:  molto
ed  poco. Sono tante le disgrazie, le malattie
che possono colpirli!
Alice, fremente, appoggi la fronte contro il
vetro. Che aveva mai pensato? Il suo povero cuore,
preso da vertigine davanti all'abisso d'angoscia
aperto dinanzi a lei, palpitava sotto le strette
di un indicibile terrore; le sue mani si contorcevano
inconsciamente sul davanzale della finestra.
Alz lo sguardo alla volta disseminata di stelle,
fari d'oro nelle celesti immensit...
La serenit augusta che emanava da quel firmamento
illuminato scese fino all'animo tormentato
di Alice, riconducendo la calma in quel cuore
per un momento spaurito. Come l'Apostolo,
ella ripet con fiducioso fervore:
Da me stesso non posso nulla, ma tutto posso
in Colui che mi fortifica.
...
.
...
15.
...
.
...
Il vento venuto dal largo squassava senza posa
gli alberi del parco. Il cielo diveniva d'un grigio
cupo, e dal mare saliva un gemito sordo, preludio
di tempesta.
Ma una calma relativa regnava nel boschetto
ben riparato, scelto dalla signorina Elson e dai
ragazzi per passarvi i pomeriggi burrascosi come
questo, nell'atmosfera vivificante che aveva gi
rinvigorito i giovani parigini.
Alice, inclinata verso Saverio, gli spiegava una
lezione... opera di pazienza, poich il fanciullo,
molto intelligente, era altres anche molto distratto
e indolente.
La giovinetta rialz ad un tratto la testa, sentendosi
una goccia d'acqua sulla mano.
Ecco la pioggia., signorina Ester; bisogna
tornare a casa. E poi, anche il vento aumenta parecchio.
Gaetano, che disegnava su una tavola vicina,
alz al cielo rannuvolato uno sguardo di malcontento.
Aspettiamo ancora, Alice... sar una nuvola
che passa, credi a me.
Potete restare con me, Gaetano; ma Alice
e Saverio torneranno a casa: sono ambedue tanto
sensibili alle variazioni di temperatura, che devono
usare delle precauzioni, dichiar la signorina
Elson.
La giovinetta chiuse il libre e si alz.
In quel movimento volse un po' la testa, e le
sfugg un'esclamazione.
Un gruppo si avanzava verso loro e, prima ancora
di aver riconosciuto quelli che lo componevano,
Alice li aveva indovinati. Arrivava finalmente
l'istante temuto in cui si doveva iniziare
la lotta aperta contro Giorgina appoggiata dai
Maublars.
Decisa a rifiutare ogni rapporto con quella famiglia,
la giovinetta sapeva che quello sarebbe
il segnale del combattimento a oltranza.
L'ora ne era stata alquanto ritardata. Infatti,
arrivato a met luglio a Sgastel, lo scrittore
non aveva dato segno di vita al castello, fino a
quei primi giorni di settembre. Un'antica ferita
ricevuta in duello gli s'era riaperta, condannandolo
all'immobilit.
Alice aveva tanto pi goduto di quella tregua
in quanto che Giorgina faceva frequenti gite a
Nantes, e Ivo si manteneva nel suo nuovo contegno,
sempre concentrato, ma non pi tetro e
improntato a cupo egoismo come prima. Ed ecco
che la tregua spirava! Davanti al nemico, Alice
radunava le sue armi con un'ardente invocazione
verso la Madre misericordiosa e, senza muoversi
d'un passo, attendeva, reprimendo la sua commozione.
Buggero Maublars conversava con una certa
animazione, pur fissando da lontano su Alice e
i suoi fratelli l'acuto suo sguardo. Giorgina, con
un enigmatico sorriso sulle labbra, lo ascoltava,
approvando col capo. Dietro di loro venivano i
due ragazzi intravisti nella carrozza.
Ecco il nostro eccellente amico Maublars,
Alice! disse Giorgina con accento di trionfante
soddisfazione.
Devo prima di tutto scusarmi, signorina, di
aver tardato tanto a venire a fare la vostra conoscenza,
soggiunse lo scrittore inchinandosi
profondamente. La colpa  stata, come sapete,
di una stupida vecchia scalfittura.
Un leggero cenno del capo gli aveva risposto.
Ora Alice stava diritta e ferma, la bella testa
rialzata in atteggiamento alquanto sdegnoso:
aveva nello sguardo una freddezza di cui nessuno
avrebbe creduto capaci quegli occhi esprimenti
di solito una radiosa bont.
Buggero Maublars attendeva indubbiamente
una risposta, poich la sua fisonomia espresse
una certa sorpresa; ma continu nondimeno:
Spero che riprenderemo le antiche usanze,
le nostre relazioni senza cerimonie, da buoni vicini
quali siamo. Abbiamo passato delle giornate
deliziose... non  vero, Giorgina, al tempo del
povero Ivo?...
Pronunzi quel nome con una piet disdegnosa
che fece sobbalzare d'indignazione il cuore d'Alice.
Quell'uomo aveva trascinato il giovane innocente
e credente verso la rovina morale, ed
ora, con ipocrita compassione, fingeva di relegarlo
nel numero delle persone finite, logore, delle
quali non si parla pi che al passato.
Nei grandi occhi gravi che si alzarono un attimo
su lui, Maublars lesse senza dubbio il profondo
disprezzo di quella fanciulla dal cuore leale,
perch il suo volto divenne ancora pi pallido
e, violentemente, egli strinse le labbra sottili.
A Giorgina nulla era sfuggito dei sentimenti
espressi dall'atteggiamento e dalla fisonomia di
sua nipote. Se Alice l'avesse guardata in quel
momento, avrebbe potuto vedere quale furore
ostile ella avesse sollevato in quella donna. Ma
con la rapidit e l'agilit che le erano particolari,
la signora Orzai richiam un'avvincente dolcezza
nei suoi magnifici occhi e un amabile
sorriso sulle sue labbra sottili.
Gaetano, Saverio! chiam una voce calma.
Venite, che vi si veda! Su, sbrigatevi, ragazzi!
Saverio, approfittando della disattenzione della
signorina Elson, s'era impadronito d'un biscotto
destinato alla sua merenda e se lo divorava allegramente.
Alla severa ingiunzione dell'istitutrice,
segu Gaetano il quale faceva senza fretta
i pochi passi che lo separavano dai visitatori.
Vedendosi quest'ultimo accanto, incontrando
lo sguardo profondo di quelle grandi pupille grige,
Maublars istintivamente fece l'atto d'indietreggiare.
Per un attimo, la sua fisonomia espresse
una forte commozione e una specie di smarrimento.
Ma si riprese con prontezza e disse in
tono leggero:
Un Regbrenz autentico, questo! Ecco un
buon compagno per Adolfo. Dove sei, Adolfo?
Sono qui, babbo!... rispose la voce strascicante
del ragazzino.
Da quando era arrivato, egli squadrava sfrontatamente
Alice e i suoi fratelli, spogliando al
tempo stesso i rami della pi bella serenella. Dal
canto suo la bambina era intenta a lisciar le sue
trine e a richiamarsi sulla fronte alcuni riccioletti
scomposti dal vento.
Su, Gaetano, conducete con voi Adolfo,
ordin la signora Orzai. Farete conoscenza
meglio stando soli.
Io vado a fare un giro nel parco... i ragazzi
verranno con me, disse precipitosamente Alice.
Niente affatto, cara. Non c' nulla da temere
qui per un ragazzo dell'et di Gaetano, e
voi non potete pretendere di tenerlo sempre attaccato
alle gonnelle. Venite con noi!
Babbo, ecco la pioggia! Mi si bagner il vestito
rosa... e il cappello nuovo, e le trine!
esclam la voce stridula della bimba.
Infatti, grosse gocce di pioggia cadevano con
fracasso, e al disopra di coloro che stavano conversando
s'ammonticchiavano le nubi d'un nero
d'inchiostro.
Presto, a casa! esclam Giorgina rialzandosi
la veste. Alice, date la mano a Simonetta
e corriamo.
La piccola Maublars s'aggrapp alla mano di
Alice, e questa, nell'impossibilit di sottrarsi,
dovette seguire Giorgina che si era messa alla
testa col signor Maublars.
Sulla soglia del castello, la signora Orzai si
ferm per aspettare sua nipote e le disse con un
sorriso di sfida:
Entrate in salotto, cara, ed anche voi, signorina
Elson. Sentirete che piacevole parlatore
 il nostro amico. Avanti, ragazzi: andate a giocare
in sala da pranzo.
Vi ringrazio, signora, ma bisogna che segua
i bambini, disse la signorina Elson che aveva
sorpreso l'ansiosa occhiata della sua allieva.
Li condurr tutti con me, se volete...
Fate come volete, ma avete torto... replic
seccamente Giorgina, senza cercar d'insistere,
giacch sapeva per esperienza che l'istitutrice
era intrattabile sul capitolo dei suoi doveri.
E Alice si trov sola con coloro che chiamava
segretamente i nemici della sua anima... sola in
apparenza, poich Dio, di cui essa viveva in modo
soprannaturale, la sosteneva con la sua forza
ineluttabile, la penetrava d'invincibile fiducia.
Giorgina aveva detto il vero: Maublars conversava
in modo affascinante. Egli sapeva meglio
d'ogni altro sfiorare tutti gli argomenti rivestendoli
della magia d'una parola armoniosa, ricca
d'immagini, vibrante di poesia; e indovinando
senza dubbio in quella fanciulla grave la donna
dalla mente aperta, colta, e sensibile alle impressioni
d'arte, dispieg per lei l'affascinante arsenale
della sua intelligenza fuorviata ma tuttavia
stupenda.
Incoraggiato da Giorgina, parl di letteratura,
di musica, di viaggi, con un fascino sempre
uguale, senza la minima parola che potesse offuscare
la coscienza delicata di Alice.
Ed ecco che lo scrittore incensato, ascoltato
con ammirazione dagli intellettuali e dagli eleganti,
lui, oracolo e idolo d'una pleiade atea,
s'accorse a un tratto con stupore che quella bambina
rimaneva d'una freddezza marmorea, e che
i suoi giuochi d'eloquenza cozzavano contro l'indifferenza
pi sdegnosa.
Conducetemi al pi presto alla villa tutta
questa giovent, Giorgina. La distrarremo e la
cambieremo! S, la cambieremo! ripet in
tono di sfida minacciosa.
Ho piena fiducia in voi su questo punto. A
presto dunque, Buggero.
S, a presto!... Non  vero, signorina, che
verrete a far conoscenza con la mia bicocca?
Alice sostenne fermamente lo sguardo acuto
dello scrittore, mentre rispondeva in tono gelido:
Vi ringrazio, signore, ma siamo in lutto, e
per conseguenza non facciamo visite.
Chi vi parla di visite? Sar proprio senza
cerimonie, da buoni vicini. Sono un antico amico
della famiglia; ho conosciuto vostra madre...
Queste ultime parole gli uscirono dalle labbra
con uno sforzo violento, e le vene della fronte gli
si gonfiarono a un tratto sotto l'impero d'una
potente commozione... odio e collera mischiati,
poich questi due sentimenti si leggevano nei pallidi
occhi di Maublars.
S, s, non abbiate timore! s'affrett a
rispondere Giorgina. Alice  una scontrosetta
che ha sempre mille ragioni ridicole da addurre.
Arrivederci fra pochi giorni, Buggero.
Le parole morirono sulle sue labbra: un passo
vivace risonava dietro la porta, e questa, rapidamente
aperta, lasci apparire Ivo.
Maublars indietreggi con un movimento istintivo,
senza poter trattenere un'esclamazione.
Quanto a Ivo, sembrava inchiodato al suolo.
Tutto ci che il volto umano pu esprimere di
disprezzo, d'odio, di collera, apparve istantaneamente
su quella fisonomia sconvolta.
Ci fai paura con le tue apparizioni repentine!
Vedi, Buggero  tutto stupefatto! esclam
Giorgina, tentando di sorridere.
Ma era divenuta livida, e non riusciva a estinguere
prontamente il furore del suo sguardo.
Infatti, ero cos lontano dall'aspettarmi...
ma sono felicissimo, Ivo, proprio felicissimo di
rivederti dopo tanto tempo! disse Maublars
con voce malsicura. Tu fuggi il mondo ostinatamente...
Non termin, ch Ivo, facendosi da parte, gli
indicava la porta con un gesto imperioso:
Fuori, infame... tu che mi hai tolto tutto:
fede, onore, dignit... tutto! Io non permetter
che la tua presenza venga di nuovo a portare la
sventura in questa casa, a rischio di ferire le
anime pure ch'essa accoglie.
Soltanto allora egli scorse Alice rimasta in
piedi nel mezzo del salotto.
Voi... voi qui, vicino a questo demonio? Ce
l'hai costretta tu, di certo! disse rudemente,
volgendosi a sua sorella.
Questa sembrava colpita da stupore, e venendole
meno per un momento la sua perfetta padronanza
di s, balbett:
Ma, Ivo, che significa?...
Significa che abbiamo qualche conto da regolare
insieme, il signore ed io, disse Maublars avanzandosi di un passo.
Aveva riacquistato tutta la sua imperturbabilit,
e sfidava con lo sguardo colui la cui alta
figura si ergeva in atteggiamento di grandezza
vendicativa.
Davvero, signor Maublars, pensate che io vi
faccia l'onore di battermi con voi? replic Ivo
in tono d'indicibile sprezzo. Sono caduto molto
in basso, ne convengo, ma ho ancora il diritto
di opporvi questo rifiuto. C' una colpa verso la
quale tutti i vostri sforzi non sono riusciti a trascinarmi...
sapete di che voglio parlare, eh, Maublars? disse, guardandolo negli occhi.
Lo scrittore abbass i suoi. Le sue labbra improvvisamente
sbiancate ebbero un tremito... ma
si risollev, e, in un riso insultante, esclam:
Dite dunque subito che siete un vigliacco!...
Giorgina, non ho ragione?
S, cento volte s!... grid la signora Orzai
col viso contratto sotto il dominio d'una pazza
collera. Un Regbrenz, giungere a questo
punto! Vi rinnego per mio fratello, miserabile!
Di mano in mano che l'irritazione di lei saliva,
Ivo diventava pi calmo, senza smettere la
sua alterezza sprezzante.
A tuo piacimento, replic freddamente.
Poco m'importa della tua stima e del tuo affetto,
assai problematici entrambi; e quanto all'opinione
di questo signore, gli ho fatto capire
in qual conto la tengo. Debbo ripetervi il mio invito,
signor Maublars?
Ivo, non sei tu il padrone qui! Ora chiamer
nostro padre, e vedremo se tratter cos un
amico di vent'anni! grid Giorgina al massimo
dell'esasperazione. O piuttosto, no: qui
comando io, e sono libera di ricevere chi mi pare
e piace. Buggero, non badate alle parole di quel
disgraziato irresponsabile.
Ma benissimo! Ecco tirata in ballo la pazzia!
disse ironicamente Ivo. Intanto, aspettando
che tu mi faccia rinchiudere, prendo io il
comando qui, e intendo di essere obbedito.
Va bene; sentirete parlare di me... e saprete
quello che costi insultarmi!... disse Buggero
Maublars fra i denti.
Si mise bruscamente il cappello e pass dinanzi
a Ivo coprendolo d'uno sguardo pieno di
rancore.
Senza dissimulare il furore che l'agitava, Giorgina
volt le spalle a suo fratello e segu lo scrittore.
Ivo entr nel salotto e s'avvicin ad Alice. La
giovinetta era pallidissima, ma una gioia soave
brill nello sguardo che alz verso suo zio.
Come sono felice che ci abbiate sbarazzati
di quell'uomo! ella disse, congiungendo le
mani in un gesto di riconoscenza.
E tuttavia non sapete fino a che punto egli
sia pericoloso e spregevole! disse, cupamente.
La rovina morale che trovate in questa dimora
 opera di quell'empio settario; e pensate,
Alice, quale invidiabile preda per lui tre anime
candide, radiose, angelicamente belle! Ma non
le avrai, maledetto! mormor con odio represso.
Ivo, lo sciagurato che tu hai perduto,
veglier su di esse.
Gaetano entrava, con la fronte carica di nubi,
con un mondo di pensieri ossessionanti che tralucevano
dai suoi fieri occhi.
Egli disse in tono reciso:
Alice, lo avevo pur detto: quel ragazzo 
sciocchissimo!  vestito come una scimmia, e
non si pu conversare per un minuto con lui senza
che racconti delle bruttissime cose. Alice, costui
non mi piace punto.
Tanto meglio, poich non lo vedrai pi,
disse Ivo posando la mano sulla spalla del nipote.
Che cosa  stato fissato per lui, Alice?
Deve entrare in qualche collegio?
La signora Orzai non aveva deciso ancora
per quest'anno, caro zio per, io credo preferibile,
sotto ogni punto di vista, che alla riapertura
delle scuole sia affidato a un istituto religioso.
Avevo pensato ai Gesuiti di Vannes.
Una subitanea commozione vel lo sguardo
di Ivo.
Quali ricordi risvegliate in me! disse,
passandosi la mano sulla fronte. Giovinezza,
candore, piet... dove siete, ohim? Le rovine
si sono accumulate...
Per un momento, Alice lo credette in preda a
una nuova crisi di disperazione. Ma egli si riprese
con un violento sforzo di volont, e soggiunse
con calma:
Dunque, metteremo l Gaetano alla riapertura
delle scuole. Potrete andare a trovarlo spesso,
poich Vannes  tanto vicina! Ma, come voi,
io pure credo indispensabile questa soluzione.
A quest'indole fiera ed esuberante  necessaria
una direzione ferma e continua.
 ben per questo che mi separer da lui,
quantunque ci mi sia di grave sacrificio. Quanto
vi sono riconoscente, caro zio, dell'interessamento
di cui ci date prova!
Siete buona, voi, a parlar di riconoscenza
a questo parente bizzarro, sgradevole ed egoista,
che spesso vi ha accolta male e che per troppo
tempo ha trascurato il suo dovere verso voi!...
Credetemi, Alice, tutto quanto io potr fare non
riparer mai il passato; n io potr mai rendervi
nulla che sia paragonabile al bene che mi avete
procurato.
Essa lo guard con uno stupore che era un' interrogazione.
Ivo gett uno sguardo a Gaetano
che era andato ad osservare un quadro all'altra
estremit del salone; poi si chin verso la nipote:
Da che voi mi vedeste... quella sera... vi
ricordate, Alice?... quella sera nella quale cadde
su me il vostro sguardo di disprezzo... ho spezzato
tutto... tutto ci che mi trascinava a quell'aberrazione.
Sono un po' ridivenuto uomo, e lo
devo a voi, nipote.
Per la prima volta egli le dava quel nome, e
sulla sua fisonomia subitamente intenerita, Alice,
piena di gioia, riconobbe che possedeva l'affetto
intero, assoluto, senza limiti, di un membro
della sua famiglia.
Mai, fin dal primo arrivo a Bred'Languest, il
pranzo era parso tanto corto ad Alice. Giorgina,
profondamente esasperata senza dubbio, non vi
prese parte, ed Ivo, spogliatosi della sua taciturnit,
incominci a conversare, con un certo
impaccio, per altro, come chi da gran tempo non
 pi assuefatto a tale esercizio.
Che profondit doveva aver posseduto quell'intelligenza,
e che nobilt quel cuore, perch ne
sussistessero cos belle tracce dopo anni di privazioni
intellettuali e di decadenza morale! Come
un tizzo ancora ardente sotto la cenere, l'anima
d'Ivo si nascondeva, guasta, ma non morta, e il
soffio delle preghiere sussurrate per lui da una
bocca fervente, i sacrifici d'un cuore puro, allontanavano
lentamente ma irresistibilmente le scorie
infernali.
Il signor di Regbrenz considerava suo figlio
con uno stupore non dissimulato. Trascinato dal
suo esempio, lui stesso verso la fine del pranzo
si lasci andare a parlare un poco, con la sua
voce rauca, disavvezza alle parole come quella di
Ivo. Egli emise alcune teorie singolari, che fecero
aggrottare le sopracciglia a suo figlio e chiamarono
sulla fisonomia di Alice un'espressione
di dolce piet: ma non si poteva negare che si
producesse in quella mente di vecchio un'evoluzione
benefica, e la prova ne fu data quella sera
dall'attenzione insolita che egli prest alla salute
di sua moglie.
La signora di Regbrenz, molto infreddata da
alcuni giorni, tossiva assai e appariva abbattutissima.
Freddolosamente ravvolta in una pelliccia,
ascoltava con una tenue luce di comprensione
i discorsi che si facevano intorno a lei; ma
era un po' affannosa.
La nonna sta poco bene, fece osservare
Alice, guardando con inquietudine i lineamenti
alterati della vecchia signora..
Avete ragione, disse a sua volta Ivo, chinandosi
verso sua madre. Dovevate restare in
camera, mamma;  stato imprudente venire in
questa sala da pranzo tanto fredda. Ma non siete
uscita in questi giorni!... Dove avete potuto
buscarvi questo raffreddore?
Le fragili dita della signora di Regbrenz si posarono
sulla mano del figlio, ed essa lev su lui
lo sguardo incerto.
Volevo vedere Alice, per domandarle dov'
andata la mia Gaetana... Faceva vento, e ho
avuto freddo...
Ma vedete Alice tutti i giorni, mamma!...
Dove siete andata a cercarla, dunque?
Nel bosco, ma mi sono smarrita.
Con gesto di stanchezza si pass la mano sulla
fronte.
Credo che sarebbe prudente far coricare la
signora di Regbrenz disse la signorina Elson,
che la osservava da un momento.
Ma che pensate che abbia? chiese con una
certa vivacit il signor di Regbrenz sporgendosi
alquanto per guardar bene sua moglie.
Un raffreddore fortissimo... e forse qualche
cosa di peggio. Credo che sarebbe bene chiamare
Matteina per accompagnarla in camera sua.
Ah, eccola, appunto!
Sapete in qual modo la mamma abbia preso
freddo? domand Ivo mentre aiutava la vecchia
signora ad alzarsi.
S, signore. Ritornando dal villaggio per il
bosco di Ker-Neven, la incontrai, qualche giorno
fa, che non ritrovava pi la strada. Era piovuto,
il tempo si era. raffrescato, e al ritorno la signora
ebbe il raffreddore, nonostante il decotto ben
caldo che le feci bere.
Nel bosco di Ker-Neven, lei che non va pi
nemmeno nel parco! Che ci andava a fare?
Da qualche sua parola, supposi che la signora
volesse vedere la signorina di Regbrenz.
Una subitanea commozione alter la fisonomia
di Ivo. Come parlando a se stesso egli mormor:
Alice! Sono quasi vent'anni che non la
vedo!
Sospir a lungo e rimase pensieroso, mentre
Matteina conduceva via la sua padrona.
Poco dopo il signor di Regbrenz, che sembrava
inquieto, si allontan a sua volta.
Il temporale s'era scatenato e le raffiche sferzavano
furiosamente la vecchia dimora. Dalle finestre
mal connesse, il vento entrava a suo agio
nella sala, provocando leggeri brividi.
La signorina Elson si alz dichiarando che sopra
avrebbe fatto pi caldo.
Faremo un po' di t, che ci giover; poich,
lo confesso, la burrasca mi scuote orribilmente i
nervi. Buona notte, signor Ivo; sentirete un concerto
terribile nella vostra vecchia torre.
Ah, ve ne andate? disse Ivo, strappato
alle sue fantasticherie.
Il suo accento esprimeva un rimpianto, confermato
dall'espressione malinconica della sua fisonomia.
Se veniste a prendere il t con noi, zio?
domand timidamente Alice.
Io? Io? egli disse con stupore considerando
il volto delicato nel quale si leggeva una
dolce implorazione. Ma che pensate, Alice? Io
non sono pi avvezzo a queste gioie della famiglia,
e devo restare solitario, senz'altra consolazione
che quella di vigilare su voi tre, nipoti miei.
Grazie, in ogni modo, cara Alice, della vostra
compassione verso un pover'uomo triste e solo.
Ma non si tratta di compassione, zio! Vi assicuro
che ci fareste un grandissimo piacere!
essa esclam, con la bella semplicit e con l'accento
sincero che la rendevano tanto attraente.
Venite, vi prego, zio! Non ammetto rifiuti.
Per la prima volta da che lo conosceva, Alice
vide un sorriso schiudere le labbra di Ivo.
Siete una piccola fata, e, per contentarvi,
accetto, egli disse, commosso.
Qualche momento dopo, la stanza di studio
della torre di San Conan offriva un aspetto veramente
ospitale e grazioso. Le grandi tende di
cretonne abbassate davanti alle finestre intercettavano
il soffio violento scatenato contro i vecchi
muri; il lume velato di bianco spandeva la sua
viva luce in tutti gli angoli della comoda stanza,
e sul tavolino da t il bricco d'argento dominava
le tazze di porcellana fine e i piatti di dolci che
Matteina aveva portati.
In quell'atmosfera di sobria eleganza e d'affetto
familiare, Ivo si trasform improvvisamente;
la sua fisonomia tormentata s'illumin d'una
grave serenit, i suoi movimenti perdettero la
loro durezza, e sotto i suoi vecchi panni egli riprese
i modi dell'Ivo d'una volta, dell'Ivo sovranamente
distinto che Alice era stata tentata
di credere un mito.
Di che felicit si riempiva il cuore della giovinetta
pensando all'immenso passo fatto da Ivo
in cos poco tempo! E quale subitanea trasformazione
attorno a lei, in quella dimora nella
quale non aveva, dapprima, trovato che indifferenza
e ostilit! Oggi, un affetto vero e forte proteggeva
gli orfani; gli ostacoli parevano almeno
in parte appianati, e Alice sussurrava un ardente
atto di grazie. Giorgina era dimenticata. Pareva
impossibile alla giovinetta che una sventura potesse
piombare sui suoi fratelli, ora che Dio aveva
inclinato verso di essi il cuore del loro zio.
Sonavano le dieci quando Ivo si alz per ritirarsi,
annunziando che andava da sua madre a
prendere notizie.
Sono molto impensierito di questo raffreddore.
Mia madre  diventata molto delicata da
che Giorgina si  messa in mente di privarla di
aria e di moto, col pretesto di non farla stancare.
Una volta faceva delle lunghe passeggiate... Ah,
se avessi badato a tutto questo!... mormor
in tono cupo.
Rispose alla buona notte dei ragazzi che la signorina
Elson conduceva via, e fece qualche passo
verso la porta.
Ditemi, Alice: conoscete la mia cugina di
Ker-Neven? chiese a un tratto.
S, zio, e vado spesso a trovarla, ma di nascosto,
temendo la proibizione di quelle visite.
S, s, Giorgina la odiava. Povera Alice,
come siamo stati ingrati verso lei! Da quindici
anni a oggi, siete voi la prima a cui ne parlo.
Matteina mi annunzi la morte di mio zio, poi
la totale infermit della figlia; ma io ricacciai
la tenerezza che stava per vincermi, e, volontariamente,
ho dimenticato, o tentato di dimenticare,
quei parenti un tempo s cari, quella cugina
che fu l'amica, la confidente di mia sorella Gaetana,
e un po' anche la mia, qualche volta!...
Perch non ho continuato a frequentarla? La vicinanza
di quell'anima superiore era forse, nei
disegni divini, la pietruzza destinata a fermarmi
sull'orlo dell'abisso. Ed io la respinsi, ruppi le
relazioni con quella santa amica, perch essa restava
inviolabilmente fedele a colei che si trovava
separata da noi per sua colpa...
S'interruppe bruscamente gettando sulla nipote
uno sguardo ansioso. Quelle parole erano
sfuggite dalle sue labbra involontariamente.
Alice impallid un poco e disse, in un tono improntato
di grave compunzione:
Era la mia mamma... la mia mamma tanto
buona e tanto amata!
Lo sapete? Ebbene, Alice, oggi io non sono
pi sicuro di non essere stato ingannato in quella
circostanza, come in tante altre. Forse mia sorella
era innocente!
Di che? Oh, ditemi di che accusano mia madre?
esclam ardentemente Alice.
Egli la guard per alcuni istanti con un'involontaria
ammirazione, e disse dolcemente:
Povera figliuola, volete proprio saperlo?...
Infatti, voi potete forse aiutarmi a chiarire i
miei dubbi. Secondo mio padre e Giorgina, Gaetana
fugg portando via un portafogli pieno di
valori, che mio padre aveva ricevuto poco prima.
Oh, cielo!... E avete potuto credere...? Ma
non conoscevate dunque vostra sorella, zio? Essa,
cos nobile e leale! Oh,  una cosa indegna!
mormor Alice con dolore.
Ho avuto torto di farvi sapere ci, disse
Ivo in tono desolato. Ma vi dico, Alice, che
ormai ci credo ben poco.
Ma un poco ancora s, per! E non avete
indagato?... E nonostante la inverosimiglianza
di quell'accusa, l'avete accettata?
Non c'era poi tanta inverosimiglianza, Alice.
Io sapevo mio padre poco disposto a concedere
la mano di Gaetana al signor di Szannek.
Gli pareva che i loro caratteri non dovessero
conciliarsi, egli mi scriveva. Filippo era di salute
debole, e la famiglia di Szannek contava fra
i suoi antenati numerosi esempi di matrimoni
disparati. Gaetana era molto portata alle risoluzioni
estreme, e vedendo il rifiuto che stava per
uscire dalle labbra di suo padre, ebbe l'idea di
scappare di casa per costringerlo cos a dare il
suo consenso. Essa non aveva denaro, e prese
quello che trov.
No, no! disse energicamente Alice.
Dove sono le prove?
Non ne ho mai avute altre che la parola di
mio padre e di Giorgina. A quel tempo mi bastavano.
Ma perch Gaetana fugg?
Di certo per un eccesso di persecuzione, zio.
Mia madre era infelicissima qui, io lo so...
S, Giorgina non la poteva soffrire; ma da
ci, a inventare una simile accusa!... E perch
essa non di pi segno di vita?... Alice di Regbrenz
ne ricevette notizie?...
No, mai.
Vedete? Tutto  stranamente misterioso.
Mia povera Alice, avete voluto voi ch'io parlassi,
e ora mi rimprovero di aver turbato il cuore di
una figlia riguardo a sua madre.
Ma io vi ringrazio, caro zio! L'incertezza
mi era pi penosa di tutto; e ora potr cercar le
prove dell'innocenza di mia madre.
Oh, s, cercatele... e trovatele, Alice! 
tanto duro dubitare d'una sorella teneramente
amata! Se almeno m'avesse scritto, spiegato ci
che era avvenuto! Ma no, mai una parola di lei;
null'altro che il silenzio, l'oblio!... Non avreste
pensato come me voi pure, Alice?
No, non credo, zio. Avrei fatto di tutto, tentato
di tutto per conoscere l'esattezza dei fatti;
non avrei sospettato di lei che all'ultima estremit!
Perch voi conoscete Giorgina. Anch'io, oggi,
non le crederei pi cos facilmente... ma allora
avevo sedici anni, e, quasi sempre lontano
dalla casa paterna, non conoscevo di quell'anima
complessa che i lati amabili, cadevo nelle trappole
tese dalla sua astuzia, la credevo buona, leale,
e sinceramente devota ai miei genitori, a me
stesso. Verso mio padre, professavo una grande
ammirazione e la pi intera fiducia. Quando tutti
e due mi assicuravano il fatto, corroborato in
certo modo dalle circostanze, io non avevo ragione
alcuna per rifiutare di crederci. Ma oggi,
ve lo ripeto, molte cose si sono chiarite per me...
e il dubbio  sorto.
Nel profondo di se stessa, Alice era costretta
a convenire che non poteva muover rimprovero a
Ivo .per la fede prontamente prestata alle accuse
portate sopra sua sorella. Era giovane, inesperto,
e la sua rettitudine non poteva sospettare
una doppiezza cos mostruosa nei suoi cari, tanto
pi che, bisognava convenirne, tutte le apparenze
stavano contro Gaetana. Ma la cosa era stata
condotta abilmente da Giorgina... poich non un
solo istante il dubbio sfior la mente della fanciulla:
ella sapeva ormai per esperienza di che
fosse capace la sorella di sua madre.
Ora, bisognava che trovasse delle prove per rafforzare
la sua fiducia incrollabile. Matteina sapeva,
forse... ma pi certamente Alice di
Regbrenz era informata di tutto. Subito il giorno
dopo andrebbe a Ker-Neven, sicura che, di fronte
alle circostanze, la cugina d'Ivo parlerebbe, alfine.
Poco dopo che Ivo si fu ritirato, si present
Matteina, tutta preoccupata, e inform Alice che
lo stato della signora di Regbrenz cominciava ad
aggravarsi. Suo figlio andava a chiamare il medico.
Alice si offr per fare la nottata, ma poich
la signorina Elson vi si oppose perentoriamente,
essa dovette andarsene in camera sua.
La fanciulla si coric; ma il sonno venne a visitarla
ben tardi. Nella sua anima cozzavano due
sentimenti potenti: la santa allegrezza del ritorno
d'Ivo verso la vita morale, e l'amarezza di
quell'accusa che pesava sul capo di sua madre.
Fuori, le selvagge armonie del vento e del mare
scatenati, rombavano.
...
.
...
16.
...
.
...
La malattia era proprio entrata a Bred'Languest.
Il medico che Ivo era andato a chiamare
nel cuore della notte trov gravissimo lo stato
della vecchia signora, e prescrisse cure immediate
per le quali la signorina Elson si rivel d'una
competenza notevole.
Sul far del giorno, Alice venne a sedersi al capezzale
dell'ammalata, vicino a Ivo che non se
ne distaccava.
Il signor di Regbrenz andava dal salotto alla
camera semibuia, brutta e male ammobiliata,
dove sua moglie e lui avevano passato tanti anni.
Una vera ansia si rifletteva sulla fisonomia del
vecchio e si manifestava nel suono della sua voce
allorch s'informava dei progressi del male.
Giorgina fece due brevi apparizioni. Vestita di
chiaro, con un'onda di trine spumeggianti sul
suo elegante vestito da casa, si chin sul letto
di sua madre, la osserv freddamente ed usc senza
proferir parola, senza guardare Ivo e Alice.
Come il d prima, essa non comparve a colazione,
e nelle prime ore del pomeriggio usc, prendendo
il cammino della villa Maublars.
Verso quella stessa ora parve manifestarsi un
lieve miglioramento nello stato dell'ammalata, e
Alice, cedendo alle insistenze di Ivo e della signorina
Elson, and a far vestire i suoi fratelli
per recarsi con loro a Ker-Neven.
La giovinetta era impaziente d'interrogare Alice
di Regbrenz, di avere alfine la spiegazione di
quell'enigma, gi a met penetrato.
La vecchia Fina fece entrare Alice nella camera
della signorina di Regbrenz, una vasta stanza
chiara e sobriamente arredata. La signorina
era in letto, sofferente fin dal giorno prima, e il
medico, chiamato quella mattina stessa, l'aveva
informata della malattia della signora di Regbrenz.
Povera zia! Avrei tanto desiderio di rivederla!
disse con commozione, ascoltando le
notizie che Alice le dava. Le volevo molto bene...
e le voglio bene ancora, nonostante la separazione.
Era la bont stessa ma tanto debole,
tanto credula! L'affetto che le portavano
i figliuoli ne risentiva: era sfumato di protezione,
e non accompagnato da quella fiducia piena,
incrollabile, da quella rispettosa ammirazione
che una madre dovrebbe ispirare ai suoi figli.
Povera donna, ha sofferto tanto! Parlatemi di
lei, cara!  curata bene?
La signorina Elson l'assiste, per fortuna,
poich Matteina, piena di buona volont,  assai
inesperta, ed io pure. Quanto alla signora
Orzai...
Oh, lei!... Dal momento che non ci trova il
suo vantaggio, non si piegher mai a faccende
simili, nemmeno per sua madre. E Ivo?
Lo zio non lascia un momento sua madre,
ed  molto agitato, molto triste! Oh, cugina, ora
vi racconter quello che accadde ieri. Sentirete
com' cambiato!
Una fiamma di felicit pass nei bruni occhi
di Alice di Regbrenz quando la giovinetta le ebbe
narrato la scena del giorno precedente.
Sia lodato Iddio! Alice, la prima volta che
vi vidi, pensai che eravate la inviata del nostro
adorabile Salvatore in quella triste casa, e che
una trasformazione maravigliosa vi si sarebbe
operata con l'aiuto vostro.
Con l'aiuto mio?... Che ho fatto dunque,
cara cugina?
Un sorriso d'intenerimento comparve sul volto
smagrito della signorina di Regbrenz. Nel suo
intimo, essa ringrazi il signore per quella soave
semplicit concessa alla giovinetta, che le toglieva
la nozione della sua missione di mediatrice
in quell'opera di redenzione.
Voi, nulla, figliuola, ma molto per mezzo
di Dio in voi. Dunque, Ivo  ora un vero zio?
S, cugina; ormai ho piena fiducia in lui...
quantunque tra noi rimanga un'ombra. Oh, Alice,
pensate che egli crede ancora mia madre colpevole
di... di quella cosa!...
La sua bocca, filialmente rispettosa, non pot
pronunziare l'odiosa parola di furto; ma davanti
a quel sembiante alterato, Alice di Regbrenz
cap che ella sapeva tutto.
Chi ve lo ha detto? Povera piccina! esclam,
afferrando le mani ghiacciate della fanciulla.
Lo sapevate anche voi, cugina?
S, ma soltanto fin dal giorno in cui mi consegnaste
la lettera di vostra madre. Essa mi raccontava
tutto...
Ed  veramente cos? balbett la voce
oppressa di Alice.
Ma no, no certo, bimba mia! Gaetana, la
mia leale Gaetana, si sarebbe fatta uccidere piuttosto
che commettere una simile azione. Poich
ormai voi conoscete l'accusa, io debbo comunicarvi
la difesa. Prendete le mie chiavi e cercate
in quel cassetto: ci troverete la lettera portatami
da voi.
Qualche momento dopo, Alice teneva in mano
i numerosi fogli coperti della calligrafia di sua
madre, e avvicinatasi alla finestra incominci a
leggere:
Oso appena dirigerti queste righe, Alice mia,
poich di certo tu m'incolpi d'ingratitudine e
mi hai dimenticata, forse... oppure, cosa pi
terribile ancora, hai ascoltato le accuse inventate
contro me, e mi disprezzi! Eppure, se tu sapessi...
se tu sapessi quello che ho sofferto, Alice,
mi perdoneresti! In questa speranza m'induco,
troppo tardi, lo so, a farti conoscere tutto:
i miei torti e le loro circostanze attenuanti, le
mie angosce e i miei rimorsi, affinch tu mi giudichi,
amica mia, e possa un giorno difendermi
davanti ai miei figli, se qualche cuore malvagio
facesse gravare il sospetto sulla memoria della
madre loro.
Per difendermi, io devo accusare, e la causa
delle mie sventure... tu la indovini, non  vero,
Alice?... Tu conosci Giorgina, tu non ignori la
sua animosit a mio riguardo fin dall'et pi tenera,
e le piccole persecuzioni gi dirette contro
me a quel tempo. Pi tardi, essa cel agli occhi
di tutti quell'avversione, ed io sola, con la mia
fedele Matteina, seppi che esisteva sempre pi
forte: lo seppi dagli attacchi sordi e continui
dei quali ero oggetto, dalle insinuazioni fatte a
mio padre contro me e astutamente avvolte di
verosimiglianza... manovra nella quale Giorgina
era maestra.
Oh, amica mia, che debbo dirti ora? Sono costretta
ad accusare mia sorella, una Regbrenz...
e di quale colpa! Senza la devozione, la instancabile
sorveglianza d'una serva, io non sarei forse
pi in vita!
Ti ricordi di Lori, quel cane ringhioso e cattivo
che Giorgina si ostinava a tenere? Mi accorsi
a varie riprese che Fanche, sotto sotto, lo
incitava contro me, e un giorno, spontaneamente,
l'animale si slanci sulla mia mano.
Matteina, che si trovava l vicino, accorse in mio aiuto,
e il morso del cane tocc a lei. La sua povera
mano, curata male, rest mutilata.
L'anno di poi, un giorno, sulla fine delle vacanze,
Giorgina diresse la nostra passeggiata verso
Ker-Mora, e m'invit a entrare nella capanna,
allora abitata dalla vedova d'un pescatore.
A volte portavo qualche soccorso a quella vecchietta,
perci entrai senza diffidenza nella sua
casa. Essa era coricata, col viso gonfio e orribile,
e mi grid di andarmene... ma ero giovane,
senza esperienza, e persistetti ad avvicinarmi. A
un tratto mi sentii afferrata e trascinata fuori:
era Matteina che mi tirava via di l; la donna
aveva il vaiuolo. E lo ebbi anch'io, ma senza gravit;
la mia fantesca fedele lo prese nel curarmi
e si trov in grave pericolo: ella serbava sempre
i segni della sua abnegazione, cara, buona
Matteina, la cui vigilanza sfidava tutte le astuzie!...
Poco dopo seppi per caso che mia sorella
non ignorava la malattia della vecchietta di Ker-Mora.
E quella sera in cui mi avventurai per la
scala della torre della Contessa Anna, v'erano
dei gradini mezzo rovinati che dovevano inabissarsi
poco dopo.
Io salii senza timore, poich ero intrepida e
amante dei rischi; restai a lungo coi gomiti appoggiati
al parapetto della torre. Di fondo alla
scala, Fanche venne a chiamarmi per andare a
tavola. Scesi con precauzione, perch cadeva il
crepuscolo. A un tratto, sotto il mio peso, un
gradino cedette: vacillai... ma un braccio vigoroso
mi afferr, ed io mi sentii precipitare, trascinata
da un corpo che, urtando contro la pietra,
attenuava il colpo per me. Quando ripresi i
sensi, mi trovai distesa in fondo alla scala, accanto
a Matteina svenuta... Io non avevo che
qualche leggera contusione, ma la povera donna
era ferita gravemente. Tu sai bene che a cagione
di ci, dopo lunghe sofferenze,  rimasta zoppa.
Incidenti fortuiti, dirai tu, senza dubbio.
Forse mi accusi di deliberata ostilit, indovinando
i miei sospetti, per dir meglio la mia certezza.
Quello scalino, bench molto tentennante, non
era per tanto prossimo a cedere: lo avevo appunto
osservato e guardato da vicino nel salire.
Evidentemente, una mano aveva aiutato lo sgretolio
della pietra... E Matteina non si lasci
trarre in inganno. Il suo primo grido, nel tornare
in s, fu:
Miserabile Fanche, non la ucciderai!
Fanche era l'anima dannata di mia sorella,
la quale esercitava su quel debole un dominio assoluto.
Approfittando dell'occasione, e obbedendo
a un ordine, oppure a un' istigazione, egli mi
aveva seguito, aveva rapidamente staccato la pietra,
e, discendendo, mi aveva chiamata col pretesto
del pranzo. Ma gi da tempo Matteina, che
aveva penetrato le segrete trame di Giorgina, mi
circondava di una stretta sorveglianza, e anche
quella volta si trov pronta per salvarmi.
Avevo diciassette anni, a quel tempo, e ci
che avevo fino allora confusamente intuito, mi si
rivel con chiarezza: l'odio di mia sorella, spinto
fino al delitto.
S, devo scrivere questa parola. Alice, comprendi
ci che fu da allora in poi l'esistenza per
me? Parrebbe ovvio, non  vero? eh' io mi fossi
confidata coi miei genitori e, pur senza accusare
in modo assoluto Giorgina, avessi fatto loro presentire
i suoi sentimenti a mio riguardo. Ohim,
quella risorsa stessa mi mancava! Tu sai quanto
mia madre, pur tanto buona, fosse debole e incapace
di sostenermi!... Ogni giorno pi, d'altronde,
l'implacabile volont di Giorgina la piegava
sotto il suo giogo. Quanto a mio padre...
oh, Alice, lui che amavo cos ardentemente, lui
dotato d'una s alta intelligenza, scivolava su di
una china fatale, trascinato da mia sorella. Il
gentiluomo integro si lasciava avvolgere in losche
speculazioni, gettandovi i resti della sua
fortuna nella speranza di raccogliere la ricchezza.
Povero babbo, amava tanto il lusso, i piaceri,
la vita larga e facile! E pi di lui ancora, desiderava
tutto questo Giorgina! Che cosa non
avrebbe ella sacrificato, per il denaro!
E come per aiutarla nella sua opera abominevole,
l'inferno le mand a quel tempo un ausiliario.
Tu conosci un po' Buggero Maublars, colui
che fu per qualche tempo, nella sua infanzia, nostro
compagno di giuochi, e che rivedemmo poi
fatto uomo, e ricco di un nome noto per esser
egli, infelice, divenuto apostolo dell'empiet!
Mentre io evitavo le relazioni troppo frequenti
con quella famiglia Maublars che m'ispirava
un' insuperabile repulsione, mia sorella le si avvicin
e divenne ardente discepola di Maublars.
Il terreno era pronto, poich gi ella aveva respinto
ogni ombra di fede. E ormai, posseduta
dall'odio di Dio, diretta da colui che si era fatto
suo iniziatore, essa impieg tutte le risorse della
sua intelligenza, tutte le seduzioni e le duttilit
della sua mente, a rovinare la fede attorno a s.
Aiutata dalla sua volont ferrea, vi riusc fin
troppo bene, soprattutto con mio padre, e qualche
volta, Alice, debbo confessarlo, anch'io sentii,
sotto l'azione dei suoi discorsi nefasti, vacillare
la fede viva che mi era guida e sostegno.
Tu non hai mai sospettato queste mie debolezze,
poich ebbi sempre la forza di nascondere
a tutti le mie sofferenze e le mie umiliazioni,
ohim! Che strazio vedere un padre teneramente
ammirato e rispettato perdere ogni nozione di
lealt e di dignit!... E via via che l'impero di
Giorgina su lui diventava pi assoluto, il suo
contegno verso me si faceva pi indifferente. Dov'erano
le nostre conversazioni, le nostre letture,
le nostre passeggiate d'un tempo? Dov'era la nostra
confidenza reciproca, tanto dolce, e quella
tenerezza che pareva incrollabile?
Presto fu vera ostilit che scoprii in quel padre
sempre amato, ma ogni giorno istigato contro
me da sorde insinuazioni. Non era nel mio
carattere dissimulare le mie impressioni, e francamente
le lasciai scorgere... la qual cosa fu con
scaltrezza sfruttata per farmi torto. Colei che era
stata la sua figliuola preferita divenne l'oggetto
d'una vera avversione, e poich il carattere di lui
andava inasprendosi sotto il dispotismo dell'altra
sua figliuola, egli le si un nei suoi attacchi
incessanti contro tutto ci che io credevo, amavo
e stimavo.
La vita diveniva proprio intollerabile in quel
Bred'Languest tanto amato, dove io ero ormai
fatta segno a un'animosit sempre crescente.
Matteina sola mi restava inviolabilmente fedele.
Nonostante tutti i miei sforzi, la povera mamma
era definitivamente annichilita da Giorgina,
e Ivo, che veniva a casa soltanto nelle vacanze,
di nulla s'accorgeva, tanto pi che Giorgina, la
quale temeva il suo cuore retto e generoso, aveva
cura di far cessare ogni conflitto in sua presenza.
Se egli avesse avuto qualche anno di pi, gli avrei
confidato tutto; ma a che pr turbare la sua adolescenza
con la rivelazione della decadenza paterna
e delle colpe di una sorella ancora stimata
e amata? Gli lasciai dunque le sue illusioni...
Fu l'obbligo di chiudere in me tali angosce,
oppure il ritorno di quegl'istinti ribelli piegati
con tanta difficolt dall'educazione cristiana delle
nostre care Orsoline, o una diminuzione della
divina luce nella mia anima tormentata, o tutto
ci insieme, che fece germogliare in me un odio
intenso contro colei che era cagione delle mie sofferenze?
S, Alice, io odiai mia sorella.
Ella se ne accorse presto, e ci parve rallegrarla,
mentre si dava il compito di esasperarmi
sempre pi. E per acuire le mie pene, ecco che a
Buggero Maublars venne l'idea di chieder la
mia mano.
Gi da qualche tempo egli mi circondava di
lusinghiere premure, nascondendo il pi possibile
la sua empiet e spiegando tutte le attrattive
del suo spirito brillante... ma invano, perch
lo avevo indovinato.
Quando, col consenso di mio padre, egli mi
rivolse la sua domanda, gli risposi con questo
grido:
Oh, mai!
E vi posi tutto il disprezzo e tutto l'orrore
ispiratimi da quell'ipocrisia.
Lo vidi sbiancarsi in faccia, un lampo spaventoso
gli attravers lo sguardo, ma disse con
calma:
Come volete, Gaetana. Mi disponevo ad esser
per voi lo sposo pi devoto... voi avreste conosciuto
tutte le gioie connesse alla celebrit e
alla ricchezza... ma non vi serber rancore del
vostro rifiuto tanto... spontaneo.
Un non so che nella sua voce mi fece rabbrividire:
sentii che quell'uomo ormai mi odiava.
E pochi giorni dopo giunse a Bred'Languest
Filippo. La sua presenza mi fu di sollievo, poich
interruppe forzatamente le dimostrazioni di
irritazione di mio padre, il quale era adiratissimo
per il mio rifiuto al matrimonio con Maublars.
In pari tempo dissip l'umore cupo che
avvolgeva mia sorella dopo quella domanda di
matrimonio. Giorgina spieg in favore dell'ospite
la sua grazia incontestabile e la sua intelligenza
brillante... e tuttavia la scelta di Filippo
cadde su me, la sorella minore tanto odiata...
Il giorno in cui egli mi chiese a mio padre,
Giorgina venne ad aspettarmi sulla soglia della
mia camera, e afferrandomi per un braccio, immergendo
nel mio sguardo le sue pupille dilatate
dall'odio, mormor con accento intraducibile:
Mi hai gi preso il cuore di Buggero. Ora
 la volta dell'altro. Guai a te!
Brutalmente respinta da lei, non caddi perch
mi trovavo vicina a un mobile; ma fin dal
giorno dopo capii che la sua minaccia non era
vana. Mio padre, che da principio era parso favorevole
alla domanda di Filippo, rifiut, allegando
come pretesto immaginari motivi di salute.
Invano io supplicai, invano il signor di Szannek
torn alla carica: il cattivo genio imperava.
Ma noi ci amavamo fortemente, sinceramente,
e risolvemmo d'aspettare quanto occorresse
quel consenso del quale io non volevo fare
a meno...
Alla rivelazione di un affetto cos completo
e disinteressato votato alla povera reietta che
ero allora, la mia felicit era stata tanto profonda,
che, senza esitare, lo avevo corrisposto.
Pensa, Alice: stavo per esser liberata da persecuzioni
ogni giorno pi penose; ero amata; sarei
stata felice, finalmente! Ma ecco che, riflettendo,
mi venne uno scrupolo. I Regbrenz non
erano forse divenuti indegni d'imparentarsi coi
Szannek, dopo gli affari, pi o meno corretti di
cui s'erano occupati negli ultimi tempi mio padre
e mia sorella? La mia inesperienza in materia
non mi consentiva di giudicare del grado
esatto di quelle indelicatezze...
Spontaneamente, confidai tutto a Filippo.
Egli mi rasseren trattandomi allegramente di
testina chimerica, e poich doveva partire il giorno
dopo, la sua presenza essendo ormai impossibile
a Bred'Languest, mi disse che avrebbe preso
al pi presto tutte le informazioni necessarie per
togliermi ogni inquietudine.
Del resto, soggiunse i Regbrenz hanno
un passato d'onore e di gloria abbastanza
bello, da coprire la passeggera debolezza del loro
discendente, e io vi amo troppo perch una considerazione
simile mi trattenga.
Ci separammo il giorno dopo, sempre fiduciosi,
ed io mi ritrovai sola in quella dimora che
ormai mi spaventava, fatta bersaglio al rancore
terribile di colei che l'indifferenza del signor di
Szannek a suo riguardo aveva profondamente
irritata.
Come speranza, vedevo brillare l'aurora della
mia maggiorit, deliberata a chiedere asilo a
qualche convento, piuttosto che subire ancora
quell'esistenza odiosa, piena di celati pericoli.
Due giorni dopo la partenza di colui che gi
chiamavo mio fidanzato, mentre tornavo dal parco
e salivo in camera mia, la mia attenzione fu
attratta da un foglio caduto in un angolo del
corridoio. Raccoltolo, riconobbi la calligrafia di
mia sorella, e, spinta da un presentimento, lessi.
Da principio, Giorgina accusava ricevimento
d'una somma di diecimila franchi; poi aggiungeva:
Cercate di concludere altri affari simili, signore;
saranno sempre bene accolti qui... e non
preoccupatevi pi dei pretesi scrupoli che posso
avere. Ne ho quanti voi... meno, forse... Mi occorre
denaro, ecco tutto!... Tanto peggio pei
gonzi che si lasciano prendere nelle vostre abili
reti...
Seguiva un'adesione al prossimo affare, in
calce alla quale una mano tremolante aveva apposto
questa firma: Ervino, conte di Regbrenz.
In quale fango stava per rotolare quel nome
fino allora intatto? Verso quale abisso di vergogna
Giorgina conduceva il mio sventurato padre
ormai accecato?...
Per qualche momento rimasi annientata, stritolata
da una sofferenza atroce. La dignit, l'orgoglio
della mia razza, la mia coscienza, il mio
rispetto filiale, tutto gridava in me, tutto si ribellava
dinanzi a quella prova tangibile dell'infamia
di mia sorella, della colpevole debolezza di
mio padre.
E presa da una subitanea ispirazione, non
ascoltando altro che il mio dolore, corsi verso il
salotto dove stava mio padre, gli mostrai la lettera
di Giorgina.
Egli non arross, non si turb, e disse tranquillamente:
S, Gina ha trovato una miniera d'oro. I
profitti sono considerevoli, e i rischi quasi nulla.
Tentai allora di far rivivere in lui i suoi sentimenti
di un tempo, rammentandogli il suo affetto
per me e le tradizioni d'onore della nostra
famiglia. Lo supplicai d'interrompere quelle speculazioni
dubbie. Qualche cosa si commoveva in
lui... vedevo gi spuntare un buon successo,
quando... Oh, Alice, io giurerei che era l, dietro
la porta, colei che era fonte delle nostre sventure,
e che aveva a bella posta messo sul mio
cammino il biglietto rivelatore, poich se tu avessi
visto, al suo subito entrare nella stanza, la sua
espressione di sardonico trionfo!... Ella sapeva
quale tortura m'infliggesse facendomi conoscere
cos la verit.
E fu la fine del vacillante bagliore di rimorso
acceso nell'animo del mio povero padre. La sola
apparizione della sua cattiva consigliera annientava
i miei sforzi precedenti...
La collera allora m'invase. Quella violenza
che pur difficilmente riuscivo a padroneggiare
grazie al persistente aiuto della religione, irruppe
come un torrente, e gridai a Giorgina tutto
il mio disprezzo, i miei lunghi risentimenti, la
biasimai in termini amari, esalai infine tutto il
rancore e tutte le sofferenze che avevo accumulate
in me per tanto tempo.
Fu una scena spaventosa, che non posso rievocare
senza fremere, e durante la quale io compresi
l'intensit dell'odio che animava mia sorella
contro me.
Mio padre, prendendo le parti di Giorgina,
mi schiacci sotto i pi duri rimproveri e m'intim
di tacere; ma ormai non potevo frenarmi:
non udivo pi nulla, e gettai un'ultima accusa,
un ultimo grido di sprezzo in faccia a Giorgina.
Mio padre si slanci, la sua mano ricadde
Sul mio volto, e udii queste parole orribili:
Vattene, miserabile, io ti rinnego! Non
sei pi mia figlia!
Mi spinse fuori del salotto e chiuse la porta
rumorosamente.
Rimasi stordita, affranta da un dolore senza
nome. Ritornando in me, fui dominata da un
solo pensiero: fuggire... lasciare per sempre
quella dimora dalla quale mio padre mi aveva
scacciata.
Cocenti lacrime cadevano sugli oggetti che
accatastavo in fretta in una valigia, con l'aiuto
di Matteina. In quell'istante, tutta la mia forza
morale si concentrava in un sentimento unico:
l'odio verso Giorgina e... Alice, oser scriverlo?...
s, odiavo anche mio padre!
Matteina piangeva con me senza cercare di
trattenermi. Sapeva bene di che era capace mia
sorella! La brava ragazza avrebbe desiderato seguirmi
nella mia fuga, ma io la dissuasi. Nonostante
il mio amaro risentimento non volevo privare
di quella domestica devota la mia povera
mamma, la cui salute era malferma e l'intelligenza
si faceva ogni giorno meno lucida.
Ero pronta... presi i miei piccoli risparmi e
uscii dal castello senza nemmeno dare un addio
a mia madre.
Essa aveva assistito alla scena precedente
senza alzare la voce per difendermi, e nel vedermi
brutalmente scacciata, non veniva verso
me per sostenermi e consolarmi...
Comprendendo che quella condotta era ispirata
da Giorgina, non ne provavo rancore, ma
un'amarezza pungente mi toglieva ogni forza per
andare verso quella povera madre. D'altronde,
la fretta di fuggire quella casa detestata non mi
lasci il tempo di cercare quale fosse il mio dovere
in quella congiuntura. Me ne andai senza il
bacio materno, sola nella notte e nella bufera,
poich se m'avesse accompagnata anche solo fino
alla stazione, Matteina avrebbe corso rischio di
vedersi scacciata, al ritorno, da Bred'Languest.
Io partivo per Nantes, dove, a pensione in
un istituto di suore, viveva una vecchia amica
della nostra famiglia. Prima passai da Ker-Neven:
non potevo partire senza rivederti, Alice.
Perch, allora, non ti dissi tutto? La vergogna
dell'avvilimento paterno, l'angoscia e il terribile
risentimento che mi torturavano, il disordine
dei miei pensieri, mi resero incapace di confidarmi
con te. E poi, c'era tuo padre... tuo padre,
il leale gentiluomo che quella rivelazione del
disonore minacciante il suo nome avrebbe atterrato.
Per tutti questi motivi mantenni il silenzio,
e ti lasciai dopo un ultimo abbraccio.
Non so come Filippo giungesse a scoprire il
mio rifugio. Fatto sta che lo vidi comparire un
giorno in quel convento dove la pietosa mia vecchia
amica mi copriva della sua protezione. Sentendo
come fossi stata scacciata da Bred' Languest,
egli esclam con gioia che nulla m'impediva
ormai di divenire sua moglie.
Col cuore infranto gli dichiarai che l'impossibilit
sussisteva ancora pi di prima, e siccome
egli insisteva perch gliene dicessi le ragioni, mi
lasciai sfuggire l'umiliante segreto che rendeva
la nostra famiglia indegna d'imparentarsi con
la sua.
Alice, tu hai conosciuto poco il signor di Szannek,
e nemmeno io, a quel tempo, avevo penetrato
quel carattere come lo penetro oggi. Al
cuore pi delicatamente affettuoso, a un' intelligenza
vasta e brillante, se non profonda, il mio
caro Filippo univa uno spirito un po' superficiale,
incline a considerare soltanto il lato buono
delle sue determinazioni, e tuttavia singolarmente
tenace, fedelissimo ai suoi affetti, a qualunque
costo...
La mia rivelazione non gli produsse l'effetto
fulmineo che temevo. Egli mi amava, non voleva
rinunziare a me, e mi dichiar che io vedevo le
cose troppo nere, ma che, dovessero pur le colpe
dei miei parenti esser notorie e pubbliche, non
ci avrebbe visto che una ragione di pi per darmi
il suo nome al pi presto, al fine di strapparmi
a quelle sofferenze e a quelle umiliazioni.
Vedendo che non mi lasciavo convincere, mi
disse un giorno:
Sentite: ora vi far conoscere la loro ultima
macchinazione, e poi mi direte se non provate
il bisogno di mettervi sotto la protezione
d'uno sposo il quale non sopporter che il pi
lieve sospetto possa sfiorarvi.
Al tempo stesso mi porgeva un foglio coperto
dei caratteri di mia sorella. Giorgina lo informava
che io avevo lasciato di notte il castello,
portando via un portafogli pieno di valori.
Vi prego, essa aggiungeva cercate di ritrovare
quella disgraziata fanciulla. Mio padre,
nonostante la sua giusta collera,  pronto a
perdonarle se essa  pentita e ritorna a noi. Solo
alla vostra devota amicizia possiamo affidare
questo compito e il segreto di quel momento
di aberrazione; voi solo potete frenare i sentimenti
esaltati della nostra povera Gaetana.
Oh, amica mia, io non avrei mai pensato a
quel grado d'infamia! Non contenta di trascinare
mio padre verso la rovina e il disonore, quella
sciagurata tentava ora di trascinare me nel
fango, e si studiava, con quell'accusa odiosa, di
separarmi irrevocabilmente da Filippo...
Sotto il dominio di un' indignazione portata
al parossismo, mi sentivo agitata da un tremito
convulso, e pensieri confusi e terribili mi salivano
al cervello. Era una Gaetana nuova, dal
cuore rigurgitante di dolore e di rancore, una
creatura profondamente ferita nella sua dignit,
nei suoi affetti, nel suo orgoglio!... Ero accusata
di furto.
E Filippo mi ripeteva:
Gaetana, io non ci ho creduto nemmeno
per un attimo! Oh, mia leale Gaetana, vedete
bene che dovete spezzare ogni legame con quei
miserabili, divenendo la mia sposa rispettata ed
amata!
Una strana spossatezza morale mi aveva invasa.
Mi vedevo sola, in bala dell'odio della mia
famiglia, senza avvenire e senza speranza di felicit.
La fede, vacillante in me, non pi mi rischiarava
di una luce sufficiente. Un affetto ardente
e sincero s'offriva a me, e solo uno scrupolo
di delicatezza mi separava da quella felicit che
era a portata della mia mano...
Senza lottare altrimenti, dissi la parola impazientemente
attesa da Filippo.
Il notaro fece le denunzie, e in un mattino
d'autunno, tetro e piovoso, fummo uniti nella
cappelletta del convento.
Non posso neanche ora pensare senza uno
stringimento di cuore a quei giorni di fidanzamento,
all'anno che segu il mio matrimonio. In
apparenza, ero una fidanzata felice e amata, una
giovine sposa adulata, colma di gioie...
Invece, v' qualche cosa di troncato in me:
la mia giovinezza, con la sua freschezza d'impressioni,
le sue illusioni radiose e i suoi primi
affetti.
Le passioni violente a lungo assopite si ridestavano;
fermenti d'odio gorgogliavano nel mio
cuore, ispirandomi un cieco risentimento contro
tutto ci che avevo amato e tutto ci che si riconnetteva
in qualche modo a quel doloroso passato:
la Bretagna, il mio caro paese, il mare, per
il quale io avevo un'ammirazione perpetua, il
nostro vecchio castello... te stessa, mia Alice, e
il mio caro Ivo, e tutto ci che portava il nome
di Regbrenz o aveva con esso qualche rapporto.
Il colpo terribile vibrato alla mia tenerezza filiale
e al mio orgoglio, vale a dire ai sentimenti
pi vivi in me, pareva avesse spezzato ogni legame
col passato.
Questa tendenza era fortemente incoraggiata
da mio marito, il quale non poteva dimenticare
ci che io avevo sofferto a Bred'Languest, e per
vedermi staccare pi facilmente da quei terribili
ricordi, mi condusse fin dalla sera del nostro matrimonio
lungi da quella temuta Bretagna, sulle
rive incantevoli del Mediterraneo.
Allora tu ricevesti da me una breve lettera
che t'annunziava il mio matrimonio e portava la
firma: Gaetana di Szannek. In cuor mio, avevo
rotto ogni legame coi Regbrenz.
Che fu la mia vita in quel primo anno? Le
feste, i viaggi, le distrazioni artistiche e intellettuali
si succedevano: ero circondata di premure,
prevenuta nei miei desiderii dal mio buon
Filippo. Ma la sua indole, un po' molle e spensierata,
non poteva comprendere le ribollenti passioni
che mi dominavano e mi torturavano, e mai
egli seppe i tormenti che vennero ad assalirmi,
gl'istinti d'odio e di vendetta improvvisamente
risvegliatisi in me.
Volli stordirmi, mi slanciai nel vortice dei
piaceri... fatica sprecata: la piaga cos ben aperta
da mio padre e da mia sorella sanguinava
sempre.
La nascita della mia piccola Alice venne a
mitigare quella grande angoscia, e lentamente il
pentimento s'infiltr in me. La divina misericordia
mi mise a poco a poco davanti agli occhi i
miei torti, le mie violenze, i miei rancori, le mie
ingiustizie; poich ingiusta ero stata con mio
fratello, con te, e con la povera Matteina a cui
non avevo pi dato segno di vita. Non ascoltando
che il mio ardente desiderio di separazione completa
da tutto ci che poteva ricordarmi il passato,
io avevo coinvolto innocenti e colpevoli nella
stessa riprovazione. La mia pazza ingratitudine
mi appariva nettamente, e ne soffrivo come
poteva soffrire un cuore appassionato com'era il
mio; ma il mio orgoglio indomabile e i sentimenti
d'odio ancora vivaci in me lottarono a
lungo contro la luce divina.
Il giorno in cui mi confessai vinta, in cui
m'inchinai alla volont di Dio perdonando a coloro
che mi avevano fatto tanto soffrire, ero da
cinque anni preda d'una malattia dolorosa e incurabile,
dovuta in parte, al dire dei medici, a
una grande sofferenza morale che aveva profondamente
colpito la mia natura nervosa e sensibile.
Uno di essi pronunzi la parola nostalgia...
e infatti, forse non s'ingannava. Io ero stata
presto colta dal rimpianto della mia selvaggia
Bretagna, della mia landa, e del caro, antico
Bred'Languest. Bretone nell'anima, mi sentivo
spostata in quella Parigi dove tuttavia mi circondavano
le raffinatezze del lusso... mai, per,
nonostante il consiglio di alcuni medici, volli ritornare
nel mio paese. Per un sentimento probabilmente
morboso, mi pareva che l Giorgina
avrebbe ancora trovato modo di farmi del male,
e non colpendo me sola, ma anche i miei figli.
Insieme con questi rimpianti, si ridestava
l'amara sofferenza del completo distacco della
mia famiglia. Che n'era di Ivo, il mio fratello
nobile e buono? E della mia povera mamma tanto
delicata di salute, gi un po' indebolita prima
della mia partenza, che n'era stato? E di te, mia
cugina cara, e di lui, mio padre? Ah, tutti i miei
affetti non erano annientati: erano soltanto velati
sotto l'intenso strazio dei primi anni successivi
alla mia fuga, e spesso l'angoscia mi prendeva
pensando a ci che Giorgina aveva potuto
fare del mio povero padre.
Pi volte pensai di scrivere ad Ivo, oppure a
te, Alice; ma sempre l'orgoglio mi trattenne...
una certa malintesa vergogna mi faceva temere
una risposta dura, ben meritata dal mio ingrato
silenzio...
Inoltre, le sofferenze subite mi tenevano in
un perpetuo abbattimento fisico e morale. Oggi
soltanto, dopo avere strappato al dottore la verit
sulla mia prossima fine, vengo a confidare
tutto a te, mia sola amica, con preghiera di riferirne
a mio fratello, se lo credi necessario; se
no, perch turbare il suo cuore leale con questa
penosa rivelazione? Meglio lasciarlo ancora dubitare
di me, se Giorgina ha ripetuto a lui le
calunnie che us con Filippo... come tutto m'induce
a credere, ch diversamente egli avrebbe
tentato di rivedere colei che fu la sua sorella prediletta.
Non so nemmeno se i miei poveri genitori siano
ancora in vita. Che cosa  accaduto, durante
la mia assenza, in quel Bred'Languest? Fremo
a pensarvi...
Benedette siano le sofferenze che mi hanno
finalmente ricondotta alla fede e al perdono!
Dopo una lunga resistenza alla grazia, ora, giunta
sull'orlo della tomba, comprendo quanto siano
stati colpevoli i miei lunghi rancori e le mie debolezze
morali. Alice, tu ne hai risentito indubbiamente
gli effetti!... Perdonami, amica mia
sempre cara... perch sempre, nonostante tutto,
io ti ho amata, come ho amato Ivo, il mio buon
fratello.
Questa lunga lettera mi ha sfinita. Ma voglio
rivolgerti una suprema preghiera prima di chiuderla.
Io ho tre figliuoli, Alice, e la maggiore si
chiama come te. Se tu sapessi che bell'anima
possiede quella fanciulla! La sua presenza basta
a raddolcire le mie crudeli sofferenze. Eppure, io
fingo verso lei indifferenza e freddezza, affinch
la mia morte, gi da tempo prevista, non faccia
un vuoto troppo profondo, non sia uno strazio
troppo crudele per quel cuore sensibile e amoroso.
Mia buona cugina, io vorrei che tu entrassi
in relazione con la mia diletta per consigliarla
e guidarla, poich ormai toccher a lei il carico
morale dei suoi due fratelli, e il mio Gaetano 
un vero Regbrenz. Tu sai ci che questo nome
racchiude di promesse e di minacce.
Poveri figliuoli miei! Sempre ammalata, sofferente
nel corpo e nello spirito, li tengo lontani
da me, e sapendo di doverli lasciare presto,
evito di dimostrar loro la mia tenerezza. Nessuno
immagina l'amore appassionato che io porto
loro; nessuno ha capito il mio strazio di doverli
abbandonare presto. E un'angoscia nuova
s' aggiunta, da qualche giorno, alle altre. Alice,
se anche Filippo venisse a mancare, i tutori
legali sarebbero mio padre ed Ivo, e cos i miei
figli correrebbero il grave rischio di cadere sotto
l'artiglio di Giorgina. Oh, io preferirei che morissero
tutti e tre prima di me!
Ho fatto promettere a Filippo di sistemare
gli affari in modo da eliminare ogni timore su
questo punto, e, pienamente fiduciosa nel tuo generoso
perdono, cara Alice, prego te di rammentare
questa promessa al mio buon marito, che 
un po' distratto e nemicissimo delle preoccupazioni
d'affari. Che i miei figliuoli non abbiano a
conoscere Bred'Languest fino a che Giorgina vi
eserciter il suo potere.
Addio, Alice; perdonami, perch sto per morire.
Ho dimenticato tutto... tutto, capisci...
ma non ho il coraggio di rivederli. Per tutti loro,
ho offerto a Dio le mie ultime sofferenze!
Arrivederci presso il Padre celeste.
Gaetana.
Alice ripieg i fogli e appoggi la fronte al vetro
della finestra.
Vagamente, essa guardava il giardino ombroso
e fiorito, di cui la bufera squassava senza tregua
i vecchi tigli. Per quegli stretti viali che serpeggiavano
fra le aiuole riboccanti di fiori, Gaetana
ed Alice di Regbrenz si erano spesso aggirate,
fiduciose e teneramente unite... eppure, mai
l'amica tanto cara aveva conosciuto le ansie, gli
strazi, di quell'anima angosciata. Profondamente
ferita dalla ostilit e dai malevoli procedimenti
del padre, oppressa da un timore, fin troppo
giustificato, nei riguardi della sorella, torturata
nel suo affetto e nella sua lealt, Gaetana,
con una forza di volont incredibile, aveva saputo
celare le proprie angosce fino agli ultimi
giorni... ma era morta di quella concentrazione
troppo forte per la sua indole ardente.
Mia piccola Alice! chiam dolcemente la
signorina di Regbrenz.
La giovinetta si riaccost al letto. Le lacrime
le scorrevano lungo le guance impallidite...
Sua cugina l'attir a s e la baci teneramente
sulla fronte.
Cara piccina, ora che sapete tutta la verit,
comprenderete i miei timori sapendovi a
Bred'Languest. Ma che potevo fare io, se non
pregare? Mancavano le prove sufficienti per far
condannare le odiose manovre di Giorgina, ed io
ero costretta, poveri ragazzi, a lasciarvi sotto
quella tutela tanto temuta da vostra madre. Eravate
una buona preda, cos giovani e cos ricchi,
lasciati a sua disposizione... Grazie a Dio, ecco
Ivo ritornato alla nozione dei suoi doveri. Quando
sar completamente illuminato sulla sua sorella
maggiore, io credo che sapr liberarvi completamente
da quella sciagurata creatura.
Se permettete, cugina, gli comunicher questa
lettera: egli capir meglio, leggendola, i tormenti
della mia povera mamma e il suo affetto
incrollabile per la sua famiglia, ad onta di tutto...
S, ci amava sempre, ed io non ho mai dubitato
di lei; ma ho sofferto molto di quel lungo
silenzio! Alice, date questa lettera ad Ivo, e ditegli
che trover sempre in me la stessa amicizia
Ne ha tanto bisogno, cara cugina! Presso
di voi la sua povera anima si ritemprer e si elever,
e voi avrete l'incomparabile allegrezza di
ricondurla a Dio.
Alice di Regbrenz sorrise senza rispondere e
abbracci la giovine cugina.
Quando la porta si fu richiusa dietro a quest'ultima,
l'ammalata mormor con commozione
profonda:
Caro piccolo apostolo, a che parla di me?
Le sue angosce sopportate cos cristianamente,
le sue angeliche virt, hanno finalmente toccato
quel cuore ottenebrato, e per mezzo di lei, santa
e dolce fanciulla, il nostro Salvatore ha aperto
a quell'anima la via della redenzione. Gaetana,
amica mia, per opera di tua figlia coloro che tu
amasti saranno salvati, poich l dove abbond
il peccato abbonder d'ora in poi la santit.
...
.
...
17.
...
.
...
La tempesta non era cessata fin dal giorno prima,
e Alice e i suoi fratelli ripresero il cammino
di Bred'Languest, sempre sotto le raffiche furiose,
al frastuono del mare che si sollevava e degli
alberi gementi.
Noncurante del soffio brutale che sollevava il
suo cappello di paglia greggia, la giovinetta incedeva
come in un sogno, ripetendosi con dolce
ebbrezza che la memoria di sua madre stava per
essere lavata da ogni sospetto agli occhi d'Ivo.
Un inno di riconoscenza saliva dall'animo suo
verso Colui che aveva preservato i suoi fratelli e
lei da un destino terribile... giacch, dopo la
persecuzione subita da Gaetana, i suoi figli potevano
temere tutto. Con l'infernale abilit che
la caratterizzava, Giorgina avrebbe saputo, mettendosi
al riparo da ogni rischio, assicurarsi il
possesso della sostanza dei Szannek il giorno in
cui l'ultimo dei ragazzi fosse uscito di minorit.
Che ci voleva per quello? Bastava provocare qualche
disgrazia, impiegare mezzi di corruzione morale
per chi sopravvivesse, alfine di dominarne e
circuirne la volont in modo tale, che l'ultimo
erede dei Szannek facesse testamento in favore
di sua zia... E poi, sarebbe scomparso anche lui.
Giorgina, per compiere l'opera, aveva anni e
anni davanti a s, e frattanto si godeva lietamente
le rendite dei nipoti.
Ma Dio aveva provvisto alla difesa degli orfani,
e gl'intrighi della signora Orzai cominciavano
a esser penetrati da suo fratello.
Entrando nel cortile di Bred'Languest, Alice
scorse Ivo che sembrava l'aspettasse. Il suo volto
portava il marchio d'un profondo dolore, ed egli
disse alla nipote, con voce strozzata:
La mamma sta molto peggio, Alice. Ho mandato
la Rosa in questo momento a chiamare il
medico...
E anche il sacerdote, zio?
Prima il sacerdote, s'intende. Venite a vederla,
Alice. Mi pare che ricuperi un po' di lucidit
di mente.
Essa lo segu fino alla camera nella quale il
signor di Regbrenz e Matteina, cupi e abbattuti,
contemplavano la morente.
La signora di Regbrenz respirava con gran
pena. Ivo aveva detto il vero: nello sguardo che
ella volse verso Alice era tornata la ragione. La
sua mano si agit debolmente per chiamare a s
la nipote, e quando questa le fu accanto, la
mano scarna e tremante si pos sulla chioma
bruna.
Figlia mia! disse.la malata con accento
d'indicibile tenerezza.
Alice si chin e baci a lungo la fronte rugosa.
Nonna... vi voglio tanto bene... e anche la
mia mamma cara ve ne voleva tanto!
Gli occhi azzurri della vecchia signora espressero
subito una desolazione profonda, e a poco
a poco s'inumidirono di grosse lacrime che corsero
lentamente gi per le guance sfiorite.
Essa mormor con accento da impietosire:
 colpa mia. La rendevano infelice, ed io
non impedivo nulla... prestavo fede alle loro bugie.
Perdono, Gaetana!
Nonna, essa aveva perdonato tutto; essa vi
amava sempre...
 vero? chiese una voce breve, rotta dalla
commozione.
Il signor di Regbrenz s'era avvicinato, e, chino
sulla nipote, aspettava la risposta.
S, nonno,  la verit, rispose questa con
fermezza. Il dolore del distacco da voi fu in
parte cagione della morte di mia madre.
Senza proferir parola, il vecchio and a sedere
vicino alla finestra, col capo voltato verso i vetri
perch il suo volto non si vedesse. Gravi rimorsi
forse s'agitavano in quell'anima... il ricordo di
una figlia, un tempo tanto cara, evocava dei rimpianti
che erano il preludio del pentimento.
Povera Gaetana, non l'ho mai dimenticata
nemmeno io! disse malinconicamente Ivo.
Nei giorni di maggiori tenebre, di maggiore colpa,
la sua immagine altera e contristata si presentava
alla mia mente come un rimprovero o
come una evocazione degli anni felici... i begli
anni in cui amavo Dio e accarezzavo tanti puri
sogni di sacrificio e d'umiliazione totale.
Sospir angosciosamente e appoggi la fronte
stanca sulle mani intrecciate.
Sogni celesti volati via cos presto alle menzognere
parole di un empio! mormor con
amarezza. Colui che aspirava alle ineffabili
delizie del Cristo,  divenuto l'ultimo dei miserabili.
Alice, vi sono momenti in cui dubito che
il perdono possa arrivare alla mia indegnit.
La fanciulla congiunse le mani incontrando
quello sguardo tormentato, improntato di una
terribile ansia.
Oh, non dite questo, zio, non dite parole simili!
Ges, il nostro adorabile Redentore, lava
nel suo sangue i delitti pi spaventosi, lo sapete bene.
S, lo so; egli disse dolcemente ma questa
fiducia inalterabile, cos naturale per la vostra
anima innocente, manca a momenti al povero
incredulo che io son divenuto. E pensando
all'infinita purezza di Dio che ho oltraggiato,
qualche volta mi sento venir meno. Pregate per
me, Alice, e domandate lo stesso favore alla mia
santa cugina di Ker-Neven. Fiducioso nel suo
perdono, andr presto a trovarla e ad ascoltare
i suoi pii insegnamenti.
Essa vi attende, zio; il suo cuore s elevato
e s buono, non ha conservato il minimo ricordo
dei torti passati.
Non pu essere altrimenti, in lei! Eppure,
che ingrati siamo stati noi tutti!... S, tutti,
posso dirlo, anche la povera Gaetana, che non
ha mai dato, eh' io sappia, segno di vita a chicchessia
nel paese.
Queste parole rammentarono ad Alice la lettera
di sua madre; tirandola fuori di tasca, essa
la porse ad Ivo.
Ecco la chiave dell'enigma, zio. L'anima
sincera e perfettamente retta della mia cara
mamma si sente in questo racconto, trasformato
da lei in confessione. Poverina! I suoi pochi torti
sono stati ben riscattati dalle sue sofferenze negli
ultimi anni di vita.
Ho paura! disse la voce debole dell'ammalata.
Paura di che, mamma? chiese Ivo, teneramente.
Ella congiunse le mani con gesto di spavento.
Di Giorgina... e di Dio!
Oh, nonna! La prima  impotente a nuocervi,
ormai, e Dio  la misericordia infinita.
Nonna, se sapeste quanto  buono!
Cos curva su quel letto di pene, col volto illuminato
da una dolce piet, sembrava ella stessa
un angelo di perdono e una messaggera della
misericordia divina. Contemplandola, lo stesso
rapimento si riflett nello sguardo della madre
e del figlio.
Ivo mormor:
Ascoltatela, mamma. Il suo cuore puro ha
i segreti del cielo.
S, s,  tanto bella, tanto cara! balbett
la vecchia signora. Ma io ho dimenticato
Iddio... non so pi...
China al suo orecchio, Alice allora le disse la
misteriosa tenerezza del perdono divino, insegn
di nuovo a quell'anima da tanto tempo velata i
dogmi dimenticati.
Vicino a lei, attento e raccolto, Ivo ascoltava,
e la calma scendeva sulla sua fisonomia, prima
tormentata dalle passioni e dal rimorso.
Un passo precipitato rison a un tratto dietro
la porta.
Questa, aperta violentemente, lasci passare
Matteina.
Signor Ivo, venite subito! essa grid.
L'indemoniata vuol impedire al signor curato di
entrare.
D'un balzo, Ivo fu all'uscio. In mezzo al corridoio
appariva la robusta figura del curato e,
dinanzi a lui, si drizzava Giorgina che gli sbarrava
il passo.
Essa volse verso il fratello il volto sbiancato
dal furore.
Che inventa questo prete? disse, cercando
di moderare il tono irritato della sua voce.
Pretende che tu l'abbia fatto chiamare...
Infatti, lo attendiamo con impazienza,
rispose Ivo con calma. Favorite entrare, signor
curato... fatti in disparte, Giorgina, il corridoio
 stretto.
Ma ella non si mosse, e dalle sue labbra strette
caddero queste parole:
 troppo stretto, qui, per lasciar passare un
prete... e infatti, questo non passer. Mia madre si  da gran tempo liberata da tutte queste
superstizioni.
Le sopracciglia di Ivo si corrugarono violentemente;
ma, dominandosi, egli disse con freddezza:
Di'piuttosto che tu le hai imposto le tue
empie volont, perch io so che la povera donna
non ha mai rinnegato Dio. Lascia passare il signor
curato.
Mai!...
Con un pronto movimento, Ivo le afferr il
braccio, e il suo pugno vigoroso la tenne ferma
contro la parete, nonostante la resistenza di lei.
Passate, signor curato, egli disse rispettosamente
e vogliate scusare quest' inconcepibile
scenata.
Quando il prete fu entrato nella camera, Ivo
lasci il braccio di sua sorella.
Un furore senza nome contraeva i lineamenti
di Giorgina e accendeva spaventosi bagliori nei
suoi occhi grigi. Ella si smascherava finalmente,
si spogliava delle sue apparenze ammalianti, per
lasciar vedere il tenebroso abisso del suo cuore.
Oggi sei tu il pi forte; ma avr la mia rivincita!
disse con voce bassa, vibrante di minaccia
e di odio. Allora saprai quanto costi
essere contro me.
In ogni caso, ho gi potuto apprezzare quello
che costi essere con te, replic egli con amarezza.
Fin dal giorno in cui m'inducesti, a furia
di lusinghe e di menzogne, a seguirti alla villa
Maublars, ho provato tutti gli avvilimenti, tutte
le angosce che un cuore umano pu provare. Ormai
ti conosco, Giorgina.
Una cinica risata sfugg dalle labbra della signora
Orzai.
No, non mi conosci ancora, fratello; ma
spero di farti vedere chi sono, un giorno o l'altro.
Frattanto ti lascio in questa atmosfera religiosa
che deve riuscirti un po' soffocante, direi,
dopo tanti anni d'oblio! Quella piccola Alice ha
manovrato bene.
S, perfettamente, e il suo arrivo  stato
una benedizione per questa casa.
Lo stesso riso pieno di sarcasmo e di sfida rison
nel corridoio deserto.
Pazzo! Povero pazzo!... Non ti credevo arrivato
a un tal grado di abbrutimento...
Non  colpa tua, comunque! egli disse
sordamente, fissando su lei il suo sguardo sprezzante.
Ne convengo. Capirai: la tua intelligenza
mi dava noia, i tuoi scrupoli ancor pi. Io ho
annientato tutto ci... almeno cos credevo; ma
quella sciocca di Alice  venuta a mettersi attraverso
ai miei piani, ed ecco che sei ripreso da
quelle idee che io avevo soppresse in te con tanta
difficolt.
Essa parlava con volubilit, svelando le sue
trame odiose sotto il dominio dell'esasperazione,
sfidando con lo sguardo e con la voce quel fratello
condotto da lei alle porte della disperazione,
e che finalmente le sfuggiva.
Ivo s'era addossato alla parete. A braccia conserte,
impassibile in apparenza, lo sguardo improntato
di sprezzante freddezza, ascoltava sua
sorella.
Il compito non  stato facile, bisogna convenirne.
Sola, non sarei riuscita. Ma Buggero
trov il punto sensibile: l'orgoglio dei Regbrenz,
sempre latente anche nei migliori, e seppe prenderti
lusingandoti dal lato dell'intelligenza. Una
volta forzata quella porta, fosti nostro  e non
ti temetti pi! disse in uno slancio di sfida
trionfante. Avevo vinto il tuo Dio, Ivo.
Ma il mio Dio prende oggi la sua rivincita.
Mediante le preghiere d'una bambina, Egli rovescia
i tuoi piani abominevoli! esclam Ivo
indignato.
Un lampo d'odio brill negli occhi di Giorgina.
Una bambina, dici bene, Ivo!... Perci nulla
ho da temere da lei: io la spezzer, quella creatura
insensata, come ho spezzato sua madre, la
bella Gaetana.
Una rabbia indicibile faceva tremare la sua
voce, ed Ivo, guardandola, ebbe la rivelazione
improvvisa del grado di odio di quella sorella
verso la sorella.
Che t'aveva mai fatto perch tu la detestassi
cos? esclam, con un moto d'orrore.
Le folte sopracciglia bionde della signora Orzai
si ravvicinarono violentemente, comunicando
al suo viso contratto un'espressione d'implacabile
durezza.
Non ti ricordi quanto era bella?... Era pi
bella di me, lo dicevano tutti, e pi intelligente,
ben dotata in ogni senso, dicevano anche. Quando
io ero bambina ero spesso ammirata, ma bastava
che Gaetana comparisse perch tutti i complimenti
fossero rivolti a lei. Ed  sempre stato
cos. Io mi proponevo di sposare Maublars: egli
vide Gaetana e chiese lei. Poi venne la volta di
Filippo di Szannek. E tu mi domandi perch
la detesto!... fece, in un grido d'odio.
Dimenticando il notevole impero esercitato fino
allora sopra se stessa, ella svelava i sentimenti
perversi tanto a lungo e tanto bene dissimulati,
spogliandosi cos al tempo stesso della sua grazia
affascinante e delle ultime tracce della sua
bellezza. Ella era in realt, oggi Ivo lo scopriva,
inebriata d'invidia, assetata di vendetta.
E per questo la facesti scacciare, per questo
spezzasti il suo cuore, e, finalmente, l'accusasti
di furto? disse, scotendo furiosamente il braccio
di sua sorella.
S, per questo soprattutto, rispose ella
cinicamente. Io odio coloro che sono belli e
buoni. Ed  per questa stessa ragione che ti tolsi
la fede, la dignit, la bont. Maublars ed io lavoriamo
alla stessa opera lottando contro quel
Dio che vogliamo vincere... e saremo noi i pi
forti, capisci, Ivo?
Mai, disgraziata! E ringrazia quel Dio che
tu bestemmi... poich se le tue infamie mi fossero
state rivelate qualche mese fa, allorch subivo
un intollerabile martirio di rimorso e di disperazione,
non so a quali estremi sarei giunto.
Ors, vattene, tu che sei la vergogna della nostra
famiglia! Io non ho pi l'anima abbastanza
cristiana per perdonarti, e ti disprezzo. Vattene!
Si volt bruscamente dalla parte opposta senza
prestare attenzione alle parole minacciose che
sgorgavano dalle labbra di Giorgina, e s'allontan
in direzione del salotto.
L s'erano ritirati il signor di Regbrenz ed
Alice per lasciare il prete solo con la moribonda.
Abbandonato su una poltrona, il vecchio fantasticava
tristemente, mentre Alice faceva scorrere
con fervore le poste del rosario. Vicino alla
porta a vetri i due ragazzi giocavano, ma senza
brio, a un giuoco poco rumoroso.
Ivo venne a sedersi accanto alla nipote e rest
zitto, guardando i chicchi d'avorio scivolare fra
le dita della giovinetta. Si domandava forse
quante grazie fossero state il premio di quelle invocazioni
alla Regina del cielo? Oppure, avendo
lasciato allora allora quella creatura perversa, che
era sua sorella, si compiaceva nella contemplazione
di quell'anima soave, di quella piccola
anima tutta radiosa di celeste candore che lo riconduceva
al Dio della sua giovinezza, a Colui
che ama i cuori puri, ma che accoglie altres con
infinita tenerezza il peccatore pentito?
L'uscita del sacerdote, l'arrivo del medico, vennero
a togliere padre e figlio alle loro riflessioni
e Alice alle sue preghiere.
Come aveva previsto Ivo poco prima, le condizioni
della signora di Regbrenz erano disperate
e le sue ore contate, ormai. Il medico si ritir
presto. Vicino alla morente rimasero suo marito,
Ivo ed Alice, nonch la fedele Matteina... la signorina
Elson, in previsione d'una nuova notte
di veglia, si era ritirata per riposare un po'. Nel
salotto vicino, i ragazzi, dopo un rapido desinare,
erano stati messi da Alice davanti a un giuoco
di carte.
La bufera raddoppiava d'intensit, e sotto i
suoi colpi furiosi la vecchia casa gemeva lugubremente.
Il sordo muggito dell'oceano scatenato
si mischiava, come un basso gigantesco, agli urli
delle raffiche e ai gemiti della natura squassata.
Nei momenti di tregua, la voce selvaggia del terribile
inghiottitore di naufraghi s'inalzava sola
come un dio irato d'incomparabile potenza...
Ma nulla turbava la pace di quell'anima pronta
a volare al cospetto di Dio. Di mano in mano
che il corpo s'indeboliva, lo spirito si liberava
dalle brume che l'avevano per tanto tempo oscurato.
La morente domand a un tratto:
Che ore sono?
Fra poco le otto, nonna.
Un gemito sfugg alla vecchia signora.
Le otto! Alla stessa ora part Gaetana sotto
una bufera come questa!
Congiunse le mani e implor:
Perdono, mio Dio!
S, Iddio vi perdona, cara nonna, state in
pace, disse serenamente Alice.
Si fece di nuovo silenzio nella camera.
Un momento dopo, Matteina, sfuggendo alla
sonnolenza che la intorpidiva, si alz piano piano
per andare a prendere i ragazzi e mandarli a letto.
Ricomparve tenendo per mano Saverio mezzo
addormentato.
Signorina, sapete dove sia il signorino Gaetano?
domand a bassa voce.
Alla risposta negativa di Alice, il suo volto
espresse una viva agitazione.
E strano! In salotto non c' pi. Ho trovato
soltanto il signorino Saverio addormentato
in una poltrona.
Senza dubbio  andato su, Matteina.
Forse, signorina: vado a vedere. Date la
buonanotte, signorino Saverio.
Alice prese il bambino tra le braccia e ne accost
la fronte alle smorte labbra della signora
di Regbrenz. Un'espressione estatica attravers
lo sguardo gi velato dell'avola, e le sue dita
passarono lentamente tra i folti riccioli neri.
Il figlio di Gaetana! ella disse con un
accento di felicit indescrivibile.
Il piccino la guardava, un po' spaventato, e,
volgendo il capo, tese le braccia verso Ivo. Dopo
la sua recente avventura, egli manifestava un'accentuata
predilezione per quello zio fino allora
temuto, e questi accoglieva con gioia profonda le
testimonianze di quell'affetto infantile.
Egli tolse dunque Saverio dalle braccia di Alice
e se l'appoggi al petto. La testolina bruna si
lasci cadere sulla robusta spalla di Ivo, e i
grandi occhi azzurri si levarono verso lui, esprimendo
una tenera fiducia.
Zio, mi porterete nella vostra torre? domand
in tono di carezzevole preghiera.
S, quando far bel tempo, e se Alice vorr.
Ors, piccolo Saverio, va' a letto, non fare aspettare
la povera Matteina che  tanto stanca.
Via, signorino Saverio, venite! disse Matteina,
in preda a una visibile inquietudine.
Si allontan lesta lesta col fanciullo. Nella camera
si fece di nuovo la calma, rotta soltanto
dall'affannoso respiro dell'ammalata. Pass una
buona mezz'ora cos. A un tratto Alice si alz
con un leggero grido di spavento. Matteina ricompariva,
sconvolta, e dietro a lei veniva la signorina
Elson in semplice veste da camera...
cosa inconcepibile nella corretta istitutrice.
Che c'? gridarono simultaneamente Ivo
ed Alice.
Matteina si prov a rispondere, ma le sue labbra
aride non lasciarono uscire alcun suono; rispose
la signorina Elson, tentando di reprimere
il tremito della sua voce:
Non sappiamo dove sia Gaetano... o piuttosto...
Ebbene?... Parlate, signorina Elson... parlate!
esclam la fanciulla.
Ebbene, io penso che Gaetano sia andato
fino al mare, senza dubbio con l'intenzione di
vedere la burrasca pi da vicino. Vi sono delle
orme che vanno nella direzione del parco...
Sar andato solamente fino-alla terrazza.
La porticina che mette alla spiaggia  chiusa a
chiave, dunque non avete ragione d'impensierirvi,
Alice! fece osservare Ivo. Ora vado
io a rintracciare quel piccolo cercatore d'avventure.
Un certo sollievo si diffuse sul volto della fanciulla.
Ma l'angoscia non si attenu sulle fisonomie
dell'istitutrice e della fantesca. Le tre
donne accompagnarono Ivo nel salotto e lo seguirono
fino all'invetriata, che egli apr per scendere
i due gradini che conducevano nel cortile.
L si chin verso il terreno sul quale Matteina
proiettava il chiarore della lanterna che portava.
Ma c' una doppia traccia di passi!
esclam con stupore. Chi dunque ha accompagnato
il ragazzo?
Un grido di terrore sal alle labbra d'Alice.
Lei! Zio, zio, lo ha condotto via lei! Ora
si vendicher sul mio caro ragazzo!
Ah, se diceste il vero... se ella fosse capace
di questo... mormor Ivo in tono di spaventevole
minaccia.
Ne  capacissima, signor Ivo! esclam
Matteina con accento pieno d'odio. La conosco,
non dubitate: l'ho vista all'opera!... Se volete
salvare il fanciullo, non perdiamo un minuto.
Va' a prendere un'altra lanterna; ordin
Ivo dobbiamo seguire le orme. Ma sei certa
che la signora Orzai non sia qui?
Non lo so... non ho pensato ad andare a
vedere... perch sono pi che sicura che  stata
lei!
Comunque, bisogna accertarcene. Sali in camera
sua, Matteina, e, ritornando, porta un'altra
lanterna.
Matteina s'allontan in fretta. Il breve tempo
che rimase assente parve, in terminabile a Ivo e
alla povera Alice...
Quando la donna ricomparve, essi osservarono
con stupore la sua mortificazione... subito spiegata
dalla vista di Giorgina che la seguiva.
Un crudele sorriso rialzava leggermente il labbro
sottile della signora Orzai... e la sua voce
sarcastica esclam:
Credo proprio, Ivo, che la povera Matteina
sia completamente pazza! Viene a disturbarmi
su in camera per domandarmi se sono uscita, e
quando le apro, invece di rispondere alle mie domande,
fa un viso sbalordito e scappa come un
malfattore. Ci capisci qualche cosa, tu?
Sembrava avesse totalmente dimenticato la terribile
scena del pomeriggio e parlava con una
calma un po' ironica.
Ivo fiss profondamente i suoi occhi severi nelle
pupille dalle luci cangianti.
Le palpebre batterono, ma Giorgina sostenne
con audacia quello sguardo indagatore.
Chi ha condotto Gaetano nel parco? domand
Ivo in tono breve.
Il volto della signora Orzai espresse un'estrema
sorpresa.
Come? Di che parli? Gaetano  nel parco,
di notte, e con questo tempo?...
Il fatto  strano, non  vero?... Il fanciullo
non avrebbe mai avuto tale idea, se non fosse
stato indotto o... costretto...
Le sopracciglia di Giorgina si sollevarono in
segno di stupore.
Che idea bizzarra  la tua! Se Gaetano ha
voluto fare una scappatella, perch supporre un
complice... e quale?...
A chi attribuire, allora, la doppia traccia
di passi che  sul terreno?
Ivo e sua nipote non perdevano d'occhio Giorgina,
e la videro impallidire leggermente e mordersi
il labbro con violenza.
Tuttavia ella disse tranquillamente:
Eh, non capisco!... Infatti,  una cosa un
po' inquietante... perch il recinto del parco 
in cattivo stato, e Gaetano pu essere stato rapito
da qualche malfattore...
Ivo gett un rapido sguardo sull'abito di sua
sorella. Era un'ampia vestaglia d'un celeste pallido
guarnita di fini ricami... Era evidente che
quella vestaglia, di un' irreprensibile freschezza,
non aveva affrontato i rovi e gli sterpi del parco,
come la pettinatura dalle ondulazioni impeccabili
non s'era di certo trovata esposta al violento
soffio della bufera. Il tempo relativamente breve
trascorso dopo la scomparsa del fanciullo non
poteva averle consentito di tornare e cambiare
abito; dunque, non restava altro che ammettere
l'esistenza di un complice, giacch Ivo aveva ormai
la certezza, inesplicata ma assoluta, della
colpevolezza di sua sorella.
Bisogna cercarlo subito... continu Giorgina
scotendo il capo. Non pu essere andato
molto lontano...
Tu sai che  ben nascosto, e forse perduto,
miserabile! esclam Ivo esasperato davanti a
quell'ipocrisia. Ma guarda bene: se non lo
ritrovo, sapr raggiungerti e spezzarti, creatura
criminale!
Le aveva afferrato il polso e lo stringeva con
una tale violenza, che essa grid di dolore.
Vigliacco, tu sevizi una donna! sibil con
collera.
Egli la copr d'uno sguardo sfolgorante di disprezzo
indignato.
Tu non sei una donna, ma un mostro. Che
hai fatto di Gaetano?
Essa scoppi in una risata cattiva che rison
fino alla camera dove agonizzava sua madre.
Cercalo, se vuoi, bel difensore degli oppressi!...
Io...
S'interruppe: l'uscio della stanza si era aperto,
e appariva il volto corrucciato del signor di
Regbrenz.
Chi ha riso in quel modo? chiese egli bruscamente,
guardando volta a volta i suoi figliuoli
e Alice. Chi osa turbare la pace della mia povera
Susanna? Tu, Giorgina?
S, padre mio! ella disse arditamente.
Mi rincresce di aver disturbato mia madre, ma
vostro figlio mi tratta in modo tale, che solo il
disprezzo pu rispondergli.
 vero, Ivo?
Ivo fece qualche passo verso suo padre, e senza
guardare Giorgina rispose freddamente:
 vero, padre mio, che l'ho trattata come
l'ultima fra le miserabili, e tale  infatti! Gaetano
 sparito, forse perduto... ed  stata lei a
macchinare tutto, insieme col suo complice.
 vero, Giorgina?
Egli figgeva sulla figliuola i suoi occhi vitrei.
Che lesse ella in quello sguardo perch il suo,
che aveva sfidato Ivo, si abbassasse subitamente
mentre diveniva pallidissima? Quale sentimento
di timore o d'impotenza inchiodava le sue labbra
cos pronte alla risposta?
Il vecchio fece un passo e stese la mano verso
lei. In quel momento, quel vecchio gi avvilito
nel corpo e nello spirito da una lunga schiavit
morale, riacquistava qualche cosa della maest
paterna.
Non osi pi sostenere le tue bugie, eh? La
coppa  piena, ormai, poich io comprendo la
parte infame che tu hai recitata in mezzo a noi.
Per colpa tua io mi sento pesare sulle spalle delle
ingiustizie spaventevoli. Io mi pento... ma tu...
tu... che ci hai coperti di vergogna e di dolore...
te io maledico, come maledissi la tua sorella innocente,
e ti scaccio, come scacciai una sera lei,
la mia bella e altera figliuola. Vattene!
La sua mano tremante indicava la porta.
Giorgina ebbe un sussulto di ribellione: una
fiamma intensa le sfavill nello sguardo, e in
tono oltraggiante essa esclam:
Eccovi giunto al punto di Ivo. Poveri uomini
senza energia, che i paternostri e le smorfie
d'una ragazzetta bastano ad accasciare moralmente!
Voi non avevate questa virtuosa indignazione,
padre mio, quando un tempo io vi proponevo
quelle piccole combinazioni che dovevano
procurarci buone risorse!... Ma sia: mi ritirer,
lascer domani questa casa nella quale regnano
ormai la debolezza e la superstizione. Non ho pi
nulla da fare qui, ora.
Invero, tu hai gi fatto o tentato di fare
ogni male possibile... ma nonostante tutto, la
sostanza dei tuoi nipoti ti sfugge!... esclam
Ivo con pungente ironia.
Essa apr bocca per ribattere, ma suo padre
si fece avanti e, afferrandole il braccio, la spinse
verso la porta ripetendo con voce rotta:
Vattene... vattene!
Essa volse le spalle con un sogghigno e s'allontan...
Di passo lento e stentato, il vecchio rientr
nella camera e richiuse la porta dietro a s.
Ecco la giustizia di Dio! disse Ivo a sua
nipote, che s'appoggiava, pallida e fremente, all'invetriata.
Come me, mio padre ha conosciuto,
a poco a poco, la verit. Ora, all'opera.
Rassicuratevi, povera figliuola. Giorgina ha voluto
semplicemente infliggervi un'acuta inquietudine;
ma quanto a temere altro... no, no, Alice,
vi assicuro!
La sua convinzione per non pareva molto profonda,
e quella d'Alice non lo era di pi, poich
essa mormor:
Matteina l'ha detto: quella donna  capace
di tutto.
La fantesca s'era eclissata durante la scena
precedente e ritornava in quel momento, portando
la seconda lanterna.
In cammino! comand Ivo. Voi, signorina
Elson, resterete con Saverio perch ci
vuole ormai una sorveglianza incessante presso
questi poveri ragazzi! Andiamo, Matteina!
Ed io pure, zio.
No, Alice, non vi esporr a questo uragano.
E credete che potrei restar qui pacificamente,
mentre il mio povero piccino soffre, forse, e
chiama sua sorella? No, no, zio...
Alice, io non vi condurr...
Ma ella si slanci fuori e si diresse verso il parco,
sotto la raffica che la respingeva brutalmente.
...
.
...
18.
...
.
...
Nonostante il vento ininterrotto, i sentieri del
parco erano ancora bagnati della pioggia caduta
la notte precedente, e su quel terreno fangoso i
passi avevano lasciato orme profonde, come verificarono
Ivo e Matteina raggiungendo Alice.
Accanto all'impronta dei piedini di Gaetano,
l'altra appariva molto pi larga, come d'un piede
maschile.
Tutti e tre s'inoltrarono sotto la boscaglia incessantemente
scossa dal soffio corrucciato e ululante.
Procedevano rapidi nonostante le tenebre fitte,
senza scambiar parola, poich tutti avevano la
gola stretta dall'emozione, e la povera Alice era
turbata da un'angoscia indicibile. Ogni momento
Ivo si chinava per osservare la continuit delle
orme sulla terra molle...
Giunsero cos alla terrazza, e d'un balzo Alice
fu alla porta.
 aperta, zio;  passato di qui! grid
con terrore.
Ivo si slanci dietro a lei sulla spiaggia.
L'uragano, un po' attenuato nel parco, si abbandonava
l a tutta la sua violenza. Nell' intensa
oscurit, il soffio furioso delle raffiche si univa
al muggito delle onde sollevate e all'infrangersi
dei cavalloni contro gli scogli.
Alice, tornate indietro, ve ne supplico!
Ma il vento portava via le sue parole, oppure
Alice non voleva udirle, poich continu la sua
strada sotto la raffica che la scoteva senza piet.
Una preghiera ininterrotta si levava dal suo cuore
straziato, mentre ella vedeva con la mente il
povero corpicino travolto dall' onda mostruosa
nell'orrore di quella notte di tempesta.
Sulla sabbia, i passi si scorgevano appena, e
nella zona degli scogli mancarono completamente
gl'indizi. Bisognava cercare alla cieca in quel
dedalo di rocce sdrucciolevoli e di pozze d'acqua
lasciate dall'ultima marea.
Alice procedeva intrepidamente, ma, poco avvezza
a quell'esercizio, incespicava e si feriva le
mani aggrappandosi alla roccia. A un tratto si
sent afferrare per il braccio e fu sostenuta da
una mano vigorosa, guidata da persona forte ed
agile per la quale quella corsa penosa era un
nulla.
Fiduciosa, Alice si lasci dirigere da suo zio,
benedicendo Iddio del sostegno insperato che le
era dato nella sua desolazione.
Lo spazio tra la scogliera e il mare si restringeva
a poco a poco. La marea crescente s'insinuava
fra gli scogli con un fragore di tuono, e
i suoi spruzzi, proiettati dal vento, avvolgevano
di bruma i due giovani e Matteina. A sinistra,
nella muraglia a picco formata dalla scogliera,
s'aprivano tre o quattro grotte non ancora invase
dal flusso.
Vado a visitare quelle; disse Ivo le
altre  impossibile, ora: sono gi invase dal
mare.
Ma nulla, sempre nulla nelle grotte dal suolo
sabbioso coperto di alghe e di frutti di mare!
Nella quarta, l'onda spumante veniva a morire,
e quando Ivo raggiunse le due donne a qualche
passo dall'entrata, aveva i piedi bagnati dall'acqua
che glieli aveva ricoperti al passaggio...
Fra dieci minuti il mare avr riempito questa
grotta. Impossibile cercare pi avanti.
Sfinita per l'angoscia, Alice s'appoggi a una
roccia. Quella parola le pareva la condanna di
Gaetano. Le lacrime cadevano cocenti dai suoi
occhi stanchi, e le sue mani si torcevano inconsciamente,
mentre mormorava:
Mio piccolo Gaetano!... O mio Dio, piet...
salvatelo!
A un tratto un'esclamazione di Matteina fece
trasalire Ivo e la fanciulla. La bretone, che errava
come un'anima in pena in mezzo agli scogli,
si era chinata per raccattare un oggetto.
Signor Ivo... signorina... venite!
Era un portamonete, un grazioso portamonete
di cuoio di Russia regalato da Alice a suo fratello
l'anno prima. La giovinetta lo afferr e se
lo premette febbrilmente al seno.
Dove sei, fratellino mio? Travolto in questo
mare spaventoso, o spezzato fra questi scogli!
Oh, mio Dio!
Ivo non fu capace di dire parole di consolazione.
Per lui non esisteva pi dubbio: poich
Gaetano era stato trascinato fin l e restava invisibile,
certamente era perito. A che scopo, allora,
cercar d'illudere la sventurata fanciulla
per qualche minuto di pi?
Ma chi era l'infame autore di quel ratto? Chi
cercare, chi sospettare?
Macchinalmente Ivo rialz il capo e il suo
sguardo incontr una vaga linea biancastra sull'alto
della scogliera. Era l'elegante balaustrata
di pietra che terminava i giardini della villa Maublars...
e una luce balen nella mente di Ivo.
Come mai non aveva pensato a colui che gi aveva
introdotto la sventura nella sua casa, a quell'uomo
capace di tutto... ne aveva ben avuto la
prova!... S, solo Buggero Maublars poteva aver
commesso il delitto, poich lui solo, dopo Giorgina,
poteva averci un interesse...
Non un interesse materiale, ma l'orribile e inebriante
gioia della vendetta... poich d'uno stesso
colpo feriva Ivo, che lo aveva insultato, Alice,
l'innocente fanciulla il cui puro sguardo lo aveva
condannato... e, per un odio retrospettivo di
cui quel cuore perverso era capace, sacrificando
il fanciullo cos somigliante alla madre, gli pareva
forse di colpire quella Gaetana che aveva
rifiutato, e con quanto disprezzo, di divenire sua
moglie!
Ma che sorte gli aveva egli riservato? Quell'uomo,
che tuttavia era padre, aveva avuto lo
spaventevole coraggio di togliere la vita a quel
giovinetto? O piuttosto, come tutto lo faceva supporre,
s'era contentato di abbandonarlo sulla riva,
esposto al furore delle onde spietate?
Ivo strinse i pugni trattenendo un' imprecazione.
Oh, perch non teneva tra le mani il vile,
l'infame che corrompeva i cuori e si vendicava
sopra un fanciullo? In quel momento, gli avrebbe
fatto pagare le sue torture morali, le sofferenze
di sua madre e le lacrime della povera Alice...
poich nelle colpe e nelle odiose manovre di Giorgina
egli aveva avuto la sua parte, egli era stato
il consigliere sempre ascoltato. Oggi, egli diveniva
il complice esecutore dell'opera di vendetta.
Signore... se fosse nella grotta del Lupo!
disse vicino a lui la voce di Matteina.
Egli sussult trattenendo un'esclamazione, e
alzando la lanterna tent inutilmente di squarciare
le tenebre. Ma sapeva che l, davanti a lui,
a qualche centinaio di metri, la linea della riviera
si fletteva per formare una larga curva in
modo che il flusso arrivava da due parti in una
volta, avvolgendo subdolamente, con estrema rapidit,
la striscia di sabbia cosparsa di sassi che
si stendeva dinanzi alla grotta del Lupo, sbarrando
il passo all'imprudente che vi si fosse avventurato
al momento dell'alta marea; a poco a
poco le onde sobbalzanti invadevano la grotta e,
lentamente, ma con implacabile crudelt, imprigionavano
la loro vittima e alfine la rovesciavano;
il giorno dopo, su un punto qualunque della
riva, si ritrovava un corpo...
Che ore sono? mormor Ivo tirando fuori
l'orologio. Le nove e mezzo. Il mare non 
ancora entrato nella grotta. Se Gaetano c', pu
esser salvato.
Di nuovo, alz la lanterna.
Tra lui e la grotta del Lupo, la distanza era
breve, ma colmata da cavalloni enormi che s'infrangevano
fragorosamente contro la roccia della
scogliera. Le onde cupe, coronate di spuma, sembravano
una barriera insormontabile... e tuttavia
Ivo non esit: con moto risoluto si tolse la
giacca.
Signor Ivo, oh, signor Ivo! gemette disperatamente
Matteina.
Zio, che volete fare? esclam Alice, congiungendo
le mani con gesto di terrore.
Pregate per me se non ritorno... e grazie,
Alice! egli disse con voce soffocata, slanciandosi
verso i flutti.
Un minuto dopo le due donne lo scorsero, sollevato
dall'onda, in lotta contro l'elemento furioso.
Poi la notte nascose loro tutto.
 perduto, Signore! mormor Matteina
lasciandosi cadere in ginocchio.
Alice la imit, e la preghiera ardente di due
cuori tormentati sal verso il cielo durante quei
momenti che parvero loro interminabili. Ad ogni
istante, le due donne dovevano indietreggiare davanti
all'onda che s'avanzava sempre.
A un tratto Matteina esclam:
Vedo qualche cosa... guardate, tra quei due
cavalloni. Ecco che scompare... o Vergine Santissima,
piet!
Un'ondata mostruosa s'era abbattuta sulla forma
indistinta che la serva aveva intravista. Passarono
alcuni secondi, poi di nuovo essa riapparve,
gettata verso le due donne dall'onda spumante.
Era Ivo... e con una mano stringeva a s il
fanciullo. Alice gett un grido di gioia:
Gaetano!... Grazie, mio Dio!
Ivo sembrava stremato di forze, e dopo la sovrumana
energia spiegata nella lotta contro l'oceano,
non riusciva a fare i pochi metri che lo
dividevano dalla terra ferma.
Rison un' invocazione, indebolita dalla tempesta:
Non ne posso pi. Aiuto!
Simultaneamente, senza un attimo di riflessione,
le due donne si slanciarono.
Che avrebbero fatto, la giovinetta gracile e inesperta
e la serva indebolita dalle infermit? Non
se lo domandarono nemmeno. Uno stesso impeto
di folle abnegazione le spingeva, senza cura del
mostro scatenato, verso colui che chiedeva soccorso.
Ma Ivo era riuscito a compiere lo sforzo supremo,
e un'enorme ondata cupa lo gett vicino
alle due donne. Si trascin fino a un masso rimasto
asciutto e vi si lasci cadere, estenuato,
senza lasciare Gaetano che era privo di sensi.
 salvo! mormor con voce affannata.
Alice afferr il fanciullo, lo strinse a s baciando
quella fronte pallida e bagnata. Esso apr
gli occhi, riconobbe la sorella e bisbigli:
Perdono, Alice... Alice mia!
Matteina, pazza di gioia, stava inginocchiata
accanto alla giovinetta, mormorando queste parole
sconnesse:
Eccolo ritrovato, il nostro piccino!... Essa
lo detestava tanto... ma non vi  riuscita.  salvo,
salvo!
Chi t'ha condotto qui, Gaetano mio?
 stato il signor Maublars.
Il signor Maublars?... Oh, lo presentivo!
esclam con accento di dolore la fanciulla.
Ivo, dimenticando la sua immensa stanchezza,
s'era alzato d'un balzo e si curvava verso il nipote.
 stato Maublars, tu dici? Miserabile vigliacco!...
Ma chiariremo tutto pi tardi. Ecco
la marea che ci raggiunge; fra pochi momenti
non potremmo pi passare. Presto, a casa!
Il ritorno fu penosissimo per quelle persone
rotte dalla stanchezza e dall'emozione, per Alice
soprattutto che l'ansia e la forza nervosa di poco
prima non sostenevano pi. Il vento implacabile
la scoteva furiosamente, stringendole attorno al
corpo i vestiti bagnati dagli spruzzi e dalle ondate
che aveva ricevute in pieno per slanciarsi
all'appello del salvatore di Gaetano. Pi volte
le sue gambe furono sul punto di flettersi, e ora
non aveva pi la mano soccorrevole di Ivo per
sostenerla, poich questi, bench sfinito egli pure,
doveva portare in braccio Gaetano annientato
dalla stanchezza.
Nella notte profonda i piedi vacillavano, sprofondavano
nelle pozze d'acqua o scivolavano sulle
umide alghe. Quel tragitto relativamente corto
parve a tutti che durasse un secolo.
Finalmente arrivarono al parco. Sotto i giovani
alberi contorti senza tregua dalla tempesta
regnava una certa calma che consent a Ivo ed
alle sue compagne di affrettare il passo. Appena
furono dentro il parco, una ventata d'inaudita
violenza li respinse indietro... alcuni rami scricchiolarono
attorno ad essi, gli alberi si piegarono
emettendo gemiti, e dalla parte del castello
giunse il frastuono di un crollo terribile.
Ivo, mezzo accecato dal vento, si slanci in
quella direzione e proiett il raggio della sua lanterna
verso l'ala destra della vecchia dimora:
tutto un muro della torre della Contessa Anna
era rovinato.
 la torre maledetta! E proprio l si trova
la vostra camera, signor Ivo!... esclam Mat-
teina che lo seguiva. Non vi avevo annunziato
tante volte la catastrofe?... E senza tutte queste
disgrazie che ci son capitate, voi sareste forse
l sotto! soggiunse, fremente.
Ivo si pass la mano sulla fronte bagnata dall'acqua
di mare che gli gocciolava dai capelli.
Qualche mese fa avrei detto: tanto meglio!
mormor egli. Ma oggi... oh, no, no! Perch
oggi ho intravisto la giustizia di Dio, e so
ormai qual  il mio compito nella vita.
Egli fu accanto ad Alice, la quale non si era
fermata e trascinava verso il castello Gaetano
scosso da brividi.
Sulla soglia del salotto li attendevano la signorina
Elson e Rosa. L'istitutrice prese Gaetano
tra le braccia ed esclam piangendo:
Oh, cattivo fanciullo, quali tormenti ci avete
causati... e in un momento simile! Signor Ivo,
se volete raccogliere l'ultimo respiro di vostra
madre, affrettatevi...
Egli si precipit verso la camera, e Alice lo segu
senza pi pensare alle sue vesti fradice.
Il signor di Regbrenz, chino sul letto, teneva
tra le mani la destra di sua moglie. Non v'era
pi che un soffio di vita nella moribonda; pure
ella riconobbe coloro che entravano. Agit le labbra
per parlare, ma invano: solo il suo sguardo
manifest un profondo sollievo alla vista di Ivo
e di Alice che s'avvicinavano a lei.
Ha chiesto di voi... disse la voce alterata
del signor di Regbrenz. Dove eravate,
dunque?
In cerca di Gaetano, che Maublars, in complicit
con Giorgina, aveva condotto alla grotta
del Lupo.
Il vecchio si drizz lasciando sfuggire un'esclamazione
di furore.
Lei... sempre lei! Ma quando cesser di
perseguitarci, di compromettere l'onore della nostra
famiglia? Oh, miserabile! Ed io l'ho creduta,
l'ho ascoltata per tanto tempo!
La fisonomia alterata della signora di Regbrenz
espresse una subitanea agitazione. Aveva
compreso, la morente, le parole che erano state
proferite? Certo  che le sue mani si torsero sul
lenzuolo in un gesto di dolore, mentre un debole
gemito le usciva dalle labbra.
Che avete, mamma, cara mamma? disse
Ivo baciandole con commossa tenerezza la fronte
madida di sudore.
Egli era stato il figlio prediletto e, a sua volta,
aveva amato di un amore indulgente, in certo
modo protettore, quella madre debole, graziosa
e soave. Ma come tutti i suoi teneri affetti, la
sua fede e le sue pure gioie, anche quel sentimento
filiale s'era velato per lunghi anni; l'egoismo,
l'amara disperazione, avevano cancellato l'immagine
materna. E lei, la povera donna che una
tenerezza calda e protettrice avrebbe forse sottratta
alla sua demenza tranquilla, non aveva
pi, in quell'uomo decaduto, riconosciuto suo figlio,
il suo bell'Ivo dal caldo cuore. Avevano
vissuto lungamente l'uno a fianco dell'altra come
due estranei, separati da una barriera invisibile
che era opera di Giorgina.
Oggi la luce irradiava di nuovo quell'intelligenza
risuscitata, e una gioia sovrumana veniva
a gettare un ultimo raggio sul volto morente
della madre.
Ella sollev la mano, accarezz lungamente,
teneramente, Ivo, come se fosse stato un fanciullino.
Poi quella mano gi fredda si pos sul capo
di Alice inginocchiata accanto al letto. La giovinetta
prese il crocifisso che era sulla tavola e
lo porse a Ivo, che lo accost alle labbra di sua
madre...
Baciando l'immagine benedetta del Salvatore,
la signora di Regbrenz esal l'ultimo respiro.
Ivo cadde in ginocchio tenendo sempre la croce
fra le dita contratte. I suoi occhi incavati
dalla commozione e dal dolore considerarono lungamente
il caro volto sul quale discendeva la
pace eterna; poi si rialz e si volt verso suo
padre.
In piedi, a braccia conserte, il vecchio considerava
la morta con una chiusa disperazione. In
quelle poche ore, l'amore vero e profondo che un
tempo lo aveva unito alla sua mite consorte s'era
ridestato, all'avvicinarsi della separazione, con
un'intensit raddoppiata dal rimorso. Lo sposo,
il padre colpevole, aveva scrutato la sua coscienza,
considerato i suoi torti e le sue ingiustizie;
aveva compreso che quella sposa devota, sempre
amorosa, era stata la vittima di quel mostruoso
egoismo che gli aveva fatto sacrificare l'onore
del nome, la felicit di Gaetana e l'anima d'Ivo,
per seguire ciecamente Giorgina nella via dei
compromessi. Per procurarsi gli agi materiali
che gli mancavano, egli aveva rischiato tutto; e
ci nonostante le ristrettezze erano ostinatamente
ritornate al suo focolare. La lenta disgregazione
intellettuale, opera di sua figlia, lo aveva
reso incapace di ogni nobile sentimento, indifferente
a tutto ci che un tempo l'occupava...
ed egli non aveva conosciuto pi altro che la
noia e la monotonia dei giorni senza scopo, vuoti
d'affetti. Della sua colpevole debolezza non rimaneva
al vecchio che il rimorso, reso tangibile
dalla vista di colei che giaceva l, povera soave
creatura ch'egli si era accanito a ingannare, ad
annientare, a far disperare, togliendole la sua
viva fede. Certo, in tutto ci era stato spinto e
diretto da Giorgina; ma ne era risultato ugualmente
lo strazio di quel cuore sensibile e debole,
cos poco atto a lottare, a reagire contro le grandi
forze.
Babbo, andate a riposare. Rester qui Matteina,
disse Ivo chinandosi verso lui.
Egli scosse il capo in segno di diniego, e, affranto,
and a sedersi sulla poltrona posta a pi
del letto. Alice si rialz, baci la fronte gelida
della nonna e s'avvicin a Ivo. Grosse lacrime
scorrevano sul suo volto impallidito e profondamente
sconvolto.
Povera nonna  essa cominciava a conoscerci,
a volerci bene... ed ecco che se n' andata!...
Ma ormai  felice, caro zio!
Un doloroso sospiro usc dal petto di Ivo.
S, finalmente ha la consolazione e il riposo
che non pot trovar qui, fra i suoi figliuoli, e
questa morte cristiana la deve a voi, Alice!
Che dite, zio! essa mormor con gesto
di protesta. Iddio solo d la buona morte...
Ma i suoi angeli lo pregano, e assecondano
la pia misericordia disse Ivo con voce cos
bassa che Alice non cap. Ma come tremate,
bambina! Salite subito in camera: dir a Rosa
di portarvi qualche cosa di caldo da bere. Dove
sei, Matteina?
Una forma scura si sollev nello spazio tra il
letto e la parete, e una faccia bagnata di lacrime
comparve. Lentamente Matteina si accost al
suo giovane padrone.
Povera Matteina, anche tu piangi colei che
era tanto buona e per la quale ti sei tanto sacrificata!
Ma bisogna pensare ai vivi, mia buona
donna. Occupati della signorina Alice, che trema
dal freddo; va' a metterti tu pure dei vestiti
asciutti, e poi verrai per un momento a prendere
il mio posto qui.
Ma voi, zio! Avete i vestiti che grondano.
Egli fece un gesto di noncuranza.
Ne ho viste ben altre, nelle mie peregrinazioni
sul mare! Sbrigatevi a salire in camera e
curatevi bene, Alice. Verr pi tardi a prendere
notizie di Gaetano.
Ivo ritorn accanto al letto, e Alice segu Matteina.
La giovinetta si sentiva estenuata, volta
a volta scottante e gelida.
La signorina Elson non seppe trattenere un gesto
d'inquietudine vedendola comparire, cos pallida
e disfatta, nella camera dei ragazzi.
Venite subito a spogliarvi, povera figliuola!
Vi pare ragionevole aver fatto una bravata simile!...
Alice... via, Alice!
Ma senza ascoltarla, la giovinetta correva verso
il letto. Gaetano le tese le braccia, e rimasero
abbracciati per parecchi minuti, assaporando la
gioia della riunione dopo le crudeli angosce dell'ora
precedente.
Credevo di non rivederti pi, sorellina mia,
balbettava il ragazzo. Il mare veniva avanti,
avanti... e gi stava per raggiungermi in
fondo alla grotta, quando  comparso lo zio. Oh,
ti ho fatta stare tanto male, Alice mia! disse
con disperazione. Ma perch quell'uomo mi
ha abbandonato laggi, sorellina?
Ah, il signor Maublars! diss'ella sordamente.
Perch l'hai seguito, disgraziato fanciullo?
Ma io non l'ho seguito, Alice!... Stavo
quieto quieto in salotto, dormicchiavo anche un
po' accanto a Saverio che dormiva davvero, lui...
quando mi son sentito afferrare e portar fuori.
Nel dibattermi, sono riuscito ad alzare il capo
ed ho riconosciuto il signor Maublars. Ma lui mi
ha stretto forte, e non ho potuto fare nessun
movimento. Sapevo che andavamo verso il mare,
udivo sempre pi il fragore delle onde... e presto
mi son sentito un po' d'acqua sulle mani e
sul viso. Poi mi son sentito mettere a terra. Ero
solo, all'oscuro, e a pochi passi da me udivo un
rumore spaventevole. Dopo un momento, il mare
mi lambiva i piedi. Indietreggiando, sono andato
a urtare contro il fondo della grotta, e ho capito
che mi era impossibile fuggire... Allora ho pensato
che sarei morto poco dopo, e ho chiesto a
Dio di consolarti, cara Alice!... disse, cingendole
il collo con le braccia, in uno slancio di tenerezza
molto insolito in lui.
E il Signore, tanto buono, ti ha esaudito
salvandoti, Gaetano mio. Domani ringrazieremo
insieme colui che  stato il pio strumento e che
non ha esitato ad esporre la vita per te.
Oh, Alice, com' forte e coraggioso! Ed ora
 buono... non  pi affatto quello di prima. Mi
pare che assomigli molto alla mamma. Ma mi
sai dire, Alice, perch il signor Maublars voleva
farmi morire?
Egli figgeva su lei i grandi occhi gravi che riflettevano
l'indicibile stupore di quell'anima infantile
dinanzi a un tal mistero d'iniquit.
Alice strinse febbrilmente le mani di suo fratello,
soffocando un sospiro d'angoscia.
Egli odia tutti noi, ecco quel che posso dirti,
e se ha scelto te per vittima,  perch tu somigli
a coloro che sono in prima linea nei suoi
rancori.
Alla povera mamma e allo zio, allora!...
concluse egli senza esitare. Ora comprendo.
Alice, venite subito a mettervi a letto!
esclam la signorina Elson in tono autorevole.
Se vedeste la cera che avete!... Gaetano se la caver
con poco, spero... poich  robusto; ma di
voi non si pu dire altrettanto. Lasciatevi curare,
cara: ne avete pi bisogno di lui, credetemi.
La giovinetta abbracci il fratello e si diresse
verso la camera.
Era scossa dal tremito, e un rossore di fuoco
era subentrato al pallore di prima. Nel suo cervello
le idee cominciavano a confondersi stranamente.
Quando con l'aiuto dell'istitutrice si fu
coricata, lasci cadere la testo sul cuscino bisbigliando
con voce lontana:
Vi ho offerto tutto, mio Dio, per la salvezza
della loro anima... per Ivo, per i miei fratelli,
per il nonno... per tutti.
...
.
...
19.
...
.
...
Il sole nascente entrava a fasci d'oro nella camera
rosea e bianca, l'elegante camera parigina
trasportata nell'austera torre di San Conan. I
raggi, nei quali danzava un pulviscolo luminoso,
facevano scintillare l'ampio specchio, avvolgevano
d'una luce bionda il ritratto della signora
di Szannek, e sul comodino veniva ad errare,
tra le fialette ammezzate, le tazze e i minuscoli
oggetti richiesti dalla malattia. Ma quei
raggi indiscreti non si limitavano a star l, e,
curiosi, sfioravano il giovane volto mezzo affondato
nel cuscino, e sottolineavano cos i lineamenti
smagriti e il pallore cereo della dormiente.
Era proprio Alice di Szannek quella creatura
consumata che Matteina stava a guardar dormire,
intenerita? La malattia che aveva atterrato
la giovinetta la sera della morte della signora
di Regbrenz, aveva fatto una spaventosa
opera di distruzione su quella costituzione delicata,
e da giorni e giorni essa lottava contro la morte.
Ivo, affranto dal dolore e dal rimorso, perch
si accusava d'aver lasciato per tanto tempo piena
libert a sua sorella, aveva chiamato i migliori
medici di Nantes, e finalmente il dottor Srand
in persona. Soltanto il giorno prima questi aveva
pronunziato una parola di speranza.
Trovo un miglioramento... leggero... molto
leggero. Se pu dormire tranquilla per qualche ora,  salva.
Ecco perch Matteina, combattuta tra timore
e speranza, ascoltava il respiro della giovinetta,
prima rotto e affannoso, poi a poco a poco pi
regolare, fino a divenire un soffio tranquillo. Allora
il volto della fedele bretone s'illumin di
gioia, le sue mani si congiunsero in un gesto di
riconoscenza; ma essa rest immobile, senza osar
di fare un movimento per annunziare la lieta
novella. Rimase cos circa un'ora, fino al momento
in cui entr il dottor Srand, seguito dalla
signorina Elson e da Ivo.
Matteina si mise un dito sulle labbra sussurrando come in estasi: Dorme!
E tutti ebbero un sospiro di letizia, d'immenso
sollievo... nessuno per come Ivo. Parola umana
non saprebbe descrivere lo sguardo di radiosa riconoscenza
rivolto alla bianca Madonna s cara
ad Alice, e davanti alla quale, in quei giorni
d'angoscia, il peccatore convertito aveva imparato
di nuovo a pregare.
Tutti e tre si sedettero in un angolo della camera,
e Saverio e Gaetano, sgattaiolando per
l'uscio semiaperto, vennero a raggiungerli piano
piano...
Ivo prese il pi piccolo sulle ginocchia e circond
col braccio il collo di Gaetano. Pi d'una
volta, in quel periodo di ansia mortale, erano
corsi a rifugiarsi cos presso colui che ora li
amava con passione. La voce grave e tenera dello
zio era stata la sola capace di attenuare la cupa
disperazione, l'orribile angoscia di Gaetano di
fronte al pericolo che minacciava la sorella.
In quell'occasione s'era rivelato ad Ivo l'animo
ardentemente affettuoso del nipote e la sua forza
di volont, e in pari tempo la potenza di riflessione
di quella giovane mente. Stupito e un
po' spaventato, egli aveva mormorato, come una
volta Alice:
Che diverr questo fanciullo? Angelo o demone?
Con somma attenzione egli studiava giorno per
giorno quella esuberante natura, e acquistava un
potere sempre maggiore sul giovinetto salvato
da lui.
... Il sole inondava ora il letto, battendo in
pieno sul viso di Alice. La signorina Elson si alz
con cautela per abbassare la tendina. Fu quel leggero
movimento, o piuttosto il calore di quel
raggio? Fatto  che la giovinetta si mosse e apr
lentamente gli occhi.
Invece di slanciarsi verso lei, tutti rimasero
immobili, senza distogliere lo sguardo dal caro
volto cos mutato.
Sotto le lunghe ciglia nere apparivano gli occhi,
ma vaghi, privi di quella luce che era l'anima
stessa di Alice...
La mano della giovinetta palpeggi a lungo il
lenzuolo. Sulla sua fisonomia si leggeva una viva
perplessit, crescente di minuto in minuto.
Com' buio! bisbigli debolmente.
Vorrei un po' di luce.
Il dottore scambi con gli altri uno sguardo
addolorato: il dubbio non esisteva pi per essi
da qualche giorno: le sofferenze della malattia
avevano determinato in Alice la completa cecit,
della quale gi prima era stata un po' minacciata.
Ma bisognava nasconderle quella disgrazia
ancora un giorno o due per evitarle un'impressione
troppo viva.
Il medico s'accost al letto e prese la mano
dell'ammalata.
Eccoci dunque in via di guarigione, cara
figliuola! disse allegramente. Avete voluto
prendervi questa malattiuccia per procurare al
vostro vecchio amico la soddisfazione di rivedervi.
Oh, dottore, siete voi! disse ella lietamente.
E la mia buona Giannina?
Sempre la stessa, e vi manda cento baci.
Ha insistito tanto per venire anche lei, ma davvero
non era il momento, perch  poco abile,
quella fanciulla, accanto ai malati.
mai siete uscita felicemente. Ora si tratta di lasciarvi
curare buona buona, e rispondo della vostra
rapida guarigione.
E i miei fratelli? E mio zio?... E perch
restiamo all'oscuro?
Non ve ne preoccupate, via!  necessario
ancora per un po' di tempo. Signor Ivo, signorina
Elson, ed anche voi, ragazzi, venite ad abbracciare
la nostra cara malatina.
Non se lo fecero ripetere, e, uno per volta, vennero
a baciare la pallida fronte d'Alice, tutti
raggianti di felicit.
Ma io vorrei vedervi tutti!... Dottore, un
momentino solo di luce... supplic.
No, no, figliuola... siate ragionevole!
egli rispose frenando la commozione che gli faceva
tremare la voce.
Alice non insist e rimase silenziosa, tenendo
sempre tra le sue la mano d'Ivo che s'era avvicinato
a lei per ultimo...
All'improvviso domand:
Che ore sono?
Ivo trasse fuori l'orologio e rispose subito:
Le otto e venti.
Come fate a vederci, zio? ella disse dolcemente.
Bisogna che sia giorno oppure che
abbiate un lume.
Tutti si guardarono confusi e desolati.
La signorina Elson esclam pronta:
Il signor Ivo ha risposto cos all'incirca,
bimba mia...
Ella scroll la testa, con un mesto sorriso.
L'ho sentito quando ha tirato fuori l'orologio.
Dunque, sono cieca  concluse con
calma.
Ma via, che diamine dite, piccina? tent
di protestare il dottore.
Ma essa lo interruppe con un gesto della piccola
e scarna mano.
Inutile, mio buon dottore: sono sicura di
quel che mi  capitato. Non temete per me una
emozione troppo forte...  tanto tempo che sono
preparata a questa eventualit!
Ed  colpa nostra  colpa mia, soprattutto!
esclam Ivo in un impeto di dolore.
Se vi avessimo circondata di cure, d'affetto,
non saremmo a questo punto.
Oh, zio, zio, che dite mai? Perch farvi questo
rimprovero? Io sono tanto felice, nonostante
questa disgrazia! soggiunse con repressa allegrezza.
Il dottore, interponendosi con autorit, dichiar
alla fanciulla che aveva ormai parlato
troppo e che le ordinava per il momento riposo
assoluto.
Vi ubbidisco, dottore; disse la giovinetta
lasciando cadere il capo sul guanciale ma datemi
almeno notizie del nonno. Come ha sopportato
la morte della cara nonna?
Il dottore scambi con Ivo uno sguardo d'interrogazione,
e mormor:
Diteglielo... credo che sia meglio.
Che c' dunque? domand la giovinetta
che s'era accorta di quell'attimo di esitazione.
 forse malato anche il nonno?
Non lo rivedrete pi, Alice!... rispose
Ivo con grande commozione. Il povero babbo
 stato violentemente colpito dalla perdita di
mia madre, e per questa, e per altre circostanze,
 venuto a mancarci anche lui dopo pochi giorni.
Per vostra consolazione devo aggiungere che ha
fatto una bella morte, e ha chiuso gli occhi senza
rimpiangere la vita, benedicendo voi, Alice, che
col vostro esempio avete lentamente toccato l'anima
sua...
Povero nonno! disse Alice, intenerita.
E voi, povero zio, che tristezza dovete aver
provato nel vederli scomparire entrambi proprio
nel momento in cui li ritrovavate simili a quello
che erano una volta!
Tristezza, s, Alice; ma anche una dolcezza
grande vedendoli volare felici e sicuri verso Dio.
Non erano forse maggiormente perduti per me
in quei lunghi e foschi anni di miseria e di disperazione,
che non oggi che essi vivono nella
luce e nella verit?
Andiamo, signor di Regbrenz; io proibisco
un colloquio pi lungo, disse il dottore, studiandosi
di fare il severo. Fra qualche giorno
sar pi generoso, ve lo prometto; ma per oggi...
Mi mettete alla porta, dottore... ed io vi
ubbidisco, giacch mi preme di veder la nostra
cara Alice riprendere in mezzo a noi la sua vita
di prima, ma pi felice e pi tranquilla, spero.-
Si ritir, conducendo con s i nipoti. Qualche
momento pi tardi s'allontan solo, in direzione
di Ker-Mora.
La nera capanna che aveva visto la sua decadenza
e la sua cupa disperazione era oggi un romitaggio,
un oratorio austero dove quell'anima
risuscitata veniva a raccogliersi dinanzi al crocifisso
di legno.
L dove si trovavano una volta gli odiosi libri
spregiati da Alice, e arsi il giorno dopo il burrascoso
colloquio con la giovinetta, si vedevano
ora le lettere di Sant'Agostino, le opere di vari
dottori della chiesa, l'Imitazione, e, in primo
luogo, il Vangelo, nel quale il convertito trovava
una fonte inesauribile di luce e di grazia.
Colui che si stendeva ogni sera sul duro giaciglio,
nell' impressionante silenzio di quella solitudine,
non era pi l'uomo miserando, e senza
meta n volont, che vi si era gettato spesso in
crisi di disperazione per cercare nel sonno qualche
ora d'oblio. Dio solo doveva conoscere i misteri
di pentimento e di penitenza compiutisi fra
quelle rozze mura.
Ora sto meglio, zio, e potete raccontarmi
tutto ci che  accaduto durante la mia malattia,
cos diceva Alice in un pomeriggio d'ottobre,
rivolgendosi a Ivo che stava appoggiato
alla finestra della sua camera.
Gi da parecchi giorni la fanciulla si alzava
e si accomodava accanto a quella finestra, tenuta
spesso aperta perch ella potesse profittare
dei raggi di sole ancora caldi e dell'aria tiepida
e vivificante che veniva dal mare. Era ormai
convalescente, e si rimetteva a vista d'occhio.
Solo i suoi occhi cos belli restavano irreparabilmente
chiusi alla luce.
Ma la serenit, la raggiante gaiezza d'Alice
non si erano turbate, e vedendola cos, il dolore
misto di rimorso che tormentava Ivo s'era un
po' attenuato. Sul suo cuore ancora in preda a
dubbi e ad angosce, la calma soprannaturale di
quella povera creatura tanto provata s'era riflessa
lentamente e profondamente, portandogli
alfine la pace...
Tra zio e nipote s'era stabilita un'intimit
grave e forte, e l'uomo gi sul pendio della maturit,
ascoltava religiosamente quella fanciulla
istruita nelle vie divine, elevata dal sacrificio fino
al cielo stesso...
La solitaria, di Ker-Neven e la giovine cieca
del castello erano per Ivo gli angeli visibili di
quella misericordiosa Provvidenza verso la quale
il suo cuore riconoscente levava ogni giorno inni
di grazia.
Fino allora, la signorina Elson e lui si erano
sempre rifiutati d'intrattenere la fanciulla sui
fatti sopraggiunti durante la sua malattia, temendo
di suscitare in lei commozioni troppo forti.
Docilmente, essa non ne aveva pi riparlato; ma
oggi, sentendosi pi forte, pregava che venisse
mantenuta la promessa fattale un giorno dallo
zio, con queste parole:
Quando starete meglio, Alice, dovr parlarvi
di molte cose.
Ivo si tolse dalla finestra e venne a sedersi di faccia
alla nipote.
Se alla giovinetta fosse stato possibile vederlo,
avrebbe verificato con gioia la trasformazione
operatasi in lui, quel ringiovanimento, quella misteriosa
bellezza prodotta dall'unione dell'anima
col suo divino Autore. Solo le rughe scavate sulla
sua fronte, una ciocca prematuramente incanutita
nella sua folta capigliatura bionda, rammentavano
le sofferenze morali del passato. Correttamente
vestito di nero, coi capelli e la barba
ben curati, lo sguardo calmo e profondo, egli offriva
un aspetto eminentemente aristocratico, e
pi che mai cresceva la sua somiglianza con la
sorella Gaetana.
Vi dissi tempo fa, Alice, che Giorgina se
n'era andata dopo quel giorno terribile. Ma fino
all'ultimo momento essa doveva esercitare il suo
potere nefasto, poich fu in seguito a una scena
atroce che mio padre si allett e non si alz pi.
Essa and via insultandomi, ed io fui costretto
a trattarla da delinquente, vale a dire a sorvegliarla
strettamente.
Tacque un momento, improvvisamente rannuvolato
al ricordo di quelle ore penose. Anche dinanzi
a colei che conosceva tutta la verit, provava
una vergogna intollerabile a dire che sua
sorella era... una ladra... capace d'appropriarsi
le cose preziose appartenenti ai nipoti.
Povero zio! mormor Alice compassionevole.
Come vi  stata funesta quella sciagurata!
Perfino il povero Fanche... Matteina mi
ha detto che  pazzo addirittura!
S, abbiamo dovuto farlo internare. Quell'infelice
era uno strumento nelle mani di lei...
come mio padre, come io stesso, ohim! E lei,
Giorgina, era a sua volta dominata e diretta da
Maublars.
Un fremito scosse la fanciulla a quel nome
odiato.
L'avete rivisto, zio?
La fisonomia d'Ivo si contrasse, e nel suo
sguardo sfavill una fiamma d'irritazione.
S, sono stato a trovarlo... rispose con
voce sorda. L'ho trattato come meritava, quel
vigliacco!... Alice, ero ancora un cattivo cristiano,
perch credo di aver oltrepassato i limiti della
giusta collera.
La mano di Alice si pos dolcemente sulla sua.
Iddio perdona alle nostre debolezze e al nostro
pentimento, zio. Quest' indignazione troppo
umana si scusa in parte pensando a quanto quello
sciagurato sia ipocrita e vile.
Oh, fino a che punto! Bisogna avere, come
me, udito i suoi sofismi, ceduto ai suoi spaventevoli
consigli, visto ci che mi fu dato di vedere,
per comprendere gli eccessi d'ignominia ai
quali pu scendere un'anima... un'anima, quest'ammirabile
creazione del Signore, questa immagine
della sua infinita bellezza!... Avrei avuto
la possibilit di farlo arrestare, giacch il delitto
era notorio, tanto pi che due persone,
Ivonnik, il vecchio pescatore, e il capostazione
di Sgastel, tornando a casa, a buio, lo avevano
scorto mentre s'inerpicava frettolosamente per
il sentierucolo della scogliera all'ora precisa in
cui noi eravamo alla ricerca di Gaetano. Avevo
prove e testimoni, questa volta... ma bisognava
accusare mia sorella, gettare il disonore sul nostro
nome. Il colpevole rester dunque impunito,
umanamente; e cos colei che ha sacrificato tutti
al suo empio livore, a un insaziabile desiderio di
lusso. Sapete, Alice, che una volta gi ci trascin
fin sull'orlo dell'abisso, al tempo di quelle
pazze e indelicate speculazioni? Mancava solo
una firma per compromettere il nostro nome in
un affare disonesto, finito poco dopo con un fallimento
che fece allora gran chiasso. Ho veduto
tutto questo sfogliando le carte di mio padre.
Quanto al vostro patrimonio, il povero padre mio
ne aveva abbandonato l'amministrazione a Giorgina,
e potete immaginare in che modo ella giustificasse
tale fiducia! Divenuto ormai vostro tutore,
mi occupo io di chiarire i suoi conti...
ardua faccenda, poich sono stati complicati a
bella posta. Povera figliuola, quanto avete dovuto
soffrire vedendola impadronirsi degli oggetti
appartenuti a vostra madre, a colei che essa
aveva odiata e perseguitata!
Vi sono stati dei momenti dolorosi; sussurr
Alice con malinconia ma la misericordia
divina ha tutto diretto! Avrei mai pensato,
arrivando qui, a questi risultati insperati?
Non spieg quali fossero quei risultati, ma colui
che l'ascoltava comprese, e con riconoscenza
fiss a lungo quel volto soave e leggiadro nel quale
la mancanza dello sguardo metteva una calma
soprannaturale: Alice cieca gli pareva una creatura
staccata dalla terra, un'anima idealmente
bella che sfiorasse questo mondo di miseria.
Poich egli restava silenzioso, la giovinetta riprese:
Mi stupisco di non aver ricevuto lettere da
Gaetano. Eppure il postino  passato stamani!
Non avr fatto a tempo per questo corriere,
certamente. State tranquilla, non vi dimentica!...
Che intelligenza possiede quel ragazzo!...
Nel poco tempo da che lo conoscono, i padri di
Vannes ne sono maravigliati. Far molta strada, Alice.
Ma come?... sussurr essa pensosamente.
Per fortuna, zio, ora ci siete voi a condividere
la mia responsabilit.
Nello sguardo di Ivo pass un' improvvisa e
intensa espressione di rammarico, presto cancellata
tuttavia.
S, nipote mia, disse fermamente. Io
lo accompagner con voi fino all'ora difficile in
cui sceglier definitivamente la sua via. Io stesso,
in questi anni, avr una missione da compiere.
Quello che rimane della nostra fortuna, vale
a dire Bred'Languest e due piccole fattorie, 
stato ipotecato da Giorgina per tacitare dei creditori
troppo insistenti. Devo dunque liberare la
nostra vecchia casa e saldare i debiti che ancora
esistono... e non posso farlo che col mio lavoro,
poich non ho pi un soldo. Per mezzo di certi
miei amici, Alice di Regbrenz mi ha procurato
un posto da un armatore di Nantes...
Possibile, zio? Ma come? Voi, cos amante
della libert, vi assoggetterete a lavorare?
Un lieto sorriso illumin il volto grave di Ivo.
S, lavorer, Alice, per espiare i miei lunghi
giorni d'ozio e di colpa; per riabilitarmi,
per ridiventare un uomo, insomma. D'altronde,
ho avuto anch'io la mia parte nella rovina della
nostra famiglia: in un tempo funesto della mia
vita ho pazzamente, odiosamente sperperato quel
denaro... sempre scarso in casa nostra. Non mi
compiangete, Alice; vi assicuro che non ho mai
avuto il cuore allegro come in questo momento.
Oh, lo credo! diss'ella vivacemente.
Ma allora, zio, ve ne andrete?...
Un'ombra scese sulla fronte d'Ivo. Egli volse
il capo, e, lungamente, contempl le onde colorite
di verde pallido, velate d'una bruma d'oro...
quell'oceano magnifico che egli amava con la
passione dei suoi antenati, e del quale aveva audacemente
affrontato le collere, ma che pur doveva
abbandonare!... Poi riport lo sguardo sulla
pallida e delicata fanciulla seduta accanto a lui,
e sent stringersi il cuore pensando che si allontanava
proprio nel momento in cui trovava le
gioie della famiglia, le dolcezze d'un focolare domestico
dove era compreso ed amato.
S, sto per lasciarvi... disse dolcemente.
Fra otto giorni sar a Nantes. Ma voi non resterete
qui, Alice, in questa dimora cupa e triste
che vi richiama dei penosi ricordi. Mia cugina
di Regbrenz vi aspetta a Ker-Neven con la signorina
Elson, Saverio e Matteina. Andrete di
quando in quando a Vannes a vedere il nostro
caro collegiale; io poi, far il possibile per trovarmici
lo stesso giorno, e d'altronde avr agio
di venire qualche volta qui.
Mentre cos parlava, s'era alzato ed era andato
ad appoggiarsi alla finestra.
Per alcuni minuti rimase assorto nella contemplazione
del mare che fremeva sotto la carezza
del sole. Il suo sguardo err sui minacciosi
scogli a lui tanto noti, l'arido promontorio di
Ker-Mora incessantemente battuto dall'onda, il
parco col suo fogliame rossastro... poi, illuminato
da un fulgore misterioso, da un'immensa
allegrezza, si lev verso il cielo...
Volgendosi, Ivo disse pensosamente:
A che scopo, d'altronde, assuefarmi a queste
dolcezze familiari? Credetemi, Alice,  meglio
sacrificare fin da ora quello che non deve
esistere pi tardi. Verr un giorno, se a Dio
piace, in cui vi lascer tutti... in cui neppure
il nome di Ivo di Regbrenz esister pi.
Gli occhi senza sguardo si fissarono su lui come
se avessero potuto leggere su quella fisonomia
trasfigurata da un'enigmatica felicit. La piccola
mano d'Alice afferr quella di suo zio e la
strinse fortemente.
Saremo sempre uniti nel Signore, disse
fervidamente. Che importano le separazioni
terrestri a coloro che hanno un fine come il nostro?
Nelle nostre rinunzie, noi troveremo maggior
felicit che in tutte le delizie di questo mondo,
ed  perci che ora voi mi avete dato una
delle pi grandi gioie della mia vita, zio Ivo.
...
.
...
20.
...
.
...
La signorina di Regbrenz aveva terminato la
lettura che faceva ogni giorno, e, posato il libro
accanto a s, disse con un sorriso:
Siete distratta, oggi, cuginetta... e scommetto
che non avete afferrato nemmeno una delle
ammirabili considerazioni del nostro autore.
Alice si mise a ridere allegramente volgendo
verso lei il volto improntato a una gioia serena.
Lo devo confessare a mia vergogna, Alice!...
Pensavo allo zio ed a Gaetano, nostri ospiti
fin da ieri. Non vi pare che quest'anno mio
fratello sia pi allegro, meno misterioso, meno
concentrato?
 innegabile, bimba mia. Senza perdere nulla
del suo fascino altero e cos originale, egli ha
trionfato di quell'immenso orgoglio, di quelle
passioni focose e nascoste che ci spaventavano
tanto in lui. Ivo ha saputo dai padri che il giovinetto
 animato da una piet ardente e forte,
da uno zelo calmo ma intenso, col quale sfida
ogni rispetto umano; ma i suoi stessi maestri
confessano che non lo conoscono pienamente e
che in quell'anima sussistono delle profondit
inesplorate. In poche parole, egli resta sempre
in parte, un enigma.
Alice pieg la testa e s'immerse in profonde
fantasticherie. La sua cecit... il suo piccolo
chiostro portatile, come essa diceva allegramente
sull'esempio di monsignor di Sgur, aveva sviluppato
in lei la potenza del pensiero, e nei colloqui
intimi della sua anima con Dio, mai le ore
le erano parse lunghe! Pur vivendo nel mondo,
essa stava ritirata in se stessa, in un perpetuo
raccoglimento, come una contemplativa dietro il
velo nero e la grata. I suoi affetti, divenuti soprannaturali,
contribuivano a quella celeste unione
invece d'incepparla, e Ivo, Gaetano, Saverio,
trovavano sempre in lei la medesima tenerezza
forte, le medesime tranquille premure.
Eppure quante volte, in quegli ultimi anni,
essa aveva rabbrividito all'annunzio dei brillanti
successi di Gaetano, delle ammirazioni suscitate
da quel ragazzo cos ricco di mirabili doti!...
Quello era il terribile scoglio... ma l'adolescente
non era caduto. Ivo, che l'aveva seguito passo
passo con una devozione pi che paterna, con un
affetto virile e avvolgente, poteva in tutta verit
dire ad Alice:
Ve lo rendo uomo, e sempre bambino: uomo
per la sua precoce seriet, fanciullo per la sua
inalterabile innocenza 
Queste parole, udite la sera prima, tornavano
alla mente d'Alice in quel momento, suscitando
uno slancio di gratitudine verso il cielo.
La signorina di Regbrenz aveva preso un lavoro
a maglia; ma subito lasciandolo, si chin
per guardare attraverso i vetri un gruppo che
s'avanzava nei viali incipriati di brina. Saverio,
sempre pazzerello e spensierato, rimasto molto
bambino per i suoi dodici anni, correva attraverso
le aiuole e veniva di quando in quando ad
appendersi al braccio di Ivo, che parlava con
Gaetano. La stessa espressione di forte serenit
aleggiava sulla fisonomia dello zio e su quella
del nipote, accentuando ancora la loro immensa
somiglianza. Negli occhi grigi dell'uno e dell'altro
una pace radiosa aveva sostituito l'insondabile
profondit di cupi pensieri, di aspro mistero,
che esisteva in quelli di Gaetano fanciullo
e di Ivo tormentato dai rimorsi.
Quando furono pi presso alla casa il giovane
alz la testa e, riconoscendo sua cugina, la salut
allegramente. Chinandosi verso lo zio, bisbigli
poi qualche parola. Ivo accenn col capo
e, chiamato Saverio, s'allontan verso la porta
che dava direttamente sulla strada, mentre Gaetano
entrava in casa.
Che avete fatto di vostro zio e di Saverio?
gli chiese la signorina di Regbrenz quando
apparve nel salotto.
Vanno a Bred'Languest, cugina, ed io son
qui a domandare se Alice vuol venire a raggiungerli.
Il tempo si  molto raddolcito. Vuoi, Alice?
Certo! esclam lei con entusiasmo.
Vuoi dire a Matteina di darmi il mantello?
Quando la porta si fu richiusa dietro a loro,
Alice di Regbrenz mormor pensosamente:
Vuol parlarle, senza dubbio, per rivelarle
la sua vocazione. Questa non sar comune...
e chi sa quanti sacrifici coster ancora ad
Alice!
Sulla via che conduceva da Sgastel al castello,
fratello e sorella camminarono per un poco
in silenzio.
L'aria viva tingeva di rosa le guance d'Alice.
Le cure della signorina di Regbrenz, la vita
tranquilla vicino a quella santa amica, avevano
contribuito a rinvigorirla assai, ma la vista era
irrimediabilmente perduta... e tuttavia Alice
non aveva neppure una volta ceduto alla mestizia
o allo scoraggiamento.
Gaetano guard pensoso la sorella, e a un
tratto la sua voce si lev, decisa e vibrante, nel
silenzio della campagna deserta.
Tante volte, Alice, m'hai domandato come
avrei orientata la mia vita. Gi da due anni
Iddio mi mostra la mia via; eppure, fino a questi
ultimi mesi, mi dibattevo contro la volont
divina.
Alice ascoltava, con ardente attenzione.
Che mi mostrava il Signore?... Uno spettacolo
terrificante per il mio orgoglio. Una rinunzia
assoluta... e in cambio? Una vita di
duro apostolato, di perpetua immolazione... di
martirio, forse.
Il braccio che Alice aveva passato sotto quello
del fratello, ebbe un brusco fremito.
Che dici? Che vuoi dire? balbett.
Sorella mia cara, che la volont del Signore
sia fatta. La sua grazia ha vinto, e sar
missionario.
Missionario! ripet lei, con una intonazione
strana, fatta di dolore e di gioia.
Fecero alcuni passi in silenzio. Per prima
Alice riprese la parola.
Sei felice, Gaetano? Ti sei dato senza restrizioni?
Per sempre, a Dio e alle anime. Felice, s,
lo sono, ma non come lo desideravo talvolta in
ore di orgoglio e di follia!
Alice non poteva vedere il volto del fratello,
ma sent l'ardente ebbrezza che vibrava nella
voce del giovane, e comprese l'estensione del
dominio divino su Gaetano.
Lodato sia il Signore! disse, con fervore
represso. Eccoti tutto suo...
E a te lo devo, Alice cara. Credi che non
abbia indovinato le tue preghiere, le tue angosce,
i tuoi sacrifici? Tu mi hai fatto da madre...
una madre impareggiabile!
La mano della giovane cerc quella del fratello
e la strinse.
Come sono felice! mormor, commossa.
Mia povera Alice! continu Gaetano,
con voce alterata. Dovremo separarci, e per
molto tempo...
Sia fatta la volont di Dio, disse a sua
volta la giovane, tentando di reprimere il fremito
della sua voce.
Erano giunti al boschetto che precedeva Bred'Languest.
Nella luce scialba di quel pomeriggio di dicembre,
Alice e Gaetano procedevano a passi
lenti, assorti nei loro pensieri. Qualche cosa si
agitava, gemeva in loro... qualche cosa che era
il loro cuore affettuoso, la loro tenerezza fraterna.
Ma la sublime follia del sacrifcio li sollevava
da terra, per gettare al cielo un fiat voluntas
tua pieno di amore.
Ivo attendeva i nipoti nella grande sala oscura
nella quale avevano vissuto il signore e la
signora di Regbrenz.
Saverio  a divertirsi nel parco, rispose
a una muta domanda di Gaetano. Volete andare
a raggiungerlo, Alice?
No, grazie, zio; preferisco scaldarmi un
poco.
Vado a vedere che ne  del nostro pazzerello...
 sempre prudente sorvegliarlo, disse
il giovinetto.
Si allontan di passo svelto, mentre lo zio,
avvicinandosi alla finestra, lo seguiva con lo
sguardo.
Era davvero un bel giovane. Un Regbrenz nel
significato migliore della parola, cio un gran
signore, di cuore generoso e d'intelligenza superiore.
E tuttavia...
Tuttavia andr a catechizzare dei Cinesi
ignoranti, sar un oscuro missionario, disse
Ivo, continuando ad alta voce il suo pensiero.
Si allontan dalla finestra e venne vicino ad
Alice.
Davvero, chi avrebbe creduto Gaetano fatto
per quel genere di vita? Sar un povero missionario...
povero agli occhi degli uomini, ma
quanto grande, santo e felice davanti a Dio!...
Alice, mia povera Alice, questo pensiero non vi
consola? disse, chinandosi verso lei.
Oh, non mi lamento! esclam lei con
ardore. Soffro, ma benedico Dio. Vederlo finalmente
in porto  un gran sollievo per me.
Ma partir, il mio Gaetano...
Queste parole le sfuggirono dalle labbra come
un gemito...
Ivo prese le sue piccole mani fredde.
Figliuola mia, era inevitabile. Gaetano non
 fatto per i sentieri comuni. Nel male sarebbe
stato terribile, e sar eroico nel bene. A voi
rester ancora Saverio, Alice.
S, per qualche anno, e poi se n'andr.
Ho accettato tutto, non rimpiango nulla, ma
 permesso ai nostri poveri cuori di soffrire,
di chiedere aiuto in un primo momento...
Ivo si sedette dal lato opposto del caminetto.
Alice mormor a un tratto, con malinconia:
E anche voi ci lascerete, zio...
 vero, Alice. Avete indovinato il mio segreto.
Vi avevo promesso di seguire Gaetano
fino alla scelta della sua strada. Resta Saverio.
 leggero, pigro, spensierato, ma  buono di
cuore, e voi avete un grandissimo potere su
di lui. Sarebbe desiderabile che seguisse, come
desidera, la carriera militare. Ha bisogno di
una certa disciplina... Soprattutto, Alice, che
non sia mai un ozioso.
Con l'aiuto di Dio, cercher di farne un
uomo utile. Ma voi, voi, zio?
Io? Alice, anche io sto per lasciare tutto.
Avevo quindici anni quando si dest in me una
irresistibile vocazione religiosa. Conobbi le
gioie della fede, le austere dolcezze del sacrificio,
gli ardori riconoscenti verso Colui che
mi chiamava a s. Un giorno, avevo sedici anni,
promisi a Dio di appartenergli senza restrizioni.
Sapete in qual modo mi resi spergiuro.
Quando un uomo chiamato a un tale destino
trascina nel fango i doni divini, che deve fare,
Alice?
Espiare fin che gli resti un attimo di
vita... rispose lei, senza esitare.
Si, espiare nella penitenza, dare per Voi
tutte le forze del mio essere, o Dio! esclam
Ivo. Ecco perch, Alice, entrer nel mese
venturo nel convento dei Trappisti delle Melleraye.
Un sorriso di letizia dissip l'ombra che era
discesa un istante sulla fronte di Alice. Tendendo
la mano, cerc quella dello zio.
Ormai nulla pi vi resta a desiderare,
zio!... Benedetto sia Colui che colma la nostra
famiglia delle grazie della sua scelta! Tutti
ora siete sul retto cammino, eccettuata...
S, eccettuata l'infelice che ha tentato di
perderci.
Davanti ai suoi occhi passava l'elegante figura
di colei che era stata il cattivo genio dei
liegbrenz, di quella Giorgina dalla voce ammaliante
e dal cuore perverso. Solo da poco era
riuscito a vincere il suo implacabile rancore
contro quella sorella indegna, che non aveva
dato pi segno di vita. Solo da un giornale
aveva saputo, cinque anni prima, che aveva sposato
Buggero Maublars... rendendo realt il
sogno di tutta la sua vita.
Alice riviveva anche lei i giorni passati, le
dolorose ore che avevano preceduto il suo arrivo
a Bred'Languest; le angosce, le speranze,
le emozioni tristi o liete del primo anno di soggiorno
al castello. Di quelle sofferenze non aveva
alcun rimpianto. Non rimpiangeva i sacrifici
compiuti, le sofferenze, la cecit frutto di
un grido di dolore e di uno slancio di piet,
alla vista di Ivo vacillante, fuori di s:
Mio Dio prendete tutto... prendete i miei
occhi se occorre, affinch veda la vostra luce.
Per lui, per i miei fratelli, per loro tutti, mio
Dio!
L'offerta era stata accettata. La luce aveva
diffuso il suo splendore su quella casa; la vita
divina vi si era riversata in larghe onde... ma
due occhi si erano chiusi per sempre.
Le foglie morte turbinavano sulla vecchia terrazza.
Il mare era di un azzurro tenue, sfumato
di pallido oro dal sole declinante. Il vento
gonfiava le onde.
Sulla terrazza, come quattordici anni prima,
erano seduti Alice e i suoi fratelli...
Gaetano teneva tra le sue la mano di Alice,
e parlava alla sorella della sua recente visita
al convento dei Trappisti, dei suoi colloqui con
Ivo, della felicit sovrumana di quel cuore
pentito.
S,  proprio cos che lo immaginavo:
grande nella penitenza quanto nel peccato. Mai
i Regbrenz hanno fatto le cose a met.
Allora io non sono un Regbrenz, di', Alice?
Dici sempre che non faccio niente di completo!
esclam Saverio, appoggiando la testa
con gesto di carezza sulla spalla della sorella.
Era rimasto molto giovane di carattere, molto
affettuoso e, d'istinto, il fratello e la sorella
lo trattavano sempre come un bambino.
Tu sei un Szannek, rispose Alice, passando
teneramente la mano sui capelli neri.
Vale a dire, un individuo di secondo grado,
incapace dei vostri eroismi e dei vostri grandi
sacrifici! disse, con una piccola smorfia.
Ebbene, se ci sar una guerra, vedrai che sar
un degno allievo della Accademia militare di
Saint-Cyr. Lo credi, Alice?
Certo, figliuolo... e te l'ho gi detto.
Non dici nulla, Gaetano?
No davvero! rispose il giovane sacerdote
con vivacit. Sono del parere di Alice,
Saverio.
Ho l'approvazione di tutti: tanto meglio!
esclam allegramente Saverio. Peccato
che la tua missione non sia mandata in un paese
dove possa essere inviato io pure. Ma in Cina!...
Se non ci facciamo una spedizione.,., e
non sarebbe desiderabile, perch di solito loro
ci fanno scomodare dopo che hanno perseguitato
e massacrato i nostri poveri...
Si interruppe bruscamente, colpito dal pensiero
che suo fratello andrebbe a ingrossare le
file di quei probabili martiri.
Alice era divenuta di un pallore mortale.
Gli ultimi raggi, dolci e pallidi, avvolgevano
il gruppo riunito sulla terrazza, rischiaravano
il volto calmo del giovane missionario, i suoi
occhi grigi una volta cos alteri, oggi pieni di
bont e di serena dolcezza.
Sono le cinque, disse a un tratto Gaetano.
Non bisogna lasciar sola la cugina Alice...
e poi, il vento raffresca troppo.
Ripassiamo dal castello? chiese Alice,
alzandosi.
S, vorrei rivederlo ancora una volta.
La commozione gli faceva leggermente tremare
la voce. Era venuto a dire addio ai suoi cari,
all'amato paese bretone, al suo bel mare. Il
giorno dopo, all'alba, tornava nel seminario
delle missioni estere per raggiungere la sua
destinazione lontana...
Diede un lungo sguardo alle onde increspate.
Il sole al tramonto, velato di pallido rosa, coloriva
l'acqua divenuta d'un bel verde cangiante
e argentato. Mai, come in quel momento, il
terribile oceano si era fatto incantatore, attraente,
pieno di seduzioni e di luce...
Gli dici addio? mormor vicino a Gaetano
una voce un po' fremente. Tu lo amavi,
il nostro bell'oceano...
S, lo amo; l'ho amato fin dal primo momento
in cui mi apparve, perch questa serena
immensit, questa bellezza, rivelavano Iddio
alla mia anima. Oggi ho di meglio di queste
onde maestose, poich possiedo in me il loro
autore e padrone.
Andarono nel parco invaso dall'avvolgente
malinconia di quelle giornate di fine d'autunno.
La vecchia dimora appariva agli sguardi
dei giovani, con i suoi muri rossastri screpolati.
i tetti muscosi nei quali si aprivano larghe fessure,
la torre di San Conan un po' pi crollante,
ma sempre in piedi, e le rovine della torre
della Contessa Anna, crollata del tutto l'anno
prima: quel luogo maledetto aveva visto il suo
ultimo giorno, con grande gioia di Matteina.
Su quei ruderi accatastati, su quelle pietre
spezzate e quei resti di muri, l'edera aveva gettato
gi il suo cupo mantello, arrampicandosi
in festoni, in capricciose ghirlande. Pi che
mai, l'erba invadeva il cortile principale arrivando
fino a coprire i gradini che conducevano
alla sala della torre.
In quel momento la luce attenuata del sole
morente si spandeva su quella vetust, la possente
tristezza di quelle rovine si ammantava di
luce... una luce dolcissima, delicatissima, quale
conviene alle cose che hanno ormai vissuto.
Maestoso anche nel suo declinare, orgoglioso
sempre, Bred'Languest, in quel paesaggio autunnale
e sotto il cielo scolorito del tramonto,
era una fiera e malinconica evocazione di un
passato di nobilt cavalleresca, talvolta colpevole,
ma pi spesso benefica ed eroica.
Povero castello, ero giunto cos facilmente
ad amarti, nonostante le mie proteste! disse
pensosamente Gaetano. Sai che  la rovina
completa, Alice?
S, ma lo zio ha giudicato inutile restaurarlo.
I Regbrenz sono scomparsi, tu rinunzi a
tutto, e Saverio, nella sua carriera, non avrebbe
occasione di goderne; e poi, Bred'Languest gli
piace poco!... Io non lo vedo pi... e d'altronde,
che ci farei, sola?...
Sola!
Questa parola vibr mestamente nel silenzio
del vecchio cortile, rivelando tutta la pungente
angoscia di quel cuore affettuoso...
Ma fu una debolezza momentanea. Con represso
fervore, continu:
Sia lodato il Signore che ha ricostruito,
nei cuori dei nostri congiunti, rovine ben pi
gravi di queste. Le pietre della loro dimora se
ne vanno verso la distruzione finale, ma loro
vivono per l'eternit. Sia lodato Colui che vi
ha resi quali voi siete, miei cari, e che, togliendovi
a me, vi d la felicit, la pace della coscienza
soddisfatta.
Entrambi si chinarono simultaneamente verso
di lei e, con la stessa tenerezza riconoscente, la
baciarono sulla fronte...
Sia ringraziato quel Dio tanto buono che
ti ha data a noi!... Alice, sorella cara, noi ti
ameremo sempre; incessantemente ti saremo
uniti, e tu resterai presso il Signore la nostra mediatrice cara e potente.
...
.
...
FINE.